La scuola che non aiuta a crescere

Di scuo­la, si sa, in Ita­lia si par­la poco. La pub­bli­ca istru­zio­ne diven­ta ogget­to di dibat­ti­to prin­ci­pal­men­te in due occa­sio­ni: quan­do un gover­no biso­gno­so infi­la le mani nel gran­de sal­va­da­na­io sco­la­sti­co e quan­do, perio­di­ca­men­te, un rap­por­to OCSE-PISA ci ricor­da che sia­mo degli asini.

L’istruzione, non è un mistero, ha un ruolo fondamentale nella crescita di un Paese, per una semplice questione anagrafica: gli studenti di oggi saranno i lavoratori, gli elettori, i cittadini, i dirigenti di domani. Ma ha un ruolo ancor più importante nella crescita individuale.

La scuo­la è un luo­go, per mol­ti ragaz­zi l’unico, che può offri­re agli stu­den­ti una visio­ne del mon­do dif­fe­ren­te da quel­la cui sono sta­ti abi­tua­ti sin da bam­bi­ni, dal­la fami­glia, dal­la cit­tà o dal quar­tie­re in cui sono cre­sciu­ti. Il com­pi­to fon­da­men­ta­le del­la scuo­la dovreb­be esse­re, insom­ma, quel­lo di for­ni­re agli stu­den­ti gli stru­men­ti per com­pren­de­re la real­tà e assu­me­re con­sa­pe­vo­lez­za del pro­prio ruo­lo. Ridur­re l’esperienza sco­la­sti­ca a una mera ram­pa di lan­cio diret­ta sul mer­ca­to del lavo­ro è quan­to­me­no avvilente.

Inve­ce sem­bra pro­prio que­sto il man­tra che ha ispi­ra­to le ulti­me rifor­me dell’istruzione: pre­pa­ra­re i gio­va­ni stu­den­ti alla vita lavo­ra­ti­va. Prin­ci­pio sacro­san­to: lo Sta­to deve ovvia­men­te bada­re alla for­ma­zio­ne dei lavo­ra­to­ri di doma­ni, che altri­men­ti si tro­ve­reb­be­ro sen­za bus­so­la in una real­tà lavo­ra­ti­va in con­ti­nua tra­sfor­ma­zio­ne. Ma, pre­si dall’ansia di rag­giun­ge­re gli altri pae­si nel­le clas­si­fi­che sul ren­di­men­to degli stu­den­ti (in cui comun­que ci piaz­zia­mo sot­to la media OCSE) e di equi­pag­gia­re i futu­ri lavo­ra­to­ri, sono sta­ti tra­scu­ra­ti pro­ble­mi ben più pro­fon­di del­la scuo­la italiana.

Pri­mo fra tut­ti, l’analfabetismo fun­zio­na­le. Secon­do il rap­por­to PISA 2018 qua­si un quar­to degli stu­den­ti ita­lia­ni non rag­giun­ge il livel­lo 2 (quel­lo base) in let­tu­ra: signi­fi­ca che non sono in gra­do, fra le altre cose, di “con­fron­ta­re le affer­ma­zio­ni e valu­ta­re le ragio­ni che le sosten­go­no sul­la base di bre­vi ed espli­ci­te dichia­ra­zio­ni”, secon­do la defi­ni­zio­ne del­lo stes­so rapporto. 

Forse, l’eccessivo nozionismo e la lezione frontale vengono troppo spesso preferiti ad attività che mettano in gioco lo sguardo critico e creativo degli studenti.

Ma un pro­ble­ma anco­ra più radi­ca­le è il clas­si­smo, risul­ta­to di un siste­ma che divi­de i per­cor­si sco­la­sti­ci in due gran­di bloc­chi: da un lato i licei, dall’altro gli isti­tu­ti tec­ni­ci e professionali. 

La pri­ma rifor­ma in que­sto sen­so, nel nostro Pae­se, risa­le al 1923 e por­ta la fir­ma di Gio­van­ni Gen­ti­le. Da allo­ra sono sta­ti appor­ta­ti parec­chi cam­bia­men­ti, ma nes­su­na modi­fi­ca strut­tu­ra­le è mai sta­ta mes­sa in atto. 

La scuola, che dovrebbe livellare le diseguaglianze e fornire agli studenti i mezzi per emanciparsi, finisce così per consolidare quelle stesse diseguaglianze.

Un anno­so pro­ble­ma, comu­ne in real­tà a mol­ti altri pae­si: secon­do il cita­to rap­por­to PISA del 2018, a livel­lo glo­ba­le il diva­rio nel ren­di­men­to fra bam­bi­ni ric­chi e pove­ri si mani­fe­sta fin dai die­ci anni di età. Un’inda­gi­ne di Alma­di­plo­ma del 2016, que­sta tut­ta ita­lia­na, ci dice inve­ce che solo un licea­le su sei pro­vie­ne da una fami­glia di ope­rai, impie­ga­ti ese­cu­ti­vi o lavo­ra­to­ri subal­ter­ni. Una vera e pro­pria segre­ga­zio­ne sco­la­sti­ca che si riflet­te anche sul cor­po docen­ti: Orizzontescuola.it, citan­do un comu­ni­ca­to dell’Associazione Nazio­na­le Inse­gnan­ti e For­ma­to­ri, scri­ve che gli inse­gnan­ti pre­ca­ri, gio­va­ni e con meno espe­rien­za o non abi­li­ta­ti ten­do­no a con­cen­trar­si nel­le scuo­le peri­fe­ri­che, inci­den­do sul­la discon­ti­nui­tà didat­ti­ca, oltre che sul­la qua­li­tà dell’insegnamento.

Appa­re allo­ra chia­ra la real­tà: è ine­vi­ta­bi­le che la fami­glia e il con­te­sto socia­le influen­zi­no la cre­sci­ta indi­vi­dua­le; ma, allo sta­to attua­le, la scuo­la si dimo­stra impo­ten­te nel dare a tut­ti le mede­si­me pos­si­bi­li­tà, cosic­ché il per­cor­so sco­la­sti­co e for­ma­ti­vo sem­bra il risul­ta­to di un desti­no già scrit­to.

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Fabrizio Maroni
Stu­den­te di Scien­ze Poli­ti­che. Ogni mio sfor­zo è vol­to prin­ci­pal­men­te a non addor­men­tar­mi, espri­mo pare­ri che nes­su­no ha chiesto.

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