La storia del Movimento 5 Stelle finisce qui?


Quando il movimento non era partito:

Chi è nato ver­so la fine degli anni ’90 ha potu­to vede­re con con­sa­pe­vo­lez­za la nasci­ta e la cre­sci­ta del Movi­men­to 5 Stel­le, un par­ti­to com­ple­ta­men­te nuo­vo, un’esperienza diver­sa dal soli­to, una crea­tu­ra nata dal nul­la. Que­sta è la sua pri­ma gran­de dif­fe­ren­za rispet­to agli altri par­ti­ti, che pro­ven­go­no tut­ti da sto­rie ini­zia­te da mol­to più lontano. 

Per un ven­ten­ne il pri­mo ricor­do del M5S sono for­se i V‑Day, una serie di radu­ni di piaz­za mol­to par­te­ci­pa­ti pro­mos­si dal comi­co Bep­pe Gril­lo, svol­ti­si tra il 2007 e il 2013, aven­ti come obiet­ti­vo la rac­col­ta fir­me per pro­muo­ve­re leg­gi e refe­ren­dum su ini­zia­ti­va popolare. 

In real­tà tut­to par­te qual­che anno pri­ma, onli­ne, e anche que­sta è una gros­sa novi­tà: dal blog di Gril­lo nasco­no i cosid­det­ti Meet-up, for­me di coor­di­na­men­to loca­le sul ter­ri­to­rio che avreb­be­ro dovu­to por­ta­re alla discus­sio­ne e allo svi­lup­po del­le idee pro­ve­nien­ti dal blog.

Dopo una serie di espe­rien­ze elet­to­ra­li tra­mi­te liste civi­che, il 4 otto­bre 2009, su ini­zia­ti­va di Bep­pe Gril­lo e dell’imprenditore del web, Gian­ro­ber­to Casa­leg­gio, nasce a Mila­no il Movi­men­to 5 Stel­le, nel cui nome si cela­no quel­li che sono i pila­stri ideo­lo­gi­ci, non­ché le prio­ri­tà poli­ti­che del movi­men­to, una per ogni stel­la: acqua pub­bli­ca, ambien­te, con­net­ti­vi­tà, tra­spor­ti e innovazione. 

A dire il vero quel­lo che fa più brec­cia nell’opinione pub­bli­ca è l’elemento di novi­tà e rot­tu­ra rispet­to ai par­ti­ti tra­di­zio­na­li, alla “casta”, che vie­ne descrit­ta come cor­rot­ta, pri­vi­le­gia­ta e intoc­ca­bi­le, soste­nu­ta dai “pote­ri for­ti” e dife­sa da una stam­pa “asser­vi­ta”. 

La poli­ti­ca, secon­do il movi­men­to, non deve esse­re una pro­fes­sio­ne, dopo due man­da­ti biso­gna tor­na­re alla vita “nor­ma­le”; la demo­cra­zia dev’essere diret­ta, il cit­ta­di­no deve deci­de­re da sé dan­do meno dele­ghe pos­si­bi­li. Per que­sti moti­vi nasce una piat­ta­for­ma onli­ne in cui gli iscrit­ti pos­so­no can­di­dar­si, sce­glie­re chi can­di­da­re e par­te­ci­pa­re alle deci­sio­ni sostan­zia­li inter­ne del movi­men­to

Sì: movi­men­to, per­ché la paro­la par­ti­to per loro è bla­sfe­mia, si riten­go­no post-ideo­lo­gi­ci e ripe­to­no con­ti­nua­men­te di non esse­re né destra, né sinistra.

Si pre­sen­ta­no alle ele­zio­ni poli­ti­che per la pri­ma vol­ta nel 2013, rag­giun­go­no un risul­ta­to sor­pren­den­te pren­den­do il 25% dei voti, sprez­zan­ti rifiu­ta­no ogni allean­za, fan­no una duris­si­ma oppo­si­zio­ne in par­la­men­to. Arri­va­no al pote­re in cit­tà impor­tan­ti come Roma e Tori­no, rag­giun­go­no il 32% alle ele­zio­ni poli­ti­che del 2018 e, da qui in poi, ini­zia il loro decli­no, fino alle dimis­sio­ni di Lui­gi Di Maio, capo poli­ti­co e figu­ra storica. 

Perché è accaduto tutto questo?


Il movimento diventa partito:

Le ragio­ni di que­sto tra­col­lo van­no ricer­ca­te all’interno del­la pri­ma espe­rien­za di gover­no. Infat­ti, nel giu­gno del 2018, tra­mi­te l’accordo con la Lega di Sal­vi­ni, il Movi­men­to diven­ta par­ti­to e cade così il suo pri­mo pila­stro, quel­lo del­la non-allean­za con i par­ti­ti del “siste­ma”. 

Da qui in avan­ti, Di Maio e i suoi devo­no scen­de­re a un nume­ro sem­pre più cre­scen­te di com­pro­mes­si che gene­ra­no insof­fe­ren­za e pro­te­ste sia nel­la base che tra i mem­bri storici.

Tut­te le con­trad­di­zio­ni che negli anni gli ana­li­sti poli­ti­ci gli ave­va­no impu­ta­to ven­go­no a gal­la e il Movi­men­to fati­ca a impor­si sull’agenda di gover­no, schiac­cia­to dal­la pre­sen­za ingom­bran­te dei “pro­fes­sio­ni­sti del­la poli­ti­ca” del­la Lega. 

Ma tut­to que­sto, for­se, non basta a spie­ga­re per­ché un anno dopo la for­ma­zio­ne del gover­no, alle ele­zio­ni euro­pee vie­ne regi­stra­to un impo­nen­te crol­lo del loro con­sen­so: dal 32% al 17%, men­tre i part­ner di gover­no godo­no di una ten­den­za esat­ta­men­te inversa. 

Tra i due popu­li­smi, quel­lo di destra del­la Lega ha vin­to e fa brec­cia più facil­men­te tra gli ita­lia­ni per­ché è chia­ro e pri­vo di ambi­gui­tà. Inve­ce il popu­li­smo gril­li­no su mol­te que­stio­ni impor­tan­ti assu­me una posi­zio­ne né pro né con­tro, per esem­pio nel giu­di­zio sull’Unione Euro­pea, sull’euro, sui migran­ti e sul­la poli­ti­ca este­ra. E que­sto non piace.

Con la cre­sci­ta del­le destre sia a livel­lo nazio­na­le sia inter­na­zio­na­le la con­trap­po­si­zio­ne su temi cen­tra­li del­la socie­tà si sta facen­do sem­pre più for­te e la posi­zio­ne post-ideo­lo­gi­ca e alter­na­ti­va del Movi­men­to 5 Stel­le pare fuo­ri contesto. 

A tut­to que­sto si deve aggiun­ge­re un’ultima mos­sa azzar­da­ta, ovve­ro l’alleanza di gover­no con i nemi­ci sto­ri­ci del Par­ti­to Demo­cra­ti­co a fine ago­sto scor­so, che ha dato vita al Con­te II. 

Le pro­te­ste all’interno del Movi­men­to si sono fat­te più espli­ci­te e pub­bli­che, alcu­ni mem­bri sono sta­ti espul­si per que­sto e altri con­ti­nua­no a esse­re espul­si per­ché non sono in pari con le resti­tu­zio­ni di par­te del loro sti­pen­dio da parlamentari. 

Con­se­guen­za ine­vi­ta­bi­le di que­sta cri­si è sta­to il pas­so indie­tro da par­te del capo poli­ti­co Lui­gi Di Maio, che ha dato le dimis­sio­ni vener­dì scor­so, pro­prio due gior­ni pri­ma del­la cla­mo­ro­sa, ma non sor­pren­den­te, débâ­cle alle ele­zio­ni regio­na­li in Cala­bria ed Emi­lia Roma­gna. La scon­fit­ta con­fer­ma l’annosa dif­fi­col­tà dei 5stelle nel radi­ca­men­to nei ter­ri­to­ri e potreb­be esse­re il rifles­so di un fal­li­men­to del siste­ma del­la piat­ta­for­ma Rousseau. 

For­se, anche nell’era digi­ta­le, l’attivismo poli­ti­co por­ta più risul­ta­ti se i mili­tan­ti si con­fron­ta­no fac­cia a fac­cia.


Il futuro dei 5stelle:

Dif­fi­ci­le pre­di­re il futu­ro del Movi­men­to, cer­to è che oggi si tro­va in ginoc­chio e l’orizzonte è tutt’altro che sere­no: i son­dag­gi li dan­no al 15% e all’interno si è divi­si tra chi vuo­le un ritor­no alle ori­gi­ni e chi ormai ha per­so le spe­ran­ze e pre­ve­de una fine vicina. 

Resta il fat­to che sono anco­ra la pri­ma for­za par­la­men­ta­re e stan­no sta­bil­men­te al gover­no; un’occasione per rial­za­re la testa potreb­be esse­re il refe­ren­dum sul taglio dei par­la­men­ta­ri, una bat­ta­glia sto­ri­ca, una vit­to­ria qua­si assi­cu­ra­ta, su cui il Movi­men­to potreb­be met­te­re il cap­pel­lo, visto le inde­ci­sio­ni a riguar­do di PD e Lega. 

Nel frat­tem­po sono sta­ti con­vo­ca­ti gli Sta­ti Gene­ra­li (il con­gres­so nazio­na­le del M5S), pro­gram­ma­ti dopo il refe­ren­dum di mar­zo. Qui si discu­te­rà riguar­do a qua­le linea adottare. 

Meglio intraprendere la strada garibaldina di Di Battista o assestarsi come alleati del Partito Democratico? 

Anche se il pro­ble­ma più gros­so sem­bra esse­re un altro: c’è anco­ra posto per il Movi­men­to 5 Stel­le in un Pae­se che va sem­pre di più ver­so il bipolarismo?

Imma­gi­ne di coper­ti­na: LaPresse

Con­di­vi­di:
Luca D'Andrea
Clas­se 1995, stu­dio Sto­ria, mi piac­cio­no le cose sem­pli­ci e le sto­rie complesse.

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