Boldrin spiega il problema della produttività italiana

Venerdì 17 gennaio si è svolta in Statale, organizzata dalla Scuola di giornalismo Walter Tobagi, la conferenza “Cosa fare per aumentare la produttività e la crescita in Italia”. A spiegare il problema è stato invitato l’economista Michele Boldrin.

Vener­dì 17 gen­na­io si è svol­ta in Sta­ta­le, orga­niz­za­ta dal­la Scuo­la di gior­na­li­smo Wal­ter Toba­gi, la con­fe­ren­za “Cosa fare per aumen­ta­re la pro­dut­ti­vi­tà e la cre­sci­ta in Ita­lia”. A spie­ga­re il pro­ble­ma è sta­to invi­ta­to l’economista Miche­le Boldrin. 

Bol­drin è Pro­fes­so­re pres­so la Washing­ton Uni­ver­si­ty di St. Luis negli Sta­ti Uni­ti ed è cono­sciu­to in Ita­lia per esse­re sta­to tra i fon­da­to­ri dell’ormai sciol­to­si par­ti­to Fare per fer­ma­re il decli­no. Dal 2019, egli ha fon­da­to una piat­ta­for­ma chia­ma­ta Libe­ri, oltre le illu­sio­ni (pote­te tro­va­re il cana­le su You­Tu­be) dove, insie­me ad altri esper­ti e col­le­ghi, ven­go­no affron­ta­ti temi di attua­li­tà poli­ti­ca ed economica.

Il pro­fes­so­re ha spie­ga­to in manie­ra non solo sem­pli­ce, com­pren­si­bi­le anche da chi masti­ca poco il ger­go eco­no­mi­co, ma anche esau­sti­va una situa­zio­ne che l’Italia si por­ta die­tro da diver­si decen­ni, ovve­ro una cre­sci­ta e una pro­du­zio­ne sta­gnan­te, accom­pa­gna­ta tut­ta­via da una cre­sci­ta del debi­to pub­bli­co sem­pre maggiore. 

Innan­zi­tut­to egli si è impe­gna­to a sfa­ta­re cer­ti miti, con­si­de­ra­ti come la rispo­sta a tut­ti i pro­ble­mi secon­do altri eco­no­mi­sti o poli­ti­ci. Un esem­pio è la TFP (Total Fac­tor Pro­duc­ti­vi­ty), ovve­ro una misu­ra per l’incremento di pro­dut­ti­vi­tà dovu­ta agli inve­sti­men­ti o alle nuo­ve tec­no­lo­gie in gio­co, che Bol­drin ricor­da esse­re uti­le se ci si ricor­da che è, appun­to, solo una misu­ra e non una teo­ria; ha sfa­ta­to poi i miti, tan­to cari ai sovra­ni­sti, come colo­ro che riten­go­no che più un gover­no spen­de e fa debi­to – cioè stam­pan­do mone­ta –  allo­ra auto­ma­ti­ca­men­te la doman­da e la pro­dut­ti­vi­tà cre­sco­no di con­se­guen­za, o quel­li che sosten­go­no che basta ave­re una popo­la­zio­ne mag­gio­re per favo­ri­re la cre­sci­ta – “per­ché allo­ra la Rus­sia cre­sce mol­to poco e la Sviz­ze­ra ha una pro­dut­ti­vi­tà eccel­len­te?” doman­da reto­ri­ca­men­te il Pro­fes­so­re. La pro­dut­ti­vi­tà, a suo avvi­so, dipen­de qua­si sola­men­te dall’efficienza del­le impre­se den­tro lo Sta­to e dal loro comportamento.

Spe­ci­fi­ca­ta­men­te sul caso Ita­lia, Bol­drin met­te in evi­den­za la nota e pro­fon­da ete­ro­ge­nei­tà del Pae­se. Qui una del­le chia­vi di let­tu­ra per com­pren­de­re la sta­gna­zio­ne del­la cre­sci­ta ita­lia­na. A par­ti­re dagli anni ‘80, se non in cer­te zone, non si è riu­sci­ti a fare dell’Italia un polo di attra­zio­ne di capi­ta­li e inve­sti­men­ti – ricor­re spes­so il para­go­ne tra Mila­no e una pro­vin­cia del­la Sici­lia. Ciò ha pro­vo­ca­to un ral­len­ta­men­to di quei feno­me­ni di mer­ca­to come lo scam­bio di idee e tec­no­lo­gia, la com­pe­ti­zio­ne e lo svi­lup­po di nuo­vi set­to­ri eco­no­mi­ci. Si è per­sa dun­que la capa­ci­tà dei “van­tag­gi asso­lu­ti”, ossia di attrar­re impre­se e lavo­ra­to­ri sen­za rele­ga­re la pro­du­zio­ne di cer­ti set­to­ri ad un ter­ri­to­rio piut­to­sto che a un altro – il Pro­fes­so­re fa l’esempio dei sus­si­dia­ri che nel seco­lo scor­so veni­va­no usa­ti per descri­ve­re qua­le regio­ne fa meglio deter­mi­na­ti prodotti. 

Qual è quin­di la solu­zio­ne a tut­to que­sto? Bol­drin ammet­te lui stes­so che non ha una rispo­sta defi­ni­ti­va per il com­pli­ca­tis­si­mo pro­ble­ma dell’economia ita­lia­na. Tut­ta­via non ritie­ne che la pro­po­sta di aumen­ta­re la par­te­ci­pa­zio­ne del­lo Sta­to nell’economia sia effi­ca­ce – Bol­drin, un tem­po mar­xi­sta, ora vie­ne defi­ni­to dal dibat­ti­to pub­bli­co un libe­ra­le, anche se lui pre­fe­ri­sce non appel­lar­si a cor­ren­ti o ideo­lo­gie. La par­te­ci­pa­zio­ne del­lo Sta­to nel PIL ita­lia­no sareb­be più del 60%, con­tan­do non solo la spe­sa pub­bli­ca anche il fat­tu­ra­to di tut­te le azien­de lega­te allo Sta­to. Pur non esclu­den­do che nuo­vi pro­ces­si di sele­zio­ne dei diri­gen­ti pub­bli­ci potreb­be – se dimo­stra­to empi­ri­ca­men­te – miglio­ra­re la situa­zio­ne, egli esclu­de al momen­to una mag­gio­re sta­ta­liz­za­zio­ne dell’economia.

Un’importa cri­ti­ca – anzi, auto­cri­ti­ca – Bol­drin la fa al suo set­to­re pro­fes­sio­na­le e ai suoi col­le­ghi, in spe­cial modo colo­ro che, per inte­res­si media­ti­ci e poli­ti­ci, riten­go­no di aver otte­nu­to la for­mu­la magi­ca per risol­ve­re ogni pro­ble­ma, dimen­ti­can­do­si che anco­ra oggi mol­te dina­mi­che eco­no­mi­che sono anco­ra non del tut­to com­pre­se, e che ogni situa­zio­ne dovreb­be esse­re affron­ta­ta sin­go­lar­men­te e spe­ci­fi­ca­ta­men­te.
Inol­tre, a suo avvi­so, trop­pe vol­te il dibat­ti­to eco­no­mi­co si è fer­ma­to al sem­pli­ce con­flit­to ideo­lo­gi­co, inve­ce di discu­te­re su misu­re tec­ni­che e con­cre­te per risol­ve­re i problemi. 

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Lorenzo Rossi
Poli­ti­ca­men­te cri­ti­co. Fie­ra­men­te europeista.
Rac­con­to e cer­co rispo­ste in quel che acca­de nel mondo.

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