Pillole di economia. Azioni e obbligazioni

Le tematiche di carattere economico rientrano senza dubbio in quel ventaglio di argomenti spesso difficili da comprendere a fondo per chi non ne ha mai approfondito lo studio. Abbiamo deciso di dare vita a questa rubrica nella quale cercheremo di sviscerare, con il linguaggio più semplice e accessibile possibile, vari temi economici legati all’attualità. A questo link trovate la prima puntata.


Que­sta vol­ta non ser­ve esse­re dei let­to­ri sfe­ga­ta­ti del Sole 24 Ore per sape­re di cosa stia­mo par­lan­do, basta aver acce­so la tv su qual­sia­si cana­le per­ché il caso Ban­ca Popo­la­re di Bari giun­ges­se alle orec­chie anche dell’ascoltatore più disat­ten­to (ma se ve lo sie­te per­si lo tro­va­te qui).

Non entria­mo nel­lo spe­ci­fi­co del­la situa­zio­ne che di per sé è anco­ra da chia­ri­re, ma per­ché sia tut­to più com­pren­si­bi­le (e non si cor­ra in ban­ca a chiu­de­re i con­ti), for­se è meglio spie­ga­re chi è “in peri­co­lo” in que­sta situa­zio­ne, ossia azio­ni­sti e obbli­ga­zio­ni­sti e la spie­ga­zio­ne si cela nel signi­fi­ca­to di azio­ne e obbli­ga­zio­ne stesso.

Che cosa sono le obbligazioni?

Le obbli­ga­zio­ni sono un tito­lo di cre­di­to e rap­pre­sen­ta­no una par­te del debi­to crea­to da una socie­tà per finan­ziar­si. Un com­pra­to­re di obbli­ga­zio­ni copre quin­di una par­te del debi­to del­la socie­tà, che è tenu­ta a resti­tui­re in un deter­mi­na­to perio­do di tem­po la quo­ta che l’acquirente ha “coper­to” (il cosid­det­to “valo­re nomi­na­le”), più gli inte­res­si. Men­tre il valo­re nomi­na­le va resti­tui­to in un deter­mi­na­to momen­to, gli inte­res­si pos­so­no esse­re distri­bui­ti attra­ver­so cedo­le in perio­di di 3 o 6 mesi, ma anche annual­men­te. Nel caso del­le obbli­ga­zio­ni è impor­tan­te nota­re anche che sono acqui­sta­bi­li solo pre­vio con­trol­lo del gra­do di sol­vi­bi­li­tà e affi­da­bi­li­tà dell’acquirente.

Cosa sono le azioni?

Le azio­ni sono le par­ti in cui è divi­so il capi­ta­le socia­le del­la socie­tà. Acqui­stan­do un’azione, quin­di, il com­pra­to­re entra in pos­ses­so di una par­te del­la socie­tà. Que­sta pra­ti­ca di ven­di­ta vie­ne attua­ta dal­le socie­tà affin­ché pos­sa­no acqui­si­re del­la liqui­di­tà finan­zia­ria da poter inve­sti­re suc­ces­si­va­men­te. L’acquirente, d’altra par­te, diven­ta bene­fi­cia­rio del cosid­det­to “divi­den­do”, una par­te dei pro­fit­ti dell’azienda, nel momen­to in cui non ritie­ne più van­tag­gio­so il pos­ses­so dell’azione può sem­pre deci­de­re di ven­der­la ad altri investitori.

Esi­sto­no diver­si tipi di azione:

Ordi­na­ria: il pos­ses­so­re non ottie­ne altro van­tag­gio al di fuo­ri del dividendo;

Pri­vi­le­gia­ta: il pos­ses­so­re gode di pri­vi­le­gi nel momen­to in cui la socie­tà doves­se sciogliersi;

Di rispar­mio: pos­so­no emet­ter­le solo socie­tà pre­sen­ti nei mer­ca­ti rego­la­men­ta­ti ita­lia­ni ed europei.

Con que­ste defi­ni­zio­ni dovreb­be esse­re più faci­le capi­re il mer­ca­to finan­zia­rio in gene­ra­le, ma anche la situa­zio­ne BPB.

Arti­co­lo di Mar­ti­na Di Paolantonio.

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