Clausura nell’arte: la mostra di Art Space

Il pro­get­to mila­ne­se Art Spa­ce tor­na a sor­pren­der­ci con la mostra col­let­ti­va ‘‘Clau­su­ra nell’arte’’ che ver­rà inau­gu­ra­ta mer­co­le­dì 12 giu­gno pres­so Spa­zio Arte Tolo­meo (via Ampè­re 27) e sarà visi­ta­bi­le fino al 17 del­lo stes­so mese.

Il riti­ro spi­ri­tua­le e reli­gio­so del­la clau­su­ra ver­rà rap­pre­sen­ta­to in ambi­to arti­sti­co da tren­ta gio­va­ni pit­to­ri e scul­to­ri di pro­ve­nien­za inter­na­zio­na­le. Gli arti­sti han­no rea­liz­za­to le loro ope­re par­ten­do dal­la pro­pria ‘‘clau­su­ra’’, ovve­ro il momen­to pri­va­to e inti­mo del­la crea­zio­ne d’arte. Non è neces­sa­rio che la soli­tu­di­ne sia rea­le per­ché gli arti­sti, per rap­pre­sen­ta­re le pro­prie emo­zio­ni, sono capa­ci di iso­lar­si anche tra la gen­te, rispon­den­do al pro­prio biso­gno creativo.

Abbia­mo fat­to qual­che doman­da alla orga­niz­za­tri­ce Eva Amos (respon­sa­bi­le Art Space).

“Clau­su­ra” è una paro­la dif­fi­ci­le da far incon­tra­re con l’ar­te. Cosa ave­te cer­ca­to negli arti­sti che ave­te indi­vi­dua­to per par­te­ci­pa­re alla mostra?

Clau­su­ra è un ter­mi­ne dav­ve­ro com­ples­so e nor­mal­men­te vie­ne uti­liz­za­to nel con­te­sto reli­gio­so ma abbia­mo cer­ca­to di “appli­car­lo” all’arte. Clau­su­ra ed arte non si sono anco­ra incon­tra­re ed appro­fon­di­re que­sto lega­me è una pro­vo­ca­zio­ne, anche se inva­de­re il mon­do reli­gio­so non è sta­to il nostro obiet­ti­vo. Gli arti­sti che han­no pre­so par­te a que­sta espo­si­zio­ne sono sta­ti chia­ma­ti a con­fron­tar­si con i mona­ci che si iso­la­no dal mon­do per com­pie­re la pro­fon­da ricer­ca di Dio. Chiu­der­si nel pro­prio stu­dio e dedi­car­si all’arte è un’immagine che pren­de in ‘‘pre­sti­to’’ il signi­fi­ca­to del­la clausura.

La “clau­su­ra” è un momen­to di distac­co per un incon­tro pro­fon­do. Quan­to ha biso­gno oggi l’ar­te di “distac­car­si” dal quo­ti­dia­no per toc­ca­re la pro­fon­di­tà del­l’uo­mo contemporaneo?

Il distac­co del­la “clau­su­ra nell’arte” potreb­be esse­re un’ottima raf­fi­gu­ra­zio­ne di come l’arte pos­sa esse­re oggi il momen­to di incon­tra­re se stes­si. A mio pare­re, essen­do anche io arti­sta, vi sono momen­ti in cui c’è rea­le biso­gno di distac­car­si dal quo­ti­dia­no per creare.

Il sog­get­to reli­gio­so è sta­to uno dei gran­di pro­ta­go­ni­sti del­l’ar­te di tut­ti i tem­pi. Che spa­zio gli è rico­no­sciu­to oggi?

Lavo­ran­do nel cam­po di orga­niz­za­zio­ne del­le mostre ed even­ti cul­tu­ra­li noto che oggi è dav­ve­ro irri­le­van­te l’interesse per il sog­get­to reli­gio­so da par­te degli arti­sti. Que­sto acca­de per­ché comun­que il tema reli­gio­so è rima­sto sicu­ra­men­te lega­to al pas­sa­to e ha biso­gno di pub­bli­co esse­re sor­pre­so dall’innovazione, per cui l’arte clas­si­ca non è più suf­fi­cien­te da sola.

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Alice De Matteo
Stu­den­tes­sa di Scien­ze Sto­ri­che pres­so l’U­ni­ver­si­tà Sta­ta­le. Scri­vo sem­pre con una taz­za di earl grey e sem­pre nel­la mia città.

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