Le riforme delle pensioni, una truffa per una generazione intera

Le riforme delle pensioni, una truffa per una generazione intera

Quo­ta 100 ver­rà man­da­ta in pen­sio­ne: c’è chi dice a fine 2021 (ossia al com­pi­men­to del trien­nio pre­vi­sto) e chi pre­me per supe­rar­la prima. 

Di sicu­ro il mon­do del­la poli­ti­ca e del lavo­ro stan­no discu­ten­do su come supe­ra­re, final­men­te, que­sta for­ma di pen­sio­na­men­to anti­ci­pa­to vara­ta dal gover­no Lega-M5S che pre­ve­de i 62 anni di età ana­gra­fi­ca e i 38 di contributi.

Attual­men­te sono due le pro­po­ste sul tavo­lo del­le trat­ta­ti­ve: la pri­ma, pro­ve­nien­te dal gover­no e già ribat­tez­za­ta Quo­ta 102, pre­ve­de un pen­sio­na­men­to anti­ci­pa­to a 64 anni di età con 38 anni di con­tri­bu­ti (per l’ap­pun­to som­ma 102), ma con liqui­da­zio­ne del­la pen­sio­ne solo col meto­do con­tri­bu­ti­vo; la secon­da pro­vie­ne dal mon­do dei sin­da­ca­ti, che pun­ta­no su pen­sio­ne con 62 anni di età e alme­no 20 anni di con­tri­bu­ti, ma sen­za penalizzazioni. 

Quota 102 Pensioni peserebbe relativamente poco sulle casse dell’Inps, la seconda sarebbe una vera e propria stangata sui conti pubblici, con un costo stimato di circa 20 miliardi di euro l’anno.


Esi­ste anche una ter­za via fra chi pro­po­ne di can­cel­la­re la leg­ge For­ne­ro e il rical­co­lo pie­na­men­te con­tri­bu­ti­vo. L’i­dea è del­l’ex pre­si­den­te dell’Inps, Tito Boe­ri, e con­si­ste nell’abbassare la pen­sio­ne di cir­ca l’1,5% per ogni anno di anti­ci­po rispet­to ai 67 anni e alme­no 20 anni di con­tri­bu­ti, attual­men­te pre­vi­sti dal­la rifor­ma For­ne­ro, la qua­le ave­va innal­za­to l’età pen­sio­na­bi­le. Boe­ri va anche oltre e pro­po­ne di ridur­re gli one­ri con­tri­bu­ti­vi per i gio­va­ni, “come si fece nel 2015 con la decontribuzione”. 

Insom­ma, fuo­ri da Quo­ta 100 con pen­sio­ni sen­za danni.

Quel­lo che con­ta è supe­ra­re la mano­vra dell’ormai ex mini­stro Sal­vi­ni, rive­la­ta­si un fia­sco, desti­na­ta a pesa­re sul­le cas­se del­lo Sta­to e che rica­drà sul­le tas­sa­zio­ni dei gio­va­ni lavo­ra­to­ri di oggi e doma­ni, già ves­sa­ti da bas­se remu­ne­ra­zio­ni e un mer­ca­to del lavo­ro sta­gnan­te, poco inno­va­ti­vo e con scar­se pos­si­bi­li­tà di assun­zio­ni e impie­ghi qualificati.

Eppure il nuovo governo, nella sua mescolanza di continuità e discontinuità, tanto nelle persone quanto nel programma, l’aveva riconfermata per quest’anno, la pericolosa Quota 100.

Nata dall’obiettivo di supe­ra­re la rifor­ma For­ne­ro, que­sta misu­ra non è che un pri­vi­le­gio con­ces­so a uno spe­ci­fi­co seg­men­to del­la clas­se lavo­ra­tri­ce, già com­pa­ra­ti­va­men­te favo­ri­to: «Un rega­lo ai baby boo­mer maschi», la defi­nì una del­le pri­me ana­li­si. Per­ché poten­do anda­re in pen­sio­ne in anti­ci­po e sen­za ridu­zio­ne dell’assegno, i bene­fi­cia­ri rice­ve­ran­no un trat­ta­men­to di favo­re rispet­to a lavo­ra­to­ri com­pa­ra­bi­li: un “rega­lo” che l’Inps sti­ma in 20mila euro a testa, nel­la media. 

Ini­qua e costo­sa, que­sta poli­ti­ca è anche inef­fi­cien­te. Nel­la sua ulti­ma ana­li­si dell’economia ita­lia­na, l’ISTAT ha rile­va­to un calo del­lo 0,4% nel­le nuo­ve assun­zio­ni, altro che i “tre lavo­ra­to­ri assun­ti per ogni nuo­vo pen­sio­na­to” tuo­na­to da Sal­vi­ni un anno fa (che già face­va stor­ce­re il naso, visto che non riu­scia­mo nean­che a sod­di­sfa­re un rap­por­to 1:1).

Alla fine sul tema pen­sio­ni Lega e sin­da­ca­ti pare non sia­no così diver­si, come testi­mo­nia la nuo­va pro­po­sta di Mau­ri­zio Lan­di­ni, segre­ta­rio del­la CGIL, che pro­po­ne addi­rit­tu­ra un’uscita a 62 anni e 20 di con­tri­bu­ti, con cal­co­lo retri­bu­ti­vo. Una mano­vra, come già accen­na­to, estre­ma­men­te costo­sa da met­te­re sul con­to del­le futu­re generazioni. 

Eppure al segretario importa solo di superare la legge Fornero, facendo a gara con Salvini su quanto prima i due avessero messo questo punto nel loro programma.

La stes­sa pro­fes­so­res­sa For­ne­ro con­tro­bat­te su que­sta pro­po­sta, facen­do ripor­ta­re i pie­di per ter­ra. Ha spie­ga­to che se si guar­da­no i con­ti pub­bli­ci “non è soste­ni­bi­le man­da­re in modo gene­ra­liz­za­to in pen­sio­ne le per­so­ne a 62 anni”. A meno che non si voglia appli­ca­re un “eser­ci­zio di irre­spon­sa­bi­li­tà”, deci­den­do “di acce­le­ra­re il decli­no del Pae­se: allo­ra si può aumen­ta­re la spe­sa per le pen­sio­ni, che è già tra le più ele­va­te (17% del Pil). Qual­cu­no non ha chia­ro che il debi­to rap­pre­sen­ta un pro­ble­ma. Que­ste per­so­ne pen­sa­no che si pos­sa allar­ga­re il debi­to sen­za allar­ga­re la base pro­dut­ti­va ma sareb­be una scel­ta scia­gu­ra­ta. Gli ita­lia­ni dovreb­be­ro ribel­lar­si a que­ste pro­po­ste per il bene dei loro figli e nipo­ti”.
“Ci stia­mo affan­nan­do – ha con­ti­nua­to – su sce­na­ri di pen­sio­na­men­to faci­li­ta­to quan­do la nostra età di usci­ta effet­ti­va è tra le più bas­se tra i Pae­si Ocse e poi non si inve­ste ade­gua­ta­men­te nel­la scuo­la. È sul­la scuo­la che si costrui­sce il futu­ro del Pae­se”

Sem­pre secon­do la For­ne­ro, tra le misu­re da adot­ta­re vi sareb­be anche quel­la di intro­dur­re un limi­te di impor­to di pen­sio­ne neces­sa­rio per usci­re con qual­che anno in anti­ci­po rispet­to all’età di vec­chia­ia per chi ha l’intero cal­co­lo con­tri­bu­ti­vo: una linea che sem­bre­reb­be pia­ce­re anche al Governo.

In questo marasma di proposte in pochi pensano a ciò che è concretamente vero. 

Il siste­ma pen­sio­ni­sti­co obbli­ga­to­rio – in Ita­lia e in tan­ti altri pae­si – è finan­zia­to a ripar­ti­zio­ne. Per chi si occu­pa di pen­sio­ni que­sta è una con­si­de­ra­zio­ne di carat­te­re diri­men­te ed ele­men­ta­re. 
Che cosa signi­fi­ca “ripar­ti­zio­ne”? Di vol­ta in vol­ta, lo stock del­le pen­sio­ni in vigo­re è finan­zia­to, nel tem­po, dai con­tri­bu­ti dei lavo­ra­to­ri atti­vi – e dai tra­sfe­ri­men­ti pub­bli­ci di natu­ra fisca­le. In cam­bio, il siste­ma pro­met­te che, quan­do i con­tri­buen­ti di oggi diven­te­ran­no i pen­sio­na­ti di doma­ni, a prov­ve­de­re ai loro trat­ta­men­ti pen­se­ran­no le dispo­ni­bi­li­tà pro­ve­nien­ti dal­le gene­ra­zio­ni future. 

Ecco per­ché non ha sen­so la pos­si­bi­li­tà di ver­sa­re, nel siste­ma con­tri­bu­ti­vo pub­bli­co, risor­se aggiun­ti­ve oltre a quel­le atti­nen­ti alla ali­quo­ta con­tri­bu­ti­va lega­le, allo sco­po di otte­ne­re a suo tem­po una pen­sio­ne più elevata. 

È sto­ria: nel 1968, quan­do è sta­ta appro­va­ta la rifor­ma Bro­do­li­ni, che intro­du­ce­va le pen­sio­ni di anzia­ni­tà e il meto­do di cal­co­lo retri­bu­ti­vo del­le pre­sta­zio­ni pre­vi­den­zia­li, la strut­tu­ra demo­gra­fi­ca del nostro pae­se era fat­ta a for­ma di pira­mi­de. La guer­ra era fini­ta da poco, c’erano pochi anzia­ni e mol­ti gio­va­ni. L’aspettativa di vita era di 65 anni, gli ita­lia­ni anda­va­no in pen­sio­ne a 55 anni e quin­di le pre­sta­zio­ni pre­vi­den­zia­li dove­va­no esse­re cor­ri­spo­ste in media per 10 anni. Ciò signi­fi­ca­va che cia­scun lavo­ra­to­re ver­sa­va alme­no 30 anni di con­tri­bu­ti. Senon­ché, come è noto, nel cor­so degli anni la pira­mi­de demo­gra­fi­ca si è pro­gres­si­va­men­te rove­scia­ta. Al pun­to che oggi, dopo il Giap­po­ne, sia­mo diven­ta­ti il pae­se più vec­chio al mondo. 

Il nostro paese si è limitato ad approvare sull’onda dell’emergenza riforme previdenziali che però incidono solo sulla spesa previdenziale e non sugli introiti contributivi necessari a finanziarla. 

Il nostro siste­ma di wel­fa­re non solo non sostie­ne chi fa figli, ma con anco­ra mag­gior dif­fi­col­tà rie­sce a tro­va­re un lavo­ro per quel­li che ci sono, che quin­di non rie­sco­no nean­che a paga­re i con­tri­bu­ti. Non è un caso che l’Inps abbia chiu­so il bilan­cio 2015 con un risul­ta­to eco­no­mi­co di eser­ci­zio nega­ti­vo per 16.297 milio­ni di euro. Le uni­che gestio­ni in atti­vo sono quel­le con meno pen­sio­na­ti a cari­co, ovve­ro quel­la dei libe­ri pro­fes­sio­ni­sti (più 3,1 miliar­di) e quel­la dei lavo­ra­to­ri para­su­bor­di­na­ti (più 7,1 miliar­di). 
Sem­pre secon­do i dati ISTAT, il diva­rio del­la ric­chez­za net­ta media tra gio­va­ni e anzia­ni si è amplia­to sem­pre di più, arri­van­do a livel­li assurdi.

Per assi­cu­ra­re la tenu­ta del siste­ma pre­vi­den­zia­le e a mag­gior ragio­ne per finan­zia­re l’abolizione del­la rifor­ma For­ne­ro, che qua­si tut­te le for­ze poli­ti­che a paro­le dico­no di vole­re, sareb­be neces­sa­rio l’intervento diret­to del­lo Sta­to, il che signi­fi­che­reb­be o aumen­ta­re il debi­to oppu­re aumen­ta­re le tas­se. Ma lo sta­to ita­lia­no ha ormai accu­mu­la­to il ter­zo debi­to pub­bli­co al mon­do, e tut­ti con­ven­go­no sul fat­to che la pres­sio­ne fisca­le è insostenibile. 

Inve­ce il nostro pae­se avreb­be biso­gno di una rifor­ma orga­ni­ca vol­ta a ripor­ta­re mag­gior equi­tà inter­ge­ne­ra­zio­na­le in un siste­ma pre­vi­den­zia­le, accan­to a mol­te cate­go­rie di lavo­ra­to­ri “pre­co­ci”, “gra­vo­si” e “usu­ran­ti” per i qua­li sareb­be giu­sto ridur­re l’età pensionabile.

In poche paro­le, non ser­vo­no più pen­sio­ni, ma più lavo­ro, inve­sti­men­ti nei set­to­ri cre­scen­ti dell’economia, più spe­sa nell’istruzione e nel­la ricer­ca. In più, abo­li­re la rifor­ma For­ne­ro coste­reb­be dagli 80 ai 90 miliar­di di euro. 
Ma a que­sto Sal­vi­ni, Lan­di­ni & Co. non pen­sa­no, a loro basta par­la­re alla pan­cia. Il con­to sarà sala­to, ma tran­quil­li, offro­no i gio­va­ni truf­fa­ti dal­la storia. 

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Lorenzo Rossi
Poli­ti­ca­men­te cri­ti­co. Fie­ra­men­te europeista.
Rac­con­to e cer­co rispo­ste in quel che acca­de nel mondo.

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