L’ombra della mente. Cos’è il bipolarismo

Il tentativo di questa rubrica è quello di essere utile per chiunque riconoscesse in sé o in qualcuno di vicino una forma di malessere. La sensibilizzazione è importante nel momento della comprensione e dell’azione, in quanto spinge alle opportune cure mirate.


Comin­cia­mo la rubri­ca sfa­tan­do alcu­ni luo­ghi comu­ni. Esse­re bipo­la­ri non signi­fi­ca esse­re luna­ti­ci o volu­bi­li. Impro­pria­men­te si uti­liz­za come agget­ti­vo il ter­mi­ne “bipo­la­re” per indi­ca­re una per­so­na incli­ne agli sbal­zi d’u­mo­re, ma in que­sta rubri­ca si sot­to­li­nea, per l’en­ne­si­ma vol­ta, quan­to sia impor­tan­te resti­tui­re un nome ad una deter­mi­na­ta con­di­zio­ne, non per eti­chet­ta­re un caso, quan­to piut­to­sto per com­pren­der­lo più a fon­do.

È impor­tan­te non esa­ge­ra­re o addi­rit­tu­ra pato­lo­giz­za­re una situa­zio­ne nel­la nor­ma, dal momen­to in cui è neces­sa­rio resti­tui­re digni­tá alle emo­zio­ni che si pro­va­no. Se sono tri­ste, non è cor­ret­to uti­liz­za­re il ter­mi­ne “depres­so”, per il sem­pli­ce fat­to che non si sta ade­ren­do alla sfe­ra di signi­fi­ca­to a cui si vuo­le mira­re.

Sen­za con­ta­re che, iden­ti­fi­ca­re la volu­bi­li­tà con un distur­bo men­ta­le, sta­reb­be a signi­fi­ca­re già in par­ten­za una per­ce­zio­ne del­la stes­sa pato­lo­gia come nega­ti­va. È come se si sot­tin­ten­des­se­ro mol­te impli­ca­zio­ni che, a loro vol­ta, han­no alla base una scel­ta: il cam­bia­re idea, volon­tà.

Un altro mito da sfa­ta­re è il pre­sup­po­sto per cui il bipo­la­re abbia due per­so­na­li­tà distin­te. No, la per­so­na affet­ta da distur­bo bipo­la­re pre­sen­ta due toni del­l’u­mo­re net­ta­men­te distin­ti, ma vi è sem­pre la stes­sa per­so­na­li­tà alla base. Se par­lia­mo di distin­te per­so­na­li­tà, anzi di alter, si par­la di distur­bo dis­so­cia­ti­vo del­l’i­den­ti­tà.

Ma ades­so è tem­po di entra­re nel vivo di que­sto distur­bo del­l’u­mo­re, che afflig­ge ben l’1% del­la popo­la­zio­ne mon­dia­le. Defi­ni­to come psi­co­si mania­co-depres­si­va, il distur­bo bipo­la­re pre­sen­ta due toni del­l’u­mo­re distin­ti in sin­to­mi depres­si­vi e sin­to­mi mania­ca­li, che si defi­ni­sco­no a secon­da del tipo di distur­bo bipo­la­re.

Occor­re pri­ma chia­ri­re la defi­ni­zio­ne di cosa sia un epi­so­dio mania­ca­le, men­tre, per quan­to con­cer­ne quel­lo depres­si­vo si riman­da all’ar­ti­co­lo sul­la depres­sio­ne. Inol­tre biso­gna par­la­re di cosa sia un epi­so­dio misto.

Un epi­so­dio mania­ca­le può sem­bra­re idil­lia­co, ma atten­zio­ne, il sog­get­to che lo vive, pur non ren­den­do­si con­to del­la pro­pria con­di­zio­ne e del­le con­se­guen­ze di que­sta, non è la divi­ni­tà che avver­te di esse­re. Il tono del­l’u­mo­re è mol­to alto, eufo­ri­co. La dimen­sio­ne tem­po­ra­le sem­bra esse­re stra­vol­ta: tut­to scor­re più velo­ce­men­te all’in­ter­no del­l’in­di­vi­duo. Pen­sie­ro, paro­la, azione. 

Si avver­te di cor­re­re attra­ver­so la mel­ma, poi­ché il tut­to è immo­bi­le in con­fron­to a quel­la rapi­di­tà instan­ca­bi­le che è l’eu­fo­ri­co sta­to pro­du­ce. Il sog­get­to si avver­te come onni­po­ten­te, invin­ci­bi­le, straor­di­na­rio nei ter­mi­ni in cui esal­ta il sé in for­ma dif­fe­ren­te dal solip­si­smo schi­zo­fre­ni­co, pro­prio in quan­to, nel caso del sog­get­to bipo­la­re, è que­stio­ne di pro­spet­ti­va esal­tan­te nei con­fron­ti del­la real­tà, non solo del­l’io stesso. 

Il sog­get­to inol­tre non avver­te biso­gno di dor­mi­re o man­gia­re, oppu­re si abbuf­fa in manie­ra incon­trol­la­ta. Sen­za con­ta­re che chi è affet­to da bipo­la­ri­smo può incap­pa­re facil­men­te in dipen­den­ze, qua­li gio­co d’az­zar­do e spe­se compulsive. 

Ma le con­se­guen­ze pos­so­no esse­re nefa­ste non solo a livel­lo salu­ta­re, finan­zia­rio, rela­zio­na­le, ma anche a livel­lo di soprav­vi­ven­za. In uno sta­to mania­ca­le ci si può avver­ti­re tal­men­te invin­ci­bi­li da avver­tir­si immor­ta­li.

Uno sta­to misto è inve­ce uno sta­to disfo­ri­co all’in­ter­no del qua­le non ven­go­no sod­di­sfat­ti né i cri­te­ri del­la mania né quel­li del­la depres­sio­ne mag­gio­re, ma si ven­go­no ad alter­na­re ripe­tu­ta­men­te sta­ti di eufo­ria (ipo­ma­nia) a sta­ti depres­si­vi.

Il distur­bo bipo­la­re si arti­co­la­re in tre tipo­lo­gie: distur­bo bipo­la­re I, II e ciclo­ti­mia.

Il distur­bo bipo­la­re di tipo I è carat­te­riz­za­to da una pro­fon­da depres­sio­ne mag­gio­re, ma soprat­tut­to è carat­te­riz­za­to da un’in­ten­sa mania che nel­la mag­gior par­te dei casi richie­de un’o­spe­da­liz­za­zio­ne.

Il distur­bo bipo­la­re di tipo II è inve­ce distin­to dal­la pre­sen­za di fasi ipo­ma­nia­ca­li e da depres­sio­ne mag­gio­re. Ipo­ma­nia­ca­li pro­prio dal momen­to in cui non sod­di­sfa­no i cri­te­ri del­la mania vera e pro­pria.

Infi­ne vi è la ciclo­ti­mia, un par­ti­co­la­re distur­bo del­l’u­mo­re che pre­sen­ta sta­ti di disti­mia e di ipo­ma­nia che si ripe­to­no cicli­ca­men­te.

A dif­fe­ren­za degli sbal­zi d’u­mo­re dei sog­get­ti affet­ti da distur­bi di per­so­na­li­tà, nel caso del distur­bo bipo­la­re si trat­ta di una rea­zio­ne fisio­lo­gi­ca, in quan­to la natu­ra del distur­bo è bio­lo­gi­ca, quin­di gene­ti­ca oppu­re indot­ta dal­l’u­so di sostan­ze.

Eppu­re, per quan­to le cau­se sia­no appun­to bio­lo­gi­che, esi­sto­no cure psi­co­te­ra­pi­che in gra­do di per­met­te­re ai pazien­ti di com­pren­de­re quan­do avven­ga il pas­sag­gio dal­la fase up alla fase down, e vice­ver­sa, in modo tale da alle­via­re la sof­fe­ren­za del­la depres­sio­ne, gesten­do l’i­dea­zio­ne sui­ci­da­ria e le sue impli­ca­zio­ni, l’a­ne­do­nia e l’a­pa­tia, ma anche sapen­do smor­za­re l’en­tu­sia­smo del­la mania nel momen­to di cre­scen­do. Si con­si­glia la tera­pia cogni­ti­vo-com­por­ta­men­ta­le, pro­prio per­ché, attra­ver­so eser­ci­zi di carat­te­re pra­ti­co, dispo­ne all’u­ti­liz­zo di stra­te­gie effi­ca­ci per ridi­men­sio­na­re il tono del­l’u­mo­re.

Inol­tre, la tera­pia più effi­ca­ce far­ma­co­lo­gi­ca­men­te par­lan­do è pro­prio quel­la adi­bi­ta per il distur­bo bipo­la­re, ossia la tera­pia a base di litio. Nel caso in cui si aves­se­ro pro­ble­mi alla tiroi­de e quin­di non si potes­se assu­me­re litio, pro­prio per­ché que­sto far­ma­co va ad alte­ra­re la fun­zio­ne tiroi­dea, esi­sto­no sta­bi­liz­za­to­ri del­l’u­mo­re che, oltre a non ave­re effet­ti col­la­te­ra­li, sono mol­to efficaci. 

Arti­co­lo di Chia­ra Dam­bro­sio

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