Downton Abbey: il film

Downton Abbey: il film _vulcano Statale
4127_D006_00013-00014_R_COMPJim Carter stars as Charles Carson in DOWNTON ABBEY, a Focus Features release. Credit: Jaap Buitendijk / Focus Features

Se i fan, con i festeg­gia­men­ti per il Capo­dan­no del 1925, ave­va­no rite­nu­to con­clu­sa la famo­sa serie tele­vi­si­va ingle­se Down­ton Abbey, il suo auto­re e i suoi atto­ri sono tor­na­ti in un adat­ta­men­to cine­ma­to­gra­fi­co che rical­ca gli ele­men­ti che han­no por­ta­to la serie al suc­ces­so e per i qua­li è sta­ta accla­ma­ta dal­la cri­ti­ca: dal­la pre­zio­sa rico­stru­zio­ne sto­ri­ca ai magni­fi­ci costu­mi, dal­le sce­no­gra­fie moz­za­fia­to alla colon­na sono­ra, dai per­so­nag­gi così ben carat­te­riz­za­ti alle per­for­man­ce impec­ca­bi­li di colo­ro che li interpretano. 

Pri­ma pro­ta­go­ni­sta del film è l’iconica resi­den­za di Down­ton Abbey che, dopo le pri­me imma­gi­ni d’antefatto, ritor­na in un’inquadratura tota­le con in sot­to­fon­do le note del­la sigla così facil­men­te rico­no­sci­bi­le.

Tale aper­tu­ra crea nell’osservatore l’illusione di tro­var­si di fron­te a una nuo­va pun­ta­ta e per­met­te di immer­ger­si imme­dia­ta­men­te nell’atmosfera dell’epoca. Le vite dei com­po­nen­ti del­la fami­glia Cra­w­ley e del suo per­so­na­le di ser­vi­zio, che ave­va­no ormai rag­giun­to una pro­pria sta­bi­li­tà con la fine del­la sesta sta­gio­ne, ven­go­no mes­se in sub­bu­glio da una noti­zia inat­te­sa: re Gior­gio V e sua moglie Mary soste­ran­no per una not­te a Down­ton duran­te il loro iti­ne­ra­rio nel­la cam­pa­gna ingle­se. La buo­na nuo­va vie­ne tra­smes­sa di per­so­nag­gio in per­so­nag­gio e abbia­mo così modo di ritro­va­re vol­ti già noti e di fare la cono­scen­za di nuo­ve figure. 

Nonostante le new entry, tuttavia, è evidente il trovarsi di fronte a vicende e tematiche già note. 

In pri­mis, la con­te­sa di un’eredità fra non­na Vio­let e una cugi­na reiet­ta, imper­so­na­ta da Imel­da Staun­ton, ripor­ta in vita un lon­ta­no scon­tro fra la sud­det­ta Con­tes­sa Madre di Gran­tham e Iso­bel Cra­w­ley. Tor­na poi il con­flit­to inte­rio­re di Tom Bran­son, dap­pri­ma chauf­feur e poi gene­ro del Con­te, che si tro­va divi­so tra l’amore per la sua patria Irlan­da e quel­lo per l’acquisita fami­glia monarchica. 

Pro­se­gue dun­que l’indagine di quel­li che sono i con­flit­ti di clas­se, ma anche la rap­pre­sen­ta­zio­ne dei diver­si ruo­li di gene­re; soprat­tut­to, com­pa­re come fil rou­ge un tema che era pre­gnan­te nel­le sta­gio­ni tra­scor­se, ossia l’incertezza del futu­ro del casa­to, del suo per­so­na­le e del­lo stes­so sti­le di vita dell’aristocrazia ingle­se, a cau­sa dei cam­bia­men­ti che il pro­gres­so tec­no­lo­gi­co e socia­le stan­no apportando. 

Ci tro­via­mo infat­ti nel 1927, alle soglie degli anni Tren­ta scon­vol­ti dal rapi­do svi­lup­po dei nuo­vi mez­zi di tra­spor­to, dall’ingrossarsi del­le metro­po­li e dal­la dis­so­lu­zio­ne del­la rigi­da strut­tu­ra gerar­chi­ca del­la socie­tà. Sono con­flit­ti che coin­vol­go­no gli abi­tan­ti del­la vec­chia cam­pa­gna ingle­se, met­ten­do­ne in discus­sio­ne i ruo­li socia­li; ogget­to del dub­bio è per­fi­no la legit­ti­mi­tà dei due regnan­ti: i per­so­nag­gi, infat­ti, sia ai pia­ni alti sia a quel­li bas­si del­la casa, si divi­do­no fra chi sen­te più for­te la devo­zio­ne ver­so la Coro­na e l’orgoglio susci­ta­to da una tale visi­ta, e chi inve­ce si mostra indif­fe­ren­te o addi­rit­tu­ra osti­le alla venu­ta di Gior­gio V e del­la consorte.

La Gran­de Sto­ria, dun­que, pene­tra nel­le vicen­de per­so­na­li come già ave­va fat­to nel­la serie con l’affondamento del Tita­nic, lo scop­pio del­la Gran­de Guer­ra, gli scon­tri che por­ta­ro­no alla nasci­ta del­lo Sta­to Libe­ro d’Irlanda o, anco­ra, la noti­zia del Putsch di Mona­co che allun­ga­va le ombre del­la Secon­da Guer­ra Mondiale. 

Accanto a tutto ciò, continua ad essere dato grande spazio alle micro-storie che coinvolgono ciascun personaggio. 

Par­ti­co­lar­men­te inte­res­san­ti sono quel­le riguar­dan­ti le figu­re fem­mi­ni­li come Lady Mary Tal­bot, che si pre­pa­ra ora ad assu­me­re total­men­te la respon­sa­bi­li­tà del futu­ro di Down­ton e di tut­te le per­so­ne che vi sono com­pre­se, incar­nan­do appie­no il carat­te­re con­ser­va­to­re di non­na Vio­let, ma unen­do­vi un inte­res­se per l’ammodernamento del­la società. 

Sco­pria­mo, poi, la fru­stra­zio­ne del­la sorel­la Lady Edith Pelham che, dopo esser­si eman­ci­pa­ta tra­mi­te un lavo­ro e il tra­sfe­ri­men­to in una casa pro­pria, si ritro­va a esse­re una moglie e una madre dedi­ta a occu­pa­zio­ni tipi­che del­la vec­chia socie­tà qua­li bal­li ed even­ti di bene­fi­cien­za. Vi è poi l’aiuto-cuoca Dai­sy che, con atteg­gia­men­to ancor più bat­ta­glie­ro, si fa por­ta­vo­ce del desi­de­rio di un riscat­to socia­le, dell’idea di crear­si da sé un futu­ro diverso.

Se immutate sono le tematiche e i rapporti fra i vari personaggi, tali sono anche i loro caratteri e i loro modi di fare. 

Ritro­via­mo infat­ti lo spi­ri­to incrol­la­bi­le di non­na Vio­let con il suo pre­zio­so sar­ca­smo e la sua testar­dag­gi­ne che, così evi­den­te­men­te, sono sta­ti ere­di­ta­ti da Lady Mary. Ci stu­pi­sco­no anco­ra la bon­tà e la dispo­ni­bi­li­tà di Iso­bel Cra­w­ley e Tom Bran­son, non­ché del Con­te e del­la Con­tes­sa Gran­tham. Vie­ne ulte­rior­men­te rap­pre­sen­ta­ta la devo­zio­ne alla fami­glia del signor Car­son, dei coniu­gi Bates e, soprat­tut­to, del signor Mole­sley. Quest’ultimo, poi, si pre­sta spes­so a esse­re pro­ta­go­ni­sta di epi­so­di diver­ten­ti che costel­la­no il film, assie­me alle ico­ni­che frec­cia­ti­ne e sen­ten­ze del­la Con­tes­sa Madre che pos­so­no solo far sorridere. 

Altro spun­to comi­co è la guer­ra cui il per­so­na­le di casa dà vita con­tro quel­lo rea­le giun­to a ser­vi­re i sovra­ni. Mes­si ini­zial­men­te da par­te, infat­ti, i dome­sti­ci di casa Cra­w­ley por­te­ran­no avan­ti una vera e pro­pria rivol­ta nei con­fron­ti dei nuo­vi venu­ti, con l’obiettivo di tor­na­re a rico­pri­re le fun­zio­ni che gli sono pro­prie e dimo­stra­re così la raf­fi­na­tez­za e l’eleganza del­la dimo­ra di Down­ton Abbey, del suo casa­to e del suo personale.

Per tut­ti que­sti suoi aspet­ti così indis­so­lu­bil­men­te lega­ti alla serie TV, il film par­la for­se più allo spet­ta­to­re appas­sio­na­to che non a quel­lo nuo­vo, che potreb­be sì goder­ne la visio­ne, ma che for­se non sareb­be in gra­do di coglie­re e con­te­stua­liz­za­re le sfu­ma­tu­re di talu­ni gesti e parole. 

Ad esem­pio, i dub­bi di Edith, i sospet­ti nei con­fron­ti di Bran­son o anco­ra le pun­zec­chia­tu­re di non­na Vio­let potreb­be­ro non esse­re com­pre­si appie­no, nono­stan­te i per­so­nag­gi ten­da­no a rin­fre­sca­re la memo­ria del pub­bli­co, rac­con­tan­do del pro­prio pas­sa­to alle nuo­ve conoscenze. 

Considerato anche quest’ultimo aspetto, il film si presta a due possibili interpretazioni. 

Da una par­te, le aper­tu­re e i dub­bi sul futu­ro dei per­so­nag­gi potreb­be­ro far nutri­re la spe­ran­za di ulte­rio­ri svi­lup­pi che segua­no la gene­ra­zio­ne più gio­va­ne ver­so una vita in un mon­do ormai cam­bia­to, dove le dif­fe­ren­ze fra le clas­si socia­li si fan­no meno rigi­de e l’alta socie­tà e il suo sti­le di vita svaniscono. 

Tale ipo­te­si è aval­la­ta dal­le affer­ma­zio­ni del pro­dut­to­re Gareth Nea­me e del­lo scrit­to­re Julian Fel­lo­wes che riten­go­no pos­si­bi­le la rea­liz­za­zio­ne di un sequel, nel caso in qui il pre­sen­te film riscuo­tes­se un gran­de suc­ces­so, come i nume­ri al bot­te­ghi­no fan­no in effet­ti pen­sa­re. Dall’altra par­te, la tra­ma è pri­va di con­flit­ti o scon­vol­gi­men­ti par­ti­co­lar­men­te dram­ma­ti­ci ed anzi risul­ta esse­re un poco blan­da e tut­ta tesa ver­so un hap­py ending che riguar­di tut­ti i per­so­nag­gi più ama­ti.

Se si met­te in pri­mo pia­no que­sto aspet­to, l’adattamento cine­ma­to­gra­fi­co è dun­que da con­si­de­rar­si una sor­ta di com­mia­to da par­te del cast nei con­fron­ti di un pub­bli­co ormai affe­zio­na­to. Tut­ta­via, nell’impossibilità di pro­pen­de­re in modo defi­ni­ti­vo per l’una o per l’altra ipo­te­si, pos­sia­mo solo pen­sar­la come la signo­ra Hughes che, negli ulti­mi istan­ti del film, si rivol­ge al mari­to dicendo: 

“vedre­mo… vedremo”.

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Rossana Merli
Mi affa­sci­na la crea­ti­vi­tà decli­na­ta in ogni sua espres­sio­ne e for­se è per que­sto che non so sce­glier­ne una pre­fe­ri­ta. Uni­ci pun­ti fer­mi nel­la mia vita sono il nuo­to e la scrittura.
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Mi affascina la creatività declinata in ogni sua espressione e forse è per questo che non so sceglierne una preferita. Unici punti fermi nella mia vita sono il nuoto e la scrittura.

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