Chef Rubio e i danni della retorica sensazionalista

Tra­ge­die come fat­ti di cro­na­ca nera, per quan­do dram­ma­ti­ci pos­sa­no esse­re, richie­do­no un’analisi luci­da, lon­ta­na da spe­cu­la­zio­ni e fan­ta­sio­si col­le­ga­men­ti con altri ele­men­ti inter­ni alla socie­tà. Il sen­sa­zio­na­li­smo è un’esca eccel­len­te per atti­ra­re indi­gna­zio­ne e noto­rie­tà ver­so qual­cu­no o qual­co­sa. Ne sa qual­co­sa Gabrie­le Rubi­ni, in arte Chef Rubio, noto cuo­co e per­so­nag­gio tele­vi­si­vo, innal­za­to sull’altare del­la gogna media­ti­ca da nume­ro­si per­so­nag­gi pub­bli­ci. Il moti­vo cui si ricon­du­ce il mara­sma riguar­da un tweet, pub­bli­ca­to dal­lo stes­so Rubi­ni in data 4 otto­bre, in cui il cuo­co espo­ne­va la sua pre­oc­cu­pa­zio­ne cir­ca il dram­ma subi­to da Mat­teo Deme­ne­go e Pier­lui­gi Rot­ta, i due cara­bi­nie­ri ucci­si a col­pi di pisto­la nel­la que­stu­ra di Trie­ste da par­te di Ale­jan­dro Augu­sto Ste­phan Meran, un 29enne in sta­to di fer­mo con­dot­to nel­la medesima.

Inam­mis­si­bi­le che un ladro rie­sca a disar­ma­re un agen­te. Le col­pe di que­sta enne­si­ma tra­ge­dia evi­ta­bi­le risie­don nei ver­ti­ci di un siste­ma stan­tio che man­da a mori­re gio­va­ni impre­pa­ra­ti fisi­ca­men­te e psi­co­lo­gi­ca­men­te. Io non mi sen­to sicu­ro in mano vostra.

Rubi­ni ave­va mani­fe­sta­to pre­oc­cu­pa­zio­ne in rela­zio­ne alla dina­mi­ca con cui si era svi­lup­pa­to l’omicidio, in cui il 29enne incri­mi­na­to avreb­be sfi­la­to la pisto­la dal­la fon­di­na di uno dei due poli­ziot­ti, ucci­den­do­lo, per poi semi­na­re il pani­co all’interno del­la que­stu­ra, pri­ma di esse­re bloc­ca­to subi­to fuo­ri. Tra­la­scian­do le per­ples­si­tà sul­la dina­mi­ca, anco­ra fumo­sa, ciò che è sal­ta­to all’occhio è sta­ta una man­can­za di volon­tà, da buo­na par­te dell’opinione pub­bli­ca, nel non affron­ta­re il pro­ble­ma a men­te fred­da, attac­can­do chi cer­cas­se spie­ga­zio­ni riguar­do la gra­vi­tà dell’episodio.

«Il sen­sa­zio­na­li­smo ha distrut­to il gior­na­li­smo ita­lia­no». Così inti­to­la un suo arti­co­lo il blog Par­te del discor­so riguar­do un’altra tra­ge­dia che ha coin­vol­to un uomo dell’arma, ossia l’omicidio a Roma del cara­bi­nie­re Mario Rega. Dina­mi­ca simi­le nel mede­si­mo con­te­sto, l’articolo ripor­ta che «la distor­sio­ne del rea­le ope­ra­ta dal gior­na­li­smo del­lo share, del sen­sa­zio­na­le, por­ta a sua vol­ta alla distor­sio­ne del rea­le così come per­ce­pi­to dal­le per­so­ne. L’inserzione di toc­chi emo­ti­vi e opi­nio­ni­sti­ci nel fat­to pri­va lo stes­so del­la sua ogget­ti­vi­tà, dicen­do­ci cosa pen­sa­re e quan­do». Aggiun­ge­te­ci una tra­ge­dia che col­pi­sca una cate­go­ria di lavo­ra­to­ri, come le for­ze dell’ordine, ido­la­tra­ta dal­la destra popu­li­sta, e otter­re­te una San­ta Inqui­si­zio­ne dell’informazione e del dibat­ti­to il cui uni­co impe­ra­ti­vo cate­go­ri­co èquel­lo di pian­ge­re le vittime.

Tra gli stru­men­ti di repli­ca da par­te di chi esi­ga il silen­zio e la com­mo­zio­ne, sen­za voler denun­cia­re un pro­ble­ma, come can­di­da­men­te dimo­stra­to da Rita Dal­la Chie­sa, abbia­mo accu­se ste­ri­li («se mai ti capi­te­rà di esse­re minac­cia­to pesan­te­men­te da qual­cu­no, difen­di­ti da solo») e attac­chi gra­tui­ti sul per­so­na­le («sapes­se alme­no cuci­na­re»).

Analogalmente, la gogna verso Rubio si è estesa evidenziando il flop di share del suo ultimo programma televisivo, “Alla ricerca del gusto perduto”, successivamente al tweet incriminato.

Una mos­sa non trop­po astu­ta e asso­lu­ta­men­te non ine­ren­te alla vicen­da, vol­ta solo a scher­ni­re il cuo­co minan­do­ne la credibilità.

La mor­te di Deme­ne­go e Rot­ta è sicu­ra­men­te un dram­ma­ti­co even­to che ha scos­so l’intera opi­nio­ne pub­bli­ca; ma è pro­prio qui che è bene non per­de­re il piglio con la real­tà, ed evi­ta­re che tra­ge­die di que­sto tipo pos­sa­no ripresentarsi.

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Matteo Lo Presti
Cal­cio­fi­lo e meme lord, il tut­to innaf­fia­to da Poret­ti 9 lup­po­li. Amo i tatuag­gi, la filo­so­fia mora­le, la Ligu­ria e scri­ve­re. Sogno l’au­tar­chia e l’atarassia.

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