Perché Madrid non può permettersi di perdere la Catalogna

Si dibat­te, da anni ormai e negli ulti­mi due ancor di più, su qua­le sia il giu­sto desti­no del­la Cata­lo­gna e dei suoi cittadini.

Barcellona lotta per l’indipendenza, vuole l’indipendenza e pretende l’indipendenza. Madrid invece no. Ma perché dovrebbe?

Desta­no scal­po­re le imma­gi­ni a trat­ti disar­man­ti del­la guer­ri­glia urba­na che negli scor­si gior­ni ha let­te­ral­men­te infiam­ma­to le stra­de del­la Cata­lo­gna, e che sono arri­va­te, in misu­ra mol­to mino­re, anche a Madrid. Le imma­gi­ni di una nazio­ne deva­sta­ta e rot­ta nel suo insie­me da una cre­pa pro­fon­da: secessione.

Ciò che gli indi­pen­den­ti­sti cata­la­ni chie­do­no ormai da un ven­ten­nio sem­bra­va esse­re dive­nu­to una real­tà nel 2017, a segui­to del refe­ren­dum che, con un’affluenza del 43%, ave­va otte­nu­to più del 90% dei consensi.

Perché non è andato a buon fine? Cos’è successo allora che ha scatenato le rivolte di oggi alla notizia delle condanne per i leader indipendentisti?

Fac­cia­mo ordi­ne, e vedia­mo come si è svi­lup­pa­ta la sto­ria recen­te dell’indipendentismo catalano.

La Costi­tu­zio­ne spa­gno­la, in vigo­re dal 1978, sta­bi­li­sce chia­ra­men­te l’unità e l’indivisibilità del­la Spa­gna, nel­la qua­le sono con­ce­pi­te sola­men­te le Comu­ni­tà Auto­no­me, come la Cata­lo­gna. Auto­no­me sì, ma non indi­pen­den­ti. Se per l’epoca que­sta clau­so­la fu salu­ta­ta come una gran­de “rivo­lu­zio­ne” rispet­to al cen­tra­li­smo fran­chi­sta, col tem­po que­sta liber­tà finì col non rispec­chia­re più le mire e le ambi­zio­ni del­la Cata­lo­gna, che dopo diver­si decen­ni tor­nò a par­la­re di indipendenza.

La Costi­tu­zio­ne non ven­ne cer­to modi­fi­ca­ta in tal sen­so e, quan­do nel 2017 si for­ma­liz­zò il refe­ren­dum per l’indipendenza, Madrid con la voce del­la Cor­te Costi­tu­zio­na­le si affret­tò subi­to nel pro­cla­mar­ne l’illegalità, qua­lun­que fos­se il prin­ci­pio (la demo­cra­zia, l’autodeterminazione etc..) al qua­le i cata­la­ni face­va­no appello.

La reazione del Governo fu, inevitabilmente, spietata. Le sedi dei seggi vennero fatte sgomberare, la Guardia Civil schierata ed il voto dichiarato nullo, la Comunità commissariata ed il Presidente Puigdemont destituito in attesa dell’arresto.

Tut­to que­sto per un voto demo­cra­ti­co? La rea­zio­ne potreb­be sem­bra­re esa­ge­ra­ta, ma di fat­to Madrid ed il suo gover­no han­no fat­to sola­men­te quel­lo che dal­lo Sta­to ci si aspet­ta: ha pro­tet­to l’integrità nazio­na­le del suo ter­ri­to­rio. Si pote­va agi­re diver­sa­men­te? For­se, for­se la rispo­sta di Madrid avreb­be dovu­to agi­re con più pre­av­vi­so, cer­can­do di inta­vo­la­re un dia­lo­go più riso­lu­to con gli indi­pen­den­ti­sti. For­se la Cata­lo­gna non avreb­be dovu­to fare muro con una solu­zio­ne tan­to estre­ma, oltre che ille­ga­le, come il referendum.

Ma il governo centrale punta davvero al dialogo? Non lo vuole avere o non può permettersi di averlo? Difficile a dirsi. 

Non sap­pia­mo qua­li sia­no i rea­li gio­chi di for­za e di pote­re all’interno degli uffi­ci isti­tu­zio­na­li tan­to di Madrid quan­to di Bar­cel­lo­na, ma pos­sia­mo fare del­le spe­cu­la­zio­ni basan­do­ci su alcu­ni dati oggettivi.

La Cata­lo­gna è una del­le regio­ni più flo­ri­de del­la Spa­gna, con la sua eco­no­mia, la sua sto­ria, la sua invi­dia­bi­le cul­tu­ra socia­le, per non par­la­re di quel­la spor­ti­va. E la sua fama non ter­mi­na quan­do oltre­pas­sia­mo il con­fi­ne, dato che è con­si­de­ra­ta uno dei “Quat­tro moto­ri dell’Europa”, insie­me a Baden-Wurt­tem­berg, Lom­bar­dia e Alver­nia-Roda­no-Alpi. Una for­za, la sua, che da sola non è esa­ge­ra­to dire potreb­be com­pe­te­re con quel­la del­la Spa­gna intera.

Dati alla mano è anche com­pren­si­bi­le che il popo­lo Cata­la­no avver­ta il biso­gno di sle­gar­si da Madrid, ma è pro­prio sul­la base di que­sti dati che imma­gi­na­re una Spa­gna sen­za Cata­lo­gna appa­re quan­to­me­no estre­ma­men­te inve­ro­si­mi­le. Ciò che pesa infat­ti sul gover­no spa­gno­lo non sono sola­men­te aspet­ti di natu­ra “inter­na”, come lo pos­so­no esse­re quel­lo eco­no­mi­co o socia­le, ma va valu­ta­ta anche la posi­zio­ne sul­lo scac­chie­re inter­na­zio­na­le che occu­pe­reb­be una Spa­gna pri­va­ta del­la Cata­lo­gna, inte­sa anche come ter­ri­to­rio geografico.

Privarsi di una regione come quella catalana trasmetterebbe un segnale di debolezza agli altri paesi del sistema internazionale, che potrebbero rivestire un ruolo importante in tentativi di destabilizzazione della penisola iberica.

Basti pen­sa­re a quan­ti inte­res­si ci sono nel­la regio­ne, con il più famo­so rap­pre­sen­ta­to da Gibil­ter­ra, Ter­ri­to­rio d’oltremare del Regno Uni­to, posto pro­prio sul­lo sno­do prin­ci­pa­le per l’accesso al Mar Medi­ter­ra­neo. E che dire dell’accesso ai Pire­nei, for­mi­da­bi­le pro­te­zio­ne natu­ra­le che ver­reb­be dram­ma­ti­ca­men­te a man­ca­re con una Cata­lo­gna indipendente.

Una qua­lun­que rispo­sta “tran­quil­la” avreb­be solo incri­na­to ancor di più l’autorità di Madrid. Sen­za con­ta­re l’effetto domi­no che una seces­sio­ne del­la Cata­lo­gna potreb­be sca­te­na­re anche in poli­ti­ca inter­na, con regio­ni come i Baschi che a quel pun­to potreb­be­ro sen­tir­si legit­ti­ma­ti anche loro a chie­de­re e pre­ten­de­re l’indipendenza. Tut­to ciò por­te­reb­be allo sven­tra­men­to defi­ni­ti­vo del­la Spagna.

Ecco per­ché Madrid non rico­no­sce­rà per ora, e pro­ba­bil­men­te mai lo farà, la pos­si­bi­li­tà di una seces­sio­ne lega­le del­le pro­prie comu­ni­tà. Madrid sem­pli­ce­men­te agi­sce in fun­zio­ne del­le neces­si­tà del­lo “Sta­to”, che più di tut­to deve pro­teg­ge­re la pro­pria inte­gri­tà, garan­ti­re l’unità nazio­na­le e sal­va­guar­dar­ne le istituzioni.

È la seces­sio­ne incon­trol­la­ta e la pos­si­bi­li­tà di vere e pro­prie spin­te irre­den­ti­ste che pos­sa­no met­te­re in discus­sio­ne la poli­ty cen­tra­le ciò da cui lo “Sta­to”, nel­la sua moder­na con­ce­zio­ne, è terrorizzato.

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Riccardo Sozzi
Da buon scien­zia­to poli­ti­co mi fac­cio sem­pre tan­te doman­de, trop­pe for­se. Scri­vo di tut­to e di più, per­ché ogni sto­ria meri­ta di esse­re rac­con­ta­ta. γνῶθι σαυτόν