Che fine ha fatto Silvia Romano?

A poco più di un anno di distan­za dal rapi­men­to di Sil­via Roma­no, non se ne sen­te più par­la­re. Ma per com­pren­de­re al meglio la situa­zio­ne è dove­ro­so par­ti­re dal prin­ci­pio e anda­re con ordine.

Sil­via Roma­no è una ragaz­za ita­lia­na di 24 anni che è sta­ta rapi­ta in Kenya, il 20 novem­bre 2018, men­tre sta­va svol­gen­do un’opera di volon­ta­ria­to, pres­so la coo­pe­ra­ti­va “Afri­ca Mile­le”. Il luo­go esat­to del rapi­men­to è il vil­lag­gio kenia­no di Chakama.

Per inten­der­ci, il vil­lag­gio di Cha­ka­ma rap­pre­sen­ta il nostro ste­reo­ti­po di posto dimen­ti­ca­to da Dio.  A una set­tan­ti­na di chi­lo­me­tri dal mare e ad un cen­ti­na­io dal­le pri­me case (di Malin­di), Cha­ka­ma si tro­va nel bel mez­zo del­la sava­na afri­ca­na. Per rag­giun­ger­la si può uti­liz­za­re  una sola stra­da ster­ra­ta e sen­za illu­mi­na­zio­ne che ti con­du­ce ver­so le “gran­di cit­tà”. Basti pen­sa­re che se su goo­gle maps si digi­ta “indi­ca­zio­ni stra­da­li da Cha­ka­ma a Nai­ro­bi” (la capi­ta­le kenia­na) , non si ottie­ne nes­sun risul­ta­to. E lo stes­so vale per qual­sia­si altra desti­na­zio­ne, par­ten­do da Chakama.

Tor­nan­do a Sil­via Roma­no, quan­do la noti­zia del­la sua scom­par­sa è arri­va­ta all’attenzione dei media è scop­pia­to let­te­ral­men­te un putiferio.

Le rea­zio­ni dell’allora gover­no gial­lo-ver­de sono sta­te ini­zial­men­te dure e for­te­men­te deci­se a ripor­tar­la, a qua­lun­que modo e qua­lun­que prez­zo , in patria. Poi inve­ce, col pas­sa­re del­le set­ti­ma­ne, l’attenzione media­ti­ca è sce­ma­ta e con essa anche l’interesse gover­na­ti­vo, tan­to che già a dicem­bre si era pra­ti­ca­men­te smes­so di parlarne. 

Ma dov’è ora Silvia Romano? 

Le fon­ti cer­ti­fi­ca­te e atten­di­bi­li non sono mol­te e la mag­gior par­te di que­ste sosten­go­no che la stu­den­tes­sa volon­ta­ria  si tro­vi ora nel­le mani di jiha­di­sti soma­li, lega­ti al grup­po ter­ro­ri­sti­co di Al-Sha­baab. Al-Sha­baab signi­fi­ca let­te­ral­men­te “Par­ti­to dei Gio­va­ni” ed è un grup­po ter­ro­ri­sti­co jiha­di­sta sun­ni­ta di matri­ce isla­mi­sta atti­vo soprat­tut­to in Soma­lia. Nato intor­no al 2006, Al-Sha­baab è inol­tre iden­ti­fi­ca­to come la cel­lu­la soma­la di al-Qāʿi­da, for­mal­men­te rico­no­sciu­ta nel 2012.

Ad ogni modo, in tut­to que­sto caos di sup­po­si­zio­ni, veri­tà non pro­va­te, fake news, una doman­da sor­ge spon­ta­nea. Che cosa ha fat­to e che cosa sta facen­do il gover­no attua­le per cer­ca­re di risol­ve­re la que­stio­ne?
Anche in que­sto caso, ci tro­via­mo di fron­te a dei gros­si pun­ti di doman­da, l’unica cer­tez­za che è per­ve­nu­ta ai media è che il gover­no ha deci­so che l’Italia non paghe­rà nes­sun riscat­to per Silvia. 

Qual è il moti­vo di tale scel­ta? E per­ché, a livel­lo diplo­ma­ti­co e media­ti­co, sem­bra che le ricer­che sia­no ces­sa­te? Nes­su­na rispo­sta degna di nota, se non quel­la del non voler scen­de­re a pat­ti con dei criminali. 

Un’importante pole­mi­ca è venu­ta fuo­ri quan­do si è mes­so a con­fron­to il caso di Sil­via Roma­no con la scom­par­sa di Giu­lio Rege­ni, il dot­to­ran­do ita­lia­no all’università di Cam­brid­ge, mor­to in Egit­to tra il gen­na­io e il feb­bra­io 2016. Oppu­re anco­ra quan­do lo si è con­fron­ta­to con il caso inter­na­zio­na­le dell’Enrica Lexie, cono­sciu­to ai più come “il caso dei due marò”. 

In que­ste due occa­sio­ni le varie par­ti del­la poli­ti­ca (quel­li di sini­stra nel pri­mo caso, quel­li di destra nel secon­do) han­no dimo­stra­to di ten­tar­le tut­te pur di sco­va­re il col­pe­vo­le in Egit­to, come di sca­gio­na­re e libe­ra­re i due mari­nai ita­lia­ni. È risul­ta­to pro­fon­da­men­te ingiu­sto che non sia sta­to ado­pe­ra­to lo stes­so metro di giu­di­zio e la stes­sa inten­si­tà nel­le ricerche. 

Ad ogni modo, a peg­gio­ra­re ulte­rior­men­te la situa­zio­ne ci han­no pen­sa­to i vari “haters” inter­ve­nu­ti sul­la que­stio­ne. Inve­ce che strin­ger­si tut­ti attor­no alla spe­ran­za di ritro­va­re que­sta ragaz­za inno­cen­te, par­te dell’opinione pub­bli­ca si è let­te­ral­men­te scan­na­ta con­tro Sil­via e la sua scel­ta di fare del volontariato.

L’hanno giu­di­ca­ta  egoi­sta nei con­fron­ti del popo­lo ita­lia­no e l’hanno pesan­te­men­te cri­ti­ca­ta per esse­re anda­ta ad aiu­ta­re i “negri” al posto che gli ita­lia­ni. Han­no invei­to con­tro di lei e la sua fami­glia, le han­no det­to che se l’è cer­ca­ta deli­be­ra­ta­men­te e, infi­ne, han­no soste­nu­to che l’Italia non dovreb­be “but­ta­re” via i sol­di pagan­do il riscat­to di una per­so­na, che si è mes­sa inu­til­men­te in peri­co­lo da sola. 

Tra­la­scian­do la que­stio­ne raz­zia­le che vie­ne espli­ci­ta­men­te espres­sa in que­ste pro­po­si­zio­ni, que­ste fra­si sono for­ti e dure per­si­no da leg­ge­re.
Pro­vo­ca­no ancor più rab­bia se si pen­sa che spes­so que­ste per­so­ne sono le pri­me ad usa­re lo slo­gan faci­le “aiu­tia­mo­li a casa loro”.
Ebbe­ne Sil­via lo ha fat­to, ci ha pro­va­to per lo meno.
Que­ste ine­nar­ra­bi­li fra­si, scrit­te da gen­te insul­sa e codar­da, con­giun­te alla pas­si­vi­tà del­le isti­tu­zio­ni ita­lia­ne, sono il rin­gra­zia­men­to di un inte­ro pae­se nei con­fron­ti di un’anima buona. 

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Mattia Alfano

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