77° edizione dei Golden Globes: tra delusioni e sorprese

Il nuo­vo anno è un momen­to impor­tan­te per ogni regi­sta, sce­neg­gia­to­re, atto­re o qual­si­vo­glia altra per­so­na­li­tà del cine­ma ame­ri­ca­no e non; è pro­prio a gen­na­io che si dichia­ra aper­ta la gara ver­so gli Oscar, par­ten­do dai tan­to ambi­ti Gol­den Globes. 

Scat­ta la mez­za­not­te, è il 2020, un decen­nio nuo­vo che chiu­de un 2019 ric­chis­si­mo e straor­di­na­rio a livel­lo cine­ma­to­gra­fi­co: ci sono sor­pre­se, film ina­spet­ta­ta­men­te di suc­ces­so, alcu­ni che mol­ti­pli­ca­no gli incas­si sba­ra­glian­do record, e altri che al con­tra­rio delu­do­no tut­te le aspettative.

Tra la not­te del 5 e 6 gen­na­io, la ceri­mo­nia dei Gol­den Glo­bes si accen­de mae­sto­sa­men­te tra red car­pet e cham­pa­gne, in una loca­li­tà sug­ge­sti­va (il Bever­ly Hil­ton Hotel), con Los Ange­les come sfon­do a dipin­ge­re una del­le sera­te più impor­tan­ti e atte­se dell’anno.

Mar­ria­ge Sto­ry è il film più tito­la­to con 6 can­di­da­tu­re, tra cui miglior atto­re in un film dram­ma­ti­co per Adam Dri­ver e miglior attri­ce in un film dram­ma­ti­co per Scar­lett Johans­son; a poco è ser­vi­ta la loro ipno­ti­ca e toc­can­te reci­ta­zio­ne: i pre­mi glie­li sof­fia­no rispet­ti­va­men­te Joa­quin Phoe­nix per Joker e Renée Zell­we­ger per Judy. Alla fine Mar­ria­ge Sto­ry por­ta a casa solo una sta­tuet­ta, con Lau­ra Dern nel­la cate­go­ria miglior attri­ce non protagonista. 

Delu­sio­ne anche per The Irish­man, film di Mar­tin Scor­se­se pro­dot­to e distri­bui­to da Net­flix: il noto regi­sta rima­ne a boc­ca asciut­ta e del­le 5 nomi­na­tion non rica­va nien­te, non è basta­to il for­mi­da­bi­le cast che ha per­mes­so la dupli­ce can­di­da­tu­ra per Joe Pesci e Al Paci­no nel­la cate­go­ria miglior atto­re non protagonista. 

Incre­di­bi­le sor­pre­sa per Once Upon a Time… in Hol­ly­wood, pel­li­co­la discus­sa di Quen­tin Taran­ti­no, si dava infat­ti per sfa­vo­ri­to il regi­sta che ha segna­to un’intera epo­ca dal­le sue Iene The Hate­ful Eight. Gli ulti­mi suoi lavo­ri sono spes­so al cen­tro di cri­ti­che, otte­nen­do poco o nien­te, ma Once Upon a Time… in Hol­ly­wood è un vero e pro­prio capo­la­vo­ro, la sto­ria accat­ti­van­te e deci­sa­men­te nostal­gi­ca, scrit­ta dal­lo stes­so Taran­ti­no, gli è val­sa non solo il pre­mio come miglior film com­me­dia o musi­cal, ma anche come miglior sce­neg­gia­tu­ra e come miglior atto­re non pro­ta­go­ni­sta per Brad Pitt nei pan­ni di Cliff Booth. 

Bene anche per Joker, defi­ni­to il cine­co­mic più red­di­ti­zio di sem­pre, del­le 4 nomi­na­tion si por­ta a casa il pre­mio come miglior atto­re pro­ta­go­ni­sta dram­ma­ti­co, e come miglior colon­na sono­ra com­po­sta dal­la bra­vis­si­ma Hil­dur Guð­na­dót­tir. Nien­te da fare inve­ce per il pre­mio di miglior film dram­ma­ti­co, “ruba­to” da 1917, altra sor­pre­sa di quest’anno; il film, che rac­con­ta un’ansiosa sto­ria sul fron­te del­la pri­ma guer­ra mon­dia­le, diret­to pro­dot­to e scrit­to da Sam Men­des ha stu­pi­to non poco: oltre al pre­mio come miglior film del 2019 (supe­ran­do gran­di capo­la­vo­ri già cita­ti), Men­des lo rice­ve anche come miglior regi­sta, aggiu­di­can­do­se­lo dopo esat­ta­men­te 20 anni dal­la stes­sa vin­ci­ta con Ame­ri­can Beau­ty.

Come da pro­no­sti­co Para­si­te di Bong Joon Ho è il miglior film in lin­gua stra­nie­ra; Mis­sing link di Chris Butler inve­ce è il miglior film d’animazione riu­scen­do così a sop­pian­ta­re Disney (Il Re Leo­neFro­zen 2), Dream­works (Dra­gon Trai­ner: Il Mon­do Nasco­sto) e Pixar (Toy Sto­ry 4).

Per la tele­vi­sio­ne abbia­mo l’entusiasmante The Cro­wn: solo Oli­via Col­man nei pan­ni del­la Regi­na Eli­sa­bet­ta II rie­sce a vin­ce­re come miglior attri­ce pro­ta­go­ni­sta in una serie dram­ma­ti­ca. Suc­ces­sion è la miglior serie tele­vi­si­va nel­la cate­go­ria dra­ma, men­tre per musi­cal o com­me­dia stra­vin­ce la stre­pi­to­sa Flea­bag: la serie bri­tan­ni­ca scrit­ta dal­la stes­sa pro­ta­go­ni­sta, la bra­vis­si­ma Phoe­be Wal­ler-Brid­ge con­qui­sta l’Accademy che le con­fe­ri­sce anche il pre­mio come miglior attri­ce pro­ta­go­ni­sta com­me­dia o musi­cal. Cher­no­byl dal can­to suo si meri­ta il pre­mio come miglior mini serie o film pro­dot­to per la tele­vi­sio­ne, anche se le aspet­ta­ti­ve di can­di­da­tu­re era­no mol­to alte per il suc­ces­so tar­ga­to HBO. Poche inve­ce sono le spe­ran­ze per Game of Thro­nes, una sola nomi­na­tion e nien­te premi.

Il Cecil B. deMil­le va a Tom Hanks men­tre il Carol Bur­nett Award va a Ellen DeGeneres.

Quel­li di dome­ni­ca scor­sa sono sta­ti i Gol­den Glo­bes che han­no visto Net­flix fin trop­po vul­ne­ra­bi­le, 2 sole vit­to­rie del­le sue 34 can­di­da­tu­re; sono sta­ti i pre­mi dove gran­di regi­sti come Scor­se­se si godo­no una nor­ma­le sera­ta, con tan­te can­di­da­tu­re e zero rico­no­sci­men­ti, e dove altre gio­va­ni pro­mes­se come Taron Eger­ton immer­si nel sogno di una vita, con una sta­tuet­ta in mano e le lacri­me agli occhi. Insom­ma l’atmosfera dei Gol­den Glo­bes por­ta sem­pre aria di spe­ran­ze, delu­sio­ni, ma diri­ge anche l’attenzione sul­le vere pro­du­zio­ni impor­tan­ti dell’anno appe­na tra­scor­so. Non impor­ta se si è d’accordo o meno sui can­di­da­ti e sui vin­ci­to­ri: da qui all’emozionante sera­ta degli Oscar, Hol­ly­wood taglia i rami sec­chi e pun­ta i riflet­to­ri sul­le star che vera­men­te contano.


Di seguito la lista dei vincitori:

Miglior film dram­ma­ti­co: 1917

Miglior film com­me­dia o musi­cal: C’era una vol­ta a… Hollywood

Miglior regi­sta: Sam Men­des in 1917

Miglior atto­re in un film dram­ma­ti­co: Joa­quin Phoe­nix in Joker

Miglior attri­ce in un film dram­ma­ti­co: Renée Zell­we­ger in Judy

Miglior atto­re in un film com­me­dia o musi­cal: Taron Eger­ton in Roc­ket­man

Miglior attri­ce in un film com­me­dia o musi­cal: Awk­wa­fi­na in The Farewell: Una bugia buona

Miglior atto­re non pro­ta­go­ni­sta: Brad Pitt in C’era una vol­ta a… Hollywood

Miglior attri­ce non pro­ta­go­ni­sta: Lau­ra Dern in Sto­ria di un matrimonio

Miglior sce­neg­gia­tu­ra: Quen­tin Taran­ti­no in C’era una vol­ta a… Hollywood

Miglior colon­na sono­ra: Hil­dur Guð­na­dót­tir per Joker

Miglior can­zo­ne ori­gi­na­le: (I’m Gon­na) Love Me Again di Elton John e Ber­nie Tau­pin in Roc­ket­man

Miglior film d’animazione: Mis­sing Link

Miglior film in lin­gua stra­nie­ra: Para­si­te (Corea del Sud)

Miglior serie tv dram­ma­ti­ca: Suc­ces­sion

Miglior serie tv com­me­dia o musi­cal: Flea­bag

Miglior mini­se­rie o film tv: Cher­no­byl

Miglior atto­re in una serie dram­ma­ti­ca: Brian Cox in Suc­ces­sion

Miglior attri­ce in una serie dram­ma­ti­ca: Oli­via Col­man in The Cro­wn

Miglior atto­re in una serie com­me­dia o musi­cal: Rami Yous­sef in Rami

Miglior attri­ce in una serie com­me­dia o musi­cal: Phoe­be Wal­ler-Brid­ge in Flea­bag

Miglior atto­re in una mini­se­rie o film tv: Rus­sel Cro­we in The Lou­de­st Voi­ce (Ses­so e potere)

Miglior attri­ce in una mini­se­rie o film tv: Michel­le Wil­liams in Fosse/Verdon

Miglior atto­re non pro­ta­go­ni­sta in una serie, mini­se­rie o film tv: Stel­lan Skar­sgård in Cher­no­byl

Miglior attri­ce non pro­ta­go­ni­sta in una serie, mini­se­rie o film tv: Patri­cia Arquet­te in The Act

Con­di­vi­di:
Andrea Marcianò
Clas­se ’99, nato sul Lago di Como, stu­den­te in scien­ze del­la comu­ni­ca­zio­ne, aman­te di cine­ma e tele­vi­sio­ne. Mi pia­ce osser­va­re il mon­do dal­l’e­ster­no come uno spettatore.

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