TikTok sì, ma per parlare di politica

Fero­za Aziz ha scel­to Tik­Tok per dif­fon­de­re un mes­sag­gio che ha cata­liz­za­to l’attenzione di miglia­ia di uten­ti. Fero­za è una ragaz­za ame­ri­ca­na di soli 17 anni, ma il gesto che ha com­piu­to ha sca­te­na­to rea­zio­ni con­tra­stan­ti a livel­lo media­ti­co, poli­ti­co e isti­tu­zio­na­le a livel­lo mon­dia­le. Il video che ha posta­to sul­la piat­ta­for­ma Tik­Tok, che attual­men­te sta aven­do un gran­de segui­to anche in Ita­lia, è solo appa­ren­te­men­te un tuto­rial di make up, che inse­gna come otte­ne­re ciglia più volu­mi­no­se uti­liz­zan­do l’apposito piegaciglia.

In realtà, la teenager americana dopo pochi secondi smette improvvisamente di parlare di make up e inizia a raccontare ciò che avviene in Cina nei campi chiamati di “rieducazione”.

I musul­ma­ni Uigu­ri infat­ti, dice la ragaz­za, sono vit­ti­me di una depor­ta­zio­ne che defi­ni­sce addi­rit­tu­ra simi­le a un “Olo­cau­sto”, di cui nes­su­no par­la. In que­sti cam­pi la mino­ran­za musul­ma­na vie­ne tor­tu­ra­ta, vio­len­ta­ta e sono mol­ti a per­de­re per­fi­no la vita. Nel video vie­ne riba­di­ta l’importanza di dif­fon­de­re que­sta real­tà e di agi­re affin­ché non muo­ia­no altri esse­ri uma­ni e affin­ché non con­ti­nui­no a subi­re que­ste vio­len­ze. La disin­vol­tu­ra con cui rac­con­ta ciò e con cui pas­sa dal par­la­re di ciglia ad argo­men­ti com­ple­ta­men­te di altra natu­ra, fa com­pren­de­re a chi osser­va il video che Fero­za è per­fet­ta­men­te coscien­te del­la por­ta­ta comu­ni­ca­ti­va del suo messaggio.

Le visua­liz­za­zio­ni sono sta­te cir­ca 1,4 milio­ni e il video è sta­to ripo­sta­to anche su Insta­gram, nono­stan­te le suc­ces­si­ve denun­ce e cen­su­re. Fero­za sape­va cer­ta­men­te che avreb­be desta­bi­liz­za­to non solo il gover­no cine­se, ma anche quel­lo ame­ri­ca­no e soprat­tut­to avreb­be sol­le­va­to due tema­ti­che mol­to scot­tan­ti a livel­lo media­ti­co-socia­le. Innan­zi­tut­to, la scel­ta di dif­fon­de­re un mes­sag­gio di que­sto cali­bro attra­ver­so un social net­work uti­liz­za­to quo­ti­dia­na­men­te, spe­cial­men­te dai gio­va­ni, non solo in Cina, ma in tut­to il mon­do, con­sen­te di riflet­te­re sul­le poten­zia­li­tà infi­ni­te del­le piat­ta­for­me di comu­ni­ca­zio­ne vir­tua­le, che anco­ra una vol­ta ci lascia spiazzati.

Sui social è permesso parlare di politica, scandali istituzionali e sociali? E se sì, in che termini, con quali limiti e precauzioni? Dove iniziano e finiscono le libertà e la sicurezza degli utenti?

Le doman­de sono tan­te e spes­so è dif­fi­ci­le sta­bi­li­re rispo­ste net­te ed esau­sti­ve. Il mon­do vir­tua­le ci sta coin­vol­gen­do sem­pre di più, cat­tu­ran­do la nostra atten­zio­ne in modo tota­liz­zan­te, ma lascian­do­ci sem­pre l’interrogativo “Per­ché dovrei cre­de­re a pre­scin­de­re a tut­to quel­lo che vedo e sen­to?”, in par­ti­co­la­re se si trat­ta di tema­ti­che dique­sta gravità.In secon­do luo­go, l’azione stra­te­gi­ca di Fero­za, ci con­sen­te di foca­liz­za­re l’attenzione su ciò che effet­ti­va­men­te sta acca­den­do in Cina in que­sto momen­to storico.

Le rea­zio­ni da par­te del gover­no cine­se e ame­ri­ca­no nei mesi che segui­ran­no la pub­bli­ca­zio­ne del video, saran­no pro­ve o cam­pa­nel­li d’allarme che, insie­me a inda­gi­ni e inchie­ste appro­fon­di­te ci por­te­ran­no a com­pren­de­re cosa avvie­ne real­men­te in que­sti cam­pi di depor­ta­zio­ne. Gli Sta­ti Uni­ti attual­men­te han­no aper­to un’indagine per valu­ta­re le pos­si­bi­li minac­ce alla sicu­rez­za nazio­na­le riguar­do l’app uti­liz­za­ta dal­la ragaz­za, ma nel frat­tem­po riman­go­no irri­sol­te le que­stio­ni di cyber secu­ri­ty su sca­la mondiale.

Il web è uno stru­men­to di cui oggi non riu­scia­mo a fare a meno, ma cosa acca­de quan­do rischia di diven­ta­re un’arma a dop­pio taglio?

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Caterina Cerio
Vivo a Mila­no ma sono inna­mo­ra­ta di Sivi­glia, dove ho fat­to il pri­mo Era­smus. Amo il sole, il mare e la buo­na com­pa­gnia. Mi pia­ce cono­sce­re cose nuo­ve e l’arte in gene­ra­le con tut­ti gli sti­mo­li che dà.

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