Linee nel caos: la rivoluzione della semplificazione

Ales­san­dro Baric­co al festi­val del­la let­te­ra­tu­ra di Man­to­va riflet­te su una sfac­cet­ta­tu­ra nasco­sta all’in­ter­no di una vicen­da lega­ta alla car­ti­na dei tre­ni metro­po­li­ta­ni di Lon­dra, costruen­do un’ar­gu­ta rifles­sio­ne su come mol­te del­le più rivo­lu­zio­na­rie inven­zio­ni del­la sto­ria abbia­no avu­to come filo con­dut­to­re un pro­ces­so di ridu­zio­ne e sem­pli­fi­ca­zio­ne dal­la straor­di­na­ria poten­za comunicativa.

Nel 1863 nasce “The tube”, la metro­po­li­ta­na di Lon­dra, la più anti­ca del mon­do e la più este­sa d’Euro­pa. Figlia del pro­gres­so scien­ti­fi­co, una rivo­lu­zio­ne, tan­to acces­si­bi­le quan­to incom­pren­si­bi­le. Vie­ne mostra­ta al pub­bli­co natu­ral­men­te, così come si pre­sen­ta al mon­do, por­ta­tri­ce di tut­ta l’incomprensibilità del rea­le. Sui car­tel­lo­ni pub­bli­ci­ta­ri appa­io­no i dise­gni di Geor­ge Dow, sono linee geo­gra­fi­che, spes­so sovrap­po­ste alle stra­de cit­ta­di­ne ed ogni fer­ma­ta vie­ne col­lo­ca­ta ad una distan­za dif­fe­ren­te. Lo stes­so disor­di­ne che l’uomo ave­va crea­to nel mon­do vie­ne ripor­ta­to con esat­ta pre­ci­sio­ne anche su car­ta. È un caos.

Solo con l’arrivo del 1930 e l’aspirazione d’assunzione di Har­ry Beck, inge­gne­re e col­la­bo­ra­to­re ester­no dell’azienda Trans­port for Lon­don, c’è una svol­ta. Har­ry si pre­sen­ta al col­lo­quio con un’idea, un’innovazione: una nuo­va car­ti­na raf­fi­gu­ran­te i per­cor­si dei tre­ni metro­po­li­ta­ni. Una pro­po­sta rivo­lu­zio­na­ria e di sor­pren­den­te chia­rez­za rispet­to alle sue ante­ce­den­ti. Colo­ri base, carat­te­ri tipo­gra­fi­ci di faci­le let­tu­ra. Un sem­pli­ce sche­ma che ammet­te solo ango­li di 45 e 90 gra­di, solo linee ret­te e obli­que. Un pia­no car­te­sia­no del mon­do che esclu­de ogni rife­ri­men­to alla topo­gra­fia del­la cit­tà: par­chi, monu­men­ti, palaz­zi sto­ri­ci, che con­fon­de­va­no la vista di turi­sti e lon­di­ne­si indaf­fa­ra­ti con la loro pesan­tez­za, si fan­no ora invi­si­bi­li. Rima­ne solo un det­ta­glio, come pro­me­mo­ria del tro­var­si anco­ra nel­la stes­sa cit­tà: il Tami­gi, sago­ma iden­ti­ta­ria di Londra.

Solo nel 1932 i ver­ti­ci dell’azienda ven­go­no con­vin­ti ad appro­va­re quel­lo stra­no pro­get­to che si pre­sen­ta­va, con la sua diso­rien­tan­te sem­pli­ci­tà e ridu­zio­ne, come stru­men­to ver­so il pro­gres­so, ver­so la velo­ci­tà, l’immediatezza.

Le car­ti­ne entra­no allo­ra in distri­bu­zio­ne ed è un suc­ces­so straor­di­na­rio, tut­ti ven­go­no con­qui­sta­ti dal­la niti­dez­za di quel­le infor­ma­zio­ni. La car­ti­na di Har­ry diven­ta un model­lo, un pro­to­ti­po che tut­te le nasci­te del­le futu­re metro­po­li­ta­ne del mon­do adot­te­ran­no come progenitore.

Har­ry Beck vie­ne assun­to e l’azienda, con uno sti­pen­dio mode­sto, lo inco­ro­na genio rifondatore.

Har­ry Beck, il rivo­lu­zio­na­rio inge­gne­re defi­ni­to genio rifon­da­to­re però non è altro che un fal­sa­rio: per ren­de­re infat­ti com­pren­si­bi­le e frui­bi­le quel labi­rin­to sot­ter­ra­neo sco­no­sciu­to non fa altro che allon­ta­nar­si dal­la real­tà geo­gra­fi­ca del­la cit­tà. Model­la il rea­le che lo cir­con­da per ammor­bi­dir­lo, sem­pli­fi­car­lo e ren­der­lo immediato.

Perché, come sostiene Baricco, il caos che regna nel mondo può essere trasformato in una realtà vivibile e comprensibile, a misura d’uomo, solo grazie all’artificio della semplificazione: un ordinato schema di riduzione.

Pro­via­mo allo­ra ad usci­re dal­la Lon­dra di ini­zio ‘900 per inol­trar­ci un po’ più indie­tro nel tem­po; dal­la crea­zio­ne di Har­ry che anco­ra oggi accom­pa­gna la vita di miglia­ia di per­so­ne giun­gia­mo alla com­po­si­zio­ne di un sonet­to amo­ro­so di Dan­te, una crea­zio­ne, den­tro cui scor­re la vita stessa.

Un sonet­to si com­po­ne di un nume­ro rigo­ro­so ed immu­ta­bi­le di sil­la­be e di accen­ti che scan­di­sco­no i ver­si, così come le ret­te scan­di­sco­no il tra­git­to del­la metro­po­li­ta­na di Beck. Entram­bi seguo­no del­le rego­le pre­ci­se, degli sche­mi che aiu­ti­no lo spet­ta­to­re, o gli uomi­ni, a com­pren­de­re quel­lo a cui si tro­va­no di fronte.

E così anche ha fat­to Kant con le cate­go­rie di spa­zio e tem­po: ha cer­ca­to di spie­ga­re, ridu­cen­do­lo, quel­lo che altri­men­ti sareb­be rima­sto incom­pren­si­bi­le, ha cer­ca­to di dare un’in­ter­pre­ta­zio­ne del mon­do sem­pli­fi­can­do­lo ai mini­mi ter­mi­ni, per poi par­ti­re da lì per giro­va­ga­re in cer­ca di rispo­ste nel mondo.

E la stes­sa sem­pli­ci­tà si ritro­va tra le note del pia­no­for­te roman­ti­co di Bee­tho­ven che rac­chiu­de nel­la Quin­ta Sin­fo­nia, tra le righe di un pen­ta­gram­ma e set­te note, la musi­ca del rea­le, scan­di­ta secon­de rego­le pre­ci­se, sem­pli­ci ed immediate.

Così tut­ti que­sti uomi­ni rivo­lu­zio­na­ri, anche se in modi diver­si, Har­ry Beck attra­ver­so del­le linee oriz­zon­ta­li, Dan­te con l’aiuto di sil­la­be e accen­ti, Kant con le cate­go­rie e Bee­tho­ven con l’utilizzo del­le note, non han­no fat­to altro, tut­ti, che ope­ra­re una ridu­zio­ne. Sono riu­sci­ti a rac­chiu­de­re in que­ste poche rego­le le dif­fi­col­tà del rea­le e ren­der­le uma­ne, frui­bi­li, e attra­ver­so que­sto ordi­ne rigo­ro­so spe­ri­men­ta­re la real­tà e il ter­ri­bi­le caos nel qua­le, altri­men­ti, ci per­de­rem­mo irri­me­dia­bil­men­te. Han­no “sem­pli­fi­ca­to” la vita per tro­va­re del­le linee gui­da che potes­se­ro aiu­ta­re l’uomo a com­pren­de­re la diso­rien­tan­te bel­lez­za disper­sa per il mondo.

Un’idea. Una rivo­lu­zio­ne folgorante.

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Giulia Ghirardi
Scri­vo quel­lo che non rie­sco a dire a paro­le. Amo cam­mi­na­re sot­to la piog­gia, i tuli­pa­ni ed esse­re sor­pre­sa. Sono attrat­ta da chi ha qual­co­sa da dire, dal­l’ar­te e dal­le emo­zio­ni fuo­ri luo­go. Sogno di vede­re il mon­do e di fare del­la mia vita un capolavoro.