Croce e delizia del governo di tregua

La pro­po­sta è giun­ta per boc­ca del segre­ta­rio leghi­sta Sal­vi­ni. Pochi gior­ni fa, infat­ti, ha avan­za­to l’ipotesi di un comi­ta­to di sal­vez­za nazio­na­le in gra­do di bloc­ca­re le osti­li­tà tra i par­ti­ti, riscri­ve­re (defi­ni­ti­va­men­te?) le rego­le elet­to­ra­li e poi por­ta­re ordi­na­ta­men­te il Pae­se alle urne.

Ha det­to Salvini:

Stia­mo viven­do un momen­to dram­ma­ti­co in cui dovreb­be­ro fer­mar­si tut­ti – ha sot­to­li­nea­to – smet­ter­la di far pole­mi­ca. Chie­dia­mo di seder­si tut­ti intor­no a un tavo­lo a riflet­te­re sui rischi che l’I­ta­lia sta viven­do. Non pen­so sia più il momen­to del­la pole­mi­ca. Fac­cio un appel­lo a tut­ti quel­li che han­no a cuo­re il futu­ro del­l’I­ta­lia: fer­ma­te­vi, fer­mia­mo­ci. Sedia­mo­ci attor­no a un tavo­lo, sce­glia­mo alcu­ni inter­ven­ti urgen­ti comu­ni, ridi­se­gnia­mo le rego­le, sal­via­mo il Pae­se che altri­men­ti rischia di affondare.

L’idea dell’ex mini­stro è pro­ba­bil­men­te quel­la di costruir­si un pon­te per le ele­zio­ni e il ritor­no a Palaz­zo Chi­gi. La sua pro­po­sta infat­ti è rivol­ta a tut­ti i par­ti­ti, da Leu a For­za Ita­lia, e pone al cen­tro la volon­tà di sigla­re una tre­gua tra le fazio­ni par­la­men­ta­ri. Sal­vi­ni si è for­se accor­to che, per quan­to debo­le, il gover­no Con­te due rischia di dura­re più del pre­vi­sto, raf­for­za­to dal rischio per i par­ti­ti di mag­gio­ran­za di anda­re incon­tro a una scon­fit­ta cer­ta nel­le urne. La pro­po­sta del leghi­sta va pre­sa sul serio, anche se è sta­ta pro­nun­cia­ta a sco­pi tat­ti­ci. Infat­ti, il sena­to­re si è spin­to anche oltre le sem­pli­ci rifor­me di siste­ma e ha aggiunto:

Dia­mo­ci cin­que prio­ri­tà: rispar­mio, infra­strut­tu­re, buro­cra­zia, poli­ti­che di cre­sci­ta e tute­la del­la salu­te. Ci met­tia­mo attor­no a un tavo­lo, riscri­via­mo le rego­le del gio­co. In un mese con­di­vi­dia­mo le cose su cui sia­mo d’accordo.

Ecco il suc­co: qui Sal­vi­ni fis­sa un tem­po — un mese o poco più — e indi­ca il desi­de­rio di costi­tui­re un vero e pro­prio tavo­lo con­di­vi­so.

Que­ste paro­le fan­no emer­ge­re il vero sot­to­te­sto del­la pro­po­sta: fare un nuo­vo gover­no di lar­ghis­si­me inte­se e liqui­da­re il pre­mier Con­te. Sal­vi­ni per­ce­pi­sce la cre­scen­te popo­la­ri­tà dell’avvocato di Fog­gia che, nei suoi timo­ri, rap­pre­sen­ta un poten­zia­le anta­go­ni­sta nel­le urne. Per­si­no il segre­ta­rio del Pd Zin­ga­ret­ti ha det­to al Cor­rie­re del­la Sera che Con­te è un rife­ri­men­to del cen­tro­si­ni­stra e ha pro­spet­ta­to l’ipotesi che dopo il Con­te due ci pos­sa esse­re il Con­te tre. Que­sto sce­na­rio sareb­be disa­stro­so per Sal­vi­ni, e infat­ti da alcu­ni gior­ni cir­co­la insi­ste l’ipotesi che il gover­no di tre­gua pos­sa esse­re gui­da­to dall’ex gover­na­to­re del­la Bce Mario Dra­ghi.

Il panorama politico alla fine del 2019 è infatti caratterizzato da due spinte opposte: quella per il ritorno alle urne al più presto e quella per la sopravvivenza duratura dell’attuale governo, di cui Conte è il volto principale.

Sono dun­que mol­ti i fat­to­ri che potreb­be­ro con­cor­re­re a uno sce­na­rio di lar­ghe inte­se.

Il Con­te due è in dif­fi­col­ta — ma pro­met­te di rilan­ciar­si a gen­na­io — anche per­ché i Cin­que Stel­le vivo­no una pro­fon­dis­si­ma cri­si, tra sena­to­ri che pas­sa­no alla Lega, un lea­der sem­pre meno popo­la­re e un fon­da­to­re (Gril­lo) che cicli­ca­men­te cala su Roma per riaf­fer­ma­re l’utilità dell’asse con il Pd. I gril­li­ni sono anco­ra il par­ti­to di mag­gio­ran­za rela­ti­va nel­le Came­re e, sen­za di loro, nes­su­na ipo­te­si di cam­bio di gover­no può con­cre­tiz­zar­si. Le vicen­de degli ulti­mi mesi, però, han­no dimo­stra­to la flui­di­tà degli schie­ra­men­ti e del­le loro posi­zio­ni: se le cose doves­se­ro alli­near­si in modo da con­dur­re ine­vi­ta­bil­men­te alle urne, anche Di Maio potreb­be valu­ta­re l’ipotesi di un nuo­vo ese­cu­ti­vo di transizione.

Sal­vi­ni — si è det­to ampia­men­te — si è avvi­ci­na­to negli ulti­mi mesi al lea­der di Ita­lia Viva Ren­zi. Chi più dell’ex pre­mier avreb­be inte­res­se ad allun­ga­re il bro­do del­la legi­sla­tu­ra e vivac­chia­re in un gover­no-mine­stro­ne con tut­ti den­tro? Nes­su­no, tenu­to con­to del­la cre­sci­ta poco inco­rag­gian­te che il suo nuo­vo par­ti­to ha avu­to dal­la fondazione.

Da sempre il governo di tregua è uno strumento minacciato, evocato e infine utilizzato dalla politica italiana.

Nel 1953, dopo la mor­te di De Gaspe­ri, i gio­va­ni lea­der del­la Dc che se ne con­ten­de­va­no la gui­da non tro­va­ro­no un accor­do e il gover­no fu affi­da­to all’oscuro pie­mon­te­se Giu­sep­pe Pel­la. L’anno scor­so Mat­ta­rel­la citò il suo pre­de­ces­so­re Einau­di, capo del­lo Sta­to nel 1953, pro­prio in meri­to alla vicen­da di Pel­la, che gui­dò in quei sei mesi il pri­mo gover­no di fat­to tec­ni­co del­la sto­ria del­la Repub­bli­ca. Dagli anni Novan­ta, infi­ne, si inten­si­fi­cò la nasci­ta di gover­ni-tre­gua: Ciam­pi nel 1993 nel­la bufe­ra di Tan­gen­to­po­li, Dini nel 1995 dopo la cadu­ta di Ber­lu­sco­ni e il pas­sag­gio di Bos­si con il cen­tro-sini­stra e Mon­ti nel 2011 con il suo ese­cu­ti­vo di pro­fes­so­ri. Nel 1996, inol­tre, si fu a un pas­so da un gover­no destra-sini­stra gui­da­to dal­l’ex brac­cio destro di Per­ti­ni Anto­nio Mac­ca­ni­co: un gover­no per fare le rifor­me e ridi­se­gna­re la Costi­tu­zio­ne. Tut­ta­via non si tro­vò l’ac­cor­do e si andò alle urne.

Prendere tempo è sicuramente un’arte tutta italiana, soprattutto in politica. Negli ultimi mesi, inoltre, il parlamento ha dimostrato grande flessibilità in merito alle maggioranze che può esprimere, tra Lega, Pd, Cinque Stelle e renziani.

Il gover­no di tre­gua pro­po­sto da Sal­vi­ni potreb­be com­bi­na­re ben poco in ter­mi­ni con­cre­ti. E c’è sicu­ra­men­te anche il peri­co­lo che il leghi­sta lo uti­liz­zi per ritor­na­re al cen­tro del­la sce­na come fece Ber­lu­sco­ni con la bica­me­ra­le di D’Alema: spin­ge­re gli altri par­ti­ti all’am­muc­chia­ta per poi uscir­ne pro­po­nen­do­si come sal­va­to­re del Pae­se. Tut­ta­via que­sta for­mu­la con­sen­ti­reb­be effet­ti­va­men­te un ritor­no alla real­tà del­la clas­se poli­ti­ca. Per­ché insi­ste­re con mag­gio­ran­ze incon­clu­den­ti che dan­neg­gia­no la cre­di­bi­li­tà dei par­ti­ti e del­le loro pro­po­ste? Potreb­be rive­lar­si, insom­ma, anche una via d’uscita per il cen­tro-sini­stra, ormai ras­se­gna­to a con­se­gna­re il Pae­se a Sal­vi­ni quan­do si ter­ran­no le pros­si­me ele­zio­ni. Benin­te­so: sem­pre che a sini­stra non attri­bui­sca­no al Con­te due una mag­gio­re assi­cu­ra­zio­ne di dura­re alme­no fino al 2022.

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Michele Pinto
Stu­den­te di giu­ri­spru­den­za. Quan­do non leg­go, mi guar­do intor­no e mi fac­cio mol­te domande.

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