Elezioni Europee: non è la vittoria dei sovranisti

Elezioni Europee: non è la vittoria dei sovranisti

Dopo una set­ti­ma­na da quel­lo che è sta­to, fino­ra, l’evento poli­ti­ca­men­te più impor­tan­te dell’intero 2019, è giu­sto fare un’analisi sull’esito di que­ste ele­zio­ni euro­pee. Lo sap­pia­mo tut­ti, e per chi segui­va il con­cer­to par­ti­ti­co nostra­no c’era poco da stu­pir­si. Que­sto 26 mag­gio è sta­to il coro­na­men­to del­la Lega come pri­mo par­ti­to in Ita­lia e il par­ti­to sovra­ni­sta da oggi più influen­te nell’Unione Euro­pea – a par­te Fidesz di Orban ma su quel­lo ci ritor­nia­mo fra poco.

Non c’è sta­to nes­sun testa a testa, né col Par­ti­to Demo­cra­ti­co, né con i pen­ta­stel­la­ti. Sal­vi­ni, con il suo “buon­sen­so in Euro­pa”, ha sba­ra­glia­to tut­ti atte­stan­do­si un 34% cir­ca di con­sen­si, un ter­zo degli ita­lia­ni, che sia­no elet­to­ri fede­li, inde­ci­si dell’ultimo minu­to o i poco inte­res­sa­ti alle vicen­de isti­tu­zio­na­li, è sta­to dal­la sua par­te in que­ste ele­zio­ni, tra­sfor­man­do il nostro Pae­se dal più “euroen­tu­sia­sta” – come ci defi­ni­va­no nei pri­mi anni del nuo­vo mil­len­nio – ad uno dei prin­ci­pa­li espo­nen­ti dell’euro­scet­ti­ci­smo. Mono­po­lio pure sul lato gene­ra­zio­na­le e sul lato del­le clas­si socia­li: nel pri­mo caso, ten­den­ze poli­ti­che dei Baby Boo­mers, del­la Gene­ra­zio­ne X e di quel­la Z rispec­chia­no l’esito fina­le su sca­la nazio­na­le, alli­nean­do­si ai risul­ta­ti del voto fem­mi­ni­le; nel secon­do caso, vedia­mo un 48–50% del­la clas­se ope­ra­ia vota­re Lega.

L’ascesa leghi­sta e il tra­col­lo dei 5 Stel­le sono sol­tan­to il cul­mi­ne di un trend che si era avvia­to già da pri­ma del­la for­ma­zio­ne del gover­no Con­te, e da ciò si pos­so­no trar­re alcu­ne, sem­pli­ci, con­clu­sio­ni. Sal­vi­ni è riu­sci­to a “ven­de­re” e a tra­smet­te­re meglio ai cit­ta­di­ni le sue pro­po­ste rispet­to a quan­to ha fat­to Di Maio. Quo­ta 100, Flat Tax, por­ti chiu­si e il resto del­la ricet­ta del Car­roc­cio spo­po­la­no e han­no qua­si del tut­to oscu­ra­to i temi del Movi­men­to, dre­nan­do una gran­de fet­ta degli elet­to­ri di quest’ultimo e di For­za Ita­lia, por­tan­do­li sot­to l’egida del “capi­ta­no”.

I 5 Stel­le ave­va­no pre­so una per­cen­tua­le infe­rio­re alle ele­zio­ni nazio­na­li pure nel­le scor­se euro­pee del 2014 (21% con­tro il 25,5% dell’anno pri­ma), ma per­de­re qua­si la metà dell’elettorato rap­pre­sen­ta il loro più gran­de fal­li­men­to dal­la loro nascita.

Que­sto è dovu­to prin­ci­pal­men­te alla loro natu­ra e a quel­la dei suoi elet­to­ri, entram­be non lega­te ad ideo­lo­gie o ad aree poli­ti­che spe­ci­fi­che e di con­se­guen­za mol­to flui­de, non capa­ci di con­so­li­dar­si in una base elet­to­ra­le sta­bi­le e fede­le. In que­sto modo, lo scon­tro inte­sti­no nel gover­no di que­sti mesi e al con­tem­po non pren­de­re una posi­zio­ne­net­ta rispet­to alle dichia­ra­zio­ni e alle pro­po­ste dell’alleato – il qua­le gode di una capa­ci­tà comu­ni­ca­ti­va e aggre­ga­ti­va assai supe­rio­re – han­no por­ta­to al risul­ta­to elet­to­ra­le disa­stro­so, tan­to che è sta­ta mes­sa in discus­sio­ne la lea­der­ship Di Maio con una vota­zio­ne su Rous­seau, che tut­ta­via gli ha ricon­fer­ma­to il ruolo.

Situa­zio­ne di pro­sciu­ga­men­to pure in For­za Ita­lia, che per la pri­ma vol­ta non rifor­ni­rà di euro­de­pu­ta­ti il PPE. In que­sto caso però l’andamento del flus­so elet­to­ra­le pare più razio­na­le, tro­van­do­si con la Lega nel cam­po del­la destra. L’appeal di Ber­lu­sco­ni sta calan­do e la bat­ta­glia per la Flat Tax, ele­men­to chia­ve nel pro­gram­ma dell’alleanza del­lo scor­so anno, ha reso più appe­ti­bi­le Sal­vi­ni agli elet­to­ri for­zi­sti. Sep­pur distan­zia­to da un buon 10% di voti, il Par­ti­to Demo­cra­ti­co vede un rial­zo dei con­sen­si. Tut­ta­via, la pre­vi­sio­ne che Zin­ga­ret­ti sareb­be riu­sci­to a recu­pe­ra­re una buo­na par­te dell’elettorato migra­to al Movi­men­to 5 Stel­le è sta­ta smentita.

Al con­tra­rio, il PD ha con­so­li­da­to il suo elet­to­ra­to e recu­pe­ra­to un 6% di voti dagli elet­to­ri di LeU, un 4% da quel­li di +Euro­pa e un 10% da chi pri­ma face­va par­te degli aste­nu­ti. I voti degli ex pen­ta­stel­la­ti si fer­ma­no al 7%. Pec­ca­to per +Euro­paLa Sini­stra, che avreb­be­ro por­ta­to l’opposizione pure in Euro­pa, ma non sono riu­sci­te inve­ce ad otte­ne­re il 4% dei voti neces­sa­rio. Stes­sa sor­te è toc­ca­ta ad Euro­pa Ver­de. Insom­ma, che piac­cia o no, la Lega è la gran­de pro­ta­go­ni­sta di que­ste ele­zio­ni, qual­sia­si sia la clas­se socia­le, il tipo di elet­to­re e l’età. E gra­zie a que­sto 34%, si è otte­nu­to più del 50% dei voti in favo­re dei par­ti­ti di gover­no, in cui però attual­men­te vedia­mo una gran­de dispa­ri­tà di for­ze in favo­re di una con­no­ta­zio­ne mol­to più “verde”che gial­lo­ver­de. Alcu­ni si doman­da­no se Sal­vi­ni ne appro­fit­te­rà per un rim­pa­sto di for­ze o ele­zio­ni anticipate.

Ma è stata la vittoria del sovranismo pure nel resto d’Europa? L’Unione è ormai dominata da forze nazionaliste? No.

È vero, due dei Pae­si che più han­no par­te­ci­pa­to all’integrazione euro­pea si sono sve­glia­ti lune­dì come euro­scet­ti­ci, ma biso­gna ana­liz­za­re gli esi­ti. Ovvia­men­te, oltre a noi si sta par­lan­do del­la Fran­cia di Macron, dove il Ras­sem­ble­ment Natio­nal di Mari­ne Le Pen ha otte­nu­to poco più di un pun­to per­cen­tua­le in più rispet­to al par­ti­to del Pre­si­den­te. Va nota­to che oltre a que­ste due for­ze sono riu­sci­ti ad otte­ne­re depu­ta­ti anche altri par­ti­ti euro­pei­sti, come Les Répub­bli­cans, Euro­pe Eco­lo­gi­ste ed Envie d’Europe, andan­do a for­ma­re una net­ta mag­gio­ran­za euro­pei­sta, sep­pur di schie­ra­men­ti diver­si, all’interno dei seg­gi fran­ce­si al Par­la­men­to Euro­peo. Nel resto dell’Europa pos­sia­mo vede­re la vit­to­ria del Bre­xit Par­ty nel Regno Uni­to con una per­cen­tua­le simi­le alla Lega, ma bilan­cia­to da Lib­Dem, Labour e Verdi.

Si deve tut­ta­via con­si­de­ra­re la situa­zio­ne assai cri­ti­ca in cui ver­sa il Pae­se negli ulti­mi mesi e mol­to pro­ba­bil­men­te il grup­po euro­scet­ti­co appog­gia­to da Fara­ge, l’EFDD, sarà desti­na­to a scio­glier­si a cau­sa dei con­tra­sti inter­ni, lascian­do i bre­xi­teers tra i non affi­lia­ti. In Austria i nazio­na­li­sti del FPO (Par­ti­to del­la Liber­tà Austria­co) si col­lo­ca­no ter­zi e in Ger­ma­nia AFD (Alter­na­ti­ve für Deu­tschland) rice­ve una pesan­te sconfitta.

Orban ottie­ne il 56% dei con­sen­si in Unghe­ria ma ave­va rifiu­ta­to l’alleanza con Salvini,preferendo i posti sicu­ri all’interno del PPE, e que­sto per un sem­pli­ce moti­vo. Sape­va che i sovra­ni­sti non avreb­be­ro mini­ma­men­te rag­giun­to il 50% dei seg­gi all’Europarlamento e ha pre­fe­ri­to man­te­ne­re la sua allean­za all’interno dei Popo­la­ri, che riman­go­no nel­la coa­li­zio­ne euro­pei­sta e quin­di nel­la mag­gio­ran­za. In que­sto modo Fidesz potrà far vale­re i suoi inte­res­si e le sue opi­nio­ni sul­le poli­cy discus­se in modo net­ta­men­te più signi­fi­ca­ti­vo. Da par­te del PPE, tene­re Orban al suo inter­no è un bene, dato che in que­sto modo potran­no tene­re a fre­no il mode­ra­to euro­scet­ti­ci­smo dell’ungherese e soprat­tut­to non avreb­be­ro per­so ulte­rio­ri seg­gi a favo­re dei sovra­ni­sti – ricor­dia­mo che il PPE è un par­ti­to dal­la for­te con­no­ta­zio­ne euro­pei­sta. In più, si può dire che Sal­vi­ni ha fat­to un erro­re nel crea­re la sua allean­za sovra­ni­sta. Andan­do a raf­for­za­re l’ENF egli ha di sicu­ro dato nume­ro­si seg­gi a quel­lo che pri­ma era un par­ti­to euro­peo mol­to pic­co­lo, ma ha divi­so l’elettorato sovra­ni­sta, che ora si tro­va coi Con­ser­va­to­ri inde­bo­li­ti (han­no per­so cir­ca ven­ti seg­gi) e con un EFDD sull’orlo del scioglimento.

Questo potrebbe in futuro creare contrasti tra nazionalisti, con la possibilità che non si muovano come un fronte compatto in merito alle discussioni di policy europee.

Se inve­ce la Lega aves­se rea­to l’alleanza raf­for­zan­do l’ECR, quest’ultimo sareb­be potu­to resta­re il ter­zo par­ti­to all’interno dell’Europarlamento, mol­to più com­pat­to anche se in mino­ran­za. Inve­ce sono cre­sciu­ti note­vol­men­te bene ALDE e i Ver­di, che avran­no un ruo­lo chia­ve nel­la mag­gio­ran­za euro­pei­sta nei pros­si­mi anni.

I sovra­ni­sti riman­go­no anco­ra in mino­ran­za, anche se più nume­ro­si. Riu­sci­ran­no ad osta­co­la­re le deci­sio­ni all’interno del­le isti­tu­zio­ni di Bru­xel­les? Asso­lu­ta­men­te no. D’altro can­to, la mag­gio­ran­za euro­pei­sta deve pre­oc­cu­par­si? Asso­lu­ta­men­te sì. L’Unione Euro­pea deve affron­ta­re il pro­ble­ma del­la rina­sci­ta di que­ste ideo­lo­gie, agi­re e far­si sen­ti­re dal pun­to di vista socia­le e attua­re un siste­ma di prov­ve­di­men­ti che ripor­ti la fidu­cia dei cit­ta­di­ni cadu­ti nel­la demo­niz­za­zio­ne dell’Europa da par­te dei nazionalisti.

Ride­re degli elet­to­ri che han­no la ter­za media, chia­mar­li fasci­sti ed igno­ran­ti non risol­ve­rà il pro­ble­ma se non li si rein­te­gra in un dia­lo­go infor­ma­to e demo­cra­ti­co e se non si con­tra­sta il feno­me­no del­le fake news. Fin­ché ci con­si­de­re­re­mo su un pie­di­stal­lo rispet­to a chi vota diver­sa­men­te da noi c’è il rischio che fra cin­que anni nel nuo­vo Euro­par­la­men­to le for­ze euro­pei­ste non si tro­ve­ran­no più in net­ta superiorità.

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Lorenzo Rossi
Poli­ti­ca­men­te cri­ti­co. Fie­ra­men­te europeista.
Rac­con­to e cer­co rispo­ste in quel che acca­de nel mondo.

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