Cosa resta di queste Regionali

L’esito di que­sta tor­na­ta elet­to­ra­le regio­na­le vede la vit­to­ria del pre­si­den­te uscen­te in Emi­lia Roma­gna, Ste­fa­no Bonac­ci­ni, e quel­la ampia­men­te annun­cia­ta di Jole San­tel­li in Cala­bria. Inu­ti­le girar­ci intor­no, sap­pia­mo tut­ti che ad aver avu­to più impor­tan­za, non solo sul pia­no media­ti­co ma anche su quel­lo poli­ti­co era la par­ti­ta per la regio­ne del Nord, da decen­ni con­si­de­ra­ta roc­ca­for­te ros­sa – addi­rit­tu­ra chia­ma­ta duran­te la cam­pa­gna come “il secon­do muro di Ber­li­no” –, che ha visto un aumen­to di più del 20% di affluen­za rispet­to la scor­sa ele­zio­ne. Nono­stan­te la dura scon­fit­ta di Sal­vi­ni, il fat­to che il Car­roc­cio abbia otte­nu­to più del 30% in una regio­ne come l’Emilia Roma­gna è di sicu­ro un segna­le da non sot­to­va­lu­ta­re per la sinistra.

Eppu­re, pare che que­sta vol­ta il teo­re­ma socio-poli­ti­co del “buon gover­no” abbia trion­fa­to. Lo dico­no i dati: gra­zie al voto disgiun­to, il nome Bonac­ci­ni ha otte­nu­to più voti dell’intera coa­li­zio­ne di cen­tro­si­ni­stra – il con­tra­rio è suc­ces­so con la riva­le. Que­sto indi­ca che i cit­ta­di­ni sono anda­ti alle urne con la con­vin­zio­ne di vota­re il Pre­si­den­te uscen­te, inve­ce di un par­ti­to preciso.

Altro fat­to­re rile­van­te riguar­da i temi del­la cam­pa­gna elet­to­ra­le. Bonac­ci­ni si è pre­sen­ta­to con un program­ma che ripren­de­va i suc­ces­si otte­nu­ti in que­sti anni di pre­si­den­za; in ogni inter­ven­to, comi­zio e comu­ni­ca­zio­ne, cita­va fat­ti ed esem­pi con­cre­ti lega­ti all’efficienza del­la regione.

Bor­gon­zo­ni, o meglio colui che par­la­va per lei, ripren­de­va qua­si inte­ra­men­te i temi cal­di comu­ni­ca­ti quo­ti­dia­na­men­te sui social del capo del­la Lega. Non c’è sta­to un focus su pro­po­ste con­cre­te come ha fat­to il gover­na­to­re uscen­te, se non per l’enorme inte­res­se por­ta­to avan­ti sul caso Bib­bia­no – dove il 56% del­le pre­fe­ren­ze è anda­to a Bonac­ci­ni. In poche paro­le, l’ex pre­si­den­te è riu­sci­to a con­vin­ce­re più elet­to­ri del cen­tro­de­stra a vota­re per lui di quan­ti del cen­tro­si­ni­stra sia­no sta­ti con­vin­ti a vota­re la rivale.

In Cala­bria la situa­zio­ne è anda­ta mol­to diver­sa­men­te. La vit­to­ria del­la San­tel­li era già nell’aria gior­ni pri­ma del­le ele­zio­ni. Il cen­tro­de­stra si man­tie­ne for­te nel­la regio­ne del sud, la can­di­da­ta ha sba­ra­glia­to con oltre il 50% dei voti, con­tro il 30% cir­ca del can­di­da­to soste­nu­to dal cen­tro­si­ni­stra, Cal­li­po. Tut­ta­via, anche in que­sto caso la Lega non si è con­fer­ma­ta come pri­mo par­ti­to del­la coa­li­zio­ne, ceden­do il ruo­lo a For­za Ita­lia, segui­ta da Fra­tel­li d’Italia, ma com­ples­si­va­men­te il par­ti­to più vota­to è sta­to il PD con il 14%.

Disfat­ta di Capo­ret­to per il Movi­men­to 5 Stel­le. Sono set­ti­ma­ne che il Movi­men­to si arro­vel­la sul pro­prio avve­ni­re. Se una par­te del grup­po par­la­men­ta­re a Mon­te­ci­to­rio ave­va ormai fami­lia­riz­za­to con l’alleanza col PD, la scel­ta dell’ormai ex capo Lui­gi Di Maio di cor­re­re da soli alle regio­na­li sem­bra­va desti­na­ta a elu­de­re anco­ra la que­stio­ne. L’esito di que­sta mos­sa è pas­sa­ta diret­ta­men­te dal pro­prio elet­to­ra­to: in diver­si capo­luo­ghi dell’Emi­lia Roma­gna la mag­gior par­te di colo­ro che il 26 mag­gio scor­so ave­va­no bar­ra­to il sim­bo­lo del Movi­men­to han­no ora vota­to Bonac­ci­ni, men­tre una per­cen­tua­le deci­sa­men­te mino­re il can­di­da­to gril­li­no Beni­ni.
In Cala­bria non è anda­ta meglio: se il 4 mar­zo del 2018 la qua­si tota­li­tà del­la Cala­bria era domi­na­ta dai 5 Stel­le, ora appe­na il 7% degli elet­to­ri ha vota­to per il can­di­da­to Aiello.

Ci sono diverse riflessioni da fare.

In pri­mis il ruo­lo dei social e del­la comu­ni­ca­zio­ne tra­mi­te essi. La bat­ta­glia media­ti­ca si è gio­ca­ta esclu­si­va­men­te al nord. Non se la pren­da­no i let­to­ri cala­bre­si, ma la posta in gio­co per Lega e Par­ti­to Demo­cra­ti­co era net­ta­men­te più alta in Emi­lia Roma­gna. Era sta­to defi­ni­to un mes­sag­gio chia­ve che avreb­be rice­vu­to il gover­no, un test sull’affidabilità. In que­sto l’utilizzo dei media e dei social duran­te la cam­pa­gna è sta­to vita­le. La cam­pa­gna di Sal­vi­ni e Bor­gon­zo­ni, pur restan­do anco­ra­ta alla soli­ta meto­do­lo­gia – baci a cibi tipi­ci, tra­di­zio­ni, liste, foto di ani­ma­li ecc – e attac­chi al gover­na­to­re uscen­te è riu­sci­ta a con­qui­sta­re e a con­so­li­dar­si in una fet­ta impres­sio­nan­te dell’elettorato emi­lia­no, con­si­de­ra­ta la sto­ria del­la regio­ne, e a con­dur­lo alle urne.

Stes­so pro­ces­so è avve­nu­to dall’altra par­te col movi­men­to del­le sar­di­ne che, ponen­do­si in un ruo­lo da meta­po­li­ti­ci, sono riu­sci­ti a riem­pi­re piaz­ze ed indi­riz­za­re un cer­to baci­no elet­to­ra­le che altri­men­ti sareb­be fini­to tra gli aste­nu­ti e sen­za il qua­le non si sa se Bonac­ci­ni avreb­be vin­to con tale distacco. 

Tuttavia le sardine dovranno iniziare presto a darsi un’identità politica definita, ora che il loro compito in Emilia Romagna pare essersi concluso, altrimenti rischiano di fare la fine dei girotondi. 

La sini­stra – o meglio, Bonac­ci­ni – può festeg­gia­re, ma deve met­ter­si al lavo­ro sui ter­ri­to­ri anco­ra suoi per  evi­ta­re che Sal­vi­ni se li acca­par­ri uno die­tro l’altro. Che mes­sag­gio arri­va al gover­no? Di sicu­ro, que­ste ele­zio­ni non dan­no un indi­ce di sta­bi­li­tà del­la rela­zio­ne PD-M5S. I dem ne sono usci­ti più raf­for­za­ti, i pen­ta­stel­la­ti alta­men­te tume­fat­ti ma non s’intravedono cri­si all’orizzonte e nes­su­no al momen­to pare inten­zio­na­to ad uti­liz­za­re il risul­ta­to elet­to­ra­le per far vale­re le pro­prie posi­zio­ni all’interno del­la mag­gio­ran­za. Potreb­be anda­re diver­sa­men­te per il fre­sco refe­ren­dum costi­tu­zio­na­le sul taglio dei par­la­men­ta­ri indet­to per il 29 di mar­zo, ma a quel­lo ci pen­se­re­mo allora.

Con­di­vi­di:
Lorenzo Rossi
Poli­ti­ca­men­te cri­ti­co. Fie­ra­men­te europeista.
Rac­con­to e cer­co rispo­ste in quel che acca­de nel mondo.

1 Trackback & Pingback

  1. La storia del Movimento 5 Stelle finisce qui? - Vulcano Statale

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.