La danza dei due Matteo

Foto Roberto Monaldo / LaPresse 15-10-2019 Roma Politica Trasmissione tv "Porta a Porta" Nella foto Matteo Salvini, Matteo Renzi Photo Roberto Monaldo / LaPresse 15-10-2019 Rome (Italy) Tv program "Porta a Porta" In the pic Matteo Salvini, Matteo Renzi

La poli­ti­ca ita­lia­na si nutre da sem­pre di dua­li­smi pro­fon­di, acce­si, pola­riz­zan­ti: Togliat­ti e De Gaspe­ri, Cra­xi e Ber­lin­guer, D’Alema e Vel­tro­ni, Pro­di e Berlusconi.

Da qual­che mese se n’è affac­cia­to un altro, quel­lo tra Mat­teo Sal­vi­ni e Mat­teo Ren­zi.

Sono loro i due lea­der al cen­tro del­la sce­na: si annu­sa­no, si stuz­zi­ca­no, in fon­do si asso­mi­glia­no. Poco dopo la nasci­ta del Con­te due, l’ex sin­da­co di Firen­ze con­fes­sò di sen­tir­si con il leghi­sta via sms:

Ho man­da­to un mes­sag­gi­no a Sal­vi­ni quan­do si è dimes­so e lui ave­va fat­to lo stes­so com me dopo il refe­ren­dum. Era giu­sto dire: sei il mio avver­sa­rio e lo sarai sem­pre ma ti con­ce­do l’o­no­re del­le armi.

Emer­se allo­ra un rap­por­to di ammi­ra­zio­ne tra i due, un rap­por­to in gra­do di sor­vo­la­re sul­la dura bat­ta­glia poli­ti­ca e ideo­lo­gi­ca inne­sca­ta dall’arrivo di Sal­vi­ni al Vimi­na­le e dall’adozione di poli­ti­che restrit­ti­ve sull’immigrazione.

L’attuale pano­ra­ma poli­ti­co li vede entram­bi in dif­fi­col­tà. Da una par­te l’ex mini­stro dell’Interno ha subi­to in esta­te una scon­fit­ta pesan­tis­si­ma: il suo pro­get­to di anda­re a Palaz­zo Chi­gi pas­san­do per le urne è fal­li­to e la sua imma­gi­ne è offu­sca­ta dal­le inchie­ste sul­la Rus­sia e i pre­sun­ti affa­ri tra la Lega e gli ambien­ti vici­ni al pre­si­den­te Putin. Lune­dì 21 Report (Rai Tre) ha man­da­to in onda un ser­vi­zio inquie­tan­te che ha rico­strui­to la vicen­da e ha get­ta­to luce sull’antico rap­por­to tra il segre­ta­rio leghi­sta e il suo col­la­bo­ra­to­re Savoi­ni. Sal­vi­ni, su que­sto pun­to, non rispon­de. Si osti­na a evi­ta­re la que­stio­ne e a liqui­dar­la con qual­che bat­tu­ta. Il pro­ble­ma di fon­do è che nel­le ulti­me set­ti­ma­ne, a dispet­to dei son­dag­gi sem­pre con­for­tan­ti per la Lega, si sta affer­man­do per lui l’immagine di lea­der poco tra­spa­ren­te.

Cosa nasconde Salvini? Perché non risponde definitivamente e non allontana i sospetti che lo circondano?

Pro­ba­bil­men­te que­ste doman­de reste­ran­no sen­za rispo­sta a lun­go. Ciò che si può coglie­re con faci­li­tà è però il dua­li­smo del­la con­di­zio­ne attua­le dell’ex vice­pre­mier: da una par­te riem­pie le piaz­ze e ricom­pat­ta il cen­tro-destra, dall’altra appa­re in dif­fi­col­tà, inca­pa­ce di risol­le­var­si dal­lo smac­co subi­to a fer­ra­go­sto. È come ingab­bia­to nel per­so­nag­gio duro, prag­ma­ti­co e sbri­ga­ti­vo che si è costrui­to. Ha alza­to l’asticella del­le aspet­ta­ti­ve — sem­pre di cor­sa, onni­pre­sen­te — e ades­so fa fati­ca a resta­re al pas­so.

Que­sta situa­zio­ne è straor­di­na­ria­men­te affi­ne a quel­la dell’arci­ne­mi­co Mat­teo Ren­zi. Dopo le scon­fit­te al refe­ren­dum del 2016 e alle ele­zio­ni poli­ti­che del 2018 la sua lea­der­ship è entra­ta in for­te cri­si. Per­si il gover­no e il par­ti­to, si è ritro­va­to a capo di una mino­ran­za rumo­ro­sa e abba­stan­za anti­pa­ti­ca. Ren­zi e i ren­zia­ni, infat­ti, sono la fazio­ne poli­ti­ca meno popo­la­re del Pae­se. L’ex pre­mier ha pro­va­to in tut­ti i modi a rima­ne­re a gal­la, a non mol­la­re defi­ni­ti­va­men­te gli ormeg­gi. Que­sta esta­te ha avu­to l’occasione di tor­na­re in cam­po e l’ha sfrut­ta­ta con gran­de fur­bi­zia.

Abiurando la storica avversione ai Cinque Stelle e propiziando la nascita del nuovo governo, Renzi ha riconquistato il centro della scena.

Non è cer­to tor­na­to sim­pa­ti­co, né popo­la­re. Ha però ritro­va­to lo spa­zio poli­ti­co che ave­va per­du­to e si è risco­per­to il poli­ti­co spre­giu­di­ca­to che è sem­pre sta­to. La fon­da­zio­ne di Ita­lia Viva, par­ti­ti­no per defi­ni­zio­ne, gli con­sen­te di con­trol­la­re il gover­no. Nel siste­ma ita­lia­no, infat­ti, una man­cia­ta di par­la­men­ta­ri può diven­ta­re deci­si­va: è que­sto il gio­co scel­to da Ren­zi per i pros­si­mi mesi. Intan­to, si ali­men­ta­no le voci: farà cade­re il gover­no? Dure­rà? E il dibat­ti­to che ne con­se­gue gio­ca a suo favo­re, lo rivi­ta­liz­za. Inu­ti­le dire che in que­sto sche­ma il gran­de assen­te è il dibat­ti­to sull’utilità di que­sto ese­cu­ti­vo: se non por­te­rà risul­ta­ti con­se­gne­rà il Pae­se a Sal­vi­ni, con tan­ti salu­ti a Con­te, Di Maio, Zin­ga­ret­ti e allo stes­so Renzi.

In ogni caso la mos­sa di Ren­zi — pri­ma il gover­no e poi la scis­sio­ne — è sta­ta una vera e pro­pria mos­sa del caval­lo che ha rime­sco­la­to le car­te in gioco

La scelta di andare da Vespa per un dibattito dimostra l’attrazione tra i due leader.

Il con­fron­to è sta­to pre­va­len­te­men­te per­so­na­le, tra due pro­po­ste, due atteg­gia­men­ti, due imma­gi­ni che si dipin­go­no come radi­cal­men­te alter­na­ti­ve. Il lin­guag­gio disi­ni­bi­to e l’o­sten­ta­ta riva­li­tà non han­no fat­to che esal­ta­re il cor­to­cir­cui­to di fon­do: due lea­der simi­li che si affan­na­no a sem­bra­re diver­si. I pochi con­te­nu­ti espres­si e la vaghez­za del­le pro­po­ste non deve sor­pren­de­re: entram­bi, in modi e tem­pi dif­fe­ren­ti, si sono fat­ti alfie­ri del popu­li­smo nostra­no. La poli­ti­ca degli slo­gan, degli annun­ci, del pre­sen­zia­li­smo l’ha inven­ta­ta Ren­zi. E Sal­vi­ni l’ha subli­ma­ta. Il dibat­ti­to tra i due è sta­to duro, ruvi­do, teso a rimar­ca­re le dif­fe­ren­ze. Ma in fon­do non sono sem­bra­ti così diver­si, tra le bat­tu­ti­ne scon­ta­te, gli ammic­ca­men­ti e gli attac­chi per­so­na­li.

La spin­ta inno­va­ti­va che entram­bi ave­va­no espres­so si è are­na­ta nei baroc­chi­smi del palaz­zo. Per soprav­vi­ve­re Ren­zi è diven­ta­to il lea­der di un par­ti­to del 4 per cen­to e ha fat­to car­ta strac­cia del­la sua voca­zio­ne mag­gio­ri­ta­ria, men­tre Sal­vi­ni ha dovu­to resu­sci­ta­re il soli­to cen­tro-destra con Ber­lu­sco­ni e Melo­ni, sem­pre ugua­le a se stes­so dal 1994. Tor­na­re indie­tro, per anda­re avan­ti.

Insom­ma: gio­ca­no allo spec­chio, si stu­dia­no e, soprat­tut­to, dipen­do­no l’uno dall’altro. Il futu­ro di Sal­vi­ni dipen­de dal­la volon­tà o meno di Ren­zi di tene­re in vita il gover­no. E il futu­ro di Ren­zi dipen­de dal­la capa­ci­tà di resi­sten­za di Sal­vi­ni. Per­ché se Sal­vi­ni resta in cam­po, il suo avver­sa­rio natu­ra­le è pro­prio l’ex sin­da­co di Firen­ze. Sem­bra qua­si che i due mano­vri­no per ripor­ta­re in auge il bipo­la­ri­smo e per arri­va­re a scon­trar­si. Due Ita­lie oppo­ste, per­si­no nemi­che, rap­pre­sen­ta­te da due Mat­teo simi­li e affi­ni. Nel­le urne, una vol­ta tanto.

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Michele Pinto
Stu­den­te di giu­ri­spru­den­za. Quan­do non leg­go, mi guar­do intor­no e mi fac­cio mol­te domande.

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