La flat tax in poche parole

Raf­for­za­to dal risul­ta­to del­le Euro­pee Sal­vi­ni tor­na a par­la­re di uno dei suoi caval­li di bat­ta­glia, la flat tax, con la qua­le inten­de dare uno “choc fisca­le” al Pae­se, per far ripar­ti­re l’economia. Il segre­ta­rio del Car­roc­cio già duran­te la cam­pa­gna elet­to­ra­le pre­ce­den­te alle ele­zio­ni nazio­na­li del 2018 ave­va mani­fe­sta­to la volon­tà di intro­dur­re la tas­sa piat­ta al 15% per tut­te le per­so­ne fisi­che, atti­ran­do le cri­ti­che degli osser­va­to­ri che espri­me­va­no dub­bi sul­la costi­tu­zio­na­li­tà del­la nor­ma, dato che, l’articolo 53 del­la nostra Costi­tu­zio­ne pre­ve­de la pro­gres­si­vi­tà del siste­ma tributario.

La rifor­ma che si sta discu­ten­do in que­ste ore, e che la Lega vor­reb­be inse­ri­re nel­la leg­ge di bilan­cio per il 2020, è però ben diver­sa rispet­to alla pro­po­sta del 2018. Si sta par­lan­do di adot­ta­re un’aliquota IRPEF del 15% per i red­di­ti fino a 50.000 euro annui, dan­do quin­di un taglio net­to alle pri­me due ali­quo­te che sono rispet­ti­va­men­te del 23 e del 27% e facen­do rien­tra­re in que­sta fascia buo­na par­te del ter­zo sca­glio­ne del 38% che va dai red­di­ti da 28.000 a 55.000 euro; la restan­te par­te del­lo sca­glio­ne del 38% e le altre due ali­quo­te, 41 e 43%, saran­no accor­pa­te in uno o due scaglioni.

Tut­to que­sto ver­reb­be a costa­re allo Sta­to 30 miliar­di e le coper­tu­re eco­no­mi­che dovreb­be­ro esse­re tro­va­te taglian­do alcu­ne detra­zio­ni e dedu­zio­ni; tra­sfor­man­do gli 80 euro di Ren­zi in dedu­zio­ni fisca­li e finan­zian­do il resto in defi­cit. L’obbiettivo che il gover­no si pre­fig­ge è quel­lo dell’incentivo ai con­su­mi, con una dimi­nu­zio­ne dra­sti­ca del­le tas­se. Nono­stan­te que­ste pre­mes­se, secon­do l’o­pi­nio­ne di mol­ti i rischi da cor­re­re sono trop­pi, in par­ti­co­la­re per un pae­se inde­bi­ta­to come il nostro.

Ma pro­via­mo a fare un esem­pio per capir­ci meglio. Stan­do a uno stu­dio del Con­si­glio nazio­na­le com­mer­cia­li­sti, divul­ga­to dal­la tra­smis­sio­ne tele­vi­si­va Piaz­za­pu­li­ta, con un red­di­to fino a 20.200 euro, per un sin­gle lavo­ra­to­re dipen­den­te, con­vie­ne il regi­me attua­le. Con la flat tax al 15% il rispar­mio per lo stes­so lavo­ra­to­re che gua­da­gna 25.000 euro sareb­be di 969 euro all’anno; per chi ne gua­da­gna 35.000 di 4000; per chi ne gua­da­gna 45.000 di 6300. Que­sti dati evi­den­zia­no che all’innalzamento del red­di­to cor­ri­spon­de un aumen­to del­la per­cen­tua­le di rispar­mio, inol­tre la for­bi­ce di disu­gua­glian­za si allar­ga anco­ra di più in pre­sen­za di un nucleo fami­lia­re con un solo lavo­ra­to­re dipen­den­te e due figli a carico. 

Il pia­no di Sal­vi­ni ovvia­men­te non si esau­ri­sce qua, l’obbiettivo sareb­be la tas­sa piat­ta al 15% per tut­te le fasce di red­di­to, ma in un pae­se come il nostro dove il gap tra ric­chi e pove­ri è tale da far sì che il 5% dei ric­chi pos­seg­ga quan­to il 90% dei pove­ri, que­sto non fareb­be altro che allar­ga­re un pro­ble­ma già di per sé dram­ma­ti­co. Inol­tre pare poco con­vin­cen­te la moti­va­zio­ne dell’incentivo al consumo:

una persona con un notevole patrimonio non ha nessuna difficoltà, anche con il sistema fiscale attuale, a comprare quello che ritiene opportuno, un taglio di tasse per queste persone è semplicemente un regalo che in futuro graverà sulle classi più deboli.

Se si voles­se dav­ve­ro incen­ti­va­re il con­su­mo si pen­se­reb­be a taglia­re le tas­se solo ed esclu­si­va­men­te ai red­di­ti medio-infe­rio­ri, ovve­ro le per­so­ne più pro­pen­se al con­su­mo con l’aumento dei pro­pri red­di­ti. Inte­star­dir­si su una tas­sa che non è pre­sen­te in nes­su­na del­le eco­no­mie avan­za­te dell’Occidente vuol dire voler fare un gros­so favo­re ai bene­stan­ti e un tor­to alle clas­si meno abbien­ti. Alla fac­cia del gover­no del popolo.

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Luca D'Andrea
Clas­se 1995, stu­dio Sto­ria, mi piac­cio­no le cose sem­pli­ci e le sto­rie complesse.