Hong Kong: mesi di proteste senza tregua per libertà e diritti civili

HONG KONG, HONG KONG - JUNE 12: A protester makes a gesture during a protest on June 12, 2019 in Hong Kong China. Large crowds of protesters gathered in central Hong Kong as the city braced for another mass rally in a show of strength against the government over a divisive plan to allow extraditions to China. (Photo by Anthony Kwan/Getty Images)

Le imma­gi­ni che rim­bal­za­no su gior­na­li e tele­gior­na­li inqua­dra­no fiu­mi di per­so­ne con elmet­ti gial­li e masche­ri­ne anti­gas che si scon­tra­no fero­ce­men­te con la poli­zia. Cen­ti­na­ia i feri­ti gra­vi, miglia­ia le per­so­ne rico­ve­ra­te negli ospe­da­li, ormai pie­ni ben oltre la loro capien­za. Eppu­re le pro­te­ste non si pla­ca­no e la gen­te si river­sa ancor di più per le stra­de. Vi è una data di ini­zio degli even­ti e risa­le a qual­che mese fa; 31 mar­zo 2019. Ma per com­pren­de­re al meglio le vicen­de nar­ra­te biso­gna fare il pun­to di que­sta situa­zio­ne, non tan­to chia­ra alla mag­gior par­te di noi.

Hong Kong è una regio­ne ammi­ni­stra­ti­va spe­cia­le del­la Repub­bli­ca Popo­la­re Cine­se. Per regio­ne “spe­cia­le” s’intende che fa sì par­te del­la Cina ma che non si può defi­ni­re total­men­te cine­se. Per capir­ci di più su quest’ultima fra­se biso­gna fare un pas­so indie­tro. Nel­lo spe­ci­fi­co, dob­bia­mo tor­na­re alla metà dell’800 quan­do, tra Cina e Regno uni­to, si com­bat­te­ro­no le così det­te “guer­re dell’oppio”. Que­sti due con­flit­ti decre­ta­ro­no il pas­sag­gio e la ces­sio­ne dell’isola di Hong Kong al Regno Unito.

Nel 1997, tra le due poten­ze, fu sigla­to un nuo­vo accor­do che pre­ve­de­va che dal pri­mo luglio di quell’anno, la sovra­ni­tà sul ter­ri­to­rio di Hong Kong sareb­be pas­sa­ta alla Cina ma che, allo stes­so tem­po, per altri 50 anni, fino cioè al 2047, sareb­be rima­sto in vigo­re un prin­ci­pio fondamentale.

“One country, two systems”, “un paese, due sistemi”, che avrebbe permesso agli abitanti di Hong Kong, e anche a quelli della vicina ex colonia portoghese di Macao, di vivere secondo i valori occidentali.

Non a caso, Hong Kong è con­si­de­ra­ta un’iso­la di liber­tà in sti­le occi­den­ta­le, alta­men­te svi­lup­pa­ta e den­sa­men­te popo­la­ta con qua­si 7 milio­ni di abi­tan­ti su una super­fi­cie poco infe­rio­re a quel­la di Roma. Rico­pre l’importantissimo ruo­lo stra­te­gi­co di sno­do com­mer­cia­le e finan­zia­rio, non­ché appro­do per i dis­si­den­ti in fuga dal­la Cina con­ti­nen­ta­le dove vie­ne rigo­ro­sa­men­te rispet­ta­to lo sta­to di diritto.

Il suo siste­ma poli­ti­co è demo­cra­ti­co e mul­ti­par­ti­ti­co e inclu­de la tri­par­ti­zio­ne dei pote­ri (ese­cu­ti­vo, legi­sla­ti­vo, giu­di­zia­rio), esat­ta­men­te come nel­le nostre demo­cra­zie occi­den­ta­li. La Cina con­ti­nen­ta­le, d’altro can­to, è una repub­bli­ca socia­li­sta mono­par­ti­ti­ca che noi occi­den­ta­li, per com­pren­der­ci meglio, defi­ni­rem­mo una dit­ta­tu­ra gui­da­ta da un solo par­ti­to. Tut­ti i pote­ri costi­tu­zio­na­li sono affi­da­ti al Par­ti­to Comu­ni­sta Cinese.

Ogni cosa, all’interno del pae­se, è con­trol­la­ta dal Par­ti­to. La magi­stra­tu­ra, il par­la­men­to, l’esercito, l’economia, l’industria, la pro­prie­tà pri­va­ta e tut­to il resto. I mani­fe­stan­ti, sce­si in piaz­za ad Hong Kong il gior­no del ven­ti­due­si­mo anni­ver­sa­rio del ritor­no alla Cina, chie­de­va­no la can­cel­la­zio­ne di un pro­get­to di leg­ge, poi sol­tan­to sospe­so, che con­sen­ti­va l’estra­di­zio­ne sul con­ti­nen­te di con­te­sta­to­ri e sospet­ti cri­mi­na­li, così sot­to­po­sti al giu­di­zio dei tri­bu­na­li cine­si. Un prov­ve­di­men­to volu­to for­te­men­te dal­la gover­na­tri­ce Car­rie Lam, accu­sa­ta di esse­re una pura ese­cu­tri­ce del­le dispo­si­zio­ni di Pechino.

Gli oppo­si­to­ri del­la Lam, già poco con­si­de­ra­ti in pas­sa­to anche a segui­to del­la “rivo­lu­zio­ne degli ombrel­li” (2014), vedo­no un’op­pri­men­te stret­ta su giu­sti­zia e dirit­ti uma­ni. Ingiu­sti pro­ces­si e dub­bi seque­stri sono all’ordine del gior­no e stan­no sman­tel­lan­do in fret­ta quel­lo sta­to di liber­tà che è sem­pre sta­to par­te fon­da­men­ta­le di Hong Kong.

L’intento, da ciò che si dice, sem­bra quel­lo di anti­ci­pa­re il ritor­no alla Cina con­ti­nen­ta­le e di impor­re un vero e pro­prio pro­get­to di con­fi­gu­ra­zio­ne iden­ti­ta­ria sul model­lo auto­ri­ta­rio. Un estre­mo ed anti­ci­pa­to ten­ta­ti­vo di “cine­siz­za­re” quel­lo che vie­ne con­si­de­ra­to da tut­ti il vero faro occi­den­ta­le dell’estremo orien­te. La pau­ra che sta con­ti­nuan­do a far smuo­ve­re le mas­se è deri­van­te anche dal ricor­do del­le pro­te­ste di piaz­za Tie­nan­men, repres­se dura­men­te nel san­gue nel 1989. La tota­le cen­su­ra mes­sa in atto dal pote­re cen­tra­le, per cela­re quei tra­gi­ci even­ti, sem­bra dare i suoi frut­ti. Infat­ti oggi i ricor­di di quel­le dram­ma­ti­che pro­te­ste si fan­no sem­pre più sbia­di­ti e il gover­no di Pechi­no ne ha ordi­na­to la can­cel­la­zio­ne più tota­le ren­den­do incon­sa­pe­vo­li di quan­to suc­ces­so le nuo­ve generazioni.

Mattia Alfano