Breve storia dell’albero di Natale

Che sia vero o fin­to, gran­de o pic­co­lo, sui toni del ros­so o dell’oro, l’albero di Nata­le è uno dei sim­bo­li uni­ver­sal­men­te rico­no­sciu­ti di que­sta festi­vi­tà reli­gio­sa ma, lega­ta­si seco­li fa all’imma­gi­na­rio cri­stia­no, tale tra­di­zio­ne in real­tà fon­da le sue radi­ci ben più a fon­do e se ne può trac­cia­re lo svi­lup­po dagli albo­ri del­la civil­tà fino ai gior­ni nostri, pas­san­do per il Medioe­vo e gli anni del boom eco­no­mi­co.

L’albero appa­re infat­ti nell’iconografia di anti­chi Egi­zi, Cine­si ed Ebrei come meta­fo­ra del­la rige­ne­ra­zio­ne perio­di­ca del­la vita e i sem­pre­ver­di, in par­ti­co­la­re, han­no tro­va­to ampio spa­zio pres­so i riti inver­na­li del­le reli­gio­ni paga­ne euro­pee. Cel­ti e Vichin­ghi, ad esem­pio, orna­va­no i pro­pri abe­ti in cele­bra­zio­ne del­la not­te più lun­ga dell’anno e, come auspi­cio per il ritor­no del sole e del­la pri­ma­ve­ra, appen­de­va­no ai loro rami dei frut­ti che ricor­da­va­no la fer­ti­li­tà che sareb­be sopraggiunta.

In segui­to, duran­te il Medioe­vo l’albero si legò all’ico­no­gra­fia cri­stia­na in con­co­mi­tan­za di un gio­co ritua­le, det­to “di Ada­mo ed Eva”, che veni­va cele­bra­to il 24 dicem­bre pres­so i popo­li ger­ma­ni­ci e per il qua­le veni­va ricrea­to il Para­di­so Ter­re­stre. In tale occa­sio­ne, infat­ti, nel­le piaz­ze veni­va­no posi­zio­na­ti degli abe­ti che veni­va­no addob­ba­ti con mele e ostie a sim­bo­leg­gia­re il pec­ca­to ori­gi­na­le e la reden­zio­ne otte­nu­ta tra­mi­te il sacri­fi­cio di Cri­sto, la cui immor­ta­li­tà era meta­fo­ri­ca­men­te resa dagli aghi sempreverdi.

Que­sti “Albe­ri del Para­di­so” sem­bra­no aver poi sop­pian­ta­to o esser­si fusi con un’altra tra­di­zio­ne, quel­la del­la “Pira­mi­de di Nata­le”, una costru­zio­ne trian­go­la­re in legno deco­ra­ta con rami di sem­pre­ver­di e candele.

Già nel XVI secolo, quindi, nacque l’albero di Natale come lo intendiamo noi oggi.

Esso ebbe rapi­do svi­lup­po nei ter­ri­to­ri tede­schi a nord del Reno, men­tre nel sud la Chie­sa cat­to­li­ca ten­de­va a proi­bir­lo poi­ché veni­va con­si­de­ra­to un sim­bo­lo appar­te­nen­te al solo cul­to pro­te­stan­te. A onor del vero, la sto­ria del pri­mo albe­ro di Nata­le è, come mol­ti rac­con­ti, cir­con­da­ta di miste­ro e dub­bio, tan­to che il pri­ma­to è con­te­so da altri pae­si fra i qua­li la Sviz­ze­ra, l’Estonia e la Let­to­nia che avreb­be­ro dato ini­zio a tale tra­di­zio­ne rispet­ti­va­men­te nel XIII seco­lo, nel 1441 e nel 1510.

È cer­to, tut­ta­via, che la sua dif­fu­sio­ne ver­so Occi­den­te sia par­ti­ta pro­prio dal­la Ger­ma­nia, una dif­fu­sio­ne inco­rag­gia­ta dai regnan­ti euro­pei, in pri­mis la prin­ci­pes­sa Hen­riet­ta von Nas­sau-Weil­burg d’Austria che nel 1816 ne fece alle­sti­re uno a Vien­na. Segui­ro­no la duches­sa d’Orleans Ele­na di Meclem­bur­go-Sch­we­ri­ne nel 1840 e, negli stes­si anni, Alber­to di Sas­so­nia, con­sor­te del­la regi­na Vit­to­ria e ori­gi­na­rio del­la Germania.

In Italia, invece, fece il suo ingresso nella seconda metà del secolo ad opera della Regina Margherita che fece addobbare un albero in Quirinale.

Sull’esempio dei regnan­ti, que­sta nuo­va tra­di­zio­ne diven­ne una vera e pro­pria moda e all’inizio del ‘900 non vi era casa di un cer­to teno­re che non aves­se un abe­te. Sem­pre alla regio­ne tede­sca si deve l’innovazione degli addob­bi in quan­to, a par­ti­re dal 1870, qui si ini­ziò a pro­dur­re degli ogget­ti in vetro sof­fia­to che ben pre­sto sosti­tui­ro­no mele e frut­ta sec­ca, ostie e biscot­ti. Le can­de­le, sim­bo­lo del­la luce diCri­sto, ven­ne­ro inve­ce rim­piaz­za­te da mini luci arti­fi­cia­li gra­zie al genio di Tho­mas Edi­son che vi ornò il pro­prio albe­ro già nel 1885, ma la loro dif­fu­sio­ne di mas­sa avven­ne solo nel 1940.

Agli anni del secon­do dopo­guer­ra va fat­ta poi risa­li­re la nasci­ta dell’albero arti­fi­cia­le che fu idea­to in Ame­ri­ca dove tale tra­di­zio­ne, impor­ta­ta dai colo­ni tede­schi già nel XVII seco­lo, diven­ne un vero e pro­prio busi­ness: dal­la col­ti­va­zio­ne e ven­di­ta degli albe­ri, alla pro­du­zio­ne degli addob­bi e, appun­to, dell’albe­ro arti­fi­cia­le. Nato in allu­mi­nio nel 1958 e dismes­so a metà degli anni Ses­san­ta quan­do fu sosti­tui­to da quel­lo in pla­sti­ca, i suoi esem­pla­ri sono ora curio­sa­men­te un ogget­to da col­le­zio­ne e, in quan­to tali, espo­sti in alcu­ni musei.

Se oggi l’opinione pub­bli­ca ten­de anco­ra a divi­der­si nel­la scel­ta fra albe­ro auten­ti­co e arti­fi­cia­le, soprat­tut­to a fron­te del dibat­ti­to sul­la soste­ni­bi­li­tà eco­lo­gi­ca, lo stes­so si più dire a livel­lo isti­tu­zio­na­le e diver­se sono le solu­zio­ni adot­ta­te già solo in Ita­lia. Il Vati­ca­no, ad esem­pio, anche per quest’anno ne ha scel­to uno vero, con­ti­nuan­do un’usanza instau­ra­ta nel 1982 da Papa Gio­van­ni Pao­lo II, per cui ogni anno una diver­sa regio­ne mon­ta­na euro­pea dona un abe­te a piaz­za San Pietro.

La città di Milano, invece, ha optato per una scelta ibrida posizionando in piazza Duomo un anello di alberi veri, che verranno poi ripiantati, e ponendovi al centro un cono di maglia metallica ricoperto di luci.

Infi­ne, una solu­zio­ne total­men­te arti­fi­cia­le è quel­la del­la cit­tà di Gub­bio che per il 39° anno di fila ha ricrea­to con del­le lam­pa­di­ne la sago­ma di un abe­te addob­ba­to lun­go pen­di­ci del mon­te Ingi­no, pro­se­guen­do una tra­di­zio­ne che nel 1991 gli è val­sa l’inserimento nel libro del Guin­ness dei Pri­ma­ti per l’al­be­ro di Nata­le più gran­de al mondo.

Gli albe­ri di Nata­le, dun­que, han­no subi­to nume­ro­se tra­sfor­ma­zio­ni negli ulti­mi decen­ni per quan­to riguar­da la loro pre­sen­za mate­ria­le; tut­ta­via, ancor più inte­res­san­te è sta­to trac­cia­re gli svi­lup­pi del­la loro valen­za sim­bo­li­ca: un per­cor­so di pro­gres­si­va acqui­si­zio­ne di signi­fi­ca­ti che li ha por­ta­ti oggi a orna­re piaz­ze e case di qua­si tut­to il mon­do, ormai una­ni­me­men­te rico­no­sciu­ti sim­bo­li del perio­do natalizio.

Con­di­vi­di:
Rossana Merli
Mi affa­sci­na la crea­ti­vi­tà decli­na­ta in ogni sua espres­sio­ne e for­se è per que­sto che non so sce­glier­ne una pre­fe­ri­ta. Uni­ci pun­ti fer­mi nel­la mia vita sono il nuo­to e la scrittura.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.