Il grande valore della moda ecofriendly

Mila­no vener­dì scor­so ha visto sfi­la­re per le sue stra­de cen­ti­na­ia di bam­bi­ni, gio­va­ni e adul­ti di ogni fascia
d’età, riu­ni­ti per ricor­da­re a tut­ti che il nostro pia­ne­ta è in gra­ve peri­co­lo. Mila­no ha appe­na ospi­ta­to anche la Mila­no Fashion Week, che ha atti­ra­to sti­li­sti, model­le, blog­ger e appas­sio­na­ti di moda da ogni par­te del mondo.

Questi due eventi culturalmente e mediaticamente catalizzanti, sembrano non avere alcun nesso in comune, ma non è così.

L’industria tes­si­le è una del­le indu­strie più dispen­dio­se dal pun­to di vista ener­ge­ti­co, per quan­to riguar­da la pro­du­zio­ne e lo smal­ti­men­to. Il pro­gram­ma tele­vi­si­vo Pre­sa Diret­ta, con­dot­to da Ric­car­do Iaco­na su Rai3, il 9 set­tem­bre ha affron­ta­to la tema­ti­ca del­la moda e del­la cri­si cli­ma­ti­ca attua­le, por­tan­do alla luce dati mol­to sorprendenti.

La scel­ta di com­pra­re un capo eco­friend­ly piut­to­sto che uno appar­te­nen­te alla fast fashion è una scel­ta eti­ca, poli­ti­ca ed ambien­ta­le al con­tem­po: non si trat­ta sola­men­te di segui­re o meno la moda, ben­sì di com­pie­re scel­te con­sa­pe­vo­li. La pun­ta­ta di Pre­sa Diret­ta non a caso si inti­to­la Pan­ni spor­chi, pro­prio per­ché ogni vol­ta che com­pria­mo un capo dob­bia­mo chie­der­ci quan­to ci sia di “spor­co” nel nostro acquisto.

Mol­to spes­so, i pro­dot­ti del fast fashion, del­le cate­ne, o sem­pli­ce­men­te i capi di abbi­glia­men­to appa­ren­te­men­te bel­li, ven­du­ti a un prez­zo bas­so, sono anche di scar­sa qua­li­tà. Abi­tua­ti ad ave­re tut­to e subi­to, pos­si­bil­men­te al minor prez­zo in cir­co­la­zio­ne, pre­fe­ria­mo ave­re un alto nume­ro di vesti­ti piut­to­sto che pre­oc­cu­par­ci non solo del­la loro qua­li­tà, ma anche del loro impat­to ambien­ta­le e del­la loro dura­ta.

Duran­te la tra­smis­sio­ne, ven­go­no mostra­ti esem­pi con­cre­ti e pos­si­bi­li di una moda eco­friend­ly: stu­den­ti del­lo IED, Orso­la de Castro, fon­da­tri­ce di Fashion Revo­lu­tion e altri ospi­ti del­la pun­ta­ta rac­con­ta­no al pub­bli­co un altro mon­do pos­si­bi­le: un mon­do che vede per­so­ne come noi sce­glie­re pochi abi­ti, ma di qua­li­tà. Vie­ne sve­la­to anche un altro det­ta­glio impor­tan­te: tut­to ciò è estre­ma­men­te sem­pli­ce, si può crea­re ed acqui­sta­re una moda eco­so­ste­ni­bi­le bel­la, viva­ce e che par­li del nostro stile.

Continuare a comprare capi che costano poco, ma si rovineranno entro qualche mese, oppure che sono stati fabbricati in Paesi che non rispettano gli standard di sicurezza lavorativa, o che nascono da fibre artificiali e sintetiche che comportano un alto dispendio energetico, non può che portare al collasso ambientale.

Le risor­se alle qua­li l’u­ma­ni­tà attin­ge inin­ter­rot­ta­men­te non sono infi­ni­te, come ricor­da Gre­ta e come ricor­da­no le mani­fe­sta­zio­ni del Fri­day For Futu­re di tut­to il mon­do. Pro­va­re a por­si qual­che doman­da sul­la sto­ria del­le t‑shirt che si acqui­sta­no con­sen­ti­reb­be di com­pren­de­re che anche le sin­go­le scel­te appa­ren­te­men­te inno­cue han­no un impat­to ambien­ta­le rilevante.

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Caterina Cerio
Vivo a Mila­no ma sono inna­mo­ra­ta di Sivi­glia, dove ho fat­to il pri­mo Era­smus. Amo il sole, il mare e la buo­na com­pa­gnia. Mi pia­ce cono­sce­re cose nuo­ve e l’arte in gene­ra­le con tut­ti gli sti­mo­li che dà.

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