Abbiamo davvero bisogno delle sardine?

La tap­pa bolo­gne­se del tour elet­to­ra­le di Mat­teo Sal­vi­ni, pre­vi­sta per il 14 Novem­bre al Pala­Doz­za, è sta­ta tur­ba­ta da una con­tro­ma­ni­fe­sta­zio­ne che ha rac­col­to più di 10.000 ade­sio­ni.

Nul­la di nuo­vo, insom­ma. I cor­tei anti-leghi­sti ci sono da ben pri­ma che le urne con­se­gnas­se­ro le chia­vi del Vimi­na­le all’ex europarlamentare. 

Allora perché la stampa è impazzita per il movimento delle “6000 sardine”?

La piaz­za è sta­ta con­vo­ca­ta da quat­tro ragaz­zi di “tren­t’an­ni, fan­no tut­t’al­tro nel­la vita rispet­to alla poli­ti­ca” con “dop­pia lau­rea in tasca, lavo­ro e sogni e (…) voglia di rea­gi­re all’a­van­za­ta sovra­ni­sta”.  Così ne par­la La Repub­bli­ca, in una descri­zio­ne entu­sia­sta di quel­li che sem­bra­no dei per­fet­ti rap­pre­sen­tan­ti del­la gene­ra­zio­ne Era­smus, final­men­te pron­ti a lot­ta­re con­tro il Gran­de Scon­vol­gi­men­to del Pro­gres­so, in que­sto caso rap­pre­sen­ta­to dal­la pro­ba­bi­le vit­to­ria di Sal­vi­ni nel­la regio­ne ros­sa per eccellenza.

Quel­lo del­la gio­va­ne età, del­la “ver­gi­ni­tà” poli­ti­ca e del­la distan­za tota­le da qual­si­vo­glia schie­ra­men­to sono trat­ti sot­to­li­nea­ti da tut­ti i media che han­no affron­ta­to la vicen­da, crean­do un’e­co enor­me per quel­la che a tut­ti gli effet­ti era una nor­ma­le mani­fe­sta­zio­ne locale.

Non è sba­glia­to dire che le piaz­ze di “emu­la­zio­ne” del­le sar­di­ne sia­no sta­te gene­ra­te dal­la stam­pa: non si spie­ga altri­men­ti una dif­fu­sio­ne così velo­ce di un for­mat di mobi­li­ta­zio­ne por­ta­to avan­ti da per­so­ne al di fuo­ri di orga­niz­za­zio­ni di mas­sa o col­le­ga­men­ti a real­tà nazionali. 

Come ha sot­to­li­nea­to Zhok, la stam­pa libe­ral occi­den­ta­le ha feti­ciz­za­to diver­se figu­re a capo di movi­men­ti più o meno spon­ta­nei, tut­te gio­va­ni e sle­ga­te dal­l’a­zio­ne poli­ti­ca. L’e­sem­pio più lam­pan­te è Gre­ta Thun­berg, dive­nu­ta suo mal­gra­do mani­fe­sto di una gene­ra­zio­ne che non esiste.

La can­de­la bru­cia­ta da que­sto gio­co è che tut­ti que­sti movi­men­ti, che vivo­no del­la pro­pria apo­li­ti­ci­tà (e mai come altre vol­te l’al­fa pri­va­ti­vo è deter­mi­nan­te per capi­re la que­stio­ne in bal­lo) sono a tut­ti gli effet­ti inca­pa­ci di por­ta­re un cam­bia­men­to di sistema. 

In tut­ti i siste­mi poli­ti­ci com­ples­si, le orga­niz­za­zio­ni di mas­sa han­no por­ta­to degli scon­vol­gi­men­ti siste­mi­ci gra­zie alla pro­pria capa­ci­tà di pro­po­sta e di pre­sa di posi­zio­ne. Que­sta è la sto­ria del movi­men­to ope­ra­io, di quel­lo fem­mi­ni­sta, di quel­lo nero, che pur con le pro­prie con­trad­di­zio­ni si sono strut­tu­ra­ti su del­le for­ma­zio­ni più o meno gran­di, ma sem­pre con­sce di esse­re tali.

La storia non l’hanno scritta gli apolitici, ma chi ha preso una posizione. 

Mark Fisher l’a­ve­va mes­so a fuo­co in manie­ra estre­ma­men­te luci­da, tan­to da par­lar­ne nel suo Rea­li­smo Capi­ta­li­sta. Pren­de­va ad esem­pio il Live Aid, che ave­va por­ta­to una moti­va­zio­ne con­di­vi­si­bi­le da tut­ti (chi mai si direb­be a favo­re del­la fame nel mon­do?) ma pro­prio per que­sta sua carat­te­ri­sti­ca non pote­va anda­re a con­te­sta­re le cau­se del­la care­stia in Etio­pia (che era­no diver­se e com­ples­se, trop­po per esse­re spie­ga­te ad un pub­bli­co in mon­do­vi­sio­ne). Sareb­be altri­men­ti venu­ta meno la sua ragion d’es­se­re, e la ragio­ne del suo successo.

Una con­si­de­ra­zio­ne a par­te riguar­da l’en­ne­si­ma ripro­po­si­zio­ne del­lo scon­tro tra una clas­se media edu­ca­ta e pro­gres­si­sta e i “bar­ba­ri” del sot­to­pro­le­ta­ria­to e dei gran­di inte­res­si: uno scon­tro che non può avve­ni­re, in quan­to il voto di Sal­vi­ni vie­ne pro­prio da quel­la clas­se media che anni di poli­ti­che libe­ri­ste han­no impo­ve­ri­to e spes­so por­ta­to a vive­re di ele­mo­si­ne. Un voto (o più pro­ba­bi­le un’a­sten­sio­ne deter­mi­nan­te) da par­te di chi si è visto sbar­ra­re l’ac­ces­so all’i­stru­zio­ne pub­bli­ca con tas­se e spe­se sem­pre più alte ed una richie­sta sem­pre mag­gio­re di lavo­ra­to­ri fles­si­bi­li e dinamici.

In Emi­lia Roma­gna le sini­stre paga­no il fio di un siste­ma che ormai fa acqua da ogni par­te, fat­to di enor­mi sac­che di sfrut­ta­men­to nel­l’in­toc­ca­bi­le mon­do coo­pe­ra­ti­vo e di un wel­fa­re ormai inac­ces­si­bi­le alla galas­sia del lavo­ro povero.

Que­sti sono i temi sui qua­li strut­tu­ra­re una rispo­sta a Sal­vi­ni ed alla Lega, eppu­re le orga­niz­za­zio­ni di mas­sa sem­bra­no cer­ca­re di caval­ca­re (fal­len­do) ogni mobi­li­ta­zio­ne del­la così det­ta “socie­tà civi­le”. Non si accor­go­no, però, di tar­par­si le ali da sole. 

L’au­tun­no 2019 è sta­to il pri­mo dopo decen­ni sen­za una mobi­li­ta­zio­ne stu­den­te­sca, tan­to da par­te dei sin­da­ca­ti stu­den­te­schi quan­to da par­te dei col­let­ti­vi auto­no­mi. Que­sto è un pri­mo, dram­ma­ti­co cam­pa­nel­lo di allar­me su quan­to ci si stia pre­stan­do al gio­co del Capitano.

For­se il 1° Dicem­bre non sarà il caso di scen­de­re in piaz­za con i car­to­ni del­le sar­di­ne: potreb­be esse­re una buo­na occa­sio­ne per anda­re a por­ta­re soli­da­rie­tà ai comi­ta­ti di lot­ta per la casa di Cor­vet­to e del­la Baro­na, in que­ste set­ti­ma­ne sot­to attac­co per aver cer­ca­to (dav­ve­ro) di difen­de­re gli ulti­mi di una socie­tà sem­pre più esclusiva. 

Arti­co­lo di Nic­co­lò Piras

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