BookAdvisor, novità editoriali

BookAdvisor, novità editoriali -Vulcano Statale

Il 5 di ogni mese, 5 libri per tutti i gusti: BookAdvisor è la rubrica mensile che raccoglie e presenta le novità editoriali scelte dalla nostra redazione. Buona lettura!

Illu­stra­zio­ne di Ludo­vi­ca Mara­ni, rubri­ca cura­ta da Miche­la La Grotteria

Sally Rooney, Persone normali

Marian­ne è par­te di una fami­glia ric­ca, ma è riser­va­ta e fuo­ri dai cir­cui­ti di popo­la­ri­tà del liceo. Con­nel, ama­to da tut­ti, è figlio del­la sua dome­sti­ca. Sco­pro­no di pia­cer­si, nono­stan­te l’insormontabile diva­rio eco­no­mi­co e socia­le che li sepa­ra. La rela­zio­ne tra i due, nel loro con­ti­nuo pren­der­si e lasciar­si, sem­bra cre­sce­re di inten­si­tà e veri­tà, men­tre i pro­ble­mi e i trau­mi die­tro le masche­re che indos­sa­no di fron­te ai loro com­pa­gni di col­le­ge comin­cia­no ad emer­ge­re vio­len­te­men­te. Il secon­do libro del­la 28enne dubli­ne­se è di nuo­vo un bestsel­ler, come la sua ope­ra d’esordio “Par­lar­ne tra ami­ci”. La for­mu­la del suc­ces­so del­la Roo­ney è una, ma è in gra­do di decli­nar­la in modi diver­si: è una mil­le­nial che par­la di cosa signi­fi­chi esse­re mil­le­nials, con tut­te le con­trad­di­zio­ni e le incom­pren­sio­ni che carat­te­riz­za­no i rap­por­ti d’a­mo­re e ami­ci­zia. Sicu­ra­men­te la Roo­ney non è poli­ti­ca­men­te cor­ret­ta, e non ha fil­tri di mie­lo­so roman­ti­ci­smo nel par­la­re di ses­so, fami­glie disfun­zio­na­li, pre­po­ten­za e vittimismo.

Elena Ferrante, L’invenzione occasionale

L’enigmatica autri­ce de “L’amica genia­le”, quel­la men­te bril­lan­te nasco­sta die­tro uno pseu­do­ni­mo, ha tenu­to l’anno scor­so sul Guar­dian una rubri­ca. Oltre 50 arti­co­li sono usci­ti sul gior­na­le lon­di­ne­se per poi esse­re rac­col­ti e pub­bli­ca­ti in un volu­met­to da Edi­zio­ni e/o. I temi sono varis­si­mi, secon­do la sua con­vin­zio­ne che biso­gni par­la­re di tut­to, sen­za por­si auto­ce­su­re: spa­zia­no dal pote­re patriar­ca­le al pri­mo amo­re, dal­la neces­si­tà di più cul­tu­ra al suo esse­re madre.  Inte­res­san­ti le pagi­ne in cui riflet­te sul ruo­lo del­le don­ne, final­men­te non più costret­te nel “gine­ceo let­te­ra­rio”. La Fer­ran­te ci apre uno spi­ra­glio sul­la sua vita pri­va­ta e ci con­sen­te di sbir­cia­re, non con l’avidità di un gos­sip, ma con la curio­si­tà che susci­ta l’incontro con un per­so­nag­gio nuo­vo, di cui non sap­pia­mo anco­ra nulla. 

David Foster Wallace, Una cosa divertente che non farò mai più 

Il libro per­fet­to da leg­ge­re nei mesi esti­vi, quan­do si è costret­ti nel cal­do di Mila­no ma si sogna di sor­vo­la­re l’oceano. Usci­to nel 1998, ma ripub­bli­ca­to da Mini­mum Fax nel 2017, è il reso­con­to di una vacan­za in cro­cie­ra extra­lus­so ai Carai­bi fat­ta da Wal­la­ce su finan­zia­men­to del­la rivi­sta Harper’s, che gli ave­va com­mis­sio­na­to un pez­zo in cui decan­ta­re le lodi di quel­la vacan­za e di quel­la com­pa­gnia nava­le, ma a lui non inte­res­sa­va. Il risul­ta­to è inve­ce un repor­ta­ge in cui anno­ta tut­te le para­dos­sa­li­tà di un grup­po di ric­chi costret­ti per set­ti­ma­ne in un edi­fi­cio navi­gan­te, anneb­bia­ti dall’ozio, dai cock­tail e dal­le feste che ven­go­no pro­po­ste sen­za sosta. Il capo­la­vo­ro dell’umorismo post­mo­der­no, una cri­ti­ca spie­ta­ta alla socie­tà ame­ri­ca­na, al con­su­mi­smo e all’omologazione che la stan­no divorando.

Richard Powers, Il sussurro del mondo

Vin­ci­to­re del Man Boo­ker Pri­ze 2018, appe­na pub­bli­ca­to in Ita­lia, è un espe­ri­men­to nar­ra­ti­vo sen­za pre­ce­den­ti. Il libro è divi­so in 4 sezio­ni rap­pre­sen­tan­ti le com­po­nen­ti di un albe­ro: Radi­ci, Tron­co, Chio­ma e Semi. I pro­ta­go­ni­sti di que­sta “Over­sto­ry” che si dipa­na attra­ver­so i capi­to­li sono tut­ti indi­vi­dui che si sco­pro­no lega­ti ad un’unica radi­ce, e le cui vite sono intrec­cia­te da un fit­to reti­co­lo di rami. La poten­za di que­sto libro sta nel fat­to che il mon­do vege­ta­le non è una pre­sen­za pas­si­va sul­lo sfon­do, ma un per­so­nag­gio che agi­sce ed inter­vie­ne, sep­pur indi­ret­ta­men­te. Quel­lo di Powers non è un ambien­ta­li­smo che si limi­ta a lan­cia­re un appel­lo con­tro la defo­re­sta­zio­ne: è un duro attac­co alla socie­tà capi­ta­li­sti­ca e un invi­to a pen­sa­re al nostro futu­ro non come su una linea ret­ta di pro­gres­sio­ne e svi­lup­po ai dan­ni del pia­ne­ta, ma in modo cir­co­la­re, come den­tro il tron­co di una quer­cia. For­se, visto che sono gli esse­ri più lon­ge­vi e meglio adat­ta­bi­li sul pia­ne­ta, trar­re ispi­ra­zio­ne dagli albe­ri gio­ve­reb­be anche l’umanità.

Mark Fisher, Realismo Capitalista (recensione di Arianna Preite)

Ori­gi­na­ria­men­te pub­bli­ca­to nel 2009 da Win­che­ster: Zero Books con il tito­lo Capi­ta­li­st Rea­li­sm: Is The­re No Alter­na­ti­ve? que­sto testo ha susci­ta­to dibat­ti­ti acce­si in ambi­to cul­tu­ra­le, in pri­mis nel mon­do anglo­sas­so­ne, ed è final­men­te acces­si­bi­le anche in ita­lia­no da gen­na­io 2018 gra­zie a NERO Edi­tions. Il libro avvia la rifles­sio­ne basan­do­si su una cele­bre cita­zio­ne, che si doman­da se sia più faci­le imma­gi­na­re la fine del mon­do o quel­la del capi­ta­li­smo. Fisher par­te da qui, inda­gan­do la socie­tà e la cul­tu­ra con­tem­po­ra­nea, riflet­ten­do se dav­ve­ro non esi­sta più una via d’u­sci­ta al capi­ta­li­smo, ana­liz­zan­do il modo in cui le nostre men­ti sono spes­so pro­fon­da­te in una palu­de di ras­se­gna­zio­ne che non si sfor­za più di imma­gi­na­re, di ripen­sa­re un per­cor­so alter­na­ti­vo. Con mol­te­pli­ci rife­ri­men­ti all’ar­te, alla cul­tu­ra pop, al cine­ma e alla fan­ta­scien­za che ren­do­no la rifles­sio­ne estre­ma­men­te frui­bi­le, Fisher cer­ca in que­sto testo di far intra­ve­de­re una luce intor­no al tun­nel, di apri­re un var­co ver­so rifles­sio­ni alter­na­ti­ve e spe­ran­ze di cambiamento.

Con­di­vi­di:
Michela La Grotteria
Made in Geno­va. Leg­go di tut­to per capi­re come gli altri vedo­no il mon­do, e scri­vo per dire come lo vedo io. Amo le pal­li­ne di Nata­le, la focac­cia nel cap­puc­ci­no e i tet­ti parigini.