I 10 eventi sportivi più “vulcanici” del decennio

I 10 eventi sportivi più vulcanici del decennio -Vulcano Statale

Ecco che siamo giunti alla conclusione di un decennio: ricco di novità e stravolgimenti, da un punto di vista culturale, sociale e politico, e a livello nazionale e globale. 

Non è stato un lavoro facile, ma Noi della redazione di Vulcano Statale abbiamo provato a tirare le fila, stilando delle classifiche di ciò che di “vulcanico” ha segnato questi primi dieci anni del nuovo millennio.


A cura di Arian­na Loca­tel­li e Miche­le Campiotti.

Lo Sport è vita e pas­sio­ne. Chiun­que lo segua o lo pra­ti­chi, a bas­si o alti livel­li, cono­sce la sua impor­tan­za e le oppor­tu­ni­tà che esso offre. Gra­zie allo sport si crea­no ami­ci­zie, si raf­for­za­no i rap­por­ti, pen­sa­te a un geni­to­re che sacri­fi­ca il pro­prio tem­po per por­ta­re il figlio alle par­ti­te o al lega­me che si crea andan­do insie­me allo sta­dio a sup­por­ta­re la pro­pria squadra. 

Chi pra­ti­ca sport di squa­dra sa cosa vuol dire ave­re uno sco­po comu­ne e per­se­guir­lo insie­me ai com­pa­gni con tut­ti gli alti e i bas­si che ne deri­va­no, chi inve­ce lo pra­ti­ca indi­vi­dual­men­te sa cosa signi­fi­chi por­si dei limi­ti e cer­ca­re di supe­rar­li accet­tan­do sfi­de e cer­can­do sem­pre di miglio­ra­re sé stes­si. Lo sport rac­chiu­de in sé tut­te le emo­zio­ni e le sfi­de che la vita ci può riser­va­re, inse­gnan­do­ci ad affron­ta­re i pro­ble­mi in manie­ra diver­sa o dan­do­ci una momen­ta­nea e dol­ce “via di fuga” da essi.

Il 2019 è agli sgoc­cio­li, il decen­nio sta finen­do, e allo­ra abbia­mo cer­ca­to di sco­va­re i die­ci even­ti o impre­se spor­ti­ve che, per un moti­vo o per l’al­tro, han­no avu­to mag­gio­re risal­to e li abbia­mo rac­col­ti qui di seguito.


Brasile-Germania 1–7

“La disgra­zia di tut­te le disgra­zie”, “La più gran­de ver­go­gna del­la sto­ria”, “Un’u­mi­lia­zio­ne sto­ri­ca”, “La più umi­lian­te scon­fit­ta di una nazio­na­le padro­ne di casa”. Que­sti sono solo alcu­ni dei tito­li com­par­si sui gior­na­li all’in­do­ma­ni del­la cla­mo­ro­sa scon­fit­ta in semi­fi­na­le del Bra­si­le, ai mon­dia­li bra­si­lia­ni del 2014. Per i bra­si­lia­ni, che vivo­no il cal­cio in manie­ra spa­smo­di­ca e che in esso ripon­go­no tut­te le loro spe­ran­ze, fu una vera e pro­pria tra­ge­dia nazio­na­le. Uno scar­to così gran­de in un mon­dia­le il Bra­si­le non lo subi­va dal 1920 in Uru­guay. “El Mine­rai­zo” è il tito­lo con cui i media han­no defi­ni­to que­sta par­ti­ta, in ricor­do del “Mara­ca­na­zo”. Per chi non lo sapes­se, il “Mara­ca­na­zo” fu l’ul­ti­ma par­ti­ta del giro­ne fina­le del­la quar­ta edi­zio­ne dei mon­dia­li del 1950 dispu­ta­ta a Rio De Janei­ro: al Bra­si­le sareb­be basta­to un pareg­gio per aggiu­di­car­si la cop­pa, tut­to era pron­to per la festa, ma qual­co­sa andò stor­to, l’U­ru­guay scon­fis­se i padro­ni di casa per 2–1 e vin­se il tito­lo, get­tan­do un’in­te­ra nazio­ne nel­lo scon­for­to più tota­le. Si dice che al ter­mi­ne del match deci­ne di per­so­ne allo sta­dio furo­no col­te da infar­to, alcu­ni addi­rit­tu­ra si get­ta­ro­no dagli spal­ti non resi­sten­do all’on­ta del­la scon­fit­ta. I nume­ri par­la­no di 34 sui­ci­di cer­ti­fi­ca­ti e 56 malo­ri. Tut­to que­sto ci fa capi­re ancor di più quan­to il 7–1 rifi­la­to dai tede­schi alla nazio­na­le bra­si­lia­na fu più di una sem­pli­ce scon­fit­ta e ver­rà ricor­da­to, soprat­tut­to in Bra­si­le, come una del­le tra­ge­die spor­ti­ve mai avvenute.


Pacquiao vs Mayweather 

Il 2 mag­gio 2015, all’­MGM Grand Gar­den Are­na di Las Vegas, si sfi­da­ro­no Man­ny Pac­quiao, il cam­pio­ne mon­dia­le in otto divi­sio­ni di peso, e Floyd May­wea­ther Jr, l’im­bat­tu­to cam­pio­ne in cin­que cate­go­rie di peso. L’in­con­tro ven­ne defi­ni­to “the fight of the cen­tu­ry” e vide la vit­to­ria del cam­pio­ne ame­ri­ca­no ai pun­ti. In real­tà l’in­con­tro di per sé fu delu­den­te, non all’al­tez­za del­le aspet­ta­ti­ve: a ren­de­re tale sfi­da l’in­con­tro del seco­lo fu piut­to­sto l’at­ten­zio­ne media­ti­ca che gli fu riser­va­ta e gli introi­ti che gene­rò. Si cal­co­la che il match gene­rò un gua­da­gno mag­gio­re di 500 milio­ni di dol­la­ri, supe­ran­do di gran lun­ga il record pre­ce­den­te di 150 milio­ni risa­len­te alla sfi­da tra May­wea­ther e Saul Alva­rez. Diven­ne, inol­tre, l’e­ven­to in pay-per-view più acqui­sta­to del­la sto­ria supe­ran­do i 2.5 milio­ni di acqui­sti. Come se non bastas­se, il con­trat­to del match pre­ve­de­va una bor­sa garan­ti­ta di 200 milio­ni di dol­la­ri da spar­ti­re tra i due sfidanti.


Colin Kaepernick e la protesta “Take a knee”

Negli ulti­mi anni sono sta­te nume­ro­se nel mon­do del­lo sport le pre­se di posi­zio­ni su tema­ti­che poli­ti­che e socia­li da par­te di gio­ca­to­ri o diri­gen­ti, con gesti o dichia­ra­zio­ni che han­no avu­to gran­de riso­nan­za media­ti­ca pro­prio a cau­sa del­la loro cele­bri­tà. Emble­ma­ti­co dell’ultimo decen­nio è sicu­ra­men­te sta­to il movi­men­to “take a knee” che ha pre­so le mos­se dal­la pro­te­sta di Colin Kae­per­nick, ex quar­ter­back dei San Fran­ci­sco 49ers che nel 2016 si è ingi­noc­chia­to per la pri­ma vol­ta duran­te l’esecuzione dell’inno ame­ri­ca­no, per denun­cia­re le vio­len­ze del­la poli­zia nei con­fron­ti del­la popo­la­zio­ne afroa­me­ri­ca­na negli Usa. Come ogni atto di denun­cia così enfa­ti­co, la scel­ta di Kae­per­nik ha susci­ta­to negli ulti­mi anni apprez­za­men­ti ma anche cri­ti­che, den­tro e fuo­ri dai cam­pi di foot­ball. Sicu­ra­men­te nel perio­do suc­ces­si­vo alla sua pro­te­sta silen­zio­sa sono sta­ti mol­ti gli atle­ti che han­no ade­ri­to a que­sto ritua­le, dan­do vita al movi­men­to “take a knee”, ingi­noc­chia­ti. Fa riflet­te­re il fat­to che in segui­to a que­sta vicen­da, il gio­ca­to­re sia sta­to rifiu­ta­to da tut­te le mag­gio­ri squa­dre del­la Nfl. Sarà un caso, però… 


Dinastia Golden State

Negli anni, duran­te le fina­li del­le sta­gio­ni Nba, sono mol­te le squa­dre che si sono date bat­ta­glia fino all’ultimo per la con­qui­sta del tito­lo, men­tre altre han­no crea­to del­le vere e pro­prie “dina­stie”. Nel­l’ul­ti­mo decen­nio ne han­no sicu­ra­men­te fon­da­ta una i Gol­den Sta­te War­riors, cam­pio­ni per cin­que anni di segui­to del­la Western Con­fe­ren­ce dal 2015 al 2019, bat­tu­ti nel­le fina­li del 2016 dai Cle­ve­land Cava­liers e nel 2019 dai Toron­to Rap­tors. Gol­den Sta­te ha fat­to crol­la­re però anche i record: nel­la sta­gio­ne del 2016 chiu­do­no la regu­lar sea­son con il mag­gior nume­ro di vit­to­rie del­la sto­ria, 73 con­tro 9 scon­fit­te, spo­de­stan­do i Chi­ca­go Bulls del­la sta­gio­ne del ’95/’96 (72–10); altret­tan­to disar­man­ti sono i nume­ri di tri­ple rea­liz­za­ti da que­sta squa­dra. Tra­sci­na­ti da Ste­phen Cur­ry, i War­riors han­no crea­to una serie impres­sio­nan­te di suc­ces­si che li han­no resi i pro­ta­go­ni­sti del basket ame­ri­ca­no degli ulti­mi anni. E il diver­ti­men­to è garan­ti­to per la sta­gio­ne 2020.


Leicester campione d’Inghilterra 2016

25 Mag­gio 2016, il der­by lon­di­ne­se tra Chel­sea e Tot­te­n­ham fini­sce 2 a 2. Il Lei­ce­ster è cam­pio­ne d’In­ghil­ter­ra per la pri­ma vol­ta nel­la sua sto­ria, il Lei­ce­ster è leg­gen­da. Dopo una caval­ca­ta fol­le e ina­spet­ta­ta le “Foxes”, gui­da­te dal tec­ni­co nostra­no Clau­dio Ranie­ri, si aggiu­di­ca­no il tito­lo con­tro ogni atte­sa e pro­no­sti­co, sca­te­nan­do la gio­ia di tut­ti i suoi tifo­si e non solo. Tut­ti in Inghil­ter­ra e in Euro­pa tifa­no per loro, una squa­dra di pro­vin­cia, sal­va­ta­si per il rot­to del­la cuf­fia la sta­gio­ne pre­ce­den­te, nean­che lon­ta­na­men­te vici­no alle dispo­ni­bi­li­tà eco­no­mi­che dei top club ingle­si e con il sem­pli­ce obiet­ti­vo di man­te­ne­re la cate­go­ria. A ini­zio sta­gio­ne nes­su­no, nean­che lon­ta­na­men­te, avreb­be mai pen­sa­to che il Lei­ce­ster aves­se anche solo la mini­ma spe­ran­za di poter­si aggiu­di­ca­re il tito­lo, ma par­ti­ta dopo par­ti­ta, vit­to­ria dopo vit­to­ria, il sogno, mai real­men­te con­ce­pi­to, comin­cia a mate­ria­liz­zar­si; l’at­ten­zio­ne media­ti­ca si con­cen­tra su di loro. Di dome­ni­ca in dome­ni­ca i sogni e i pen­sie­ri comin­cia­no a esse­re scon­fes­sa­ti. Il Lei­ce­ster è sul­la boc­ca di tut­ti; ogni uomo, don­na, bam­bi­no, ogni aman­te di que­sto sport, ogni roman­ti­co, ogni sogna­to­re, spe­ra nel­la loro vit­to­ria, nel­la cadu­ta dei gigan­ti, nel trion­fo di Davi­de su Golia. Il 25 Mag­gio il sogno diven­ta real­tà, la favo­la Lei­ce­ster ottie­ne il pro­prio lie­to fine arri­van­do drit­ta al cuo­re di tut­ti, com­pien­do un’im­pre­sa che non è solo spor­ti­va e pro­fes­sio­na­le, ma che è un’im­pre­sa di vita, fat­ta di umil­tà, deter­mi­na­zio­ne e sacrificio.


Simon Biles e la rivoluzione della ginnastica artistica

22 anni, 23 meda­glie mon­dia­li. Alle ulti­me Olim­pia­di svol­te­si a Rio con­qui­sta quat­tro ori (squa­dra, indi­vi­dua­le, vol­teg­gio e cor­po libe­ro) e un bron­zo (tra­ve). La regi­na del­la gin­na­sti­ca arti­sta è lei, Simo­ne Biles, gio­va­nis­si­ma ame­ri­ca­na che domi­na le peda­ne, con lo sguar­do già rivol­to ver­so Tokyo 2020. Anche agli occhi di chi non segue que­sto sport con assi­dui­tà, la pre­ci­sa poten­za di que­sta atle­ta appa­re disar­man­te. Infat­ti, non con­ten­ta di star abbat­ten­do tut­ti i record, ci sono già due eser­ci­zi che por­ta­no il suo nome: un dop­pio sal­to mor­ta­le con dop­pio avvi­ta­men­to nel­la tra­ve e un dop­pio sal­to mor­ta­le con tri­plo avvi­ta­men­to nel cor­po libe­ro. Nes­su­na gin­na­sta pri­ma di lei ave­va mai effet­tua­to que­ste figu­re. Ma è la Sto­ria che sta pre­mian­do la pic­co­la Simone.


I Mondiali di calcio femminile 2019

Era l’ottava edi­zio­ne dei mon­dia­li di cal­cio fem­mi­ni­le quel­la che si è svol­ta dal 7 giu­gno al 7 luglio 2019 in Fran­cia, e che ha visto trion­fa­re la squa­dra ame­ri­ca­na capi­ta­na­ta da Megan Rapi­noe (le sen­sa­zio­na­li azzur­re che han­no rag­giun­to i quar­ti di fina­le). Sono sta­ti 1,12 miliar­di gli spet­ta­to­ri che han­no segui­to il tor­neo secon­do i dati dira­ma­ti dal­la Fifa: que­sti mon­dia­li han­no dato una fon­da­men­ta­le spin­ta al cal­cio fem­mi­ni­le con­tri­buen­do ad abbat­te­re alcu­ne bar­rie­re. “Equal pay, equal pay” era il coro ripe­tu­to dagli spal­ti duran­te la ceri­mo­nia di pre­mia­zio­ne fina­le: le cal­cia­tri­ci chie­do­no ugua­le com­pen­so a quel­lo riser­va­to ai col­le­ghi maschi, spe­ran­do che que­sto sia il pri­mo pas­so ver­so un mag­gior rico­no­sci­men­to del­lo sport fem­mi­ni­le in gene­ra­le. Neces­sa­ria sareb­be, ad esem­pio, l’approvazione del­lo sta­to di “pro­fes­sio­ni­ste” per le atle­te di sport come la pal­la­vo­lo nel nostro sta­to. Ora dal­le paro­le biso­gna pas­sa­re ai fat­ti. E que­sto può risul­ta­re dif­fi­ci­le se alla pre­mia­zio­ne del­la fina­le del mon­dia­le non era nean­che pre­sen­te il pre­si­den­te del­la nazio­ne vincitrice…


Finale di Wimbledon 2019 Djokovic-Federer

14 Luglio 2019, Wim­ble­don. La fina­le del tor­neo di ten­nis più pre­sti­gio­so al mon­do vede con­trap­po­sti Novan Djo­ko­vic e Roger Fede­rer. Il fina­le di gara ci rega­la il trion­fo al tie break del ser­bo. Oltre che per il fan­ta­sti­co gio­co espres­so, fat­to di ribal­ta­men­ti e match point annul­la­ti, la sfi­da è pas­sa­ta alla sto­ria per le sta­ti­sti­che. Innan­zi­tut­to, con le sue 4 ore e 57 minu­ti di gio­co è diven­ta­ta la fina­le sin­go­la­re maschi­le di Wim­ble­don più lun­ga di sem­pre, bat­ten­do il record pre­ce­den­te che appar­te­ne­va sem­pre all’a­tle­ta sviz­ze­ro, Roger Fede­rer, e a Rafa Nadal, di 4 ore e 48 minu­ti. Un altro record infran­to riguar­da il nume­ro di match point annul­la­ti: Djo­ko­vic è sta­to capa­ce di annul­la­re due match point in rispo­sta nel quin­to set, riu­scen­do poi a por­ta­re a casa la par­ti­ta. Per tro­va­re qual­cu­no che ha fat­to meglio biso­gna tor­na­re indie­tro fino al 1948, quan­do lo sta­tu­ni­ten­se Fal­ken­burg bat­té l’au­stra­lia­no Brom­wich al quin­to set, dopo aver annul­la­to tre match point. Que­sto, abbi­na­to al gio­co sfa­vil­lan­te espres­so da due cam­pio­ni che han­no fat­to e stan­no facen­do la sto­ria di que­sto sport, con­fe­ri­sce a que­sto match un posto nel­la nostra classifica.


Diarchia Messi-Ronaldo

Chiun­que abbia segui­to il cal­cio negli ulti­mi die­ci anni non può non esser­si mai dovu­to con­fron­ta­re con l’e­ter­na doman­da: Mes­si o Cri­stia­no? C’è chi rispon­de sen­za rispon­de­re, dicen­do che di Ronal­do ce n’è solo uno, il feno­me­no, e che la pul­ce ato­mi­ca non sarà mai all’al­tez­za del suo con­na­zio­na­le, Die­go Arman­do Mara­do­na, dal momen­to che non si è mai por­ta­to a casa un mon­dia­le. C’è chi inve­ce ten­ta di sen­ten­zia­re, dan­do la pal­ma di miglio­re a un cam­pio­ne piut­to­sto che all’al­tro, cer­can­do di risol­ve­re un dilem­ma che ha atta­na­glia­to la nostra epo­ca e con­ti­nue­rà a far­lo in futu­ro. Noi lascia­mo dun­que ai poste­ri l’ar­dua sen­ten­za, ma quel­lo che sap­pia­mo è che Mes­si, in data 2 Dicem­bre 2019, si è aggiu­di­ca­to il suo sesto pal­lo­ne d’o­ro in die­ci anni, con­ti­nuan­do una tra­di­zio­ne che dal 2008 (dopo la vit­to­ria di Ricar­do Izec­son Lei­te Ribei­ro Kaka) ha visto sem­pre o l’ar­gen­ti­no o il por­to­ghe­se gua­da­gnar­si que­sto rico­no­sci­men­to (con un solo anno di inter­ru­zio­ne in cui fu Modric ad aggiu­di­car­se­lo, non sen­za pole­mi­che). Que­sta eter­na sfi­da, que­sto eter­no dua­li­smo che ci ha rega­la­to not­ti magi­che e ci ha fat­to vive­re un’e­po­ca cal­ci­sti­ca sen­za egua­li non pote­va non rien­tra­re nel­la nostra top ten.


Come abbattere i limiti umani in meno di due ore: l’impresa di Eliu Kipchoge

Ci sono volu­ti 1 ora, 59 minu­ti e 40 secon­di per entra­re nel­la Sto­ria e spo­sta­re i con­fi­ni dei limi­ti uma­ni oltre una bar­rie­ra che sem­bra­va infran­gi­bi­le. Eliud Kip­cho­ge è riu­sci­to inve­ce ad abbat­ter­la cor­ren­do la mara­to­na (42km e 195mt) sot­to le due ore. G.O.A.T. Il risul­ta­to otte­nu­to all’INEOS di Vien­na non può però esse­re omo­lo­ga­to poi­ché è sta­to un even­to “cuci­to” su misu­ra per rag­giun­ge­re que­sto record: il 12 otto­bre di quest’anno il 34enne kenia­no ha cor­so per le stra­de del­la capi­ta­le austria­ca accom­pa­gna­to da set­te lepri che si alter­na­va­no ogni 4,5km usu­fruen­do di risto­ri volan­ti, auto fran­gi-ven­to e un paio di scar­pe Nike stu­dia­te per otte­ne­re una mas­si­ma reat­ti­vi­tà. Ma poco impor­ta a Kip­cho­ge, già deten­to­re del vero record del­la mara­to­na di 2h 1 minu­to e 39 secon­di, che il gior­no del record ha dichia­ra­to “Today was about inspi­ring the world and show eve­ryo­ne that no human is Limi­ted, no mat­ter the chal­len­ge in Life. Asan­te”. E i limi­ti uma­ni sem­bra­no dav­ve­ro vacil­la­re sot­to i pas­si dell’atleta che ha cor­so a un rit­mo di 2 minu­ti e 50 secon­di al chi­lo­me­tro, per un’intera mara­to­na. Arri­van­do anche suf­fi­cien­te­men­te fresco. 

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