Perché la Turchia sta attaccando i Curdi?

Perché la Turchia sta attaccando i Curdi? -Vulcano Statale

Una set­ti­ma­na fa il pre­si­den­te Trump ha annun­cia­to il riti­ro del­le trup­pe ame­ri­ca­ne dal nor­de­st del­la Siria.

Si par­la di un con­tin­gen­te esi­guo che, però, ave­va una for­te valen­za sim­bo­li­ca. Evi­den­zia­va l’interesse sta­tu­ni­ten­se nel­la zona e garan­ti­va la pro­te­zio­ne degli allea­ti Cur­di, con cui han­no com­bat­tu­to fian­co a fian­co con­tro Daesh fino a sconfiggerlo.

Col venir meno di questo appoggio mercoledì è iniziata l’offensiva turca nella zona, che in pochi giorni ha già causato parecchie vittime e ha sollevato l’indignazione internazionale.

Per que­sto è bene chia­ri­re l’obiettivo dell’operazione mili­ta­re e capir­ne le ragio­ni, che ven­go­no da mol­to lontano.

Quello che succede oggi

L’obiettivo pri­ma­rio dell’offensiva è crea­re una zona cusci­net­to tra i con­fi­ni del­la Tur­chia, la zona nor­de­st del­la Siria occu­pa­ta dai Cur­di, rite­nu­ti dal gover­no di Anka­ra un grup­po ter­ro­ri­sti­co e un peri­co­lo per l’integrità del­lo Sta­to. In que­sta area libe­ra­ta ver­reb­be­ro suc­ces­si­va­men­te col­lo­ca­ti i pro­fu­ghi siria­ni che han­no attra­ver­sa­to il con­fi­ne duran­te il lun­go con­flit­to che ha inte­res­sa­to la zona, dal 2011 ad oggi.

Capire una storia che parte da lontano

I Cur­di sono un grup­po etni­co pre­sen­te in Tur­chia, Iran, Iraq, Siria e Arme­nia, occu­pa­no una gran­de area, ma sono mino­ran­za ovun­que. Il Kur­di­stan è una nazio­ne che vuo­le diven­ta­re Stato.

Fac­cia­mo un pas­so indie­tro e andia­mo a cer­ca­re la radi­ce del­le loro riven­di­ca­zio­ni: ci tro­via­mo a pochi anni dal­la fine del­la Pri­ma guer­ra mon­dia­le, l’Impero Otto­ma­no ne uscì scon­fit­to e le for­ze vin­ci­tri­ci, con il Trat­ta­to di Sévres nel 1920, lo rele­ga­ro­no alla sola Anatolia.

Lo stesso trattato prevedeva la possibilità per la minoranza curda di ottenere l’indipendenza e di fondare un proprio Stato.

Le cose però, come spes­so acca­de, cam­bia­ro­no rapi­da­men­te e nel 1923, con la nasci­ta del­la Repub­bli­ca di Tur­chia, ven­ne rati­fi­ca­to il Trat­ta­to di Losan­na tra Musta­fa Kemal Ata­turk, il “padre dei tur­chi”, e le poten­ze vin­ci­tri­ci; il pre­ce­den­te accor­do del 1920 fu annul­la­to e di con­se­guen­za sfu­ma­ro­no le con­ces­sio­ni alla popo­la­zio­ne cur­da. Da quel momen­to in poi la sto­ria cur­da è sta­ta carat­te­riz­za­ta da riven­di­ca­zio­ni con­ti­nue, ma soprat­tut­to da dure repressioni.

Il ruolo del PKK

Il Par­ti­to dei Lavo­ra­to­ri del Kur­di­stan nac­que in Tur­chia negli anni ’70 come orga­niz­za­zio­ne cur­da d’ispirazione mar­xi­sta-leni­ni­sta per riven­di­ca­re la for­ma­zio­ne di uno Sta­to indi­pen­den­te dei curdi.

Alla fine degli anni ’90 abban­do­nò la vec­chia ideo­lo­gia e abbrac­ciò idea­li come il muni­ci­pa­li­smo liber­ta­rio, che con­si­ste in un model­lo socia­li­sta basa­to sul­la demo­cra­zia diret­ta, l’ecologismo socia­le e la dife­sa dei dirit­ti del­le don­ne che spes­so veni­va­no reclu­ta­te nel­le mili­zie; infi­ne, sostie­ne una for­te con­tra­rie­tà ver­so l’integralismo isla­mi­sta.

Nel 1984 non si riscon­tra­ro­no pas­si avan­ti nel rico­no­sci­men­to dei dirit­ti dei cur­di e per que­sto si deci­se di ini­zia­re una lot­ta arma­ta, carat­te­riz­za­ta da atten­ta­ti e dal­la con­se­guen­te repres­sio­ne da par­te del­le for­ze turche.

Il coin­vol­gi­men­to negli atten­ta­ti anche del­la popo­la­zio­ne civi­le tur­ca è sta­to moti­vo di cri­ti­che anche da par­te di grup­pi curdi.

Le milizie YPG

L’Unità di Pro­te­zio­ne Popo­la­re è la prin­ci­pa­le orga­niz­za­zio­ne arma­ta del nor­de­st del­la Siria ed è con­si­de­ra­ta un pro­lun­ga­men­to del Par­ti­to dei Lavo­ra­to­ri del Kurdistan.

Duran­te la guer­ra in Siria que­sta mili­zia si è rita­glia­ta uno spa­zio sem­pre mag­gio­re gra­zie alle bat­ta­glie vin­te con­tro Daesh, tan­to da isti­tui­re dopo qual­che anno l’Amministrazione auto­no­ma del­la Siria del Nord-Est. Il con­trat­to socia­le del Roja­va è basa­to su prin­ci­pi qua­li l’ecologismo, il seco­la­ri­smo, il fem­mi­ni­smo e la pro­mo­zio­ne di una socie­tà multi-culturale.

I sol­da­ti dell’YPG insie­me alla bran­ca fem­mi­ni­le dell’YPJ e al soste­gno degli ame­ri­ca­ni sono riu­sci­ti a scon­fig­ge­re l’ISIS nel nor­de­st del­la Siria, ma dal 2014 il pre­si­den­te tur­co Erdo­gan si è impe­gna­to sem­pre più nel con­tra­sta­re l’entità auto­no­ma del Roja­va, per pau­ra di riper­cus­sio­ni nel sud del­la Tur­chia dove vivo­no più di 15 milio­ni di curdi.

Quello che potrebbe succedere domani

La guer­ra è ini­zia­ta da pochi gior­ni, ma si con­ta­no già i mor­ti tra la popo­la­zio­ne civi­le e gli sfol­la­ti scap­pa­ti dai vil­lag­gi che sareb­be­ro più di 100.000 mila. Oltre alla distru­zio­ne e alle mor­ti que­sto con­flit­to potreb­be, a det­ta di mol­ti, far risve­glia­re l’ISIS che appro­fit­te­reb­be del caos per rial­za­re la testa. Non va dimen­ti­ca­to che, nel Roja­va, ci sono mol­ti cam­pi di pri­gio­nia in cui allog­gia­no jiha­di­sti e forei­gn fighters.

Quello che potrebbe succedere domani dipende anche da noi.

Pae­si come la Nor­ve­gia, la Fin­lan­dia e la Ger­ma­nia han­no bloc­ca­to le espor­ta­zio­ni di armi ver­so la Tur­chia, ma ovvia­men­te que­sto non basta.

Sen­za uno sfor­zo diplo­ma­ti­co più deci­so o sen­za un inter­ven­to mili­ta­re, la guer­ra che si sta con­su­man­do è deci­sa­men­te impari.


Foto di coper­ti­na https://www.vanityfair.it/news/foto/2019/10/11/guerra-curdi-siriani-fuga-turchia-erdogan-foto-esodo

Luca D'Andrea
Clas­se 1995, stu­dio Sto­ria, mi piac­cio­no le cose sem­pli­ci e le sto­rie complesse.
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