La festa senza perdono: una polemica (in)utile?

La festa senza perdono: una polemica (in)utile?

I recen­ti fat­ti del 31 otto­bre han­no por­ta­to all’e­splo­sio­ne di una tem­pe­sta media­ti­ca che ha coin­vol­to stu­den­ti e non, accen­den­do una pole­mi­ca che si sta scal­dan­do sem­pre di più con il pas­sa­re del­le ore. 

Al di là del­le posi­zio­ni pre­se dai sin­go­li, dai grup­pi uni­ver­si­ta­ri e dal­le varie auto­ri­tà, è for­se neces­sa­rio con­dur­re una rifles­sio­ne più ampia sul signi­fi­ca­to del­la vicen­da.

È sicu­ra­men­te giu­sto espri­me­re la pro­pria opi­nio­ne riguar­do ai fat­ti acca­du­ti, ciò non toglie che pun­ta­re il dito a poste­rio­ri su vicen­de che han­no avu­to lo stes­so svol­gi­men­to degli anni scor­si rive­la gran­de disin­te­res­se in meri­to alle que­stio­ni che si con­su­ma­no quo­ti­dia­na­men­te in ambi­to universitario. 

In vari post sui grup­pi stu­den­te­schi e anche in mol­te del­le voci che si sen­to­no cor­re­re in que­sti gior­ni tra i chio­stri del­la Sta­ta­le, si fa rife­ri­men­to a come il Ret­to­re avreb­be dovu­to avvi­sa­re tut­ti gli stu­den­ti del­la natu­ra ille­ga­le del­la festa. 

Ma cosa dice questo di noi studenti?

Que­ste posi­zio­ni rias­su­mo­no in manie­ra piut­to­sto emble­ma­ti­ca quel­lo che è l’approccio gene­ra­le, non sol­tan­to a que­sta vicen­da in par­ti­co­la­re, ma più ampia­men­te a tut­te le pro­ble­ma­ti­che inter­ne, da par­te sia degli stu­den­ti che dell’ateneo in sé. In par­ti­co­la­re riflet­ten­do sul fat­to che mol­ti di colo­ro che si schie­ra­no ades­so con con­vin­zio­ne con­tro le dina­mi­che rela­ti­ve all’or­ga­niz­za­zio­ne del­l’e­ven­to vi han­no spes­so par­te­ci­pa­to, sen­za inda­gar­ne asso­lu­ta­men­te la natu­ra, di con­se­guen­za nascon­der­si ora die­tro il fat­to che non se ne cono­sces­se­ro le die­tro­lo­gie è piut­to­sto futi­le come pretesto.

Si continua a spostare il problema, rimbalzando la palla da una parte all’altra e cercando qualcuno da additare come colpevole. 

Una rifles­sio­ne sull’agire di tut­te le par­ti va sen­za dub­bio fat­ta, ma for­se sareb­be ancor più impor­tan­te che l’attenzione rica­des­se sull’agire di noi stu­den­ti più in gene­ra­le, sul­l’ap­proc­cio pas­si­vo alle vicen­de che abbia­mo con­ti­nua­men­te sot­to il naso; su come, anco­ra una vol­ta, l’unico modo per far alza­re la testa di tut­ti sia sta­ta l’eco media­ti­ca, la riso­nan­za a livel­lo pub­bli­co e nazio­na­le di una vicen­da che di per sé non ha avu­to nul­la di dif­fe­ren­te rispet­to agli altri anni.

Se pen­sia­mo che l’università sia un bene pub­bli­co e pre­zio­so, come stia­mo tut­ti affer­man­do con for­za e con­vin­zio­ne in que­sti gior­ni, for­se dovreb­be esse­re pre­mu­ra di tut­ti inte­res­sar­si duran­te l’arco dell’anno di ciò che avvie­ne al suo inter­no e del­le dina­mi­che che por­ta­no allo svi­lup­po di cer­ti eventi. 

È comun­que impor­tan­te sot­to­li­nea­re come tut­ta la pole­mi­ca che è venu­ta a con­fi­gu­rar­si non è senz’altro ste­ri­le, ma è ben­sì un momen­to impor­tan­te di rifles­sio­ne e dia­lo­go che potreb­be maga­ri apri­re in futu­ro nuo­ve stra­de e mag­gio­ri pos­si­bi­li­tà di comu­ni­ca­zio­ne sia da par­te degli stu­den­ti che da par­te dell’amministrazione.

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Arianna Preite
Stu­den­tes­sa di Let­te­re Moderne.
Mi appas­sio­na­no le con­ver­sa­zio­ni sti­mo­lan­ti, ma non le chiac­chie­re di pri­ma mattina.

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