Così Ciro l’Immortale sbarca al cinema e sbanca il botteghino

Ciro l’Immortale sbarca al cinema e sbanca il botteghino

Ave­va­mo biso­gno di un film inte­ra­men­te dedi­ca­to a Ciro Di Marzio? 

Se la rispo­sta al bot­te­ghi­no, in ter­mi­ni mone­ta­ri, è sta­ta di 1 milio­ne e 100mila euro in due gior­ni (di cui 602.973 euro nel gior­no di usci­ta) evi­den­te­men­te sì.

L’Immortale, nel­le sale dal 5 dicem­bre, con un Mar­co D’Amore davan­ti e die­tro la came­ra e alla sua secon­da espe­rien­za da regi­sta (ave­va diret­to il quin­to e il sesto epi­so­dio del­l’ul­ti­ma sta­gio­ne del­la serie tele­vi­si­va Gomor­ra), è un film di cui for­se avrem­mo potu­to fare a meno qua­lo­ra des­si­mo impor­tan­za solo allo svi­lup­po di una tra­ma. Risul­ta, inve­ce, fon­da­men­ta­le per com­pren­de­re la com­ples­si­tà di un per­so­nag­gio che pro­prio gra­zie a que­sto spin-off si racconta.

Al ter­mi­ne del­la ter­za sta­gio­ne del­la serie tele­vi­si­va Gomor­ra, nata da un’idea di Rober­to Savia­no e da lui sce­neg­gia­ta (tra gli altri), uno dei per­so­nag­gi più ama­ti sem­bra­va aver abban­do­na­to defi­ni­ti­va­men­te il pic­co­lo scher­mo, susci­tan­do sgo­men­to in tut­ti gli appas­sio­na­ti del­la serie dislo­ca­ti ormai ben oltre i con­fi­ni nazionali. 

Nes­su­no pote­va cre­der­ci, e nes­su­no ci ha cre­du­to fino in fon­do, nem­me­no gli autori.

E allora ecco che Ciro, l’Immortale, ritorna. Dopo due anni. E lo fa in grande stile e sul grande schermo. 

Non un capo­la­vo­ro cine­ma­to­gra­fi­co ma un film godi­bi­le, che sen­za trop­pi fron­zo­li ci rega­la del per­so­nag­gio un ritrat­to ben più appro­fon­di­to di quel­lo che le tre sta­gio­ni pre­ce­den­ti del­la serie ave­va­no sapu­to offrir­ci.

Sul­lo sfon­do di una Napo­li degli anni Ottan­ta ci ven­go­no rac­con­ta­te le ori­gi­ni, qua­si miti­che, dell’Immortale che rie­mer­ge imma­co­la­to dal­le mace­rie del­la sua casa, sbri­cio­la­ta dal ter­re­mo­to dell’Irpinia, quel­lo che il 23 novem­bre del 1980 col­pì la Cam­pa­nia e la Basi­li­ca­ta e che cau­sò all’incirca 3000 mor­ti e lasciò innu­me­re­vo­li per­so­ne sen­za un posto in cui vivere. 

Paral­le­la­men­te scor­re la sto­ria di Ciro di Mar­zio, quel­lo che cono­sce­va­mo già, e ripren­de da dove l’avevamo lascia­ta: un col­po di pisto­la fer­ma­to­si a un cen­ti­me­tro dal suo cuo­re e spa­ra­to dall’altro per­so­nag­gio miti­co del­la serie, Gen­na­ro Savastano. 

Il cor­po dell’Immortale lan­cia­to in mare vie­ne però ripescato. 

Dopotutto non ci si libera così facilmente di uno che come soprannome ha un aggettivo che viene accostato, in genere, al divino.

La vicen­da, a livel­lo tem­po­ra­le, si svol­ge paral­le­la­men­te agli avve­ni­men­ti rac­con­ta­ti nel­la quar­ta sta­gio­ne del­la serie tele­vi­si­va, a cui ven­go­no fat­ti qua e là solo bre­vi accen­ni. Que­sto per­ché non è nel­la sua ama­ta Napo­li che Ciro ini­zie­rà la sua rin­no­va­ta vita. Si ritro­ve­rà inve­ce a (soprav)vivere in Let­to­nia e a gesti­re una nuo­va paran­za: la paran­za di Bru­no, il per­so­nag­gio che farà da col­lan­te tra pas­sa­to e pre­sen­te, il con­trab­ban­die­re di siga­ret­te pri­ma, di cocai­na poi.

Attra­ver­so i fla­sh­back inne­sca­ti anche solo da una luce, che illu­mi­na ma a inter­mit­ten­za, seguia­mo un gio­va­ne Ciro con indos­so vesti­ti enor­mi, con le mani logo­re, un anel­li­no al lobo, che si tira a luci­do per offri­re un gela­to alla ragaz­za di cui è inna­mo­ra­to ma di un amo­re puro, di quel­li che si riser­va­no a una figu­ra mater­na. Stel­la (Mar­ti­na Atta­na­sio), uno dei pochi per­so­nag­gi fem­mi­ni­li e for­se il più bel­lo, il più sim­bo­li­co. Rap­pre­sen­ta ciò che l’Immortale ha per­du­to, l’amore e la bel­lez­za di una madre, la cura.

Inter­pre­ta­to da uno splen­di­do Giu­sep­pe Aiel­lo, undi­ci anni, il pic­co­lo Ciro ci por­ta tra i vico­li di una Napo­li tra­gi­ca e ci aiu­ta a empa­tiz­za­re – per quan­to pos­si­bi­le – un po’ di più con il Ciro del futu­ro, quel­lo che ha ucci­so la moglie e cau­sa­to la mor­te del­la figlia, non dimentichiamocelo. 

Il fina­le sarà anel­lo di con­giun­zio­ne con la nuo­va sta­gio­ne del­la serie, che pro­ba­bil­men­te andrà in onda il pros­si­mo anno. E non è uno spoi­ler, ma solo l’ovvio suc­ces­si­vo pas­so di que­sto pro­get­to ormai inter­me­dia­le che, attra­ver­so que­sta capa­ti­na al cine­ma, ha riac­col­to intor­no a sé gli appas­sio­na­ti, quel­li vete­ra­ni, e for­se è riu­sci­to e riu­sci­rà a for­ma­re nuo­ve leve.

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Francesca Rubini
Vado in cri­si quan­do mi si chie­de di scri­ve­re una bio, in par­ti­co­la­re la mia, per­ché ho una lista infi­ni­ta di cose che mi piac­cio­no e una lista infi­ni­ta di cose che odio. Basti sape­re che mi pia­ce scri­ve­re attin­gen­do da entrambe.

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