Le 10 scoperte scientifiche più “vulcaniche” del decennio

Ecco che siamo giunti alla conclusione di un decennio: ricco di novità e stravolgimenti, da un punto di vista culturale, sociale e politico, e a livello nazionale e globale. 


Non è stato un lavoro facile, ma Noi della redazione di Vulcano Statale abbiamo provato a tirare le fila, stilando delle classifiche di ciò che di “vulcanico” ha segnato questi primi dieci anni del nuovo millennio.


A cura di Sara Suf­fia.

I cam­bia­men­ti sono sta­ti mol­ti anche sul fron­te del­le sco­per­te scien­ti­fi­che. La nostra evo­lu­zio­ne è in acce­le­ra­zio­ne espo­nen­zia­le: di que­sto pas­so cosa ci potrà mai riser­va­re il futu­ro? Per non per­der­ci nei mean­dri di que­sta doman­da e per ricor­da­re quan­ti pas­si in avan­ti l’umanità è riu­sci­ta a com­pie­re in così bre­ve tem­po, riper­cor­ria­mo le mag­gio­ri sco­per­te scien­ti­fi­che avve­nu­te negli ulti­mi die­ci anni. 

Nota: la seguen­te non è da clas­si­fi­car­si una classifica. 

Il motore quantistico

Pri­ma del 2010, tut­ti gli ogget­ti crea­ti dall’uomo si sono sostan­zial­men­te mos­si seguen­do le clas­si­che leg­gi del­la mec­ca­ni­ca. Andrew Cle­land e John Mar­ti­ni, insie­me al loro grup­po di ricer­ca, han­no rea­liz­za­to un dispo­si­ti­vo che si muo­ve seguen­do le leg­gi del­la fisi­ca quan­ti­sti­ca. Sem­pli­fi­can­do, i due ricer­ca­to­ri han­no raf­fred­da­to un semi­con­dut­to­re fino a por­tar­lo al suo sta­to fon­da­men­ta­le, ovve­ro a uno sta­to di mini­ma ener­gia. A que­sto pun­to han­no aggiun­to un quan­to di ener­gia che ha mes­so in moto il dispo­si­ti­vo secon­do le leg­gi del­la mec­ca­ni­ca quan­ti­sti­ca. A quan­to sosten­go­no i ricer­ca­to­ri, la sco­per­ta aiu­te­rà un gior­no a rispon­de­re a una doman­da che da tem­po si pon­go­no i fisi­ci: per­ché non pos­sia­mo esse­re in due posti contemporaneamente?


I neutrini più veloci della luce 

Ne han­no par­la­to tut­ti, spes­so a spro­po­si­to, segno però che l’interesse susci­ta­to dai rile­va­men­ti dell’esperimento Ope­ra – por­ta­to a ter­mi­ne dal­le équi­pe dei labo­ra­to­ri INFN del Gran Sas­so e del CERN di Gine­vra – è sta­to enor­me. I neu­tri­ni sem­bra­no viag­gia­re più velo­ci dei foto­ni, fino a oggi con­si­de­ra­ti dal­la rela­ti­vi­tà di Ein­stein le par­ti­cel­le più velo­ci dell’universo, tali da supe­ra­re la velo­ci­tà-luce. La sco­per­ta ha mes­so in discus­sio­ne tut­ti i para­dig­mi del­la fisi­ca rela­ti­vi­sti­ca fino­ra noti, apren­do nuo­vi sce­na­ri per la com­pren­sio­ne dell’universo.


Il bosone di Higgs

La pie­tra ango­la­re del Model­lo Stan­dard del­la fisi­ca del­le par­ti­cel­le è il boso­ne respon­sa­bi­le del­le mas­se di (qua­si) tut­te le altre par­ti­cel­le dell’universo. Teo­riz­za­to da Peter Higgs, Fra­nçois Englert e altri fisi­ci negli anni ’60, era sta­to fino­ra impos­si­bi­le da indi­vi­dua­re: esi­ste infat­ti solo alle altis­si­me ener­gie, come quel­le pre­sen­ti nel­l’u­ni­ver­so nei pri­mi istan­ti dopo il Big Bang, ricrea­te nel­l’ac­ce­le­ra­to­re LHC del Cern di Gine­vra dove è sta­to indi­vi­dua­to dagli scien­zia­ti degli espe­ri­men­ti ATLAS e CMS, nel 2012. 


L’immunoterapia contro i tumori

La ricer­ca sul can­cro ha otte­nu­to risul­ta­ti pur­trop­po delu­den­ti rispet­to alle aspet­ta­ti­ve nell’ultimo decen­nio. Il 2013 ha però mostra­to che la stra­da del­l’im­mu­no­te­ra­pia potreb­be esse­re final­men­te quel­la giu­sta. Essa con­si­ste in un nuo­vo model­lo di cura che coin­vol­ge tut­to il siste­ma immu­ni­ta­rio del pazien­te, il qua­le vie­ne “inge­gne­riz­za­to” per rea­gi­re al can­cro. Le ori­gi­ni di que­sta ricer­ca risal­go­no alla fine degli anni Ottan­ta, con l’identificazione di uno spe­ci­fi­co recet­to­re di super­fi­cie pre­sen­te su alcu­ni lin­fo­ci­ti T (CTLA‑4). L’im­mu­no­lo­go James Alli­son sco­prì che il CTLA‑4  met­te un fre­no all’a­zio­ne del siste­ma immu­ni­ta­rio. Que­sto bloc­co avreb­be con­sen­ti­to all’or­ga­ni­smo di lan­cia­re un attac­co immu­ni­ta­rio di note­vo­le por­ta­ta e inten­si­tà con­tro il tumo­re. Nei pri­mi anni Novan­ta è sta­to iden­ti­fi­ca­to un altro “fre­no” del siste­ma immu­ni­ta­rio, deno­mi­na­to PD‑1. La ricer­ca in que­sto cam­po ha subi­to poi un’ac­ce­le­ra­zio­ne nel 2011, con la tera­pia del­l’an­ti­ge­ne chi­me­ri­co (CAR), che vie­ne attual­men­te testa­ta in nume­ro­si trial cli­ni­ci. Le azien­de far­ma­ceu­ti­che, pri­ma cau­te, stan­no ora inve­sten­do som­me con­si­de­re­vo­li sul­l’im­mu­no­te­ra­pia: Bri­stol-Myers Squibb ha otte­nu­to risul­ta­ti inco­rag­gian­ti sul mela­no­ma meta­sta­ti­co, con il far­ma­co Ipilimumab.


Il primo cromosoma sintetico

Nel 2014, dopo set­te anni di espe­ri­men­ti, un grup­po di ricer­ca sta­tu­ni­ten­se ha otte­nu­to il pri­mo cro­mo­so­ma sin­te­ti­co di un orga­ni­smo euca­rio­ta, il comu­ne lie­vi­to Sac­cha­ro­my­ces cere­vi­siae. Il cro­mo­so­ma, tra­sfe­ri­to in una cel­lu­la viven­te di lie­vi­to, ha dimo­stra­to di ave­re una pie­na fun­zio­na­li­tà. Il risul­ta­to è sta­to con­si­de­ra­to fon­da­men­ta­le per il pro­gres­so del­la bio­lo­gia sintetica.


Crispr/Cas

Seb­be­ne nota già da qual­che anno, la tec­ni­ca di inge­gne­ria gene­ti­ca Crispr/Cas nel 2015 ha con­so­li­da­to la sua posi­zio­ne. Crispr/Cas è una tec­ni­ca mol­to poten­te, che per­met­te ai ricer­ca­to­ri di modi­fi­ca­re il geno­ma di qual­si­vo­glia orga­ni­smo. Sostan­zial­men­te, con­si­ste nel modi­fi­ca­re in modo mira­to il DNA, usan­do due com­po­nen­ti chia­ve: una mole­co­la di RNA che fa da gui­da, rico­no­scen­do trat­ti spe­ci­fi­ci del­la sequen­za del DNA (quel­la che si vuo­le alte­ra­re) e una nuclea­si (un enzi­ma che taglia il DNA), Cas (ovve­ro Cri­spr-Asso­cia­ted). Insie­me, RNA ed enzi­ma lega­no e taglia­no il DNA in manie­ra spe­ci­fi­ca: il com­ples­so può esse­re modi­fi­ca­to per eli­mi­na­re e modi­fi­ca­re geni o per rego­lar­ne l’espressione. Gli scien­zia­ti han­no testa­to la tec­ni­ca con vari stu­di, mostran­do il suo pos­si­bi­le uti­liz­zo nei tra­pian­ti e c’è chi scom­met­te che Crispr/Cas rivo­lu­zio­ne­rà anche le neu­ro­scien­ze. Quel­lo che è inne­ga­bi­le a oggi, scri­ve l’editor John Tra­vis su Scien­ce, è che “ades­so vivia­mo tut­ti in un mon­do Crispr”.


Le onde gravitazionali

Pre­vi­ste un seco­lo fa da Albert Ein­stein, le onde gra­vi­ta­zio­na­li sono le incre­spa­tu­re del­lo spa­zio-tem­po gene­ra­te da even­ti cosmi­ci vio­len­ti. È sta­ta la col­li­sio­ne tra due buchi neri avve­nu­ta un miliar­do di anni fa a pro­vo­ca­re il pri­mo segna­le del­le onde gra­vi­ta­zio­na­li mai sco­per­to, rile­va­to dal­le anten­ne del­lo stru­men­to Ligo e ana­liz­za­to fra Euro­pa e Sta­ti Uni­ti dal­le col­la­bo­ra­zio­ni Ligo e Vir­go, alla qua­le l’I­ta­lia par­te­ci­pa con l’I­sti­tu­to Nazio­na­le di Fisi­ca Nuclea­re (INFN). Per la fisi­ca è un risul­ta­to sen­za pre­ce­den­ti, dop­pia­men­te sor­pren­den­te per­ché for­ni­sce anche la pri­ma pro­va diret­ta del­l’e­si­sten­za dei buchi neri. 


Nuovi occhi sul cosmo

Il 2017 sarà ricor­da­to come l’an­no del­la svol­ta nel­le osser­va­zio­ni cele­sti. Il 17 ago­sto si è assi­sti­to alla col­li­sio­ne tra due stel­le di neu­tro­ni. La sto­ri­ca osser­va­zio­ne ha segna­to l’i­ni­zio di una nuo­va astro­no­mia, det­ta mul­ti-mes­sag­ge­ro, per­ché stu­dia in con­tem­po­ra­nea tut­te le infor­ma­zio­ni fisi­che dispo­ni­bi­li, in uno sfor­zo con­di­vi­so e par­te­ci­pa­to, che per­met­te una veri­fi­ca pre­ci­sa degli ogget­ti studiati. 


Come studiare la biologia dello sviluppo a livello cellulare

Il tra­guar­do dell’anno 2018 è aver com­pre­so come stu­dia­re la bio­lo­gia del­lo svi­lup­po a livel­lo cel­lu­la­re. Ovve­ro: capi­re cosa suc­ce­de all’interno del­le sin­go­le cel­lu­le men­tre un orga­ni­smo nasce e si svi­lup­pa, come si rela­zio­na­no tra loro e come tut­to que­sto insie­me dipin­ga il qua­dro com­ples­si­vo del­lo svi­lup­po. Ana­liz­za­re qua­li sono gli RNA pro­dot­ti da una cel­lu­la in un deter­mi­na­to momen­to per­met­te di capi­re qua­li sono i geni atti­vi e, in sostan­za, come si sta com­por­tan­do quel­la cel­lu­la. Ripe­ten­do l’azione a distan­za di tem­po è pos­si­bi­le capi­re come si evol­vo­no cel­lu­le, orga­ni e gli orga­ni­smi di cui fan­no par­te, facen­do luce sull’attività dei geni in diver­se con­di­zio­ni, che sia­no fisio­lo­gi­che o pato­lo­gi­che. Que­sto anche gra­zie a tec­ni­che che per­met­to­no di mar­ca­re le cel­lu­le a livel­lo genetico.


L’immagine del Buco Nero

 

Una rete di radio­te­le­sco­pi ha rac­col­to la pri­ma imma­gi­ne dei din­tor­ni di un buco nero: è un anel­lo di fuo­co che avvol­ge il pun­to di non ritor­no. A “scat­ta­re” la sto­ri­ca “foto­gra­fia” sono sta­ti gli scien­zia­ti del­la col­la­bo­ra­zio­ne inter­na­zio­na­le EHT Event Hori­zon Tele­sco­pe, cui par­te­ci­pa­no ricer­ca­tri­ci dell’INFN Isti­tu­to Nazio­na­le di Fisi­ca Nuclea­re e dell’INAF Isti­tu­to Nazio­na­le di Astro­fi­si­ca. La foto appe­na rila­scia­ta ritrae il buco nero M87, che ha una mas­sa di 6,5 miliar­di di vol­te quel­la del Sole e si tro­va nel cen­tro dell’omonima galas­sia, a 55 milio­ni di anni luce da noi nel­la costel­la­zio­ne del­la Ver­gi­ne. È par­ti­co­lar­men­te atti­vo, per­ché assor­be un’enorme quan­ti­tà di materia. 

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