Cosa sappiamo sull’industria bellica italiana

Cosa sappiamo sull'industria bellica italiana

In segui­to all’offensiva ordi­na­ta da Erdoğan nel­la Siria set­ten­trio­na­le, si sono sol­le­va­te diver­se pole­mi­che riguar­do alla ven­di­ta di armi ita­lia­ne alla Tur­chia; ven­di­ta che il mini­stro degli Este­ri Lui­gi Di Maio ha volu­to fer­ma­re con un decre­to mini­ste­ria­le che proi­bi­sce ulte­rio­ri auto­riz­za­zio­ni alle espor­ta­zio­ni di armi ver­so Anka­ra. Ma cosa sap­pia­mo sul mer­ca­to del­le armi made in Italy?

La leg­ge 185 del 1990 disci­pli­na l’esportazione di arma­men­ti dal nostro pae­se ed elen­ca i casi in cui è vie­ta­ta: non si pos­so­no ven­de­re armi a Pae­si in sta­to di con­flit­to arma­to, a Pae­si la cui poli­ti­ca con­tra­sti con l’articolo 11 del­la Costi­tu­zio­ne, a Pae­si i cui gover­ni sia­no respon­sa­bi­li di accer­ta­te vio­la­zio­ni del­le con­ven­zio­ni inter­na­zio­na­li in mate­ria di dirit­ti dell’uomo, e nem­me­no a quel­li nei con­fron­ti dei qua­li sia sta­to dichia­ra­to un embar­go dal­le Nazio­ni Unite.

La leg­ge dispo­ne inol­tre la costi­tu­zio­ne di un’Autorità nazio­na­le, la UAMA (Uni­tà per le Auto­riz­za­zio­ni dei Mate­ria­li di Arma­men­to), con sede pres­so il mini­ste­ro degli Este­ri, il cui com­pi­to con­si­ste nel valu­ta­re la con­ces­sio­ne di auto­riz­za­zio­ni e licen­ze di espor­ta­zio­ne di arma­men­ti ver­so altri sta­ti. Que­sta Auto­ri­tà, il cui diret­to­re è per leg­ge al pari di un mini­stro ple­ni­po­ten­zia­rio, dovreb­be in sostan­za fun­ge­re da orga­no di con­trol­lo; sen­non­ché qui tro­via­mo il pri­mo inghip­po, per­ché la UAMA, nel tem­po, ha ini­zia­to a ope­ra­re come un pro­mo­to­re dell’industria bel­li­ca nostra­na. Lo atte­sta, per esem­pio, l’audizione del diret­to­re dell’Autorità nazio­na­le, Fran­ce­sco Azza­rel­lo, pres­so la Com­mis­sio­ne Dife­sa del Sena­to lo scor­so 30 gen­na­io. L’audizione era vol­ta a “indi­vi­dua­re le azio­ni uti­li per crea­re miglio­ri con­di­zio­ni di cre­sci­ta del­le espor­ta­zio­ni in un set­to­re trai­nan­te del­l’e­co­no­mia nazio­na­le, anche attra­ver­so un ade­gua­men­to del­la nor­ma­ti­va”, con la garan­zia di un “mas­si­mo sup­por­to alle nostre indu­strie nazio­na­li, indi­vi­duan­do for­mu­le di soste­gno che per­met­ta­no loro di for­ni­re i pro­dot­ti in manie­ra com­pe­ti­ti­va con i pae­si nostri con­cor­ren­ti”. È evi­den­te la con­trad­dit­to­rie­tà di un orga­no depu­ta­to alla vigi­lan­za sul­le espor­ta­zio­ni di arma­men­ti che, nel­lo stes­so tem­po, si pre­oc­cu­pa di ren­de­re com­pe­ti­ti­va quel­la stes­sa indu­stria su cui dovreb­be vigi­la­re.

La UAMA ha anche il pote­re di con­dur­re del­le ispe­zio­ni per veri­fi­ca­re che i mate­ria­li pros­si­mi all’esportazione cor­ri­spon­da­no, in nume­ro e sostan­za, a quel­li auto­riz­za­ti. Come ripor­ta la Rela­zio­ne gover­na­ti­va sull’export ita­lia­no di arma­men­ti (che il gover­no è tenu­to a pre­sen­ta­re al Par­la­men­to ogni anno entro il 31 mar­zo), tali ispe­zio­ni sono sta­te 17 in tut­to il 2018 e 12 nel 2017. Venia­mo ai nume­ri. La fon­te prin­ci­pa­le di dati sull’export di armi pro­vie­ne dal­la cita­ta Rela­zio­ne gover­na­ti­va, la qua­le però, come segna­la ogni anno Rete Ita­lia­na per il Disar­mo, man­ca deci­sa­men­te di tra­spa­ren­za: per esem­pio, non è spe­ci­fi­ca­to qua­li tipi di arma­men­ti ven­go­no espor­ta­ti in que­sto o quel paese.

Occor­re innan­zi­tut­to distin­gue­re fra auto­riz­za­zio­ne (l’approvazione di con­trat­ti che riguar­da­no espor­ta­zio­ni futu­re) e con­se­gna (il fat­tu­ra­to, frut­to di tra­sfe­ri­men­ti effet­ti­vi di mate­ria­le pre­ce­den­te­men­te auto­riz­za­to). Per esem­pio, il decre­to di Di Maio riguar­da solo e uni­ca­men­te le auto­riz­za­zio­ni futu­re, non anco­ra con­ces­se, ma non inci­de in alcun modo sui con­trat­ti in esse­re, quel­li cioè già auto­riz­za­ti e che con­ti­nue­ran­no dun­que a pro­dur­re con­se­gne, seb­be­ne il mini­stro abbia dichia­ra­to di voler agi­re anche in que­sto sen­so. Le auto­riz­za­zio­ni ver­so la Tur­chia nel solo 2018 val­go­no 362,3 milio­ni, 890,6 nel qua­drien­nio 2015–2018.Nel 2018 l’Italia ha espor­ta­to arma­men­ti per un tota­le di 2,5 miliar­di di euro. Ma i nume­ri impor­tan­ti non riguar­da­no tan­to le con­se­gne effet­ti­ve, quan­to appun­to le auto­riz­za­zio­ni: la UAMA ha auto­riz­za­to pro­du­zio­ne ed espor­ta­zio­ni di arma­men­ti (che avver­ran­no dun­que nei pros­si­mi anni) per un tota­le di 5,2 miliar­di di euro.

Rispet­to ai 10,3 miliar­di auto­riz­za­ti nel 2017, i nume­ri si sono dimez­za­ti; ma, come fa nota­re Rete Ita­lia­na per il Disar­mo, si trat­ta di un calo fisio­lo­gi­co, non dovu­to a un cam­bio di dire­zio­ne poli­ti­co sull’export di armi. A dif­fe­ren­za del 2017 e del 2016 non si sono regi­stra­te super-com­mes­se (come l’ordine da 7 miliar­di di euro di cac­cia Euro­fighter per il Kuwait, nel 2016); ma quel­le degli anni pas­sa­ti stan­no anco­ra dan­do un bel da fare alle nostre fab­bri­che. In altre paro­le, nei pros­si­mi anni dob­bia­mo aspet­tar­ci nume­ri note­vo­li al capi­to­lo del­le con­se­gne effet­ti­ve. L’industria bel­li­ca ita­lia­na ha regi­stra­to una note­vo­le impen­na­ta negli ulti­mi anni. Nel perio­do 2015–2018 sono sta­te auto­riz­za­te espor­ta­zio­ni per 36,81 miliar­di di euro, più del dop­pio rispet­to ai 14,23 del qua­drien­nio 2011–2014.

Nel 2018, il 72% del­le auto­riz­za­zio­ni ha riguar­da­to sta­ti fuo­ri dall’UE e dal­la NATO, una per­cen­tua­le in aumen­to ormai da diver­si anni. Al pri­mo posto del­la clas­si­fi­ca 2018 tro­via­mo infat­ti il Qatar, con auto­riz­za­zio­ni per 1,92 miliar­di di euro; il tota­le per il perio­do 2015–2018 è di 6,52 miliardi.

Il nostro paese è tra i principali rifornitori delle monarchie del Golfo Persico fra i membri dell’Unione Europea.

Per pro­muo­ve­re nuo­vi ordi­na­ti­vi mili­ta­ri, la Dife­sa ita­lia­na ha coa­diu­va­to la “cam­pa­gna nava­le” del­la fre­ga­ta Car­lo Mar­got­ti­ni: sal­pa­ta lo scor­so 17 gen­na­io dal por­to di La Spe­zia, la fre­ga­ta ha par­te­ci­pa­to alla Naval Defen­ce Exhi­bi­tion (NAVDEX 2019) di Abu Dha­bi per pro­muo­ve­re le atti­vi­tà dell’industria mili­ta­re ita­lia­na e suc­ces­si­va­men­te ha fat­to sca­lo a Kuwait City, a Dam­man (Ara­bia Sau­di­ta) e a Muscat (Oman), ritor­nan­do a Ged­da (Ara­bia Sau­di­ta) alla fine dell’aprile 2019. Anche il Paki­stan (e i suoi tesi rap­por­ti con l’India) dà gran­di sod­di­sfa­zio­ni alla pro­du­zio­ne ita­lia­na: 1,07 miliar­di di auto­riz­za­zio­ni dal 2015, di cui 682 milio­ni solo nel 2018. All’interno di UE e NATO, i prin­ci­pa­li part­ner sono la Ger­ma­nia (3,17 miliar­di nel 2015–2018) e il Regno Uni­to (5,27 miliar­di nel 2015–2018), ma anche Fran­cia, Spa­gnaSta­ti Uni­ti, oltre ovvia­men­te alla Tur­chia.

Seb­be­ne il lega­me tra l’industria bel­li­ca ita­lia­na e Anka­ra abbia desta­to mol­to scal­po­re, la Tur­chia non è, pur­trop­po, l’unico sta­to in guer­ra a cui ven­dia­mo armi. Il caso più gra­ve è for­se quel­lo dell’Arabia Sau­di­ta, da quat­tro anni impe­gna­ta atti­va­men­te in una guer­ra civi­le in Yemen che sta cau­san­do una del­le più tra­gi­che cri­si uma­ni­ta­rie di sem­pre (seb­be­ne se ne par­li poco). Dall’inizio del con­flit­to, il nostro pae­se ha auto­riz­za­to l’esportazione di armi per cir­ca 765 milio­ni di euro e i nume­ri sal­go­no a 1,440 miliar­di se si con­si­de­ra­no i dati dal 2012. Il Par­la­men­to euro­peo, con due riso­lu­zio­ni (del 13 set­tem­bre 2017 sull’esportazione di armi e del 4 otto­bre 2018 sul­la situa­zio­ne nel­lo Yemen), ha chie­sto ai pae­si mem­bri di por­re un embar­go sul­le for­ni­tu­re mili­ta­re all’Arabia Sau­di­ta e agli Emi­ra­ti Ara­bi. Nel 2018 non sono sta­te con­ces­se auto­riz­za­zio­ni di ven­di­ta ver­so l’Arabia Sau­di­ta ma, ana­lo­ga­men­te alla Tur­chia, i con­trat­ti in esse­re sono anco­ra vali­di e le espor­ta­zio­ni con­ti­nua­no. Per quan­to riguar­da gli Emi­ra­ti Ara­bi (allea­ti dell’Arabia Sau­di­ta nel con­flit­to), nel 2018 sono sta­te con­ces­se auto­riz­za­zio­ni per 220,3 milio­ni, con un signi­fi­ca­ti­vo aumen­to rispet­to ai 29,3 e ai 59,3 dei due anni precedenti.

RWM Ita­lia è un’azienda che in Sar­de­gna pro­du­ce bom­be aeree del­la clas­se MK80; ha sede lega­le in pro­vin­cia di Bre­scia ed è con­trol­la­ta dal pro­dut­to­re di armi tede­sco Rhein­me­tall AG. Un rap­por­to dell’ONU del 2017 ha docu­men­ta­to l’uti­liz­zo di que­sti ordi­gni nei bom­bar­da­men­ti sui civi­li in zone abi­ta­te del­lo Yemen; nel 2016 una fami­glia di sei per­so­ne, tra cui una don­na incin­ta e i suoi quat­tro figli, sono sta­ti ucci­si a Deir Al-Haja­ri da una bom­ba pro­dot­ta da RWM Italia.

Ai ver­ti­ci dell’industria bel­li­ca ita­lia­na tro­via­mo Leo­nar­do S.p.A. (ex Fin­mec­ca­ni­ca), con­trol­la­ta al 30% dal Mini­ste­ro dell’Economia e del­le Finan­ze, che nel 2018 ha rice­vu­to auto­riz­za­zio­ni per 3,233 miliar­di di euro. I pro­dot­ti Leo­nar­do sono par­ti­co­lar­men­te apprez­za­ti in Tur­chia: un esem­pio sono gli eli­cot­te­ri T129, pro­dot­ti in Tur­chia su licen­za di Leo­nar­do, basa­ti sull’A129 Man­gu­sta dell’italiana Agu­sta Westland (socie­tà del grup­po Leo­nar­do) con sede in pro­vin­cia di Vare­se;  o anco­ra, gli aerei ATR72-600 pro­dot­ti da un’altra socie­tà vare­sot­ta, Ale­nia Aer­mac­chi, sem­pre del grup­po Leo­nar­do, per la mari­na turca.

L’Italia non è cer­to l’eccezione: ven­de­re armi a chi non dovreb­be rice­ver­ne è la rego­la, in tut­to il mon­do. Regno Uni­to e Sta­ti Uni­ti ci han­no sem­pre pre­ce­du­to come for­ni­to­ri del­la monar­chia Sau­di­ta e, per quan­to riguar­da la Tur­chia, la deci­sio­ne di diver­si pae­si (come Ger­ma­nia, Fran­cia, Nor­ve­gia) di bloc­ca­re le ven­di­te ha la for­za di un buf­fet­to rispet­to all’esercito schie­ra­to da Erdoğan, arma­to da que­gli stes­si pae­si fino al gior­no pre­ce­den­te all’inizio del­le ope­ra­zio­ni in Siria. Per sua stes­sa natu­ra, il mer­ca­to del­le armi è sosten­ta­to in gran par­te da chi ne ha più neces­si­tà: i pae­si in guerra.

In bal­lo ci sono miliar­di di euro e com­pli­ca­ti rap­por­ti di pote­re, ma ven­de­re una bom­ba a chi la usa per mas­sa­cra­re civi­li iner­mi ren­de com­pli­ci di quel mas­sa­cro. Anche se da un uffi­cio distan­te miglia­ia di chi­lo­me­tri, rispet­to ai luo­ghi in cui quel­le bom­be ven­go­no fat­te esplo­de­re, dimen­ti­car­se­lo è più facile.

Con­di­vi­di:
Fabrizio Maroni
Stu­den­te di Scien­ze Poli­ti­che. Ogni mio sfor­zo è vol­to prin­ci­pal­men­te a non addor­men­tar­mi, espri­mo pare­ri che nes­su­no ha chiesto.