Ilva, l’acciaieria che mette a nudo l’Italia

Ilva, l’acciaieria che mette a nudo l’Italia

Alla fine la bom­ba side­rur­gi­ca è esplo­sa nel­la gior­na­ta di ieri. Arce­lor­Mit­tal va ver­so la fermata. 

È stato comunicato che tra dicembre e gennaio verranno spenti progressivamente tutti gli alti forni dell’ex Ilva di Taranto, fino al completo spegnimento alla fine di gennaio. 

Rischia di fini­re così la tra­ge­dia dell’acciaio ita­lia­na. Le ulti­me set­ti­ma­ne han­no visto una tesa evo­lu­zio­ne del caso. L’intera vicen­da di que­sti gior­ni ruo­ta intor­no allo scu­do pena­le, rimos­so da un voto del Sena­to, a ini­zio Novem­bre, dopo le insi­sten­ze di 15 sena­to­ri del Movi­men­to 5 Stel­le, capeg­gia­ti dall’ex mini­stra per il sud Bar­ba­ra Lez­zi, elet­ta l’anno scor­so con la pro­mes­sa di chiu­de­re l’Ex Ilva. 

Tra i 168 voti a favo­re, anche i depu­ta­ti del PD e di Ita­lia Viva, colo­ro che ave­va­no intro­dot­to lo scu­do nel 2015 duran­te il gover­no Renzi.

Ades­so Arce­lor­Mit­tal avreb­be deci­so di reci­de­re il con­trat­to, viste le modi­fi­che e l’impossibilità di tro­va­re un accor­do col gover­no. Che quel­la vota­zio­ne sia dan­no­sa per l’Italia è chia­ro, ma va rac­con­ta­ta anche dal pun­to di vista poli­ti­co e non solo indu­stria­le. E va rac­con­ta­ta anche la sto­ria di que­sto “scu­do penale”.

Tra il 2017 e il 2018 il grup­po mul­ti­na­zio­na­le, desi­gna­to alla gestio­ne dell’acciaieria, ave­va dichia­ra­to che si sareb­be impe­gna­to al risa­na­men­to ambien­ta­le e al rilan­cio del polo dell’acciaio. Secon­do l’accordo, pote­va non teme­re con­se­guen­ze pena­li per rea­ti ambien­ta­li pro­vo­ca­ti dagli inter­ven­ti di risa­na­men­to e dal­le gestio­ni pre­ce­den­ti che, ricor­dia­mo­lo, era­no quel­le dei Riva e dell’azionista pub­bli­co a cui ha fat­to capo per lun­go tem­po l’Ilva.

Infat­ti lo scu­do, quan­do ven­ne adot­ta­to nel­la scor­sa legi­sla­tu­ra, esclu­de­va la respon­sa­bi­li­tà pena­le “in rela­zio­ne alle con­dot­te poste in esse­re in attua­zio­ne del Pia­no ambien­ta­le” da par­te del com­mis­sa­rio o dei futu­ri “affit­tua­ri o acqui­ren­ti”, sul­la base dell’idea che altri­men­ti sareb­be sta­to impos­si­bi­le tro­va­re qual­cu­no dispo­sto a inve­sti­re nel neces­sa­rio risa­na­men­to dell’impianto.

Altre voci ritengono che ArcelorMittal usi lo scudo penale come scusa per ritirarsi da un investimento che si è rivelato meno profittevole di quanto previsto. 

Si ritie­ne che il polo per­de­va tra gli uno e i due milio­ni di euro al gior­no, a cau­sa soprat­tut­to di un mer­ca­to inter­na­zio­na­le dell’acciaio peg­gio­ra­to a par­ti­re dal­la fine del 2018.

Se a suo tem­po, pri­ma di appiat­tir­si al vole­re del nuo­vo “allea­to” di gover­no, il PD era favo­re­vo­le alla ces­sio­ne dell’impianto e alla pro­se­cu­zio­ne del­la pro­du­zio­ne, non lo era – e non lo èil Movi­men­to 5 Stel­le, che ora si tro­va da due anni al Mise e che da sem­pre sostie­ne la neces­si­tà di chiu­de­re l’Ilva, o alme­no di rivo­lu­zio­nar­ne com­ple­ta­men­te i meto­di di produzione.

Insomma l’ostinata battaglia anti-Ilva dei pentastellati di lotta e di governo ha prodotto, alla fine, i suoi frutti peggiori.

Toglie­re lo scu­do pena­le ai ver­ti­ci di Arce­lor Mit­tal, scri­ve il segre­ta­rio nazio­na­le del­la Fim Cisl, Mar­co Ben­ti­vo­gli, è sta­to “un capo­la­vo­ro di incom­pe­ten­za e pavi­di­tà”. E ora, dice anco­ra Ben­ti­vo­gli, al man­ca­to disin­ne­sco del­la “bom­ba ambien­ta­le” si uni­sce anche la “bom­ba sociale”. 

Ricor­dia­mo che l’Ex Ilva con­ta 10.700 lavo­ra­to­ri di cui 8000 solo a Taran­to. In più la socie­tà si era impe­gna­ta a fare inve­sti­men­ti ambien­ta­li per 1,1 miliar­di e indu­stria­li per 1,2 miliar­di.
Ovvia­men­te c’è già chi par­la di nazio­na­liz­zar­la, ma a que­sto rispon­de il mini­stro dell’economia Gual­tie­ri: “addos­sa­re allo Sta­to tut­ti i costi di un risa­na­men­to indu­stria­le è una peri­co­lo­sa illu­sio­ne”. Di cer­to ciò che non ha biso­gno que­sto Pae­se è una secon­da Ali­ta­lia, nel cui poz­zo sen­za fon­do sono già fini­ti 9 miliar­di – e si sti­ma che le per­di­te nel caso l’acciaieria chiu­da i bat­ten­ti sia­no addi­rit­tu­ra superiori.

In poche parole, il classico pasticcio all’italiana. E ora, travolti dal fango delle proprie scelte, tutti corrono per cercare di mettere una pezza a questo delitto perfetto, economico e sociale.

Seb­be­ne il gover­no gial­lo­ros­so sia nato per dare una svol­ta ai disa­stri del perio­do gial­lo­ver­de e per evi­ta­re di con­fe­ri­re “pie­ni pote­ri” a un lea­der tan­to influen­te quan­to inca­pa­ce, que­sto non evi­ta che acca­da­no tali epi­so­di di pro­fon­da incom­pe­ten­za. I 5 Stel­le stan­no comun­que vin­cen­do la guer­ra com­bat­tu­ta in nome dell’ideale del­la “decre­sci­ta felice”.

Quel che stu­pi­sce di più è che ci sia una par­te assai ampia del Pae­se che sem­bra ormai abi­tua­ta a que­ste situa­zio­ni e, anzi, sem­bra pron­ta a difen­de­re con le unghie e coi den­ti gli squi­li­bri socia­li che l’economia sta­gnan­te di que­sti anni ha gene­ra­to, in nome di un non ben pre­ci­sa­to carat­te­re “nazio­na­le”, di rifiu­to ver­so l’internazionalizzazione e gli inve­sti­men­ti pro­ve­nien­ti da fuo­ri l’Italia.

Altri­men­ti que­ste vicen­de non sareb­be­ro spie­ga­bi­li. Anche il PD, che dove­va difen­de­re le infra­strut­tu­re e favo­ri­re le impre­se, alla fine con­sen­te il rin­no­vo di que­gli orro­ri di Quo­ta 100 e Red­di­to di Cittadinanza.

Il carniere di una coalizione dedita allo sviluppo e alla crescita economica sembra ancora pressoché vuoto.

Ora l’unica solu­zio­ne è con­vin­ce­re Arce­lor­Mit­tal a resta­re, dato che pri­ma di mag­gio non si stac­che­rà defi­ni­ti­va­men­te dal polo, o cer­ca­re al più pre­sto un nuo­vo acqui­ren­te. 
La cer­tez­za, in caso con­tra­rio, è che chi paghe­rà il prez­zo dell’improvvisazione e dell’incompetenza saran­no anco­ra una vol­ta que­gli ita­lia­ni, pochi, che paga­no le tas­se fino all’ultimo euro. Ciò è fran­ca­men­te inaccettabile.

Si scri­ve Ilva, si leg­ge Italia. 

La sto­ria – anzi, tra­ge­dia – del­la più gran­de accia­ie­ria d’Europa rap­pre­sen­ta il per­fet­to spec­chio del nostro Pae­se. 
Tra poli­ti­ca anti indu­stria­le, erro­ri di una vec­chia diri­gen­za e ambien­ta­li­smo, fine a qual­che voto in più, l’acciaieria ioni­ca met­te a nudo i più pro­fon­di pro­ble­mi e le divi­sio­ni del­lo Stato.

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Lorenzo Rossi
Poli­ti­ca­men­te cri­ti­co. Fie­ra­men­te europeista.
Rac­con­to e cer­co rispo­ste in quel che acca­de nel mondo.

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