See e Watchmen: nuovi fenomeni globali?

Dopo una deca­de, Game of Thro­nes è giun­ta al ter­mi­ne. La serie tv più vista e chiac­chie­ra­ta, insie­me a capo­la­vo­ri come Brea­king BadLost, con le sue otto sta­gio­ni che han­no bat­tu­to ogni record di ascol­ti, ades­so ha lascia­to un buco da col­ma­re nel mon­do del­la seria­li­tà tele­vi­si­va. Tut­ti aspet­ta­no anco­ra il suo successore. 

Ottime serie sono state sfornate durante e successivamente, ma nessuna è riuscita a trasmettere e collegare tutto il mondo, facendo parlare di sé e amalgamando i fattori “qualità” e “commercialità”, binomio esplosivo sinonimo di successo.

Pochi pro­get­ti sono riu­sci­ti a infil­trar­si a tal pun­to nel­la socie­tà, sui social net­work e in qua­si tut­te le case del mon­do, e pro­ba­bil­men­te uno dei fat­to­ri che non per­met­to­no alle nuo­ve serie tv di diven­ta­re glo­ba­li è il fat­to che spes­so ven­go­no distri­bui­te in bloc­co (da piat­ta­for­me come Net­flix o Ama­zon Pri­me Video), dan­do la pos­si­bi­li­tà allo spet­ta­to­re di guar­da­re in un sin­go­lo gior­no tut­ta la stagione. 

Ognuno decide così il suo tempo di fruizione: c’è chi va di binge watching (guarda tutti gli episodi in una notte) e chi, invece, preferisce godersela e spalmarla su vari mesi, sicuri del fatto di averla sempre disponibile.

L’episodio rila­scia­to set­ti­ma­nal­men­te per­met­te­va a tut­ti di uti­liz­za­re, per esem­pio, i social per par­lar­ne con la com­mu­ni­ty, men­tre in que­sto modo, chi deci­de di guar­da­re tut­ta la serie in un gior­no non può par­la­re con chi pre­fe­ri­sce aspet­ta­re, crean­do così una discon­nes­sio­ne e una frat­tu­ra fra il pubblico.

Due nuo­ve serie che han­no fat­to tor­na­re di moda il rila­scio set­ti­ma­na­le sono, però, SeeWat­ch­men, pro­dot­te rispet­ti­va­men­te da Apple e HBO, che qua­li­ta­ti­va­men­te si appre­sta­no ad affian­ca­re i colos­si già citati. 

See, scrit­ta dal crea­to­re di Pea­ky Blin­ders e con pro­ta­go­ni­sta Jason Momoa, è ambien­ta­ta in un futu­ro apo­ca­lit­ti­co in cui il gene­re uma­no, col­pi­to da un virus, ha per­so la vista da ormai mol­ti seco­li. Sul­la ter­ra sono rima­sti pochi milio­ni di per­so­ne orga­niz­za­te in tri­bù. Il suo pun­to di for­za sta nel mostra­re, con gran­de impat­to visi­vo, come sen­za uno dei nostri sen­si più impor­tan­ti la nostra socie­tà pron­ta ormai ad abban­do­na­re il pia­ne­ta nata­le sia sta­ta costret­ta a retro­ce­de­re a uno sti­le di vita pri­mi­ti­vo.

Wat­ch­men, sce­neg­gia­ta da Damon Lin­de­lof, uno dei crea­to­ri di LostThe Lef­to­vers, si pone come sequel del famo­so gra­phic-novel scrit­to da Alan Moo­re e ambien­ta­to nel 1985 in un uni­ver­so alter­na­ti­vo dove, gra­zie alla pre­sen­za di eroi masche­ra­ti, gli Sta­ti Uni­ti d’America han­no vin­to la guer­ra del Viet­nam e Nixon è al suo quin­to man­da­to. La serie si col­lo­ca, inve­ce, ai gior­ni nostri: i vigi­lan­ti sono dei fuo­ri­leg­ge o costret­ti a lavo­ra­re con la poli­zia per fer­ma­re la set­ti­ma caval­le­ria, movi­men­to di estre­mi­sti bian­chi, pron­ti a distrug­ge­re gli USA – coman­da­ti dal famo­so atto­re Robert Red­ford –. Un mon­do stra­va­gan­te e mol­to diver­so dal nostro, rac­con­ta­to con una gran­de sce­neg­gia­tu­ra e foto­gra­fia.

Entrambe le serie tv sono alla loro prima stagione ed elogiate positivamente dalla critica. 

Han­no alla base, però, dei gros­si maci­gni che for­se impe­di­ran­no di far­le decol­la­re: See è su Apple TV +, che ha avu­to un lan­cio pes­si­mo con pochi ascol­ti e abbo­na­ti;  What­ch­man è sta­ta ben accol­ta dal pub­bli­co, ma poco acces­si­bi­le a chi non ha let­to il gra­phic-novel, poi­ché ci sono mol­tis­si­mi sono i rife­ri­men­ti e lo spet­ta­to­re sen­za aver let­to quel­lo che di fat­to è il pre­quel vie­ne lascia­to con mol­ti dub­bi e appa­ren­ti buchi di trama.

Entram­be dun­que avreb­be­ro la pos­si­bi­li­tà di diven­ta­re serie cult, ma per moti­vi diver­si inve­ce rischia­no di pas­sa­re in sor­di­na e non arri­va­re al gran­de pubblico.

Ci si chie­de allo­ra: sarà anco­ra pos­si­bi­le crea­re dei feno­me­ni glo­ba­li nel­l’e­ra del­le gran­di piat­ta­for­me streaming? 

Arti­co­lo di Fede­ri­co Metri

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