Salone del Libro di Torino 2019: cosa sta succedendo

Aria di protesta al Salone del Libro di Torino -Vulcano Statale

Alla vigi­lia dell’apertura del Salo­ne del Libro di Tori­no, la Tren­ta­due­si­ma Edi­zio­ne del festi­val si tro­va all’interno di una vera e pro­pria bol­la media­ti­ca.

Il tut­to ha pre­so avvio dal dub­bio dif­fu­so sul Web riguar­do alla par­te­ci­pa­zio­ne o meno all’evento del lea­der del­la Lega Mat­teo Sal­vi­ni, ogget­to di cri­ti­ca per le nume­ro­se affer­ma­zio­ni estre­mi­ste e raz­zi­ste. Si dice­va, infat­ti, che voles­se pre­sen­ta­re il suo nuo­vo libro Io sono Mat­teo Sal­vi­ni, inter­vi­sta allo spec­chio pres­so lo stand di Alta­for­te Edi­zio­ni che lo ha pubblicato.

Tut­ta­via, il post rila­scia­to in rispo­sta dal diret­to­re del Salo­ne, Nico­la Lagio­ia, è sta­to cate­go­ri­co: a qua­lun­que poli­ti­co è sta­to chie­sto di pre­sen­tar­si, qua­lo­ra lo voles­se, solo in veste pri­va­ta o isti­tu­zio­na­le, ma non come facen­te par­te dell’evento stes­so. La que­stio­ne sem­bra­va esser­si dun­que risol­ta, ma un’altra si è deli­nea­ta all’orizzonte: le suc­ces­si­ve paro­le di Lagio­ia infat­ti spo­sta­no i riflet­to­ri dal­la pre­sen­za di Sal­vi­ni a quel­la di Alta­for­te, casa edi­tri­ce di recen­tis­si­ma fon­da­zio­ne che si auto­de­fi­ni­sce “sovra­ni­sta” e mostra più di un lega­me diret­to con il grup­po neo­fa­sci­sta Casa­Pound, in pri­mis nel­la figu­ra del suo diret­to­re Fran­ce­sco Polac­chi, più vol­te dichia­ra­to­si neo­fa­sci­sta e atti­vi­sta del par­ti­to, e in secon­do luo­go tra­mi­te la pub­bli­ca­zio­ne del­la rivi­sta uffi­cia­le del sud­det­to schie­ra­men­to, Il Pri­ma­to Inter­na­zio­na­le.

Lagio­ia quin­di sol­le­va il dub­bio sul­la rea­le legit­ti­mi­tà di Alta­for­te a far par­te del festi­val: “Riten­go quin­di, io e il comi­ta­to edi­to­ria­le, a mag­gior ragio­ne nell’anno del cen­te­na­rio di Pri­mo Levi, che all’apologia del fasci­smo, all’odio etni­co e raz­zia­le non deb­ba esse­re dato spa­zio nel pro­gram­ma edi­to­ria­le. Mai. Nean­che a ciò che può esse­re in odo­re di tut­to ciò. […] Cre­dia­mo che la comu­ni­tà del Salo­ne pos­sa sen­tir­si offe­sa e feri­ta dal­la pre­sen­za di espo­si­to­ri lega­ti a grup­pi o par­ti­ti poli­ti­ci dichia­ra­ta­men­te o vela­ta­men­te fasci­sti, xeno­fo­bi, oppu­re pre­sen­ti nel gio­co demo­cra­ti­co allo sco­po di sov­ver­tir­lo. È imba­raz­zan­te ad esem­pio ospi­ta­re la testi­mo­nian­za di Tatia­na Buc­ci (depor­ta­ta ad Ausch­wi­tz con sua sorel­la Andra quan­do era bam­bi­na) in un con­te­sto dove c’è anche chi sostie­ne le ragio­ni dei suoi car­ne­fi­ci”.

La que­stio­ne, ancor più for­te­men­te soste­nu­ta dal suo con­si­glie­re Chri­stian Rai­mo, vie­ne accol­ta dal Comi­ta­to del Salo­ne che si riu­ni­sce, ma in data 4 mag­gio deli­be­ra a favo­re di Alta­for­te. Due sono le prin­ci­pa­li moti­va­zio­ni pre­sen­ta­te: l’una si rifà  al prin­ci­pio di liber­tà di espres­sio­ne di pen­sie­ro san­ci­ta dall’arti­co­lo 21 del­la Costi­tu­zio­ne Ita­lia­na (“Tut­ti han­no dirit­to di mani­fe­sta­re libe­ra­men­te il pro­prio pen­sie­ro con la paro­la, lo scrit­to e ogni altro mez­zo di dif­fu­sio­ne”); l’altra inve­ce si fon­da sul­la non-ille­ga­li­tà del par­ti­to di Casa­Pound e del­la sua casa edi­tri­ce: dal momen­to che nes­su­na magi­stra­tu­ra li ha fino­ra con­dan­na­ti per il rea­to di apo­lo­gia di fasci­smo, Alta­for­te ha il pie­no dirit­to di acqui­sta­re uno spa­zio al salo­ne ed espor­vi i pro­pri libri.

Lo stesso Lagioia tiene poi a specificare, sempre tramite post, che il grado di partecipazione di Altaforte è minimo dal momento che occupa appena dieci metri quadri in uno spazio da sessantamila, non presenta alcun incontro ufficiale all’interno del programma e il pomo della discordia, ossia il libro-intervista di Salvini, non sarà presentato in occasione del festival.

Nono­stan­te le ras­si­cu­ra­zio­ni, tut­ta­via, la deci­sio­ne del Comi­ta­to deter­mi­na una for­te rea­zio­ne da par­te del con­si­glie­re Rai­mo, che rila­scia su Face­book una for­te argo­men­ta­zio­ne, inti­to­la­ta “L’antifascismo è mili­tan­te oppu­re non è”, in cui denun­cia come fasci­sti alcu­ni auto­ri, edi­to­ri e gior­na­li­sti. Subi­to si sol­le­va una seque­la di com­men­ti e attac­chi all’autore che in segui­to rimuo­ve il mes­sag­gio, sosti­tuen­do­lo con un post che descri­ve le pre­ce­den­ti paro­le come una “pre­sa di posi­zio­ne stret­ta­men­te per­so­na­le”, ma che ne annun­cia anche le dimis­sio­ni dal­la cari­ca di con­si­glie­re pro­prio a cau­sa del­la pro­pria rea­zio­ne trop­po vio­len­ta e, si pre­su­me, per san­ci­re il pro­prio distan­zia­men­to dal Salo­ne.

L’apparente pas­so indie­tro di Rai­mo deter­mi­na così un effet­to a valan­ga di defe­zio­ni: i pri­mi sono i com­po­nen­ti del col­let­ti­vo arti­sti­co Wu Ming, che denun­cia­no la man­ca­ta pre­sa di posi­zio­ne con­tro il neo­fa­sci­smo da par­te del Comi­ta­to del Salo­ne. Accu­sa­no l’organizzazione di rifu­giar­si die­tro al con­cet­to di “lega­li­tà” per non assu­mer­si una respon­sa­bi­li­tà poli­ti­ca e mora­le, dal momen­to che “per riget­ta­re il fasci­smo, non ser­ve il tim­bro del­la que­stu­ra”.

Parole forti che vengono appoggiate da Carlo Ginzburg, storico e saggista, che annuncia la propria decisione di non partecipare in gesto di solidarietà e appoggio a Christian Raimo, una decisione che egli ribadisce essere “una scelta politica, che non ha nulla a che fare con la sfera della legalità”.

Sui social, dove lo scan­da­lo ha pre­so il via, si sus­se­guo­no can­cel­la­zio­ni e denun­ce: dal­la repor­ter free­lan­ce Fran­ce­sca Man­noc­chi (che scri­ve dai ter­ri­to­ri di guer­ra e testi­mo­nia la real­tà del­le migra­zio­ni), al fumet­ti­sta Zero­cal­ca­re, per giun­ge­re al Pre­si­den­te nazio­na­le Anpi Car­la Nespo­lo. La vicen­da ha ora assun­to toni inter­na­zio­na­li in segui­to ad una let­te­ra fir­ma­ta dal diret­to­re del Museo Sta­ta­le di Aush­wi­tz-Bir­ke­nau, Pio­tr M. A. Cywiń­ski, in cui si chie­de che il Comi­ta­to del Salo­ne scel­ga tra l’avere tra i par­te­ci­pan­ti Alta­for­te o il Museo accom­pa­gna­to da un’altra fir­ma­ta­ria, Hali­na Biren­baum che dovreb­be par­te­ci­pa­re all’evento “Que­sto è un uomo” come testi­mo­ne soprav­vis­su­ta ai lager.

A fronte di questo esodo, tuttavia, si riscontra un diverso tipo di reazione: una differente modalità di protesta.

Ini­zia­to­re del­la ten­den­za è lo stes­so Chri­stian Rai­mo che in un post suc­ces­si­vo annun­cia la sua deci­sio­ne di par­te­ci­pa­re al festi­val come sem­pli­ce let­to­re. Potreb­be dap­pri­ma sem­bra­re un con­tro­sen­so, eppu­re non è così, l’autore si dice orgo­glio­so del pro­gram­ma orga­niz­za­to e curio­so di par­te­ci­pa­re a nume­ro­si even­ti che per­cor­ro­no la stra­da oppo­sta rispet­to a quel­la di Altaforte.

Vi sono incon­tri che rac­con­te­ran­no la vita di Pri­mo Levi, soprav­vis­su­ti che nar­re­ran­no dei cam­pi di con­cen­tra­men­to e dei ghet­ti ed anco­ra migran­ti che ci ren­de­ran­no par­te­ci­pi del­le loro sto­rie, accan­to ai medi­ci che, come Cri­sti­na Cat­ta­neo, sot­to­li­nee­ran­no l’importanza di dare un nome e un vol­to ai mor­ti del Mediterraneo.

In mol­ti han­no segui­to l’esempio del con­si­glie­re e, infat­ti, stan­no mol­ti­pli­can­do­si le per­so­ne che annun­cia­no la pro­pria par­te­ci­pa­zio­ne “non ‘nono­stan­te’ la pre­sen­za di case edi­tri­ci di matri­ce dichia­ra­ta­men­te neo­fa­sci­sta, ma pro­prio ‘a moti­vo’ del­la loro pre­sen­za.Così scri­ve la scrit­tri­ce e cri­ti­ca Miche­la Mur­gia che si pro­po­ne anche di uti­liz­za­re il tem­po del pro­prio incon­tro per sen­si­bi­liz­za­re sul­le azio­ni nefan­de che il fasci­smo com­pì e, anzi, invi­ta il pub­bli­co a far­si sog­get­to atti­vo por­tan­do con sé un libro che “per loro incar­ni e rap­pre­sen­ti i valo­ri del­la demo­cra­zia, dell’umanità e del­la con­vi­ven­za offe­si dal fasci­smo e dal nazi­smo”.

Altra ini­zia­ti­va di atti­va mani­fe­sta­zio­ne è quel­la di can­ta­re Bel­la Ciao davan­ti allo stand di Alta­for­te e c’è già chi si sta orga­niz­zan­do su Face­book. Rai­mo è dun­que il pri­mo, ma sicu­ra­men­te non l’ultimo, gli segue la casa edi­tri­ce mimi­num fax e nume­ro­se scuo­le, le cui pre­no­ta­zio­ni alla pre­sen­ta­zio­ne del libro Noi, bam­bi­ne ad Ausch­wi­tz di Tatia­na e Andra Buc­ci ha deter­mi­na­to un cam­bio di loca­tion per per­met­te­re di ospi­ta­re tut­ti i par­te­ci­pan­ti. Tan­ti altri si stan­no poi unen­do in soli­da­rie­tà tra­mi­te l’hashtag #iova­doa­to­ri­no.

Un’altra que­stio­ne che è venu­ta fuo­ri, anche se in manie­ra piut­to­sto vela­ta, è quel­la rela­ti­va alla gestio­ne del­la mani­fe­sta­zio­ne, che ha per­mes­so che effet­ti­va­men­te ci si tro­vas­se in que­sta situa­zio­ne di stal­lo. Ric­car­do Bur­gaz­zi (Pro­spe­ro Edi­to­re) così ha com­men­ta­to: “Ecco qual è il pun­to che non esce, l’au­ten­ti­ca cau­sa del pro­ble­ma: le cose sono sta­te fat­te di fret­ta e per sol­di. […]: come si fa a con­trol­la­re i cata­lo­ghi di 300 e pas­sa edi­to­ri se ci sono solo due mesi di tem­po? E come si fa a man­da­re via uno che ha già paga­to mez­za quo­ta? Chi mai ha fat­to que­sti con­trol­li nei cata­lo­ghi? Che ne sap­pia­mo se non ci sono edi­to­ri mafio­si o edi­to­ri che pub­bli­ca­no men­zo­gne? Anche que­sti sono cri­mi­na­li. […] dob­bia­mo par­la­re di fasci­smo, anzi­ché di mala­ge­stio­ne? Va bene, par­lia­mo­ne. Per­ché lo Sta­to non met­te al ban­do un par­ti­to espli­ci­ta­men­te fascista? […]
E sia­mo sicu­ri che il nemi­co si com­bat­ta in que­sto modo, e cioè con la riti­ra­ta?

Se, da una par­te, la pau­ra è che par­te­ci­pa­re all’evento giu­sti­fi­chi la pre­sen­za di que­sto stand e por­ti ad una legit­ti­ma­zio­ne e una nor­ma­liz­za­zio­ne in cam­po cul­tu­ra­le e poli­ti­co del­le idee neo­fa­sci­ste che esso rap­pre­sen­ta; dall’altra par­te, riti­ran­do­si dal festi­val, si rischia di lasciar trop­po spa­zio ad Alta­for­te e Casa­Pound ed è inne­ga­bi­le che quan­do in un coro di voci alcu­ne smet­to­no di can­ta­re, saran­no le altre a prevalere.

È quin­di dif­fi­ci­le deci­de­re se schie­rar­si fra chi, giu­sta­men­te, rifiu­ta di par­te­ci­pa­re ad un even­to in cui sarà pre­sen­te una casa edi­tri­ce così invi­schia­ta con idee anti­co­sti­tu­zio­na­li e chi, inve­ce, deci­de di pro­se­gui­re la lot­ta duran­te il festi­val che è diven­ta­to ora un “cam­po di bat­ta­glia, cul­tu­ra­le, poli­ti­ca, civi­le, anti­fa­sci­sta”, secon­do le paro­le di Raimo.

La stessa redazione di Vulcano Statale si è trovata divisa riguardo a quale delle due forme di protesta sia meglio appoggiare, e non si è giunti ad una conclusione unitaria, perché una risposta unanime è impossibile.

Si trat­ta di una scel­ta che sta alla coscien­za e alla sen­si­bi­li­tà di cia­scu­no, non­ché alla pro­pria pro­pen­sio­ne carat­te­ria­le, ma nes­su­na del­le due scel­te è da riget­ta­re come sba­glia­ta. Miche­la Mur­gia ha sin­te­tiz­za­to que­sto con­cet­to in un sem­pli­ce com­men­to, scri­ven­do: “la scel­ta di Wu Ming è legit­ti­ma, la scel­ta di chi andrà per le ragio­ni che ho espo­sto non lo è da meno. Fare a gara a chi è più anti­fa­sci­sta è un otti­mo modo per per­de­re di vista l’obiettivo: il fasci­smo”. A riguar­do si è espres­so anche Zero­cal­ca­re: “non trac­cio linee di buo­ni o cat­ti­vi tra chi va e chi non va, sono que­stio­ni com­ples­se che non si esau­ri­sco­no in una scel­ta sot­to i riflet­to­ri del Salo­ne del libro e su cui spe­ro con­ti­nue­re­mo a misu­rar­ci per­ché la par­ti­ta non si chiu­de così. Sono con­ten­to che altri che andran­no pro­ve­ran­no coi mez­zi loro a non nor­ma­liz­za­re quel­la pre­sen­za, spe­ro che avre­mo modo di par­la­re anche di quel­lo”.

Appog­gian­do­ci a quest’ultimo appel­lo al dia­lo­go che ha espres­so il fumet­ti­sta, pos­sia­mo aggiun­ge­re che que­sta si rive­la esse­re una scel­ta dif­fi­ci­le pro­ba­bil­men­te per­ché il pri­mo istin­to è chie­der­si come sia pos­si­bi­le che anco­ra oggi, a più di settant’anni dal­la cadu­ta del fasci­smo, ci si ritro­vi a discu­te­re nuo­va­men­te con per­so­ne e orga­niz­za­zio­ni che ne sosten­go­no le idee e ne difen­do­no l’operato. Si potreb­be pen­sa­re che la Sto­ria abbia già par­la­to a suf­fi­cien­za e che lo scon­tro che pren­de avvio in que­sti gior­ni non abbia ragion d’essere, per­ché le idee che ne sono la cau­sa non dovreb­be­ro aver voce.

Tut­ta­via, l’esistenza di una casa edi­tri­ce come Alta­for­te e di un par­ti­to come Casa­Pound alle sue spal­le, non­ché la linea sem­pre più intol­le­ran­te ed estre­mi­sta che i gover­ni odier­ni stan­no adot­tan­do e pro­prio il taf­fe­ru­glio che die­ci sem­pli­ci metri qua­dri han­no sapu­to pro­vo­ca­re, mostra­no come tale dibat­ti­to sia – sep­pur ille­ci­to – necessario.

Per­ché, se il prin­ci­pio di liber­tà di espres­sio­ne con­sen­te a for­ma­zio­ni neo­fa­sci­ste o sovra­ni­ste di tra­smet­te­re le pro­prie opi­nio­ni e idee, a mag­gior ragio­ne l’antifascismo ha dirit­to di espri­mer­si con for­za, tra­mi­te le paro­le e i libri: tra­mi­te la cultura.

Rossana Merli
Mi affa­sci­na la crea­ti­vi­tà decli­na­ta in ogni sua espres­sio­ne e for­se è per que­sto che non so sce­glier­ne una pre­fe­ri­ta. Uni­ci pun­ti fer­mi nel­la mia vita sono il nuo­to e la scrittura.
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Mi affascina la creatività declinata in ogni sua espressione e forse è per questo che non so sceglierne una preferita. Unici punti fermi nella mia vita sono il nuoto e la scrittura.