Il consumo di suolo e l’urban sprawl

Sia­mo così abi­tua­ti ad ave­re qual­co­sa sot­to i pie­di da non pen­sa­re che il suo­lo è una risor­sa limi­ta­ta e spes­so non rin­no­va­bi­le.

Lo stra­to super­fi­cia­le del­la cro­sta ter­re­stre è com­po­sto da acqua, aria, mine­ra­li, mate­ria orga­ni­ca e una gran varie­tà di orga­ni­smi viventi. 

Oltre al suo valore sociale, culturale e paesaggistico, il suolo è il punto in cui aria, terra e acqua interagiscono naturalmente fra loro. 

Esso ci dà cibo e mate­rie pri­me, ma ha anche un ruo­lo deter­mi­nan­te nel­la rego­la­zio­ne del cli­ma, nell’assorbimento di CO2, nel con­te­ni­men­to dei feno­me­ni idro­lo­gi­ci e nel­la con­ser­va­zio­ne del­la biodiversità.

In Ita­lia, ogni secon­do ven­go­no con­su­ma­ti 2 metri qua­dri di suo­lo: signi­fi­ca che, annual­men­te, un’area di 51 km² vie­ne coper­ta di cemen­to, il qua­le imper­mea­bi­liz­za ter­re­ni agri­co­li, natu­ra­li e semi-natu­ra­li, e impe­di­sce le loro fun­zio­ni per noi così impor­tan­ti. Se dia­mo un’occhiata al con­su­mo net­to, cioè al bilan­cio fra aree con­su­ma­te e aree ripri­sti­na­te (che nel­la mag­gior par­te dei casi risul­ta­no dal ripri­sti­no di can­tie­ri, e quin­di con­su­mo di suo­lo rever­si­bi­le), la situa­zio­ne miglio­ra poco.

Un’area di 48km qua­dra­ti, gran­de quan­to il comu­ne di Abbia­te­gras­so, vie­ne ogni anno sacri­fi­ca­ta all’edilizia. I dati pro­ven­go­no dall’ulti­mo rap­por­to del Siste­ma Nazio­na­le per la Pro­te­zio­ne dell’Ambiente (SNPA), isti­tui­to dal­la leg­ge 28 giu­gno 2016, n. 132.

Il pro­ble­ma è noto da tem­po; negli ulti­mi anni, Unio­ne Euro­pea e Nazio­ni Uni­te han­no sta­bi­li­to alcu­ni impor­tan­ti obiet­ti­vi da rag­giun­ge­re nel lun­go ter­mi­ne: azze­ra­men­to del con­su­mo di suo­lo net­to entro il 2050 e l’allineamento del con­su­mo alla cre­sci­ta demo­gra­fi­ca entro il 2030.

In Italia, in effetti, al rallentamento della crescita demografica non è corrisposta una riduzione del tasso di consumo del suolo.

Come si può imma­gi­na­re, in ter­mi­ni per­cen­tua­li il con­su­mo di suo­lo è mag­gio­re nel­le aree urba­ne (85,5% nel­le zone con più di 10.000 ab/km²); ma gli incre­men­ti più con­si­sten­ti han­no riguar­da­to le fasce con den­si­tà di popo­la­zio­ne fra 1000 e 5000 ab/km². In cit­tà si sono ridot­ti gli spa­zi uti­li per costrui­re e il con­su­mo di suo­lo si è spo­sta­to ver­so le fasce periur­ba­ne, come l’hinterland milanese. 

Da qui ha ori­gi­ne il feno­me­no dell’urban spra­wlcit­tà dif­fu­sa: un’espansione urba­na affi­da­ta a un’edilizia incon­trol­la­ta e disor­di­na­ta che, come det­to, non è sta­ta giu­sti­fi­ca­ta da un effet­ti­vo incre­men­to demografico.

In tut­to ciò, l’ISTAT nel 2011 ha sti­ma­to che gli edi­fi­ci non uti­liz­za­ti in Ita­lia sono più di 740.000, cir­ca il 5,2% del tota­le. Una per­cen­tua­le solo appa­ren­te­men­te esi­gua, essen­do costi­tui­ta prin­ci­pal­men­te da gran­di costru­zio­ni, con un poten­zia­le rile­van­te: ex fab­bri­che, capan­no­ni dismes­si e parec­chi edi­fi­ci pubblici.

Le com­mis­sio­ni del Sena­to com­pe­ten­ti in mate­ria han­no ora in esa­me alcu­ni dise­gni di leg­ge. Il con­su­mo del suo­lo dev’essere affron­ta­to con lun­gi­mi­ran­za: occor­re tro­va­re nuo­vi model­li soste­ni­bi­li di edi­li­zia e di città.

Con­di­vi­di:
Fabrizio Maroni
Stu­den­te di Scien­ze Poli­ti­che. Ogni mio sfor­zo è vol­to prin­ci­pal­men­te a non addor­men­tar­mi, espri­mo pare­ri che nes­su­no ha chiesto.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.