L’ombra della mente. Cos’è il disturbo ossessivo-compulsivo

Il ten­ta­ti­vo di que­sta rubri­ca è quel­lo di esse­re uti­le per chiun­que rico­no­sces­se in sè o in qual­cu­no di vici­no una for­ma di males­se­re. La sen­si­bi­liz­za­zio­ne è impor­tan­te nel momen­to del­la com­pren­sio­ne e del­l’a­zio­ne, in quan­to spin­ge alle oppor­tu­ne cure mirate.

La tra­du­zio­ne di «disor­der» nel­la for­ma ita­lia­na di «distur­bo» non ren­de a pie­no quel­la che è la dimen­sio­ne del­la deva­stan­te por­ta­ta di una pato­lo­gia men­ta­le. La paro­la «distur­bo» indi­ca uno sta­to di fasti­dio, pru­ri­gi­no­si­tá e insof­fe­ren­za nei con­fron­ti di uno sta­to emo­ti­vo inte­rio­re. Ma non vie­ne reso a pie­no quel­l’a­spet­to lan­ci­nan­te che la malat­tia men­ta­le com­por­ta. Se tra­du­ces­si­mo la paro­la «disor­der» con «disor­di­ne» avrem­mo più pos­si­bi­li­tà di com­pren­de­re uno sta­to di con­fu­sio­ne ed insta­bi­li­tà per­va­si­va del­la con­di­zio­ne uma­na pato­lo­gi­ca­men­te con­di­zio­na­ta. 

Un’ul­te­rio­re rifles­sio­ne sul­la natu­ra del­la malat­tia men­ta­le nasce pro­prio dal fat­to che que­sta ven­ga o roman­ti­ciz­za­ta o demo­niz­za­ta per la mag­gior par­te del­le vol­te. In una for­ma roman­ti­ciz­za­ta, il distur­bo men­ta­le vie­ne per­ce­pi­to come un biso­gno per­so­na­li­sti­co di uni­ci­tà. In una for­ma demo­niz­za­ta, la pato­lo­gia psi­chi­ca è tut­to ciò che devia dal­la costi­tui­ta normalità. 

Le avver­ten­za impor­tan­ti sono le seguen­ti: se vige il sospet­to di un disor­di­ne men­ta­le, rivol­ger­si a un medi­co curan­te. Occor­re uno sguar­do ester­no di spe­cia­li­sti per ave­re una dia­gno­si con­cre­ta. In secon­do luo­go, la malat­tia men­ta­le non ren­de spe­cia­li, inte­res­san­ti, più pro­fon­di, ren­de più sof­fe­ren­ti. È giu­sto valo­riz­za­re la digni­tà del­le pro­prie emo­zio­ni e sen­ti­men­ti, sen­za far­li sfo­cia­re neces­sa­ria­men­te nel patologico. 

A segui­to di que­sta intro­du­zio­ne, si può par­ti­re con l’ap­pro­fon­di­men­to del pri­mo disturbo:

L’e­let­to di que­sto mese è il distur­bo osses­si­vo-com­pul­si­vo, appar­te­nen­te al clu­ster C dei distur­bi di per­so­na­li­tà. 

Il disturbo

Il distur­bo osses­si­vo-com­pul­si­vo (OCD) nel­l’im­ma­gi­na­rio comu­ne è rap­pre­sen­ta­to da una per­so­na minu­zio­sa e pre­ci­sa in situa­zio­ni come l’or­di­ne e la puli­zia. In real­tà si trat­ta di una dina­mi­ca sot­to­stan­te ben più subdola.
Innan­zi­tut­to ci sono due com­po­nen­ti nel OCD: quel­la osses­si­va, carat­te­riz­za­ta dal rimu­gi­nio, il logo­rar­si inte­rior­men­te a par­ti­re da un pen­sie­ro ricor­ren­te; e quel­la com­pul­si­va, che si riflet­te nel­l’a­gi­ta­zio­ne in segui­to alla pro­ie­zio­ne del pro­prio con­te­nu­to su ogget­ti usa­ti in manie­ra disfun­zio­na­le. Con «disfun­zio­na­le» si inten­de quel­la devia­zio­ne dal­la fun­zio­ne prin­ci­pa­le: la stra­te­gia non vie­ne mes­sa in atto o se vie­ne mes­sa in atto non ottie­ne il risul­ta­to prin­ci­pa­le, che è appun­to sta­re bene.

Il primo fattore da evidenziare nell’OCD è la componente di aspettativa del sè. 

Que­sta pre­te­sa di uno sta­to di sod­di­sfa­zio­ne per­so­na­le per­ma­nen­te si carat­te­riz­za per una ten­sio­ne all’in­fi­ni­to. 

Non impor­ta quan­te vol­te il sog­get­to com­pi­rà il rito di espia­zio­ne, dove l’e­spia­zio­ne con­si­ste nel­l’e­men­da­re il sè visto come debo­le e ina­dat­to: l’a­sti­cel­la sarà ele­va­ta sem­pre più in alto, in un’e­sa­spe­ran­te con­dan­na al sen­so di ina­de­gua­tez­za e scon­for­to. Quel­lo divie­ne l’o­biet­ti­vo di sal­vez­za, quel­la l’unica atti­vi­tà che pos­sa ren­de­re all’al­tez­za del­l’e­si­sten­za che si sta conducendo. 

La personalità affetta da disturbo ossessivo-compulsivo è perfezionista, a partire dall’ideale di condotta morale per arrivare a quello di pulizia, più comunemente riconosciuto.

Le cause

Le cau­se sono da indi­vi­dua­re pro­ba­bil­men­te in un sen­so dif­fu­so di debo­lez­za del sè. La trop­pa appren­sio­ne da par­te dei geni­to­ri può por­ta­re il figlio a veder­si come «biso­gno­so. Ma anche un’e­du­ca­zio­ne mol­to rigi­da può sfo­cia­re nel­lo svi­lup­po di que­sto disturbo. 

Si sti­ma che cir­ca dal 2,1 al 7,9% del­la popo­la­zio­ne gene­ra­le abbia un distur­bo osses­si­vo-com­pul­si­vo di personalità; 

La diagnosi

La dia­gno­si avvie­ne in base alla sod­di­sfa­zio­ne di que­sti cri­te­ri, in accor­do al Manua­le Dia­gno­sti­co Sta­ti­sti­co dei Distur­bi Men­ta­li:
Pre­oc­cu­pa­zio­ne per det­ta­gli, rego­le, pro­gram­mi, orga­niz­za­zio­ne ed elenchi 

•Lo sfor­zo di fare qual­co­sa di per­fet­to che inter­fe­ri­sce con il com­ple­ta­men­to del compito. 

•L’ec­ces­si­va devo­zio­ne ver­so il lavo­ro e la pro­dut­ti­vi­tà (non a cau­sa di neces­si­tà finan­zia­rie), con con­se­guen­te abban­do­no del­le atti­vi­tà per il tem­po libe­ro e per gli amici. 

•Ecces­si­va coscien­zio­si­tà, meti­co­lo­si­tà e infles­si­bi­li­tà per quan­to riguar­da le que­stio­ni ed i valo­ri eti­ci e mora­li.

Man­can­za di volon­tà di but­ta­re ogget­ti usu­ra­ti o sen­za valo­re, anche quel­li che non han­no valo­re sentimentale.

•La rilut­tan­za a dele­ga­re o a lavo­ra­re con altre per­so­ne a meno che que­ste per­so­ne non deci­da­no di fare le cose esat­ta­men­te come i pazien­ti vogliono.

•Un approc­cio ava­ro nel­lo spen­de­re per se stes­si e per gli altri per­ché vedo­no il dena­ro come qual­co­sa da con­ser­va­re per futu­ri disastri.

Rigi­di­tà e testardaggine.

La pre­sen­za di quat­tro di que­sti sin­to­mi potreb­be esse­re un’av­vi­sa­glia sin­to­ma­ti­ca di quel­lo che è il distur­bo osses­si­vo-com­pul­si­vo.
Le con­se­guen­ze di que­sto distur­bo pos­so­no esse­re gra­vi, anche in rela­zio­ne a comor­bi­di­tá di depres­sio­ne e uti­liz­zo di sostan­ze. Inol­tre, l’in­di­vi­duo affet­to da que­sto distur­bo pre­sen­ta una dif­fi­ci­le for­ma di iso­la­men­to, pro­prio in vir­tù del­la pro­pria dedi­zio­ne all’og­get­to disfun­zio­na­le. 

Le manifestazioni

Le mani­fe­sta­zio­ni di que­sto distur­bo sono nuo­me­ro­se, in quan­to pos­sie­de spet­tro mol­to ampio. Nel DSM‑V sono sta­te inse­ri­te nume­ro­se sot­to­ca­te­go­rie, come la tri­co­til­lo­ma­nia, ossia l’ir­re­fre­na­bi­le biso­gno di strap­par­si i capel­li; oppu­re la dismor­fo­fo­bia, ossia la fobia dovu­ta ad una visio­ne distor­ta del pro­prio aspet­to fisi­co. Anche l’acqui­sto com­pul­si­vo è una for­ma di distur­bo ossessivo-compulsivo. 

La terapia

Per quan­to con­cer­ne la tera­pia, si può valu­ta­re un per­cor­so a indi­riz­zo cogni­ti­vo-com­por­ta­men­ta­le, che spin­ga il pazien­te ad eli­mi­na­re le bar­rie­re di com­pul­si­vi­tà attra­ver­so eser­ci­zio meto­di­co. Per quan­to riguar­do l’os­ses­sio­ne, la scrit­tu­ra come for­ma com­pren­sio­ne può aiu­ta­re a cana­liz­za­re i pro­pri pen­sie­ri in una dire­zio­ne. Le sedu­te di grup­po, inol­tre, per­met­te­ran­no di com­pren­de­re e di modi­fi­car­si attra­ver­so il con­tat­to con l’al­tro, quin­di il rico­no­sci­men­to di que­sto come rico­no­sci­men­to del sè, pro­prio in quan­to visto come simi­le. La tera­pia cogni­ti­vo com­por­ta­men­ta­le si basa sul­la rela­zio­ne trian­go­la­re tra pen­sie­ri-emo­zio­ni- com­por­ta­men­ti, nel­la qua­le il pre­sup­po­sto è quel­lo per cui i pen­sie­ri crei­no emo­zio­ni, le emo­zio­ni crei­no com­por­ta­men­ti e i com­por­ta­men­ti rin­for­zi­no i pen­sie­ri.

Il pun­to foca­le del­la TCC è aiu­ta­re il pazien­te a rico­no­sce­re gli sche­mi ricor­ren­ti e disfun­zio­na­li di ragio­na­men­to e quin­di di azio­ne. L’ap­pren­di­men­to di nuo­ve stra­te­gie di rispo­sta è l’o­biet­ti­vo del per­cor­so di dura­ta sta­bi­li­ta. Infat­ti, una del­le qua­li­tà del­la TCC è, non solo il fat­to di esse­re scien­ti­fi­ca­men­te pro­va­ta, ma anche il fat­to di esse­re defi­ni­ta nei tem­pi e nel­le modalità. 

Arti­co­lo di Chia­ra Dambrosio

Con­di­vi­di:
Redazione on FacebookRedazione on InstagramRedazione on TwitterRedazione on Youtube
Redazione

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.