Sanremo 2020: perché l’Italia è ancora così sessista

Sanremo 2020: perché l'Italia è ancora così sessista

Lo scor­so mar­te­dì si è tenu­ta la con­fe­ren­za stam­pa del­la 70esima edi­zio­ne del Festi­val di San­re­mo, in pro­gram­ma dal 4 all’8 febbraio. 

Le discus­sio­ni in meri­to a que­sto even­to cir­co­la­va­no già da qual­che set­ti­ma­na. Da un lato la noti­zia sul­la pro­ba­bi­le pre­sen­za del­la gior­na­li­sta pale­sti­ne­se Rula Jebreal ave­va acce­so le pole­mi­che su alcu­ni gior­na­li di destra, che con­dan­na­va­no il suo invi­to a un even­to come San­re­mo per le sue posi­zio­ni ideo­lo­gi­che. Dall’altro la scel­ta del diret­to­re arti­sti­co Ama­deus di annun­cia­re la com­po­si­zio­ne dei con­cor­ren­ti in gara in esclu­si­va su Repub­bli­ca (e non come da con­sue­tu­di­ne in una tra­smis­sio­ne Rai) ave­va indi­spet­ti­to mol­ti gior­na­li­sti del­la con­cor­ren­za, che ave­va­no giu­di­ca­to il gesto inopportuno. 

Eppure queste polemiche appaiono di poco conto se si confrontano a quelle suscitate dalla conferenza stampa del 14 gennaio. 

In par­ti­co­la­re ciò che ha acce­so le discus­sio­ni sono le paro­le uti­liz­za­te da Ama­deus per pre­sen­ta­re le die­ci don­ne che lo accom­pa­gne­ran­no nel­la con­du­zio­ne del pro­gram­ma. Intro­du­cen­do i loro nomi le ha defi­ni­te “bel­lis­si­me” e que­sto agget­ti­vo è sta­to ripe­tu­to più vol­te per carat­te­riz­zar­le, addi­rit­tu­ra arri­van­do a pre­por­lo alla loro professione. 

Le die­ci don­ne di San­re­mo sono: Fran­ce­sca Sofia Novel­lo, Lau­ra Chi­men­ti, Anto­nel­la Cle­ri­ci, Dilet­ta Leot­ta, Emma D’Aquino, Moni­ca Bel­luc­ci, Rula Jebreal, Sabri­na Saler­no, Alke­ta Vej­siu, Geor­gi­na Rodri­guez e Mara Venier

Par­lan­do del­la model­la Fran­ce­sca Sofia Novel­lo, il con­dut­to­re l’ha defi­ni­ta come la “fidan­za­ta del gran­de Valen­ti­no Ros­si, lodan­do­la per la sua “capa­ci­tà di sta­re vici­no a un gran­de uomo, stan­do un pas­so indie­tro”. Lo stes­so trat­ta­men­to è sta­to riser­va­to anche alla model­la Geor­gi­na Rodri­guez, assen­te duran­te la con­fe­ren­za stam­pa e intro­dot­ta uni­ca­men­te come la “fidan­za­ta di Cri­stia­no Ronal­do”. La gior­na­li­sta Lau­ra Chi­men­ti è sta­ta pre­sen­ta­ta come “uno dei vol­ti più bel­li del TG1” e Ama­deus ten­tan­do di elo­gia­re lei e la col­le­ga Emma D’Aquino e citan­do dun­que le paro­le che lui e Fio­rel­lo si sareb­be­ro scam­bia­ti al riguar­do, ha par­la­to di “fem­mi­ne spet­ta­co­la­ri”. Dilet­ta Leot­ta nel­le paro­le del con­dut­to­re è pri­ma “una bel­lis­si­ma ragaz­za” e poi “una gior­na­li­sta spor­ti­va, Sabri­na Saler­no “un’icona sexy degli anni Novan­ta, “una don­na affa­sci­nan­te di cinquant’anni” e poi “anche lega­ta alla musi­ca”. Infi­ne Mara Venier, chia­ma­ta per­ché mol­to ama­ta dal pub­bli­co, vie­ne descrit­ta da Ama­deus uti­liz­zan­do le paro­le da lei pro­nun­cia­te nell’accettare l’invito: “Mi toc­che­rà met­ter­mi a die­ta

Le donne durante la conferenza sono restate per lo più in silenzio, presentate da Amadeus hanno risposto con un sorriso o con pochissime parole. 

La stam­pa ha rivol­to loro solo due doman­de. La pri­ma a Dilet­ta Leot­ta su come si sen­tis­se a pen­sa­re di sta­re al fian­co di una don­na come Rula Jebreal, ma la gior­na­li­sta spor­ti­va vie­ne pri­ma inter­rot­ta e poi dimen­ti­ca­ta nel pas­sa­re alla doman­da suc­ces­si­va. La secon­da doman­da indi­riz­za­ta alle don­ne pre­sen­ti sul come si sen­tis­se­ro a esse­re in così tan­te, tro­va una rispo­sta appa­ren­te­men­te affret­ta­ta e solo da par­te di Chi­men­ti e D’Aquino, for­se per­ché in cor­ri­spon­den­za del­la fine del­la conferenza. 

L’impressione è quel­la di bel­le sta­tui­ne, “gre­chi­ne” come dice­va Lorel­la Zanar­do nel docu­men­ta­rio Il cor­po del­le don­ne, ovve­ro don­ne esi­bi­te, mute, pre­sen­ti il tem­po neces­sa­rio a mostra­re la pro­pria bel­lez­za fisica. 

Il diret­to­re arti­sti­co Ama­deus è sta­to quin­di accu­sa­to di ses­si­smo per­ché in con­fe­ren­za stam­pa il cor­po vie­ne pre­sen­ta­to come l’unica (o alme­no la prin­ci­pa­le) carat­te­ri­sti­ca in gra­do di rap­pre­sen­ta­re l’identità del­le don­ne pre­sen­ti, che ven­go­no o defi­ni­te in base alle loro rela­zio­ni o loda­te per la capa­ci­tà di sta­re al pro­prio posto, sen­za oscu­ra­re il compagno. 

In poco tem­po sui social è nata una bufe­ra intor­no al con­dut­to­re e alle sue paro­le, accom­pa­gna­ta dall’iniziativa di boi­cot­ta­re San­re­mo, par­ti­ta dall’economista Imen Bou­lah­ra­ja­ne, influen­cer con un segui­to di più di 200mila per­so­ne, che si è schie­ra­ta con deci­sio­ne con­tro l’idea di don­na rap­pre­sen­ta­ta da quel­le paro­le. La gio­va­ne eco­no­mi­sta e il suo hash­tag #boy­cott­San­re­mo han­no fat­to il giro d’Italia, l’intento sareb­be quel­lo di mostra­re a quel­la che “si auto­de­fi­ni­sce come l’azienda cul­tu­ra­le più impor­tan­te del pae­se” la poten­za del­le nuo­ve gene­ra­zio­ni e mostra­re il peso che que­ste pos­so­no ave­re sem­pli­ce­men­te deci­den­do di non dare ascol­ti alla tra­smis­sio­ne e di non accet­ta­re più di pie­gar­si a tali visio­ni aber­ran­ti. “Per­ché le cose da sole non cam­bia­no. E se stia­mo tut­ti zit­ti vuol dire che va tut­to bene.” 

L’eco che ha avuto l’iniziativa è alta, si pensi alla petizione lanciata su Change.org per chiedere le dimissioni del direttore artistico di Sanremo 2020. 

Ma non sono tar­da­te le dichia­ra­zio­ni del diret­to­re di Rai 1, Ste­fa­no Colet­ta, che pren­den­do le par­ti del con­dut­to­re affer­ma che Ama­deus non inten­de­va offen­de­re nes­su­no. Anche il diret­to inte­res­sa­to ha pro­va­to a scu­sar­si, ripe­ten­do sostan­zial­men­te il pen­sie­ro già for­mu­la­to duran­te la conferenza.

Eppu­re le tan­te pole­mi­che che si stan­no ripe­ten­do in que­sti gior­ni non rie­sco­no e non pos­so­no oscu­ra­re anche gli inter­ven­ti di tan­te don­ne, oltre ai tan­ti uomi­ni, che si sono espres­si in dife­sa del con­dut­to­re e che han­no pro­va­to a giu­sti­fi­car­lo. A det­ta di que­sti Ama­deus avreb­be sem­pli­ce­men­te ten­ta­to di espri­me­re un com­pli­men­to e secon­do loro sareb­be da con­dan­na­re la ten­den­za a pun­ta­re il dito con­tro chiun­que, in una sor­ta di peren­ne cac­cia alle streghe.

Più che sof­fer­mar­si sul­la sin­go­la mani­fe­sta­zio­ne di que­sto feno­me­no, vie­ne da chie­der­si qua­le sia pro­prio il feno­me­no da ana­liz­za­re, ovve­ro per­ché anco­ra nel 2020 il ses­si­smo in Ita­lia sia radi­ca­to a tal pun­to nel­le fon­da­men­ta del­la nostra socie­tà da impe­di­re anche a mol­te don­ne di ren­der­si con­to del­la situa­zio­ne in cui vivono. 

Amadeus ha sicuramente avuto una grossa responsabilità, ma in una visione globale non si può non considerare che le sue parole sono solo lo specchio di quello che è il pensiero comune ancora di tanti italiani. 

A que­sto pro­po­si­to è oppor­tu­no men­zio­na­re la pole­mi­ca che era nata anche su San­re­mo 2018 e sul sipa­riet­to con Michel­le Hun­zi­ker. Nel ten­ta­ti­vo di omag­gia­re le don­ne attra­ver­so i ritor­nel­li più famo­si dedi­ca­ti a loro, infat­ti, si era cadu­ti nel­la bana­li­tà di iden­ti­fi­ca­re tut­te le don­ne come mam­me, qua­si che il ruo­lo degli indi­vi­dui di ses­so fem­mi­ni­le fos­se solo quel­lo di esse­re incu­ba­tri­ci viven­ti. E mol­te don­ne difen­den­do la pre­sen­ta­tri­ce non si ren­de­va­no con­to di quan­to di gra­ve ci fos­se in que­sta defi­ni­zio­ne.

In Ita­lia è anco­ra pre­sen­te un sot­ti­le ses­si­smo bene­vo­lo, incar­na­to, anche e pur­trop­po, da mol­te don­ne e con­si­de­ra­to accettabile. 

Il ses­si­smo bene­vo­lo per defi­ni­zio­ne è diver­so da quel­lo osti­le, che inve­ce si espri­me attra­ver­so un’aperta discri­mi­na­zio­ne e una riven­di­ca­zio­ne espli­ci­ta del­la pre­sun­ta infe­rio­ri­tà fem­mi­ni­le. Come spie­ga bene Chia­ra Vol­pa­to in “Psi­co­lo­gia del maschi­li­smo”, nel ses­si­smo bene­vo­lo la don­na vie­ne descrit­ta come un esse­re da pro­teg­ge­re e da sal­va­re per­ché pre­zio­sa custo­de di tut­to ciò che non com­pe­te all’uomo, come la cura del­la casa e dei bam­bi­ni. I van­tag­gi di que­sta for­ma di ses­si­smo stan­no nell’illusione di chi l’accetta di vive­re in un mon­do per­fet­to, dove ognu­no ha un pro­prio ruo­lo pre­fis­sa­to. Quan­do si pre­mia­no le don­ne per la capa­ci­tà di con­for­mar­si a uno sta­tus quo patriar­ca­le, e quin­di di appro­va­zio­ne del ses­si­smo bene­vo­lo, si ini­bi­sce ine­vi­ta­bil­men­te la pari­tà di gene­re.  

Nel 2010 in una del­le tan­te ricer­che ita­lia­ne in ambi­to psi­co-socia­le, alcu­ni stu­dio­si han­no pro­va­to a capi­re per­ché gli ita­lia­ni non pro­te­stas­se­ro con­tro un cer­to tipo di ses­si­smo pre­sen­te in poli­ti­ca, arri­van­do alla con­clu­sio­ne che “nel­la socie­tà ita­lia­na l’immagine del­la don­na risul­ta esse­re for­te­men­te ste­reo­ti­pa­ta ed ogget­ti­va­ta soprat­tut­to sul­la base del­la visio­ne for­ni­ta dai media, la qua­le fa rife­ri­men­to ad una for­te cul­tu­ra ses­si­sta”.

Emerge quindi l’urgenza di riconsiderare come viene rappresentata la figura femminile nei principali mezzi di comunicazione. 

C’è da dire, però, che come ha sot­to­li­nea­to il filo­so­fo Andrea Cola­me­di­ci in un video pub­bli­ca­to sul­la pagi­na Insta­gram di Tlon, “in que­sta bufe­ra c’è un segna­le”. Nel­la pole­mi­ca nata sui social, nel­le fir­me rac­col­te, nel­la let­te­ra del­le 29 depu­ta­te che chie­do­no ad Ama­deus di scu­sar­si pub­bli­ca­men­te, nell’indignazione di tan­te don­ne, e per for­tu­na anche di alcu­ni uomi­ni, c’è un segna­le: lo sfrut­ta­men­to del cor­po del­la don­na nel­la tele­vi­sio­ne non sta più bene

Se fino ad ora il ses­si­smo ha avu­to la pos­si­bi­li­tà di rima­ne­re nasco­sto, coper­to e giu­sti­fi­ca­to, que­sto è il momen­to di sco­var­lo.

Ora che in mol­ti lo rico­no­sco­no come una pre­sen­za costan­te nel­la nostra socie­tà è il momen­to di pre­sta­re atten­zio­ne alle paro­le che usia­mo.

Ora è il momen­to di non igno­ra­re nes­su­na ingiu­sti­zia, ma di par­la­re e di far­si sentire. 

Ora è il momen­to di non giu­sti­fi­ca­re Ama­deus, ma di pro­va­re a spie­gar­gli per­ché le paro­le che ha usa­to sono offensive. 

Ora è il momen­to in cui pos­sia­mo for­ma­re e pla­sma­re la cul­tu­ra e la socie­tà in cui vivran­no le nostre figlie e i nostri figli. 

Che cosa voglia­mo lasciargli?

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Elisa Torello
Sono nata a fine ago­sto a Mila­no, ma sogno il mare ogni gior­no. Mi illu­do di cat­tu­ra­re la real­tà che mi cir­con­da attra­ver­so la foto­gra­fia e la scrit­tu­ra. Mi pia­ce par­la­re di libri e di idee, ma spes­so mi sof­fer­mo trop­po sui dettagli.

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