Milano in bici, quando la mobilità è (in)sostenibile

Sono noti a tut­ti i buo­ni moti­vi per cui sce­glie­re di usa­re la bici­clet­ta per gli spo­sta­men­ti quo­ti­dia­ni e baste­rà ricor­da­re che si trat­ta del mez­zo di tra­spor­to più eco­no­mi­co oltre che eco­lo­gi­co. Pec­ca­to si fini­sca per fare lo sla­lom tra auto­mo­bi­li, tram e pedo­ni, con il per­pe­tuo rischio di incidenti.

Il dato è questo: il numero di ciclisti, sempre più in aumento negli ultimi anni nella nostra città, è ormai stabile, se non in leggero calo.

Secon­do FIAB, rispet­to al 2018 si è regi­stra­ta una dimi­nu­zio­ne di cir­ca l’8% degli spo­sta­men­ti in bici­clet­ta (che se però vie­ne mes­so in rela­zio­ne con l’andamento dei dati regi­stra­ti dal 2016 al 2018 può esse­re spie­ga­to anche come una natu­ra­le oscil­la­zio­ne del dato).

Di segui­to ripor­tia­mo i dati rac­col­ti in alcu­ni pun­ti stra­te­gi­ci del­la cit­tà:

Via Beltrami/piazza Cai­ro­li: si pas­sa da 3772 pas­sag­gi del 2018 a 3445 del 2019;

Cor­so Magen­ta: da 2219 a 1846;

Cor­so di Por­ta Roma­na: da 2077 a 2013;

Cor­so Venezia/incrocio Sena­to: da 3753 a 3241;

Lar­go Augusto/incrocio Sfor­za: da 2597 a 2495;

Cor­so Bue­nos Aires/incrocio Tuni­sia: da 3361 a 3041;

Via Gioia/Liberazione: da 2669 a 2834.

Ricor­dan­do che FIAB svol­ge una ricer­ca tra­mi­te i suoi volon­ta­ri che non pre­ten­de cer­tez­za scien­ti­fi­ca, in quan­to con­dot­ta da cit­ta­di­ni in fasce ora­rie e perio­di limi­ta­ti. Tut­ta­via, que­sta atti­vi­tà può esse­re con­si­de­ra­ta a tut­ti gli effet­ti “ser­vi­zio pub­bli­co” per­ché di fat­to non esi­ste un siste­ma per la rac­col­ta uffi­cia­le di dati da par­te dell’amministrazione cit­ta­di­na, eccet­to per il con­ta­to­re auto­ma­ti­co di Cor­so Bue­nos Aires.

Questo dato può anche essere messo in relazione alla pericolosità del mezzo: il ciclista non è tutelato.

Piste cicla­bi­li assen­ti o scon­nes­se lo costrin­go­no a muo­ver­si nel traf­fi­co o sui­mar­cia­pie­di, tra gli insul­ti degli altri uten­ti. Basti pen­sa­re che, secon­do i dati ISTAT, il comu­ne di Mila­no nel 2016 è sta­to tea­tro di 8935 inci­den­ti stra­da­li (cir­ca 24 ogni gior­no), di cui l’11% ha coin­vol­to alme­no un cicli­sta (fon­te The Sub­ma­ri­ne). Sen­za con­si­de­ra­re che in que­sto modo il cicli­sta diven­ta a sua vol­ta peri­co­lo per gli altri utenti.

Tra i più espo­sti al rischio poi vi sono i riders, i fat­to­ri­ni alle pre­se con le con­se­gne di cibo a domi­ci­lio, che solo dal­l’i­ni­zio del­l’an­no sono sta­ti coin­vol­ti a Mila­no in 12 inci­den­ti, 7 dei qua­li in sel­la a una bici­clet­ta (la fon­te è l’Os­ser­va­to­rio rider food deli­ve­ry, aggior­na­to al 25 otto­bre 2019). Que­sto sia a cau­sa del­la for­te velo­ci­tà e del­l’im­pru­den­za, ma anche eso­prat­tut­to per la man­can­za di infrastrutture.

Il Comu­ne è con­sa­pe­vo­le di que­sta situa­zio­ne: lo dimo­stra il fat­to che si pre­oc­cu­pi di for­ni­re un elen­co dei per­cor­si con­si­glia­ti, in alter­na­ti­va ai qua­li non resta che pre­fe­ri­re zone 30 e aree pedonali.

La veri­tà è che il cicli­sta ha biso­gno di una cor­sia riser­va­ta e che non si inter­rom­pa, cioè di una vera e pro­pria pista, altri­men­ti una scel­ta soste­ni­bi­le in mate­ria ambien­ta­le diven­ta inso­ste­ni­bi­le dal pun­to di vista uma­no. Cope­na­ghen e Amster­dam sono alcu­ne del­le capi­ta­li euro­pee più famo­se in cui un pia­no di piste cicla­bi­li a tap­pe­to ha per­mes­so a mol­ti cit­ta­di­ni d arri­va­re addi­rit­tu­ra a eli­mi­na­re l’au­to, tan­to che si par­la di un vero e pro­prio “model­lo Cope­na­ghen”. Esem­pio sicu­ra­men­te da segui­re, nono­stan­te le dif­fi­col­tà che si riscon­tra­no sul ter­ri­to­rio ita­lia­no, che ospi­ta cit­tà dal­le vie mol­to più stret­te, in cui spes­so vi è a mala­pe­na lo spa­zio suf­fi­cien­te al tran­si­to del­le auto­mo­bi­li e ai mar­cia­pie­di — anche se i lar­ghi via­li di Mila­no rap­pre­sen­ta­no in que­sto con­te­sto una feli­ce eccezione.

Que­ste con­si­de­ra­zio­ni ci indu­co­no a con­si­de­ra­re quan­to sia ridut­ti­vo, per­fi­no ste­ri­le, inci­ta­re la cit­ta­di­nan­za all’u­so del­la bici­clet­ta quan­do non le ven­go­no offer­te le rea­li con­di­zio­ni per far­lo in sicu­rez­za. Anche con­trad­dit­to­rio, quan­do vie­ne vie­ta­ta la cir­co­la­zio­ne dei mono­pat­ti­ni elet­tri­ci a cau­sa del­lo stes­so problema.

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Laura Colombi
Mi pon­go doman­de e dif­fon­do le mie idee attra­ver­so la scrit­tu­ra e la musi­ca, che sono le mie passioni.

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