“Insieme oltre le onde” dello Stretto di Messina

Luca ha appe­na ter­mi­na­to una tra­ver­sa­ta a nuo­to di 3,2km fra Pre­do­ne e Iseo men­tre la com­pa­gna Iri­na lo aspet­ta­va all’arrivo: l’abbraccio di que­sti due geni­to­ri e le loro maglie con la scrit­ta “Ci sono onde che por­ta­no più lon­ta­no dell’orizzonte. Gra­zie Loren­zo, sei il nostro pic­co­lo gran­de eroe” susci­ta­no la curio­si­tà degli astan­ti e dei foto­gra­fi. Pochi gior­ni dopo, la stes­sa sce­na si ripe­te dopo la tra­ver­sa­ta Ange­ra-Aro­na e la loro sto­ria vie­ne rac­con­ta­ta: è una sto­ria a lie­to fine che ini­zia con la malat­tia del loro bim­bo e un atto di estre­ma gene­ro­si­tà che gli sal­va la vita, e fini­sce con la nasci­ta di un pro­get­to di rac­col­ta fon­di per il soste­gno dei geni­to­ri dei bam­bi­ni lun­go­de­gen­ti pres­so i repar­ti di Chi­rur­gia Pedia­tri­ca dell’Ospedale dei Bam­bi­ni di Bre­scia e di Pedia­tria dell’Ospedale Papa Gio­van­ni XXIII di Ber­ga­mo.

Alla vigi­lia dell’attraversata a nuo­to del­lo Stret­to di Mes­si­na, abbia­mo avu­to la pos­si­bi­li­tà di par­la­re con Luca Gio­van­ni Folet­ti, papà di Loren­zo, che con la com­pa­gna Iri­na ha dato avvio a que­sta straor­di­na­ria impresa.

Nel 2018 è nato il pro­get­to “Insie­me oltre le onde, più in là dell’orizzonte”, cosa vi ha spin­ti a dare vita a que­sta iniziativa?

Sin dal­la nasci­ta nostro figlio Loren­zo ha avu­to pro­ble­mi di salu­te a cau­sa di una malat­tia rara, quan­do ave­va appe­na tre mesi ci è sta­to comu­ni­ca­to che avreb­be avu­to biso­gno di un tra­pian­to di fega­to. Men­tre la mia com­pa­gna Iri­na lo assi­ste­va costan­te­men­te gior­no dopo gior­no, io le davo il cam­bio appe­na usci­to dal lavo­ro: mi met­te­vo in mac­chi­na e la rag­giun­ge­vo nel pome­rig­gio, la not­te dor­mi­vo in una came­ra pre­sa in affit­to per poi tor­na­re al lavo­ro il gior­no dopo e così in poco tem­po sta­vo diven­tan­do il miglior clien­te lom­bar­do di Boo­king, ma non del­la mia ban­ca. I costi infat­ti sta­va­no diven­tan­do inso­ste­ni­bi­li fra B&B, car­bu­ran­te e pasti fuo­ri, men­tre la stan­chez­za fisi­ca e psi­co­lo­gi­ca, uni­ta al peri­co­lo di gui­da­re su lun­ghe distan­ze e anche nel­le peg­gio­ri con­di­zio­ni meteo­ro­lo­gi­che ren­de­va­no la situa­zio­ne sem­pre più dif­fi­ci­le. La svol­ta è avve­nu­ta pres­so l’Ospedale dei Bam­bi­ni di Bre­scia, quan­do sia­mo sta­ti avvi­ci­na­ti dal­la Onlus AMEI (Asso­cia­zio­ne Malat­tie Epa­ti­che Infan­ti­li) che ci ha for­ni­to nume­ro­se infor­ma­zio­ni, anche buro­cra­ti­che, riguar­do a ciò che avrem­mo dovu­to affron­ta­re e ci ha poi mes­so in con­tat­to con l’associazione EOS Onlus. Que­sta ci ha poi ospi­ta­to nel­la Casa di Leo duran­te la degen­za pres­so l’ospedale Papa Gio­van­ni XXIII di Bergamo.

 

Cosa ha signi­fi­ca­to per voi il poter usu­frui­re di que­sta struttura?

La Casa di Leo è un allog­gio tem­po­ra­neo con un costo dif­fe­ren­te rispet­to ad una strut­tu­ra alber­ghie­ra e vie­ne mes­so a dispo­si­zio­ne del­le fami­glie dei bam­bi­ni lun­go­de­gen­ti pres­so que­sto Ospe­da­le di Ber­ga­mo. Ci ha quin­di per­mes­so di sgra­va­re gli one­ri eco­no­mi­ci, ma soprat­tut­to di man­te­ne­re uni­ta la nostra fami­glia e sol­le­var­ci da alcu­ne pre­oc­cu­pa­zio­ni, il che ha sicu­ra­men­te gio­va­to alla sere­ni­tà del bam­bi­no che è sta­ta fon­da­men­ta­le per la sua gua­ri­gio­ne. Poi, l’EOS Onlus assie­me ad AIDO ci han­no accom­pa­gna­to nel cam­mi­no per il tra­pian­to che è avve­nu­to il 2 giu­gno 2018 e quan­do, dopo mol­te com­pli­ca­zio­ni, Loren­zo è sta­to dimes­so dall’ospedale in set­tem­bre, io e Iri­na ci sen­ti­ti respon­sa­bi­liz­za­ti nel fare qual­co­sa che traes­se del buo­no da que­sta dif­fi­ci­le espe­rien­za. Vole­va­mo resti­tui­re un poco del soste­gno, del­la sus­si­sten­za e dell’ospitalità che ci era­no sta­ti offer­ti e cele­bra­re l’impresa di nostro figlio, tra­smet­ten­do un mes­sag­gio di resi­lien­za alle altre fami­glie che stan­no attra­ver­san­do o attra­ver­se­ran­no lo stes­so ven­to gelido. 

 

Il tito­lo di que­sto pro­get­to è mol­to evo­ca­ti­vo, una meta­fo­ra che ave­te deci­so di ren­de­re rea­le atti­ran­do l’attenzione tra­mi­te le tra­ver­sa­te pri­ma al lago e poi in mare. Come si è svi­lup­pa­ta que­sta idea?

In que­ste situa­zio­ni è fon­da­men­ta­le man­te­ner­si il più pos­si­bi­li sere­ni per il bene dei bam­bi­ni e così ci sia­mo costrui­ti una nostra rou­ti­ne con pic­co­li obiet­ti­vi quo­ti­dia­ni che com­pren­de­va­no anche il rita­gliar­si del tem­po per fare sport. Adia­cen­ti all’ospedale infat­ti vi sono un par­co che orga­niz­za cor­si di fit­ness e a una pisci­na, è così che ho ini­zia­to a nuo­ta­re per sca­ri­ca­re la ten­sio­ne, una o due vol­te a set­ti­ma­na, andan­do avan­ti di qua­ran­ta o cin­quan­ta vasche per vol­ta, quan­to il tem­po mi per­met­te­va insom­ma. Poi, men­tre leg­ge­va­mo un libro di Sal­va­to­re Basi­le sia­mo sta­ti col­pi­ti dal­la fra­se “Ci sono onde che por­ta­no più lon­ta­no dell’orizzonte” e subi­to ci sia­mo resi con­to del­la for­za di que­ste paro­le che rac­chiu­de­va­no il gesto ecla­tan­te di cui sen­ti­va­mo il biso­gno per foca­liz­za­re l’attenzione sul­la nostra ini­zia­ti­va. Mi sono così iscrit­to alla pri­ma tra­ver­sa­ta Pre­do­ne-Iseo e ho inten­si­fi­ca­to i miei alle­na­men­ti, pur essen­do un nuo­ta­to­re auto­di­dat­ta. Quan­do sono entra­to in acqua quel 26 ago­sto scor­so, il mio entu­sia­smo si è tra­mu­ta­to subi­to in impe­to e poi in pau­ra: dagli occhia­li­ni con­ti­nua­va ad entra­re acqua impe­den­do­mi di vede­re i rife­ri­men­ti del per­cor­so, non riu­sci­vo a rom­pe­re il fia­to e ormai ero sta­to lascia­to indie­tro da tut­ti i par­te­ci­pan­ti. In pani­co quin­di ha ini­zia­to a mon­ta­re, ma poi all’improvviso mi sono reso con­to che sta­vo rivi­ven­do la stes­sa situa­zio­ne e le stes­se emo­zio­ni degli ulti­mi mesi, per­ciò ho tro­va­to rifu­gio nell’atteggiamento che fino­ra io e Iri­na ave­va­mo adot­ta­to: disci­pli­na, pazien­za e spe­ran­za. Sono riu­sci­to così a ter­mi­na­re la tra­ver­sa­ta, al mio arri­vo ho tro­va­to la mia com­pa­gna e insie­me abbia­mo indos­sa­to le nostre maglie. Da allo­ra si sono suc­ce­du­te diver­se tra­ver­sa­te che sono sta­te una pre­pa­ra­zio­ne per la tra­ver­sa­ta del­lo Stret­to di Mes­si­na (anda­ta e ritor­no per una distan­za di cir­ca 7km) in cui mi cimen­te­rò il 13 giu­gno e che rap­pre­sen­ta l’evento clou di quest’anno, un even­to pen­sa­to per dare riso­nan­za al nostro pro­get­to e di rifles­so alle asso­cia­zio­ni che ne beneficiano. 

Di qua­li asso­cia­zio­ni si trat­ta e come si effet­tua la donazione?

Le dona­zio­ni avven­go­no tra­mi­te boni­fi­co diret­ta­men­te a favo­re del­le asso­cia­zio­ni AMEIEOS Onlus con la cau­sa­le “Insie­me oltre le onde”, così da esse­re detrai­bi­li fiscal­men­te, e ver­ran­no uti­liz­za­te per il paga­men­to di allog­gi e buo­ni pasti alle fami­glie di bam­bi­ni lun­go­de­gen­ti dell’Ospedale Papa Gio­van­ni XXIII di Ber­ga­mo e dell’Ospedale dei bam­bi­ni di Bre­scia. In par­ti­co­la­re, voglia­mo rag­giun­ge­re la cifra di 16800 euro che ci per­met­te­rà di soste­ne­re per un mese die­ci fami­glie a Ber­ga­mo e die­ci a Bre­scia. Ini­zial­men­te, era­va­mo par­ti­ti dall’idea che anche aiu­tan­do una sola fami­glia per un gior­no sareb­be sta­to un tra­guar­do, ma poi l’iniziativa ha rice­vu­to un’attenzione incre­di­bi­le e in meno di sei mesi sia­mo riu­sci­ti a supe­ra­re il tet­to dei 12000 euro.

Qua­li saran­no gli svi­lup­pi del pro­get­to una vol­ta com­piu­to l’attraversamento del­lo Stret­to e cosa spe­ra­te riman­ga di que­sto vostro impegno?

Vor­rem­mo si sapes­se che è un pro­get­to che rima­ne aper­to, l’evento di Mes­si­na è il momen­to clou, ma non ne rap­pre­sen­ta il ter­mi­ne. È un’iniziativa trop­po impor­tan­te per por­vi fine, spe­ria­mo anzi che pos­sa dare vita ad una cate­na di soli­da­rie­tà per cui se anche solo una fami­glia così da noi aiu­ta­ta potes­se aiu­tar­ne un’altra e que­sta poi un’altra anco­ra, sareb­be incre­di­bi­le. In più, è neces­sa­rio far sì che la soli­da­rie­tà e l’aiutare il pros­si­mo diven­ti­no con­cet­ti cari­chi di posi­ti­vi­tà e spe­ran­za, cosa che la sto­ria a lie­to fine di Loren­zo è pie­na­men­te in gra­do di rap­pre­sen­ta­re e per que­sto ci stia­mo impe­gnan­do per far­la cono­sce­re. È un’iniziativa che ci sta mol­to a cuo­re anche per­ché per me e Iri­na rap­pre­sen­ta sia un modo per aiu­ta­re chi sta viven­do e vivrà la nostra stes­sa situa­zio­ne, sia per rin­gra­zia­re colo­ro che ci han­no aiu­ta­ti: il per­so­na­le medi­co e infer­mie­ri­sti­co di Bre­scia e Ber­ga­mo, accan­to ai volon­ta­ri di AMEI, EOS OnlusAIDO (Asso­cia­zio­ne Ita­lia­na per la Dona­zio­ne di Orga­ni, tes­su­ti e cel­lu­le). Infi­ne, spe­ria­mo che la riso­nan­za del­la nostra ini­zia­ti­va pos­sa rag­giun­ge­re la fami­glia dell’ignoto dona­to­re al qua­le la dedi­chia­mo, così che maga­ri sia pos­si­bi­le, un gior­no, poter­li rin­gra­zia­re di per­so­na per que­sto loro gesto di altrui­smo e gene­ro­si­tà estre­mi che il 2 giu­gno 2018 ha sal­va­to la vita di nostro figlio e miglio­ra­to quel­le di mol­ti altri.

Con­di­vi­di:
Rossana Merli
Mi affa­sci­na la crea­ti­vi­tà decli­na­ta in ogni sua espres­sio­ne e for­se è per que­sto che non so sce­glier­ne una pre­fe­ri­ta. Uni­ci pun­ti fer­mi nel­la mia vita sono il nuo­to e la scrittura.