Questo impeachment non s’ha da fare

Questo impeachment non s'ha da fare

Il 21 gen­na­io il Sena­to si è riu­ni­to, i sena­to­ri han­no giu­ra­to, e il pro­ces­so a cari­co del Pre­si­den­te Trump si è aperto. 

Ma è realistico immaginare una condanna? La maggioranza repubblicana mollerebbe il suo Presidente? I rischi sono molti, e i vantaggi… pochi

Alla fine è arri­va­ta. La cau­sa per impea­ch­ment a cari­co del Pre­si­den­te Donald Trump è infi­ne giun­ta tra i ban­chi del Sena­to degli Sta­ti Uni­ti d’America. Ci era­va­mo lascia­ti a dicem­bre 2019 con l’approvazione del pro­ce­di­men­to da par­te del­la Came­ra a mag­gio­ran­za demo­cra­ti­ca, una deci­sio­ne che ave­va segna­to un pas­sag­gio sto­ri­co per la pre­si­den­za statunitense.

Ora però la pal­la è pas­sa­ta al Sena­to e, quin­di, al Grand Old Par­ty, che lo con­trol­la con una soli­da mag­gio­ran­za. E qui sor­ge spon­ta­nea una doman­da: il Par­ti­to Repub­bli­ca­no vote­rà dav­ve­ro con­tro il suo Presidente? 

Dif­fi­ci­le, per non dire impos­si­bi­le, imma­gi­na­re uno sce­na­rio del gene­re, a meno di ter­re­mo­ti apo­ca­lit­ti­ci all’interno del par­ti­to. Ma rimar­reb­be comun­que una via impra­ti­ca­bi­le, anche per­ché a que­sto pun­to dell’anno vor­reb­be dire rinun­cia­re in pra­ti­ca al pros­si­mo man­da­to presidenziale. 

Quindi, Trump verrà condannato?

La rispo­sta più faci­le da imma­gi­na­re è un sec­co “no”. I moti­vi, tut­ta­via, non sono sola­men­te quel­li appe­na ripor­ta­ti, e la rispo­sta in sé può nascon­de­re più tra­nel­li di quel­li previsti. 

Al di là del­la dif­fi­ci­lis­si­ma ipo­te­si che ven­ti sena­to­ri repub­bli­ca­ni pos­sa­no vota­re con­tro la linea di par­ti­to, pra­ti­ca­men­te obbli­ga­ta ad appog­gia­re il Pre­si­den­te, vi sono moti­vi anche giu­ri­di­ci che gio­ca­no a favo­re di Trump. Il team lega­le a dife­sa del Pre­si­den­te, infat­ti, ha in più occa­sio­ni affer­ma­to come non esi­sta­no del­le effet­ti­ve pro­ve che sosten­ga­no le accu­se a lui rivol­te, se non del­le inter­pre­ta­zio­ni qui e là e dal­la dub­bia valen­za giuridica. 

E non si fa riferimento solo alle trascrizioni delle telefonate tra Trump e Zelensky. 

Il tor­men­ta­to ritor­nel­lo a cui l’account Twit­ter di Trump si dedi­ca ormai da set­ti­ma­ne, sol­le­ci­tan­do il mon­do a “Read the trans­crip­ts!”, riguar­da infat­ti una pic­co­la par­te del pro­ces­so che lo vede coin­vol­to, e non pie­na­men­te deter­mi­nan­te (sarà for­se per que­sto che con­ti­nua a gira­re l’invito?) ai fini del­la con­dan­na. L’ac­cu­sa ver­te più che altro sul met­te­re alla luce un cer­to abu­so di pote­re, non è chia­ro se più ver­ba­le che altro, del Pre­si­den­te nel sol­le­ci­ta­re l’attenzione di alcu­ni orga­ni di gover­no in spe­ci­fi­ci cam­pi d’interesse, sen­za aver­ne tut­ta­via l’autorità giuridica. 

I demo­cra­ti­ci affer­ma­no di ave­re le pro­ve di que­sti abu­si, ma per­ché que­ste ven­ga­no pre­sen­ta­te al Sena­to è neces­sa­rio un voto a mag­gio­ran­za asso­lu­ta del­lo stes­so, più faci­le da otte­ne­re in que­sto caso, ma comun­que complicato. 

In ogni caso il dibat­ti­to è sor­to anche in vir­tù dell’effettività di que­ste pro­ve. Il siste­ma poli­ti­co sta­tu­ni­ten­se, infat­ti, pre­ve­de un cer­to pote­re al Pre­si­den­te, mol­to più ampio e arti­co­la­to rispet­to a quel­lo che sia­mo abi­tua­ti a cono­sce­re nel­la pro­spet­ti­va europea. 

Capi­re fino a che pun­to Trump ha agi­to in ottem­pe­ran­za con i limi­ti pre­vi­sti, e in che modo avreb­be potu­to bypas­sar­li, potreb­be non esse­re chia­ro nean­che con le pro­ve demo­cra­ti­che, pro­vo­can­do a quel pun­to un voto basa­to non su un cri­mi­ne effet­ti­vo ma sul colo­re politico. 

Ad ogni modo, sembra che l’amministrazione Trump in questi giorni si stia impegnando molto per evitare qualsiasi tipo di indagine che possa portare alla luce queste fantomatiche prove. 

Trump ave­va in effet­ti tut­to l’interesse a una pro­ce­du­ra rapi­da e indo­lo­re al Sena­to, così da usci­re inden­ne dal pro­ces­so in tem­po per pro­nun­cia­re il 4 feb­bra­io il Discor­so sul­lo sta­to dell’Unione.

Sem­bra tut­ta­via che non sarà così. Dopo un ini­zia­le ten­ta­ti­vo di abbre­via­re il tut­to ai mini­mi ter­mi­ni, i lea­der repub­bli­ca­ni al Sena­to han­no dovu­to incas­sa­re il muro dei demo­cra­ti­ci, che han­no alla fine otte­nu­to un po più di tem­po per rac­co­glie­re gli ele­men­ti del pro­ces­so e pro­por­re nuo­vi testi­mo­ni. Anche il voto che dovreb­be por­ta­re a cono­scen­za del Sena­to le nuo­ve pro­ve potreb­be a que­sto pun­to non sor­ri­de­re a Trump, dato che un nume­ro suf­fi­cien­te di sena­to­ri repub­bli­ca­ni non sem­bra asso­lu­ta­men­te inten­zio­na­to a rispet­ta­re la party’s line. L’a­la gui­da­ta da Mitt Rom­ney sem­bra infat­ti fare scu­do con­tro un Pre­si­den­te sem­pre osteggiato.

Di fronte all’attuale situazione sarebbe oltremodo complicato immaginare Trump alla porta. 

La tem­pi­sti­ca stes­sa di que­sto pro­ces­so gli ten­de di fat­to la mano. Qua­lo­ra doves­se veni­re con­dan­na­to, il Grand Old Par­ty si ritro­ve­reb­be pra­ti­ca­men­te sen­za un lea­der a meno di un anno dal­le ele­zio­ni. Sareb­be il Vice­pre­si­den­te, Mike Pen­ce, a sali­re alla Casa Bian­ca per poi cor­re­re alle ele­zio­ni, ma i tem­pi ristret­ti e l’indubbio gap cari­sma­ti­co col pre­de­ces­so­re gli ren­de­reb­be­ro pra­ti­ca­men­te impos­si­bi­le otte­ne­re una con­fer­ma da par­te del popo­lo ame­ri­ca­no. E que­sto i repub­bli­ca­ni lo san­no bene. Per­de­re ora vor­reb­be dire per­de­re anche a novem­bre, una pro­spet­ti­va assur­da con il Sena­to sot­to il pro­prio controllo. 

Lo stes­so impe­gno demo­cra­ti­co nel por­ta­re a pro­ces­so Trump è costel­la­to da luci e ombre. Doves­se, come sem­bra, riu­sci­re a uscir­ne ille­so, Trump avreb­be la straor­di­na­ria oppor­tu­ni­tà di “spa­ra­re a zero” sui suoi avver­sa­ri, una chan­ce trop­po ghiot­ta per la sua personalità. 

Il can­di­da­to demo­cra­ti­co che vin­ce­rà le pri­ma­rie potrà far pesa­re un impea­ch­ment che al Sena­to comun­que c’è arri­va­to, ma potreb­be non basta­re per il rush finale.

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Riccardo Sozzi
Da buon scien­zia­to poli­ti­co mi fac­cio sem­pre tan­te doman­de, trop­pe for­se. Scri­vo di tut­to e di più, per­ché ogni sto­ria meri­ta di esse­re rac­con­ta­ta. γνῶθι σαυτόν

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