Crisi di governo, o come il caldo dà alla testa

Crisi di governo

Lui­gi Di Maio si allon­ta­na salu­tan­do cor­dial­men­te i gior­na­li­sti assie­pa­ti ad ascol­ta­re le sue paro­le, dopo il suo tur­no di con­sul­ta­zio­ni con il Pre­si­den­te Mat­ta­rel­la. Il suo sguar­do tra­di­sce pre­oc­cu­pa­zio­ne e stan­chez­za. Dal­lo stu­dio di La7, dove è in cor­so lo spe­cia­le di Enri­co Men­ta­na sul­la cri­si di gover­no, ormai quo­ti­dia­no, si sen­te la voce di Ales­san­dro De Ange­lis dire: “Non ha nomi­na­to il Pd”.

Incal­zan­do sul­la scel­ta di paro­le del capo poli­ti­co dei 5stelle, anche Men­ta­na si sof­fer­ma su quel­la man­can­za nel discor­so dell’ormai ex Vice­pre­mier. Il Par­ti­to Demo­cra­ti­co, che da gior­ni i gior­na­li con­si­de­ra­no il più accre­di­ta­to per la for­ma­zio­ne del­la nuo­va mag­gio­ran­za par­la­men­ta­re, non è sta­to nomi­na­to. Dopo qual­che minu­to di dibat­ti­to è pro­prio il diret­to­re a dire le paro­le che tut­ti nel­lo stu­dio stan­no ini­zian­do a pen­sa­re: “Non ha nean­che chiu­so alla Lega”.

Questa è l’ultima di una lunga serie di nevrosi che hanno colpito la politica italiana in questo agosto più caldo del solito.

La pri­ma? Mat­teo Sal­vi­ni che, dal­le spiag­ge toc­ca­te dal suo tour esti­vo, l’8 ago­sto scor­so ha aper­to la cri­si di gover­no più assur­da che si ricordi.

La più assur­da e la più rac­con­ta­ta. Da gior­ni infat­ti schie­re di gior­na­li­sti inva­do­no le stra­de del­la Capi­ta­le spa­ven­tan­do i mol­ti turi­sti che oltre alle rovi­ne roma­ne si ritro­va­no a dover osser­va­re le mace­rie del gover­no gial­lo-ver­de, frut­to di un’im­pos­si­bi­le allean­za che pro­prio in que­ste ore si ten­ta, sep­pur con inter­pre­ti diver­si, di ricreare.

Subi­to dopo l’apertura del­la cri­si, Ren­zi, in un moto di ego­cen­tri­smo che sem­bra aver col­pi­to tut­ti i Mat­teo del pae­se, ha sca­val­ca­to l’attuale segre­ta­rio del Pd Nico­la Zin­ga­ret­ti apren­do la stra­da ad un’al­lean­za tra Pd e 5stelle. Un gover­no gial­lo-ros­so a cui subi­to il segre­ta­rio si dice con­tra­rio, a cau­sa del­le enor­mi dif­fe­ren­ze poli­ti­che tra le due fazio­ni, ma che in un secon­do momen­to è sta­to costret­to a considerare.

Tra il rincorrersi di fugaci notizie la preoccupazione più grande restano i sondaggi. Come sono cambiati gli scenari politici da quell’8 agosto?

Sen­za dover ricor­re­re a ecces­si pro­pa­gan­di­sti­ci – vedi il son­dag­gio segre­to di Sgar­bi che dareb­be la lega al 40% — secon­do i dati dell’Istituto spe­cia­liz­za­to Tec­nè, poi dif­fu­si da Repub­bli­ca, Sal­vi­ni, ad oggi, si atte­ste­reb­be intor­no al 31,3%. Una bel­la sci­vo­la­ta rispet­to al 38% di fine luglio, che il lea­der leghi­sta ten­ta di argi­na­re ritor­nan­do sui suoi pas­si, come se nul­la di tut­to quel­lo che è suc­ces­so nel­le ulti­me set­ti­ma­ne con­ti alcun­ché: pri­ma riti­ran­do la sfi­du­cia all’esecutivo e poi allun­gan­do nuo­va­men­te la mano ai 5stelle, for­se bluf­fan­do per ten­ta­re di far sal­ta­re l’alleanza con il Pd.

Dal­la par­te oppo­sta del­la bar­ri­ca­ta, il segre­ta­rio del Pd Zin­ga­ret­ti e quel­lo pen­ta­stel­la­to Di Maio si sono sedu­ti al tavo­lo del­le trat­ta­ti­ve per con­se­gna­re a Mat­ta­rel­la la boz­za di una pos­si­bi­le inte­sa, e quin­di di gover­no, accor­gen­do­si del­le dif­fe­ren­ze ideologiche.

I 5stelle spin­go­no per il taglio dei par­la­men­ta­ri, que­stio­ne sul­la qua­le il Pd sem­bra­va aver ini­zial­men­te fat­to mar­cia indie­tro, dichia­ran­do­lo poi un obbiet­ti­vo del­la legi­sla­tu­ra accom­pa­gna­to da una modi­fi­ca del­la leg­ge elettorale.

Ter­re­no di scon­tro è anche la nomi­na del Pre­si­den­te del Con­si­glio. Secon­do il Pd un even­tua­le Con­te bis sareb­be da evi­ta­re per crea­re discon­ti­nui­tà. Secon­do i gril­li­ni inve­ce è neces­sa­rio che sia pro­prio Giu­sep­pe Con­te l’uomo chia­ve dell’alleanza, in un ulti­mo ten­ta­ti­vo di sal­var­si la faccia.

Nono­stan­te i cin­que pun­ti di Zin­ga­ret­ti e i die­ci di Di Maio, que­st’al­lean­za sem­bra ancor pri­ma di crear­si un’intesa peri­co­lo­sa e azzar­da­ta, che andreb­be a dan­neg­gia­re entram­bi gli schieramenti.

Come può il Par­ti­to Demo­cra­ti­co pen­sa­re di crea­re un gover­no sta­bi­le con un part­ner che in meno di una set­ti­ma­na è pas­sa­to da un gover­no con una for­za di estre­ma destra a una pos­si­bi­le allean­za con un par­ti­to di cen­tro sini­stra? Tra l’altro, sen­za discus­sio­ni inter­ne, sen­za alcun con­gres­so, sen­za nes­sun cam­bio alla testa del par­ti­to, sol­tan­to per­va­so da una gran­de incoe­ren­za di fondo.

Anco­ra non è chia­ro in che modo ci riu­sci­ran­no, ma già sui social net­work gli elet­to­ri del­le due fazio­ni impaz­za­no nel­l’en­ne­si­ma guer­ri­glia onli­ne. Un ini­zio che lascia ben spe­ra­re per il nuo­vo gover­no “Anti-Sal­vi­ni”.

La doman­da sor­ge quin­di spon­ta­nea. Vota­re o non vota­re? Lascia­re il pae­se in mano a un Mat­teo Sal­vi­ni inde­bo­li­to dai suoi stes­si erro­ri ades­so, o tra uno o due anni, quan­do il gover­no gial­lo-ros­so lo avrà raf­for­za­to por­tan­do­lo a per­cen­tua­li inimmaginabili?

Con­di­vi­di:
Luca Pagani
Ten­to di espri­mer­mi su un po’ di cose e spes­so fallisco. 
Però sono simpatico.