BoJack Horseman: come rassegnarsi a testa alta

A distan­za di qua­si un mese, tra i fan ser­peg­gia anco­ra l’incredulità che “BoJack Hor­se­man”, dopo 6 anni di com­pa­gnia e demo­li­zio­ne del­la psi­che degli spet­ta­to­ri, sia defi­ni­ti­va­men­te ter­mi­na­ta. Mol­ti han­no ipo­tiz­za­to (e ipo­tiz­za­no tutt’ora) che la sesta sta­gio­ne non pos­sa real­men­te esse­re quel­la con­clu­si­va, addi­tan­do­la come zop­pa, con buchi nar­ra­ti­vi tra­la­scia­ti a cau­sa del­la lite tra Net­flix e il crea­to­re del­la serie Raphael Bob-Wak­sberg.

Insomma, un prodotto che avrebbe potuto donare ancora più contenuti e colpi di scena ma che, a causa di una lite, non vedrà più la luce del sole.

Tut­ta­via, nono­stan­te sia com­pren­si­bi­le que­sta pole­mi­ca, è neces­sa­rio apri­re un dibat­ti­to a riguar­do. La sesta sta­gio­ne, infat­ti, ha mes­so gli spet­ta­to­ri davan­ti all’accettazione che, ormai, fos­se tem­po che le avven­tu­re di BoJack, Todd e tut­ti gli altri tro­vas­se­ro la paro­la “fine”. Avreb­be avu­to dav­ve­ro sen­so con­ti­nua­re la serie per chis­sà quan­te altre sta­gio­ni? Il modo miglio­re per com­pren­de­re ciò è capi­re la situa­zio­ne esi­sten­zia­le di ognu­no dei pro­ta­go­ni­sti. Non solo nel­la con­clu­sio­ne, ma duran­te il pro­se­gui­men­to del­la serie in tut­ti que­sti anni, si è assi­sti­to ad un eter­no ritor­no nic­cia­no, un cane che si mor­de la coda. L’epilogo del­la serie è sta­to volu­ta­men­te inter­rot­to in modo bru­sco, sen­za un “e vis­se­ro tut­ti feli­ci e con­ten­ti” pro­prio per­ché non sareb­be sta­to pos­si­bi­le, e non avreb­be dato fino in fon­do digni­tà e coe­ren­za ad una serie estre­ma­men­te intro­spet­ti­va come BoJack Horseman.

Prin­cess Caro­lyn, dal matri­mo­nio con Judah, dif­fi­cil­men­te riu­sci­rà ad oscu­ra­re la sua per­so­na­li­tà di don­na in car­rie­ra e tut­te le sue patur­nie; il suo neo-mari­to, tra l’altro, è uno sta­ca­no­vi­sta incal­li­to, inca­pa­ce di mani­fe­sta­re emo­zio­ni, e che dif­fi­cil­men­te riu­sci­rà a dare una svol­ta epo­ca­le alla vita del­la gat­ta mana­ger. Dia­ne, nono­stan­te la ste­su­ra a malin­cuo­re di un roman­zo in cui non s’identifica, il nuo­vo matri­mo­nio e il tra­sfe­ri­men­to in Texas, sarà con­ti­nua­men­te accom­pa­gna­ta dal sen­so di infe­rio­ri­tà e dal suo pas­sa­to, come negli epi­so­di precedenti.

Il qua­dro rimar­reb­be deso­lan­te anche per BoJack che, una vol­ta usci­to dal car­ce­re, con­ti­nue­reb­be ad abban­do­na­re pro­get­ti cine­ma­to­gra­fi­ci e a cac­ciar­si nei guai, e Mr. Pea­nut­but­ter, il qua­le dif­fi­cil­men­te, nono­stan­te il soste­gno psi­co­lo­gi­co, smet­te­reb­be di simu­la­re feli­ci­tà e spen­sie­ra­tez­za. Infi­ne, Todd con­ti­nue­reb­be a pro­se­gui­re nel suo com­pi­to di media­to­re tra le par­ti, gra­zie alla sua empa­tia, e a con­dur­re nuo­vi pro­get­ti che pur­trop­po tro­ve­ran­no, in un modo o nell’altro, la fine.

Gli spettatori, dopo 6 anni di intrattenimento, conoscono troppo bene i suoi protagonisti, per affermare che le cose possano prendere una piega diversa.

Qual­che vol­ta la vita fa schi­fo, ma con­ti­nui a vivere.

In una fra­se vie­ne rias­sun­ta la rispo­sta a colo­ro che recla­ma­no una set­ti­ma, un’ottava, una nona sta­gio­ne. Ossia, uno sta­to men­ta­le pro­prio dei per­so­nag­gi del­la serie, deci­sa­men­te pes­si­mi­sta, in cui nono­stan­te la cre­sci­ta per­so­na­le di ognu­no, costel­la­ta da gio­ie, trau­mi, novi­tà, ripor­ta sem­pre ad un lega­me con loro stes­si da cui non si pos­so­no stac­ca­re. Esse­re anco­ra­ti peren­ne­men­te alla pro­pria per­so­na, con la pos­si­bi­li­tà sì di miglio­ra­re, ma nel tor­na­re sem­pre al pun­to di par­ten­za con l’arrivo di nuo­ve sfi­de ed osta­co­li, costi­tui­ti dall’incapacità per­pe­tua nell’essere affron­ta­ti al 100% (la resa incon­di­zio­na­ta del­lo spet­ta­to­re alla pos­si­bi­li­tà che BoJack potes­se cam­bia­re, per esem­pio, è avve­nu­ta nel­la casa di Ange­la Diaz duran­te l’episodio 6x14).

In con­clu­sio­ne, si potreb­be azzar­da­re dicen­do che gli sce­neg­gia­to­ri avreb­be­ro potu­to ave­re mate­ria­li per altre 20 sta­gio­ni, ma que­sto “eter­no ritor­no” avreb­be sem­pre e comun­que con­trad­di­stin­to la serie, rischian­do di ren­der­la ripe­ti­ti­va. La que­stio­ne defi­ni­ti­va del­la serie è: quan­to c’è di vero nel­le avven­tu­re dei pro­ta­go­ni­sti? Dav­ve­ro non si è in gra­do di gua­ri­re da noi stes­si com­ple­ta­men­te, nono­stan­te gli sfor­zi e dissimulando?

Serie così introspettive lasciano interrogativi irrisolti, che tra i fan trovano più interpretazioni, nelle quali una linea unica è difficile da ipotizzare.

Esem­pio illu­stre di serie che lasci libe­ra inter­pre­ta­zio­ne allo spet­ta­to­re è “Neon Gene­sis Evan­ge­lion”, il cui crea­to­re, Hidea­ki Anno, affer­mò, come ripor­ta­to nel libro “Ani­me Inter­sec­tion” di Dani Caval­la­ro: «Evan­ge­lion è una sor­ta di puzz­le. Qual­sia­si per­so­na può veder­lo e dar­ne una pro­pria inter­pre­ta­zio­ne. In altre paro­le, stia­mo offren­do agli spet­ta­to­ri [la pos­si­bi­li­tà] di pen­sa­re da soli, in modo che ogni per­so­na pos­sa imma­gi­na­re il pro­prio mon­do.» (Dani Caval­la­ro, Ani­me Intersections.Tradition and Inno­va­tion in The­me and Tech­ni­que, Jef­fer­son, McFar­land, 2007).

Vul­ca­no ha inse­ri­to a dicem­bre “BoJack Hor­se­man” tra le die­ci serie più signi­fi­ca­ti­ve del­lo scor­so decen­nio. Qui il link.

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Matteo Lo Presti
Cal­cio­fi­lo e meme lord, il tut­to innaf­fia­to da Poret­ti 9 lup­po­li. Amo i tatuag­gi, la filo­so­fia mora­le, la Ligu­ria e scri­ve­re. Sogno l’au­tar­chia e l’atarassia.

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