25 Novembre: perché è ancora necessaria una giornata mondiale contro la violenza sulle donne

25 Novembre: perché è ancora necessaria una giornata mondiale contro la violenza sulle donne

Alla vigi­lia del­la gior­na­ta del 25 novem­bre, gior­na­ta mon­dia­le con­tro la vio­len­za sul­le don­ne, il gover­no rus­so ha deci­so di dissociarsene.

Vener­dì scor­so è sta­ta divul­ga­ta, da par­te del quo­ti­dia­no Kom­mer­sant, una let­te­ra con cui il mini­ste­ro del­la giu­sti­zia rispon­de al Tri­bu­na­le euro­peo per i dirit­ti dell’uomo riguar­do alle quat­tro denun­ce pre­sen­ta­te da alcu­ne don­ne respin­te dal­la giu­sti­zia russa.

In que­sta let­te­ra riser­va­ta si leg­ge che “il gover­no rus­so non vede la vio­len­za dome­sti­ca come un pro­ble­ma serio e ritie­ne che le sue dimen­sio­ni sia­no esa­ge­ra­te”; ma anche che gli uomi­ni sareb­be­ro vit­ti­me di vio­len­ze dome­sti­ce più nume­ro­se e discri­mi­na­te.

Il rife­ri­men­to è al recen­te fat­to di cro­na­ca nera, ovve­ro l’omicidio di un uomo per­pe­tra­to da par­te del­le tre figlie ado­le­scen­ti che veni­va­no da lui abu­sa­te e tor­tu­ra­te da anni. 

L’infelice uscita del ministero russo è quanto mai aderente al contesto di un Paese in cui il numero di vittime raggiunge i 16 milioni all’anno, e in cui due anni fa la violenza domestica è stata depenalizzata. 

A meno che non si ritro­vi­no sul­la vit­ti­ma pro­fon­di trau­mi fisi­ci (come mini­mo qual­che osso spez­za­to), l’aggressore potrà esse­re puni­to al più con una mul­ta poco consistente. 

E in Italia?

Le sti­me par­la­no di 88 don­ne che subi­sco­no vio­len­ze ogni gior­no, una don­na ogni 15 minu­ti. Non si regi­stra­no signi­fi­ca­ti­vi aumen­ti, ma il feno­me­no è ugual­men­te sta­bi­le sen­za dif­fe­ren­ze di regio­ne. In sei casi su die­ci l’aggressore è il part­ner o l’ex.

Un po’ di storia

La vio­len­za di gene­re ha una sto­ria seco­la­re: fino all’Ottocento le asim­me­trie tra uomi­ni e don­ne era­no pal­pa­bi­li su ogni pia­no dell’esistenza, e anche rego­la­te dal­la giu­ri­sdi­zio­ne. Per esem­pio era appan­nag­gio dell’uomo la respon­sa­bi­li­tà sul nucleo di fami­lia­ri e la facol­tà di deci­de­re la disci­pli­na da far assu­me­re loro (il cosid­det­to ius cor­ri­gen­di). Su que­sto pre­sup­po­sto, il con­fi­ne con il ter­ro­re dome­sti­co è faci­le da varcare. 

Il discor­so sul­la vio­len­za maschi­le cono­sce un pri­mo momen­to di respi­ro nel XIX seco­lo, vei­co­la­to dal­lo svi­lup­po pro­rom­pen­te dell’opinione pub­bli­ca, dal­la stam­pa e dal­le pri­me for­me di asso­cia­zio­ni­smo fem­mi­ni­le, deter­mi­nan­ti per fare luce, per esem­pio, sul­la natu­ra pre­va­len­te­men­te fami­lia­re del fenomeno.

In epo­ca più recen­te si è allar­ga­to il nume­ro di decli­na­zio­ni del­la vio­len­za, tra cui lo stu­pro coniu­ga­le, e il Nove­cen­to ha visto l’arrivo impe­tuo­so di rifor­me fon­da­men­ta­li. È il 1976 quan­do un grup­po di don­ne, con l’appoggio del Movi­men­to per la Libe­ra­zio­ne del­la Don­na, occu­pa a Roma uno sta­bi­le in via del Gover­no Vec­chio: diven­te­rà la pri­ma casa del­le don­ne e il pri­mo cen­tro anti­vio­len­za in Ita­lia, per offri­re un baluar­do a tut­te le vit­ti­me del­la città. 

Segui­ran­no a ruo­ta il tra­mon­to del­lo ius cor­ri­gen­di, l’abolizione del delit­to d’onore e del matri­mo­nio ripa­ra­to­re nel 1981, la leg­ge con­tro la vio­len­za ses­sua­le del 1996 con cui lo stu­pro diven­ta un rea­to alla per­so­na, le nor­me con­tro lo stal­king. Un qua­dro lim­pi­do del­le vicen­de è for­ni­to da Simo­na Feci e Lau­ra Schet­ti­ni in La vio­len­za con­tro le don­ne nel­la sto­ria

Nel 2013 il Parlamento italiano ratifica la Convenzione di Istanbul, con la quale stabilisce una strategia per combattere le violenze, basata su tre P: prevenire, proteggere, punire.

La caren­za del siste­ma sta nell’essersi da allo­ra con­cen­tra­to solo sull’ultimo pun­to, tra­scu­ran­do di agi­re pri­ma che il delit­to sia sta­to con­su­ma­to. È cer­to che i cen­tri anti­vio­len­za arran­chi­no a fati­ca, auspi­can­do in soste­gni sta­ta­li che non arri­va­no mai, e il Codi­ce Ros­so, la cui isti­tu­zio­ne lo scor­so luglio è sta­ta salu­ta­ta con sen­ti­men­ti di eufo­ri­ca spe­ran­za, si è pre­sto rive­la­to più inge­sti­bi­le che uti­le. La restri­zio­ne a tre gior­ni del tem­po tra­scor­so dal­la denun­cia entro cui la vit­ti­ma deve esse­re ascol­ta­ta e il rico­no­sci­men­to del reven­ge porn non han­no impe­di­to che i delit­ti con­ti­nuas­se­ro a esse­re per­pe­tra­ti, e che ver­go­gna poi quan­do si sco­pre che la vit­ti­ma ave­va con­tat­ta­to il Codi­ce Ros­so sen­za riu­sci­re a rice­ve­re assistenza.

Qual è la soluzione allora?

È neces­sa­rio edu­ca­re la socie­tà ai valo­ri pri­ma­ri alla base dell’esistenza uma­na, per esempio. 

È neces­sa­rio instil­la­re nel­le sin­go­le men­ti la cer­tez­za che l’identità, la digni­tà e l’autonomia di una don­na sono intoc­ca­bi­li.

È neces­sa­rio lavo­ra­re sui bam­bi­ni, attra­ver­so l’educazione sco­la­sti­ca, sareb­be la cosa più produttiva. 

È neces­sa­rio smet­te­re di inci­ta­re l’uomo a cre­de­re che l’aggressività (sul lavo­ro come nel­lo sport come tra ami­ci) sia un para­me­tro per misu­rar­ne la viri­li­tà.

È neces­sa­rio lavo­ra­re sul­la gram­ma­ti­ca del­le rela­zio­ni sen­ti­men­ta­li.

In sostanza, è fondamentale passare dalla cultura prima che dalla giurisdizione. 

Le ini­zia­ti­ve pen­sa­te in occa­sio­ne del­la gior­na­ta di oggi sono mol­te: la cam­pa­gna di sen­si­bi­liz­za­zio­ne #Closed4Women, pro­po­sta da Actio­nAid con­tro la chiu­su­ra dei cen­tri anti­vio­len­za in Ita­lia, le pan­chi­ne ros­se che stan­no com­pa­ren­do per tut­ta Mila­no, e i mol­ti cor­tei – su tut­ti quel­lo orga­niz­za­to a Roma due gior­ni da da Nonunadimeno –. 

Una men­zio­ne meri­ta anche la mostra all’ospedale San Car­lo dove sono espo­ste le radio­gra­fie del­le vit­ti­me di vio­len­za: lesio­ni ossee, feri­te con coc­ci di vetro, bru­cia­tu­re, segni di stran­go­la­men­to: un reper­to­rio di orro­ri che mostra i segni del­la vio­len­za sul­le don­ne e dell’importanza di que­sta gior­na­ta, più effi­ca­ce­men­te dei nume­ri e del­le statistiche.

Illu­stra­zio­ne di Anna­li­sa Grassano.

Con­di­vi­di:
Michela La Grotteria
Made in Geno­va. Leg­go di tut­to per capi­re come gli altri vedo­no il mon­do, e scri­vo per dire come lo vedo io. Amo le pal­li­ne di Nata­le, la focac­cia nel cap­puc­ci­no e i tet­ti parigini.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.