Caso Weinstein, finalmente la prima condanna

Caso Weinstein, finalmente la prima condanna

Mr. Wein­stein quic­kly beca­me a sym­bol not just of Hollywood’s casting-couch cul­tu­re, but also of what women had endu­red in all kinds of wor­k­pla­ces for years. 

Da un arti­co­lo del New York Times del 24 feb­bra­io 2020.

Il 24 feb­bra­io a Man­hat­tan, New York, Har­vey Wein­stein, l’ex-pro­dut­to­re cine­ma­to­gra­fi­co hol­ly­woo­dia­no noto ormai for­se più per i suoi cri­mi­ni che per le sue pro­du­zio­ni (tra le qua­li ricor­dia­mo Sha­ke­spea­re in Love, Pulp Fic­tionWill Hun­ting ‑Genio ribel­le, per citar­ne qual­cu­na), è sta­to final­men­te con­dan­na­to per stu­pro e vio­len­za ses­sua­le. Resta però fuo­ri l’accusa di aggres­sio­ne ses­sua­le pre­da­to­ria che gli sareb­be potu­ta vale­re un ergastolo. 

Come sottolinea il New York Times, questa condanna fa di lui il primo uomo di alto profilo estromesso dalla sua posizione di potere durante il movimento #Metoo e poi perseguito penalmente. 

I suoi film gli sono val­si più di tre­mi­la nomi­na­tion agli Oscar ed è sta­to uno degli uomi­ni più rin­gra­zia­ti dal pal­co del­la ceri­mo­nia nono­stan­te, per anni, si sia voci­fe­ra­to di alcu­ni suoi com­por­ta­men­ti poco oppor­tu­ni (per usa­re un eufe­mi­smo), com­pre­se voci riguar­do a pre­sun­ti abu­si e aggres­sio­ni ses­sua­li (per non usa­re un eufemismo). 

Per anni i gior­na­li­sti ame­ri­ca­ni si sono affac­cen­da­ti intor­no a un’inchiesta mai pro­gre­di­ta a cau­sa del­le pochis­si­me per­so­ne dispo­ste a par­la­re e a espor­si pub­bli­ca­men­te. È sta­to uno dei segre­ti di Hol­ly­wood che è riu­sci­to a rima­ne­re tale e a lun­go, e que­sto per­ché il pro­ta­go­ni­sta del­la vicen­da era uno degli uomi­ni più poten­ti dell’industria cine­ma­to­gra­fi­ca, ovve­ro il moto­re hol­ly­woo­dia­no. E a oggi è giu­sto par­la­re al pas­sa­to, è ora.

Solo il 5 otto­bre del 2017 un’inchiesta del New York Times, con­dot­ta dal­le repor­ter Megan Two­hey e Jodi Kan­tor, ave­va por­ta­to alle dimis­sio­ni di quat­tro mem­bri del con­si­glio – tut­to al maschi­le ça va sans dire – del­la Wein­stein Com­pa­ny e all’allontanamento del­lo stes­so ex-pro­dut­to­re. A veni­re fuo­ri dall’inchiesta furo­no nume­ro­se accu­se di mole­stia e aggres­sio­ne, ma non solo: tre del­le don­ne accu­sa­ro­no Wein­stein di stu­pro (tra le qua­li l’attrice ita­lia­na Asia Argento). 

Ulte­rio­re accu­sa fu mos­sa dal­la model­la filip­pi­no-ita­lia­na Ambra Bat­ti­la­na Gutier­rez (voce chia­ve anche nel pro­ces­so Ruby ter) che, attra­ver­so del­le regi­stra­zio­ni audio, era riu­sci­ta a far ammet­te­re al magna­te di esse­re “abi­tua­to” a pal­peg­gia­re le don­ne

Ai micro­fo­ni di Radio Capi­tal lo scor­so 25 feb­bra­io, inter­vi­sta­ta da Miche­la Mur­gia ed Edoar­do Buf­fo­ni, Bat­ti­la­na ha espres­so il sol­lie­vo che ha pro­va­to dopo aver assi­sti­to alle pri­me con­dan­ne di que­sto “mani­po­la­to­re” e ha par­la­to di come in real­tà tut­to non sia anco­ra fini­to. Infat­ti, a Los Ange­les ci sarà un ulte­rio­re pro­ces­so in cui lei stes­sa sarà chia­ma­ta a testi­mo­nia­re e for­ni­rà come pro­va la regi­stra­zio­ne che effet­tuò nel 2015 in col­la­bo­ra­zio­ne con le for­ze dell’ordine.

Nume­ro­se sono le don­ne che han­no lavo­ra­to come exe­cu­ti­ves o assi­sten­ti per la Wein­stein Com­pa­ny e che han­no ammes­so – una vol­ta che il vaso di Pan­do­ra era sta­to aper­to – di aver assi­sti­to o di aver sen­ti­to cir­co­la­re voci rela­ti­ve a com­por­ta­men­ti inap­pro­pria­ti, come per esem­pio avan­ce non richie­ste a gio­va­ni attri­ci e model­le. Di fat­to, sep­pur nolen­ti, que­ste don­ne sono sta­te for­se com­pli­ci nel silen­zio, inti­mo­ri­te (insie­me anche a nume­ro­si altri dipen­den­ti del­la com­pa­gnia) dal fat­to che un uomo al gra­di­no più alto di una azien­da così poten­te, in un set­to­re così for­te, potes­se rovi­na­re le loro vite se solo aves­se sapu­to del­le voci che cir­co­la­va­no su di lui.

Ruin my life è l’espressione che in inglese si può usare in queste circostanze. Ed è sempre questo fattore a caratterizzare il timore di esporsi, denunciare. 

Allo stes­so tem­po, e per for­tu­na, c’è chi il corag­gio di fare il pri­mo pas­so ce l’ha e in que­sto caso, e per for­tu­na, que­sto corag­gio ha por­ta­to alla nasci­ta di un movi­men­to come quel­lo del #Metoo, una rea­zio­ne a catena. 

La model­la Bat­ti­la­na, sem­pre duran­te la sua inter­vi­sta a Radio Capi­tal, ha par­la­to anche di un altro tema impor­tan­te: cosa suc­ce­de quan­do si è tra i pri­mi a deci­de­re di espor­si e denun­cia­re? La sua car­rie­ra, per esem­pio, è anda­ta in stand-by per qual­che anno e que­sto for­se per­ché, soprat­tut­to quan­do si denun­cia una mole­stia, le rea­zio­ni sono tan­te e varie. Duo­le ammet­ter­lo, ma non tut­te sono di sup­por­to. Anzi, sono rela­ti­va­men­te pochi colo­ro che ti dico­no “bra­va” o “bra­vo”, con­tro i tan­ti che dubi­ta­no del­la tua paro­la e del­la tua sincerità.

Per­ché ti sei fat­ta avan­ti solo ades­so? Per­ché ti sei fat­to avan­ti solo ades­so? Per­ché per anni sei sta­ta zit­ta? Per­ché per anni sei sta­to zitto? 

Solo chi davvero si è trovato in una situazione del genere può rispondere a queste domande – e non è neanche detto che sia tenuto a farlo –. 

Intan­to, per quel che riguar­da il caso Wein­stein non è anco­ra chia­ro cosa suc­ce­de­rà ora: da New York il pro­dut­to­re in disgra­zia (che non ha pas­sa­to in car­ce­re la sua pri­ma not­te da con­dan­na­to, ma in ospe­da­le dopo esse­re sta­to rico­ve­ra­to per un dolo­re al pet­to) sarà por­ta­to in Cali­for­nia. Qui i suoi avvo­ca­ti potreb­be­ro richie­de­re un pat­teg­gia­men­to o potreb­be­ro tro­var­si a fron­teg­gia­re un secon­do processo. 

In ogni caso quel­lo che è suc­ces­so a New York lo scor­so 24 feb­bra­io dimo­stra, come ha affer­ma­to Hila­ry Clin­ton, che è giun­to final­men­te il tem­po del­la “resa dei con­ti”, e che nul­la ades­so potrà oscu­ra­re il fat­to che Har­vey Wein­stein sia uno stu­pra­to­re condannato. 

Imma­gi­ne gra­fi­ca di coper­ti­na di Luca Pagani.

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Francesca Rubini
Vado in cri­si quan­do mi si chie­de di scri­ve­re una bio, in par­ti­co­la­re la mia, per­ché ho una lista infi­ni­ta di cose che mi piac­cio­no e una lista infi­ni­ta di cose che odio. Basti sape­re che mi pia­ce scri­ve­re attin­gen­do da entrambe.

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