Make Democrats Great Again: i temi delle primarie 2020

Oh boy, is that time again. 

A meno di otto mesi dall’inizio del­la cor­sa per sta­bi­li­re il can­di­da­to che si gio­che­rà la Casa Bian­ca con Trump nel novem­bre 2020, è arri­va­to il momen­to di ini­zia­re a par­la­re seria­men­te del­le pri­ma­rie demo­cra­ti­che. Final­men­te si rico­min­cia­no a sen­ti­re i pri­mi nomi impro­nun­cia­bi­li dei can­di­da­ti (nes­su­no ha anco­ra capi­to come si pro­nun­ci But­ti­gieg), ber­cian­ti gior­na­li­sti su Fox News e sta­ti che se non fos­se per que­ste ele­zio­ni non ricor­de­rem­mo la loro esi­sten­za. Come l’Iowa, dove il pros­si­mo feb­bra­io, come di con­sue­tu­di­ne, ci sarà il pri­mo voto.

Si ini­zia già a respi­ra­re nell’aria quel magni­fi­co odo­re di col­la vini­li­ca per i mani­fe­sti, si ini­zia­no a vede­re i pri­mi auto­bus com­ple­ta­men­te deco­ra­ti per le cam­pa­gne elet­to­ra­li e in ogni vici­na­to un pic­co­lo Bil­ly sta ini­zian­do a pre­pa­ra­re mar­tel­lo e car­tel­li da con­fic­ca­re in ogni giar­di­no del suo quar­tie­re. Ah, l’America.

Ma nonostante i facili sentimentalismi, per le elezioni di quest’anno qualcosa è cambiato.

Un ele­men­to che da qual­che tem­po ha fat­to capo­li­no nel­la poli­ti­ca ame­ri­ca­na, ha in pas­sa­to — e sta attual­men­te — scom­bus­so­lan­do i pia­ni dei can­di­da­ti. Ha i capel­li aran­cio­ni, diver­se accu­se di ses­si­smo alle spal­le e per soprav­vi­ve­re neces­si­ta di ossi­ge­no, Big Mac e coca cola. Il suo nome è Donald Trump. Nei pas­sa­ti quat­tro anni il Pre­si­den­te ha ulte­rior­men­te divi­so quel­la che già dal­le ele­zio­ni 2016 emer­ge­va come una nazio­ne spac­ca­ta in due fazio­ni, cam­bian­do total­men­te il modo di comu­ni­ca­re ed appli­can­do una poli­ti­ca di tol­le­ran­za zero ver­so chiun­que faces­se par­te dell’establishment. Ma qua­li sono i con­te­nu­ti su cui si costrui­ran­no le pri­ma­rie demo­cra­ti­che 2020? Nel­le pas­sa­te set­ti­ma­ne sono sta­ti resi noti i dati rela­ti­vi alla cre­sci­ta eco­no­mi­ca ame­ri­ca­na nei pri­mi tre mesi del 2019. Alcu­ni si aspet­ta­va­no un aumen­to del 2%, altri era­no poco otti­mi­sti e addi­rit­tu­ra pro­spet­ta­va­no una situa­zio­ne di reces­sio­ne. Il Pil è cre­sciu­to del 3,2%, l’import è dimi­nui­to sen­si­bil­men­te e l’export è arri­va­to a segna­re un incre­men­to del 3,7%.

Dati che pre­mia­no il Pre­si­den­te uscen­te, che in que­sti tre anni ha sapu­to dare un’ulteriore spin­ta al pae­se in ambi­to eco­no­mi­co. Sicu­ra­men­te per le cam­pa­gne elet­to­ra­li del­le pri­ma­rie 2020 le poli­ti­che eco­no­mi­che saran­no cen­tra­li, ma essen­do­ci una situa­zio­ne miglio­re rispet­to a quat­tro anni fa, non crea le stes­se pre­oc­cu­pa­zio­ni che crea­va nel 2016. Il tema cal­do degli ulti­mi mesi, soprat­tut­to per­ché ha indi­ret­ta­men­te cau­sa­to uno dei più lun­ghi shut­do­wn del­la sto­ria recen­te ame­ri­ca­na, è l’immigrazione. Quest’ultima risul­ta esse­re attual­men­te una del­le pro­ble­ma­ti­che più vita­li per gli elet­to­ri americani.

Spesso, soprattutto in questi ambiti, è sbagliato parlare di crisi, ma la presidenza Trump ha dovuto affrontare un sensibile aumento dell’immigrazione, irregolare e regolare, nel paese rispetto al suo predecessore, complici anche le note carovane provenienti dall’Honduras dello scorso ottobre.

Le fron­tie­re Usa sono al col­las­so, non sono in gra­do di gesti­re la buro­cra­zia rela­ti­va, cau­san­do un ral­len­ta­men­to del siste­ma di acco­glien­za. I can­di­da­ti demo­cra­ti­ci del 2020 dovran­no con­vin­ce­re gli elet­to­ri di saper affron­ta­re il pro­ble­ma, pre­sen­tan­do solu­zio­ni serie (e che non riguar­di­no muri, possibilmente).

Altro gran­de ter­re­no di scon­tro su cui ci si aspet­ta buo­ni dibat­ti­ti sarà la sani­tà. Dopo la stret­ta­po­li­ti­ca di Trump sull’Obamacare, rifor­ma sani­ta­ria di Barack Oba­ma, anche il Dipar­ti­men­to di Giu­sti­zia ha deci­so di soste­ne­re legal­men­te la sen­ten­za di un giu­di­ce fede­ra­le, che nel dicem­bre scor­so ha inva­li­da­to la rifor­ma sani­ta­ria. La deci­so­ne era nell’aria com­pli­ce il fat­to che Trump ave­va ini­zia­to una bat­ta­glia per­so­na­le con­tro la rifor­ma. Anche su que­sto cam­po il dibat­ti­to dovrà esse­re costrut­ti­vo, pro­po­nen­do nuo­ve solu­zio­ni per il ser­vi­zio sani­ta­rio sta­tu­ni­ten­se, che nell’ultimo perio­do ha visto un sen­si­bi­le incre­men­to dei costi assicurativi.

Se chie­des­se­ro attual­men­te ad un elet­to­re ame­ri­ca­no, riguar­do alla poli­ti­ca este­ra, di qua­le pae­se ha più pau­ra in que­sto perio­do sto­ri­co la rispo­sta se la con­ten­de­reb­be­ro tre pae­si: Nord Corea, Cina e Rus­sia. Que­ste tre nazio­ni han­no avu­to alcu­ni pro­ble­mi negli ulti­mi anni con gli Usa. La Cina a livel­lo eco­no­mi­co e per la que­stio­ne del­la cor­sa al 5G, la Corea del Nord per la denu­clea­riz­za­zio­ne (pro­mes­sa ma non attua­ta) e la Rus­sia per i suoi rap­por­ti non del tut­to chia­ri con il Pre­si­den­te.  Le scel­te in poli­ti­ca este­ra han­no da sem­pre un peso impor­tan­te nei con­fron­ti del­la gestio­ne del pae­se. Nes­su­no si vor­reb­be ritro­va­re in una guer­ra con un paz­zo con dei capel­li del genere.

Infi­ne, c’è un con­te­nu­to sul qua­le i demo­cra­ti­ci potreb­be­ro fare la loro for­tu­na, ma che anco­ra non ha attec­chi­to, l’ecologia. Ini­zia­re ad espor­re il pro­ble­ma del cam­bia­men­to cli­ma­ti­co potreb­be por­ta­re voti da quei baci­ni di popo­la­zio­ne che anco­ra non ha capi­to per­ché la sua nazio­ne non ha sot­to­scrit­to gli accor­di sul cli­ma di Pari­gi. Infat­ti, sul­la spin­ta del suc­ces­so che han­no avu­to in Euro­pa i ver­di nel­le scor­se ele­zio­ni, il tema potreb­be esse­re l’asso del­la mani­ca del can­di­da­to che lo cavalcherà.

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Luca Pagani
Ten­to di espri­mer­mi su un po’ di cose e spes­so fallisco. 
Però sono simpatico.

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