“Itadakimasu”: alla scoperta dell’autentica cucina giapponese

I riti del cuci­na­re e del man­gia­re sono mol­to noti a noi ita­lia­ni, ma for­se non tut­ti san­no che la sapien­za e la cura che noi dedi­chia­mo al cibo sono ampia­men­te rispec­chia­te nel­la cuci­na nip­po­ni­ca, così lon­ta­na da noi, eppu­re, in que­sto aspet­to, così vicina. 

I giapponesi definiscono la propria arte culinaria wakoshu, una parola che racchiude un mondo i cui confini si estendono ben nel oltre il sushi e i ristoranti all you can eat a cui siamo abituati. 

Tale è la ric­chez­za e il valo­re di que­sta cuci­na da esser­gli val­so nel 2013 il rico­no­sci­men­to di Patri­mo­nio dell’Umanità da par­te dell’Unesco, altro pun­to di con­tat­to con la nostra die­ta medi­ter­ra­nea, che lo era diven­ta­to pochi anni pri­ma. La gastro­no­mia del Sol Levan­te van­ta, infat­ti, tra­di­zio­ni mil­le­na­rie che, con le indi­ca­zio­ni giu­ste, un piz­zi­co di curio­si­tà e spi­ri­to d’avventura, pos­so­no esse­re esplo­ra­te e gusta­te in Ita­lia pres­so risto­ran­ti auten­ti­ci che del Giap­po­ne han­no sapu­to cele­bra­re la sto­ria e rispec­chiar­ne la filosofia.

A gui­dar­ci in que­sta sco­per­ta sono Giu­lia Lau­ra Perac­chioMar­co Bran­do­li­ni, due gio­va­ni il cui amo­re per la cuci­na tra­di­zio­na­le ha por­ta­to a crea­re Japad­vi­sor, un blog di risto­ra­zio­ne giap­po­ne­se che a tre anni dal­la sua fon­da­zio­ne è il più segui­to in Ita­lia e con­ta qua­si 17mila fol­lo­wer su Insta­gram. La crea­zio­ne del sito e le espe­rien­ze per­so­na­li degli auto­ri nel­la visi­ta di risto­ran­ti auten­ti­ci in Ita­lia e in pae­si stra­nie­ri, com­pre­so il Giap­po­ne in cui nel mese di dicem­bre si reche­ran­no per la ter­za vol­ta, li han­no por­ta­ti a scri­ve­re a quat­tro mani il libro “Ita­da­ki­ma­su”, in libre­ria dal pri­mo novembre.

Giu­lia Lau­ra Perac­chioMar­co Bran­do­li­ni foto cre­di­ts: Alber­to Moro

Si trat­ta di una gui­da gastro­no­mi­ca che vuo­le illu­stra­re in modo chia­ro e sem­pli­ce i prin­ci­pa­li piat­ti del wako­shu, ma che al con­tem­po si pre­sen­ta ric­ca di appro­fon­di­men­ti cul­tu­rali che alla cuci­na sono stret­ta­men­te lega­ti, in quan­to “die­tro il nome di ogni piat­to si nascon­de un rito, una tra­di­zio­ne, una tra­ma di ispi­ra­zio­ni, un incan­te­si­mo mil­le­na­rio di felicità”. 

Il titolo stesso del libro si fa portavoce di quest’idea dal momento che, sebbene la parola itadakimasu venga solitamente tradotta con il nostro “buon appetito”, in realtà ha il significato più ampio di “prendo ciò che tu mi dai”, un’espressione che esprime i principi di gratitudine e armonia che stanno alla base del wakoshu e della cultura del Sol Levante.

In par­ti­co­la­re, il libro offre per cia­scu­na pie­tan­za la tra­scri­zio­ne del nome in kan­ji, una descri­zio­ne e un appro­fon­di­men­to sul­le tec­ni­che di pre­pa­ra­zio­ne. Seguo­no poi noti­zie e curio­si­tà lega­te alla sto­ria e alla cul­tu­ra nip­po­ni­ca e i nomi dei risto­ran­ti ita­lia­ni ed este­ri dove gusta­re al meglio tali piat­ti. Con­di­sco­no il tut­to gli aned­do­ti degli auto­ri e alcu­ne inter­vi­ste con i mag­gio­ri esper­ti, risto­ra­to­ri e chef che negli anni Mar­co e Giu­lia han­no avu­to modo di incon­tra­re e con alcu­ni dei qua­li sono riu­sci­ti a crea­re dei veri e pro­pri rap­por­ti di amicizia. 

In “Ita­da­ki­ma­su” sono quin­di ripor­ta­te le espe­rien­ze e le cono­scen­ze che, nono­stan­te le dif­fe­ren­ze lin­gui­sti­che, i due auto­ri sono riu­sci­ti a rac­co­glie­re gra­zie alla gen­ti­lez­za e alla dispo­ni­bi­li­tà di que­ste per­so­ne. Tali incon­tri gli han­no infat­ti per­mes­so di immer­ger­si appie­no nel­lo spi­ri­to del wako­shu, sco­prir­ne i pun­ti di con­tat­to con la pro­pria cul­tu­ra e com­pren­de­re che “il cibo uni­sce, è for­se il lega­me più stret­to che tut­ta l’umanità sen­te di avere”.

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Rossana Merli
Mi affa­sci­na la crea­ti­vi­tà decli­na­ta in ogni sua espres­sio­ne e for­se è per que­sto che non so sce­glier­ne una pre­fe­ri­ta. Uni­ci pun­ti fer­mi nel­la mia vita sono il nuo­to e la scrittura.

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