“1917” è un grande spettacolo. Ma la trama?

Cos’è sta­to il 1917? Se lo chie­de­ste a uno sto­ri­co vi rispon­de­reb­be sicu­ra­men­te che è sta­to un anno di svol­ta, il perio­do più disa­stro­so del pri­mo con­flit­to mon­dia­le; è la disfat­ta di Capo­ret­to per l’Italia, ma anche le bat­tu­te fina­li di una guer­ra ter­ri­fi­can­te sot­to tut­ti gli aspetti.
Ecco. Que­sto è quel­lo che ci si aspet­ta­va una vol­ta entra­ti in sala. Ma 1917 di Sam Men­des non pre­me i tasti neces­sa­ri per par­ti­re, ten­ta a pez­zi di costrui­re una sto­ria ricrean­do le sen­sa­zio­ni vis­su­te al fron­te, ma non col­pi­sce nes­sun ber­sa­glio; fat­ta ecce­zio­ne per il suo valo­re tec­ni­co e visi­vo, il film non aggiun­ge nien­te di nuo­vo a tut­ti i war movie del pas­sa­to. È anzi eva­si­vo e poco delineato.

La sto­ria è mol­to sem­pli­ce: due capo­ra­li ope­ra­ti­vi sul fron­te fran­ce­se, Tom Bla­ke (Dean-Char­les Cha­p­man) e Wil­liam Scho­field (Geor­ge Mac­Kay), sono spe­di­ti oltre la linea di dife­sa con lo sco­po di avver­ti­re il gene­ra­le Mac­ken­zie (Bene­dict Cum­ber­batch, sì pro­prio lui) per fer­ma­re l’offensiva pre­pa­ra­ta con­tro i tede­schi; que­sti infat­ti han­no orga­niz­za­to un con­tras­sal­to stra­te­gi­co qua­lo­ra il bat­ta­glio­ne di Mac­ken­zie attac­cas­se. Se i due sol­da­ti non riu­sci­ran­no nell’intento, la sor­te di un inte­ro grup­po di uomi­ni, tra cui il fra­tel­lo di Bla­ke, sarà segna­ta. Alla tra­ma non si aggiun­ge altro, la sto­ria è pura­men­te incen­tra­ta sul­la ten­sio­ne del momen­to, la pel­li­co­la è sul pun­to di cade­re dall’inizio alla fine, tut­to può esse­re distrut­to da un momen­to all’altro; ciò non si allon­ta­na mol­to da una ten­den­za del war movie, ora­mai spe­ri­men­ta­ta già da diver­si regi­sti in pas­sa­to, Chri­sto­pher Nolan tra i tanti.

Se a sceneggiatura non brilla, a livello tecnico il film è al contrario straordinario.

Men­des met­te in sce­na mol­ti aspet­ti che tra­sfor­ma­no una sto­ria abba­stan­za di par­te, super­fi­cia­le e for­za­ta a trat­ti, in un gran­de thril­ler di ten­sio­ne fat­to di luci, gran­de uso di com­par­se, sce­no­gra­fie masto­don­ti­che, foto­gra­fia impec­ca­bi­le; sono que­sti gli ele­men­ti con­trad­di­stin­ti­vi che ren­do­no il film una gran­de ope­ra auto­ria­le, mae­sto­sa nel suo insie­me e deci­sa­men­te immer­si­va. Lo spet­ta­to­re è infat­ti inse­ri­to nel mon­do di trin­cea, que­sto gra­zie al filo sog­get­ti­vo deter­mi­na­to dal­la came­ra che segui­rà solo e sem­pre i nostri due protagonisti.

Ma non è tut­to oro ciò che luc­ci­ca. Die­tro a 1917 c’è in real­tà una for­te con­trad­di­zio­ne: il film infat­ti si svol­ge nell’arco di una gior­na­ta inte­ra, un epi­so­di­co fat­to di guer­ra che met­te alla luce il vit­ti­mi­smo degli ingle­si, costret­ti a soc­com­be­re alle anghe­rie dei tede­schi, qui rap­pre­sen­ta­ti come dei veri e pro­pri nazi­sti. Non è tan­to il lin­guag­gio dispre­gia­ti­vo dei sol­da­ti allea­ti, piut­to­sto è la ter­ri­bi­le imma­gi­ne di tut­ti i sol­da­ti ger­ma­ni­ci che com­pa­io­no odio­si, odia­to­ri, ubria­chi, ine­sper­ti, bar­ba­ri. In tut­ta la dura­ta del­la pel­li­co­la non ci sarà mai un “1917”, una “Gran­de Guer­ra”; ci sarà solo rap­pre­sen­ta­ta la glo­rio­sa e impa­vi­da legio­ne ingle­se che ammaz­za i ter­ri­bi­li tede­schi e “libe­ra” la Francia.

Altra pec­ca e gran­de inter­ro­ga­ti­vo del film è il pia­no sequen­za, nul­la da toglie­re alla fan­ta­sti­ca regia di Men­des: la deci­sio­ne di ripren­de­re tut­to da un’unica inqua­dra­tu­ra stu­dia lo spa­zio, segue i pro­ta­go­ni­sti, imme­de­si­ma lo spet­ta­to­re, come già det­to d’altronde; pec­ca­to che l’esperienza del fin­to pia­no sequen­za, ovve­ro tan­ti fil­ma­ti che in fase di mon­tag­gio ven­go­no uni­ti ren­den­do l’illusione di un uni­co gira­to, è sem­pre un azzar­do, e non tut­ti rie­sco­no nell’intento. Men­des è uno di quel­li che ci rie­sce, ma poco. Il pia­no sequen­za è infat­ti spez­za­to in due, ren­den­do il film non come Nodo alla gola di Hit­ch­cock, o il più recen­te Bird­man di Iñàr­ri­tu, una sor­pren­den­te espe­rien­za di real­tà visi­va; ma ben­sì un mon­ta­to arti­fi­cio­so e fin trop­po sog­get­ti­vo, sgre­to­lan­do com­ple­ta­men­te il valo­re del­la pel­li­co­la gira­ta in un uni­co pia­no in movimento.

Il film non convince più di tanto. Sam Mendes si lancia in un’avventura adrenalinica, ansiosa, una sfida non facile, ma neanche infattibile per un cineasta del suo calibro.

Non basta in qual­sia­si caso met­te­re una bel­la sce­no­gra­fia, qual­che cameo famo­so e il gio­co è fat­to; ser­ve una sto­ria. Una tra­ma avvin­cen­te avreb­be cam­bia­to le sor­ti del film, lo avreb­be reso sicu­ra­men­te un gran­de esem­pio di testi­mo­nian­za fil­mi­ca; inve­ce in que­sto modo abbia­mo solo fan­go, cada­ve­ri ed effet­ti spe­cia­li spet­ta­co­la­ri. Un’ambiguità i qua­li lascia con­fu­si dinan­zi a un’opera che, può esse­re plau­di­ta come spet­ta­co­lo d’intrattenimento, come gran­de coreo­gra­fia sce­ni­ca, ma nien­te più.

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Andrea Marcianò
Clas­se ’99, nato sul Lago di Como, stu­den­te in scien­ze del­la comu­ni­ca­zio­ne, aman­te di cine­ma e tele­vi­sio­ne. Mi pia­ce osser­va­re il mon­do dal­l’e­ster­no come uno spettatore.

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