La fenomenologia di Paolo Bonolis

Nel 1961 Umber­to Eco defi­ni­va Mike Bon­gior­no “per­so­nag­gio rap­pre­sen­ta­ti­vo”. Ses­san­t’an­ni dopo l’Italia è cam­bia­ta e anche i suoi portavoce.

Il boom eco­no­mi­co, che all’inizio degli anni Ses­san­ta ha tra­vol­to l’Italia, ha reso la tele­vi­sio­ne un mez­zo di comu­ni­ca­zio­ne di mas­sa. I mol­ti ita­lia­ni che si riu­ni­va­no davan­ti a que­sto nuo­vo stru­men­to apprez­za­va­no i pro­gram­mi che anda­va­no in onda e soprat­tut­to chi li conduceva. 

A quel tem­po Mike Bon­gior­no era il più famo­so per­so­nag­gio tele­vi­si­vo e Umber­to Eco, non anco­ra uno scrit­to­re famo­so, pub­bli­cò un volu­me, il Dia­rio Mini­mo, in cui tra i vari rac­con­ti bre­vi pre­sen­ti uno è dedi­ca­to pro­prio alla figu­ra del pre­sen­ta­to­re ita­lia­no di cui cer­cò di descri­ve­re il feno­me­no e il suo successo. 

Per l’autore piemontese gli spettatori hanno bisogno di una figura che li rappresenti a pieno e Mike Bongiorno, a quei tempi, era stato in grado di impersonare perfettamente l’italiano medio. 

Non si ver­go­gna­va di esse­re igno­ran­te e, anzi, dimo­stra­va ammi­ra­zio­ne per chi era più col­to. Abo­lì i con­giun­ti­vi e i pro­no­mi per non espri­mer­si in un lin­guag­gio dot­to. Evi­ta­va le pole­mi­che, cer­ca­va il dia­lo­go. Era pro­ta­go­ni­sta di mol­te gaf­fe per mostra­re total­men­te la sua sin­ce­ri­tà e trasparenza. 

Per Eco era pro­prio tra­mi­te la sua medio­cri­tà che con­vin­ce­va il pub­bli­co e riu­sci­va ad ave­re suc­ces­so. Rap­pre­sen­ta­va un idea­le che nes­su­no dove­va sfor­zar­si per rag­giun­ge­re, per­ché chiun­que era al suo livello.

Nel­la socie­tà ita­lia­na di qua­si sessant’anni fa era pro­prio un per­so­nag­gio come quel­lo che Eco descri­ve ad atti­ra­re tut­ta l’attenzione del pubblico. 

Oggi inve­ce sem­bra pre­va­le­re un altro tipo di figu­ra com­ple­ta­men­te oppo­sta a quel­la di Mike Bon­gior­no. Un per­so­nag­gio costrui­to come quel­lo di Pao­lo Bono­lis per esem­pio rie­sce a fare nume­ri tele­vi­si­vi incre­di­bi­li e a mono­po­liz­za­re gli ascol­ti quan­do è in onda.

Saccente, superiore, a volte persino arrogante, brusco e tagliente, sono solo alcune delle caratteristiche di questo entertainer.

I pro­gram­mi che lo han­no reso noto come pre­sen­ta­to­re sono “Avan­ti un altro” e “Ciao Dar­win”. Nel pri­mo non smet­te mai di deri­de­re chi sba­glia le rispo­ste alle sue doman­de o chi fa brut­te figu­re, nel secon­do coin­vol­ge varie cate­go­rie di per­so­ne, con­ti­nuan­do a pren­der­si gio­co di loro. Come quel­lo di Mike, il suo è un per­so­nag­gio total­men­te costrui­to per pia­ce­re al pub­bli­co.

L’italiano medio è cam­bia­to, non gli basta più esse­re rispet­to­so, ma ha un for­te biso­gno di sen­tir­si for­te, supe­rio­re agli altri, ha pau­ra del diver­so e per pro­teg­ger­si deri­de chi lo è. Bono­lis diven­ta la figu­ra di cui il pub­bli­co ha bisogno.

Figure come Gerry Scotti (versione moderna di Mike Bongiorno) e Barbara D’Urso funzionano benissimo, ma una caratterizzazione opposta alla loro è riuscita a trovare spazio grazie ai cambiamenti che ha subito l’Italia.

Gli ste­reo­ti­pi diven­ta­no pro­ta­go­ni­sti di bat­tu­te e gag col­me di luo­ghi comu­ni, ven­go­no mostra­te ragaz­ze in costu­me per tene­re gli uomi­ni incol­la­ti allo scher­mo, tut­ti feno­me­ni e situa­zio­ni che il pub­bli­co vuo­le vede­re in tele­vi­sio­ne (o pen­sa di voler vede­re per­ché in alter­na­ti­va c’è poco altro).

Il per­so­nag­gio di Pao­lo Bono­lis fun­zio­na, come una vol­ta fun­zio­na­va quel­lo di Mike Bon­gior­no, per­ché rispec­chia una gros­sa par­te del­la socie­tà, e lo fa con atteg­gia­men­ti e com­por­ta­men­ti che si è cuci­to addos­so per ave­re un ampio seguito.

Bono­lis e Bon­gior­no sono poli oppo­sti, ma pri­ma di anda­re in sce­na entram­bi indos­sa­no il loro costu­me, la loro masche­ra e la loro abi­li­tà sta anche nel­la capa­ci­tà di non esse­re mai ugua­li (né trop­po diver­si). Devo­no mostrar­si per come il pub­bli­co pre­ten­de che sia­no quan­do li guar­da in televisione. 

Diven­ta­no allo­ra “pro­sti­tu­te” al coman­do dei mass media. Sem­pre alla ricer­ca di ciò che pia­ce, di ciò che atti­ri l’attenzione. Sem­pre diver­si, mai loro stessi.

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Federico Metri
Assi­duo let­to­re, appas­sio­na­to di cine­ma e osser­va­to­re del mon­do. Comu­ni­co attra­ver­so una scrit­tu­ra per­so­na­le e sen­za filtri.

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