Cosa ci resta?

Dove è finita la rabbia, lo sdegno. Dove sono finite le promesse, le minacce, i proclami. Cosa ci resta da quel 14 agosto del 2018?

Esat­ta­men­te un anno dopo, il gover­no che si era inca­ri­ca­to di por­ta­re fat­ti, giu­sti­zia e sol­lie­vo alle fami­glie del­le 43 vit­ti­me e a una nazio­ne inte­ra, sta affron­tan­do una cri­si che pro­ba­bil­men­te por­te­rà ad un nuo­vo voto. Un’evoluzione total­men­te diver­sa rispet­to a quel­la che ci si sareb­be aspet­ta­ti un anno fa, quan­do Di Maio, Sal­vi­niCon­te si pre­sen­ta­ro­no il gior­no stes­so a Geno­va, uni­ti, per capi­re cosa fos­se suc­ces­so, per espri­me­re vici­nan­za alla popo­la­zio­ne di una cit­tà sem­pre più in ginocchio.

E ci erano riusciti, tanto che ai funerali di stato delle vittime furono lungamente applauditi dalle migliaia di persone che presenziarono.

Anche per­ché nel­le ore suc­ces­si­ve alla stra­ge si era­no espres­si con toni duri con­tro la socie­tà pri­va­ta con­ces­sio­na­ria del ser­vi­zio di via­bi­li­tà Auto­stra­de per l’Italia.

Sin da subi­to si era par­la­to del­la pos­si­bi­li­tà di revo­ca di quel­la con­ces­sio­ne ed ave­va­no accu­sa­to in pri­ma per­so­na i Benet­ton e tut­ta la socie­tà che con­trol­la­no di esser respon­sa­bi­li per la cata­stro­fe. Come bia­si­ma­re un gover­no che dopo poco più di due mesi di lavo­ro si tro­va ad affron­ta­re una tra­ge­dia del gene­re, si com­pren­de la rea­zio­ne uma­na, la rab­bia e il ten­ta­ti­vo di cer­ca­re ali­bi e col­pe­vo­li di quel­la che ad oggi sem­bra sem­pre più un con­cor­so di col­pa. Una socie­tà con­ces­sio­na­ria che non fece abba­stan­za per manu­te­ne­re il pon­te e uno Sta­to che non fece i dovu­ti con­trol­li sul lavo­ro che Auto­stra­de sta­va compiendo.

Quello che resta ad un anno di distanza sono tante promesse, alcune mantenute, ma altre lasciate cadere nel vuoto.

Ciò che rima­ne­va del via­dot­to è sta­to demo­li­to con otti­mi risul­ta­ti gra­zie alle per­so­ne che han­no lavo­ra­to in modo impec­ca­bi­le per disfar­si di quei mon­co­ni, che era­no diven­ta­ti il sim­bo­lo del­la disgra­zia, un “record di effi­cien­za” secon­do Mar­co Buc­ci, sin­da­co di Geno­va. Demo­li­zio­ne che però è avve­nu­ta con alcu­ni mesi di ritar­do rispet­to alle pro­mes­se del gover­no e del­la regio­ne Ligu­ria, dovu­to alle com­pli­ca­zio­ni che si sono riscon­tra­te pri­ma per il decre­to Geno­va e poi per lavo­ri ma che han­no por­ta­to ad un con­se­guen­te ritardo.

La revoca della concessione ad Autostrade, il cavallo di battaglia cavalcato sin dal 15 agosto scorso dal governo, è ancora in alto mare.

Il Mini­stro del­le infra­strut­tu­re Toni­nel­li ha con­ti­nua­to ad espri­me­re la volon­tà del­lo sta­to di anda­re fino in fon­do con que­sta deci­sio­ne, ma il tem­po ha rive­la­to quan­to que­sta scel­ta sia dif­fi­ci­le da por­ta­re a ter­mi­ne. Nel con­trat­to infat­ti è pre­vi­sta, in caso di revo­ca uni­la­te­ra­le, una clau­so­la che por­te­reb­be a dover paga­re un inden­niz­zo tra i 22 e i 25 miliar­di. La stra­da inol­tre appa­re anco­ra più in sali­ta dopo la deci­sio­ne del Vice­pre­mier Mat­teo Sal­vi­ni di sfi­du­cia­re l’attuale gover­no, por­tan­do ad un allun­ga­men­to con­si­de­re­vo­le dei tem­pi. Tan­to che le azio­ni del­la socie­tà dei Benet­ton il 9 ago­sto han­no gua­da­gna­to il 3% in una sola seduta.

Il nuovo ponte che sorgerà sulle ceneri del Morandi è all’inizio della sua costruzione.

Secon­do le sti­me del sin­da­co di Geno­va Mar­co Buc­ci e del pre­si­den­te del­la Regio­ne Toti il pon­te sarà pron­to non più tar­di del­la fine del mese di Apri­le 2020. Nato dal­la men­te di Ren­zo Pia­no avrà un costo com­ples­si­vo di 202 milio­ni di euro e vedrà la col­la­bo­ra­zio­ne del­le impre­se Fin­can­tie­ri eSali­ni Impre­gi­lo.

Per quan­to riguar­da il rebus del­la cri­si di gover­no, Buc­ci ha assi­cu­ra­to, in una recen­te inter­vi­sta a Tele­nord, che i lavo­ri pro­se­gui­ran­no sen­za ritar­di. “È vero che in que­sto momen­to è in atto una cri­si di gover­no, ma ho avu­to garan­zie che que­sta non infi­ce­rà i lavo­ri sul pon­te e i lavo­ri di mes­sa a pun­to del­la cit­tà di Geno­va. C’è un impe­gno mio per­so­na­le e ho l’impegno del gover­no sul fat­to che non ci saran­no riper­cus­sio­ni sui lavo­ri.”

Genova ad un anno dal crollo è la rappresentazione dell’Italia intera. Una città che nonostante le difficoltà causate da noncuranza, superficialità e incompetenza riesce a risollevarsi con forza e determinazione.

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Luca Pagani
Ten­to di espri­mer­mi su un po’ di cose e spes­so fallisco. 
Però sono simpatico.