“Odio l’estate”: il grande ritorno di Aldo, Giovanni e Giacomo

Il trio comi­co più famo­so del­la sto­ria ita­lia­na tor­na nel­le sale dopo oltre tre anni di silen­zio arti­sti­co. Aldo, Gio­van­ni e Gia­co­mo tor­na­no a far ride­re (sta­vol­ta dav­ve­ro) il pub­bli­co ita­lia­no, il qua­le resta­va cari­co di aspet­ta­ti­ve e di buo­ne spe­ran­ze soprat­tut­to dopo il flop com­mer­cia­le e di cri­ti­ca rap­pre­sen­ta­to da “Fuga da Reu­ma Park”, l’ul­ti­mo film del trio usci­to alla fine del 2016. “Fuga da Reu­ma Park” è sta­to addi­rit­tu­ra defi­ni­to come un sui­ci­dio pro­fes­sio­na­le, un film-testa­men­to, un pun­to di non ritor­no del­la car­rie­ra pro­fes­sio­na­le dei nostri.

Dal gior­no di usci­ta nel­le sale (il 30 gen­na­io) il film sta incas­san­do più di tre milio­ni di euro, asse­stan­do­si come uno dei mag­gio­ri suc­ces­si del trio.

Da un po’ di anni Aldo, Gio­van­ni e Gia­co­mo ave­va­no cono­sciu­to un costan­te decli­no del loro cari­sma e del­la loro comi­ci­tà, che era­no inve­ce esplo­si­ve a caval­lo di que­sto seco­lo. Il pri­mo film, “Tre uomi­ni e una gam­ba”, uscì nel 1997 e fu subi­to un suc­ces­so. Mol­te bat­tu­te sono rima­ste nel­l’im­ma­gi­na­rio comi­co. Una fra tan­te: “Pepe­ro­na­ta? Alle otto del mat­ti­no? Mez­zo­gior­no, topi mor­ti?”. Ma la lista del­le bat­tu­te memo­ra­bi­li sareb­be trop­po lun­ga da scri­ve­re. Dal 1997 al 2004 il trio si cimen­ta in altre quat­tro pro­du­zio­ni cine­ma­to­gra­fi­che, tut­te accol­te posi­ti­va­men­te sia dal pub­bli­co che dal­la cri­ti­ca. Segue cir­ca un quin­di­cen­nio, abba­stan­za piat­to, in cui i tre comi­ci sem­bra­no per­de­re il loro brio ori­gi­na­rio; col­pa del tem­po che pas­sa o del rici­clo di cer­te bat­tu­te, atteg­gia­men­ti e situa­zio­ni tra­gi­co­mi­che che tan­to li ave­va­no ele­va­ti all’i­ni­zio del­la loro car­rie­ra, ma che alla lun­ga sem­bra­no pur­trop­po aver stan­ca­to il pubblico.

Eppure, nonostante l’uscita di “Fuga da Reuma Park”, Aldo, Giovanni e Giacomo non demordono.

Osser­van­do bene si nota come i film più apprez­za­ti e cono­sciu­ti pre­sen­ta­no die­tro le quin­te un per­so­nag­gio tan­to impor­tan­te quan­to il trio stes­so mes­so in sce­na: Mas­si­mo Venier. Venier è uno sce­neg­gia­to­re e auto­re tele­vi­si­vo lom­bar­do, regi­sta dei pri­mi cin­que film di Aldo Gio­van­ni e Gia­co­mo. Il suo toc­co oscil­la egre­gia­men­te tra la com­me­dia e il dram­ma­ti­co. Que­sta mesco­lan­za di toni era mol­to pre­sen­te nei pri­mi film del trio. Un esem­pio? Il fina­le di “Così è la vita” non è affat­to un fina­le diver­ten­te come potreb­be sem­bra­re, tut­t’al­tro: met­te davan­ti agli occhi del­lo spet­ta­to­re una cru­da real­tà, quel­la del­la mor­te vio­len­ta, che fa riflet­te­re in un sapo­re agrodolce.

Se dun­que il soda­li­zio arti­sti­co tra i nostri e Venier risul­ta­va degno di lode, for­se era pro­prio su que­sto che biso­gna­va pun­ta­re. E infat­ti, dopo qua­si quin­di­ci anni, Venier tor­na a col­la­bo­ra­re per il gran­de scher­mo con Aldo Gio­van­ni e Gia­co­mo, rega­lan­do­ci una pel­li­co­la né del tut­to comi­ca, né altret­tan­to dram­ma­ti­ca. Ma spen­dia­mo due paro­le per la tra­ma.

Aldo, Gio­van­ni e Gia­co­mo sono tre padri di fami­glia alle pre­se con pro­ble­mi e incom­pren­sio­ni con i pro­pri cari. Aldo é un uomo pigro e ipo­con­dria­co ed é spo­sa­to con una don­na che nono­stan­te tut­ti i suoi difet­ti lo ama mol­to e gli per­do­na tut­te le sue dimen­ti­can­ze. Suo figlio, Sal­vo, ha ruba­to un moto­ri­no poco tem­po pri­ma ed è sta­to denun­cia­to, con­tri­buen­do ad aumen­ta­re l’at­tri­to tra i com­po­nen­ti del­la fami­glia. Sin da subi­to sem­bra che Aldo nascon­da qual­co­sa, una noti­zia che vie­ne rive­la­ta solo alla fine del film, che si chiu­de in modo cir­co­la­re rical­can­do infat­ti la pri­mis­si­ma sce­na del­la pel­li­co­la. Gio­van­ni è pro­prie­ta­rio di un nego­zio sto­ri­co (Stor­ti e figli) in pro­cin­to di fal­li­re a cau­sa del­la man­can­za di clien­te­la. Gio­van­ni, come suo soli­to, è pigno­lo, pesan­te e sem­pre pron­to a muo­ve­re del­le cri­ti­che alle per­so­ne che gli stan­no intor­no, difet­to che vie­ne con­ti­nua­men­te sot­to­li­nea­to dal­la moglie, insod­di­sfat­ta del­l’as­sen­za di affet­to da par­te del mari­to, e dal­la figlia diciot­ten­ne Ales­sia che a sten­to sop­por­ta la pedan­te­ria del padre. Gia­co­mo infi­ne è un den­ti­sta in car­rie­ra, bene­stan­te e spo­sa­to con Bar­ba­ra, don­na ansio­sa e iper­pro­tet­ti­va con il figlio Ludo­vi­co, vizia­to e del tut­to assor­to nei video­ga­me e come se non bastas­se scar­sa­men­te coin­vol­to in un rap­por­to affet­ti­vo con il padre.

Le tre famiglie, così diverse e piene di scheletri nell’armadio, per errore dell’agenzia di viaggi, si trovano costrette a trascorrere le vacanze estive nella stessa casa, affittata a tutti loro nello stesso identico periodo.

Le diver­si­tà di abi­tu­di­ni, i pre­giu­di­zi reci­pro­ci, le dif­fi­col­tà per­so­na­li e le pau­re di dover­si con­fron­ta­re con per­so­ne così diver­se ven­go­no subi­to a gal­la. Da qui, il film pren­de pian pia­no la stra­da ver­so il gra­dua­le cono­scer­si dei per­so­nag­gi che cer­che­ran­no, pas­so dopo pas­so, di con­si­gliar­si ed aiu­tar­si per affron­ta­re le dif­fi­col­tà famigliari.

In que­sto deci­mo film del trio si par­la di sen­ti­men­ti. La pel­li­co­la vuo­le met­te­re in evi­den­za come i pro­ble­mi più impor­tan­ti sia­no effet­ti­va­men­te quel­li pre­sen­ti in ogni fami­glia. Il con­flit­to riguar­da geni­to­ri e figli, mogli e mari­ti, lavo­ra­to­ri e clien­ti: sono tut­ti ele­men­ti mes­si in pri­mo pia­no in quel­lo che è uno spac­ca­to sem­pli­ce, tran­quil­liz­zan­te, qua­si sur­rea­le (gra­zie alle splen­di­de ripre­se del Salen­to) del­la socie­tà ita­lia­na. Infat­ti, for­se uno dei pri­mi pen­sie­ri che vie­ne in men­te ad un fan di vec­chia data del trio è il fat­to che i tre pro­ta­go­ni­sti, pro­ba­bil­men­te, non basta­no più a se stes­si. In altre paro­le, non pos­so­no più met­te­re in pie­di dei film esclu­si­va­men­te con le loro for­ze e le loro per­so­na­li­tà. Per la pri­ma vol­ta nel­la sto­ria dei loro film, tut­ti e tre i pro­ta­go­ni­sti sono spo­sa­ti, han­no del­le fami­glie com­pli­ca­te e ben deli­nea­te dal pun­to di vista psi­co­lo­gi­co e caratteriale.

Un odo­re di vaga nostal­gia e di ama­rez­za si avver­te infat­ti sin dal (dopo­tut­to diver­ten­te) incon­tro del­le tre fami­glie nel­la gior­na­ta asso­la­ta, davan­ti la casa che abi­te­ran­no duran­te le vacan­ze. Qua­si a dir­ci che non c’è più tem­po per le bat­tu­te; tut­ti noi abbia­mo dei pro­ble­mi da supe­ra­re. Gli Aldo Gio­van­ni e Gia­co­mo, in viag­gio ver­so il sud in “Tre uomi­ni e una gam­ba”, ormai sono cre­sciu­ti. Gia­co­mo (Gia­co­mi­no) non può per­met­ter­si di esse­re il sogna­to­re inna­mo­ra­to di una vol­ta, né Gio­van­ni può anco­ra distur­ba­re tut­ti con la sua pun­ti­glio­si­tà; a mag­gior ragio­ne anche Aldo non ha il dirit­to di esse­re il soli­to scan­sa­fa­ti­che imbra­na­to come quel­lo di “Così è la vita” o il buf­fo gang­ster de “La leg­gen­da di Al, John e Jack”. I tem­pi sono matu­ra­ti: i tre han­no del­le pre­ci­se respon­sa­bi­li­tà da soste­ne­re.

Le tre mogli, egre­gia­men­te inter­pre­ta­te da Lucia Masci­no, Car­lot­ta Nato­li e Maria Di Bia­se, sono un per­fet­to con­tral­ta­re dei nostri, ognu­na por­ta­tri­ce del­le sue dif­fi­col­tà e dei pro­pri modi di pen­sa­re, che tan­to devo­no influi­re sul­l’u­mo­re e il com­por­ta­men­to dei pro­ta­go­ni­sti. Ma i sei adul­ti non basta­no a riem­pi­re un qua­dro giá ben riu­sci­to. I com­po­nen­ti pic­co­li del­le fami­glie (i due ragaz­zi, figli di Gio­van­ni e di Aldo, che si inna­mo­ra­no; le due figlio­let­te, in real­tà poco appro­fon­di­te; e il pic­co­lo Ludo­vi­co) met­to­no altra car­ne sul fuo­co del­la nar­ra­zio­ne, sen­za esa­ge­ra­zio­ne, tut­to pon­de­ra­to in manie­ra pre­ci­sa ed effi­ca­ce. Anzi, ad onor del vero, sono pro­prio le mogli e i figli ad inne­sca­re la tra­ma e a costi­tui­re gli osta­co­li che i tre ami­ci devo­no superare.

Que­sto qua­dro del­la fami­glia ita­lia­na mai per­fet­ta (come tut­te le fami­glie), per­met­te inol­tre ai tre pro­ta­go­ni­sti di met­ter­si in viag­gio in ben due occa­sio­ni a bor­do del loro mez­zo sto­ri­co e sim­bo­lo del­la loro car­rie­ra: ll’au­to­mo­bi­le, rigo­ro­sa­men­te con Aldo sedu­to sui sedi­li poste­rio­ri (imma­gi­ne evo­ca­ti­va di Tre uomi­ni e una gam­ba). La pri­ma vol­ta i tre si met­to­no in viag­gio per anda­re a sal­va­re il cane di Aldo, fug­gi­to all’im­prov­vi­so; la secon­da per ritro­va­re il figlio di Gia­co­mo, scap­pa­to dopo aver rice­vu­to il pri­mo schiaf­fo dal poco seve­ro padre, su con­si­glio di Gio­van­ni. In que­ste due occa­sio­ni, il tema del viag­gio tut­ti e tre insie­me non può non toc­ca­re i ricor­di (un po’ melan­co­ni­ci) degli spet­ta­to­ri di vec­chia data. Inol­tre, sono le uni­che sce­ne del film in cui i Nostri sono da soli sul­lo schermo.

Altri vela­ti rife­ri­men­ti a film e sketch pas­sa­ti del trio sono dis­se­mi­na­ti qua e là per tut­ta la dura­ta del film, come la capan­na di legno costrui­ta da Gio­van­ni sul­la spiag­gia che ricor­da quel­la mes­sa in pie­di in “Tu la cono­sci Clau­dia?”, oppu­re il ruo­lo di nar­ra­to­re di Aldo già sfrut­ta­to in “Chie­di­mi se sono feli­ce”; e anco­ra la visi­ta in ospe­da­le ad Aldo che rical­ca quel­la in cui è Gia­co­mo a sen­tir­si male per la coli­ca rena­le in “Tre uomi­ni e una gam­ba”. E anco­ra l’in­te­ra sce­na del ver­ba­le (“Quan­do fa cal­do, la g non va!”) che ricor­da la sce­na del­la denun­cia del fur­to del­la gam­ba nel pri­mo film.
Ma for­se la sce­na più espli­ci­ta, qua­si un rema­ke, è quel­la del­la par­ti­ta di cal­cio gio­ca­ta in spiag­gia, con tan­to di col­po di testa di Ludo­vi­co ugua­le a quel­lo di Aldo in “Tre uomi­ni e una gam­ba”; per­si­no la can­zo­ne che accom­pa­gna le inqua­dra­tu­re è la stes­sa del pri­mo film, ossia la cele­ber­ri­ma Che cos­s’è l’a­mor di Vini­cio Capossela.

Ma biso­gna sicu­ra­men­te far atten­zio­ne a sfrut­ta­re la nostal­gia per sfor­na­re nuo­vi pro­dot­ti cine­ma­to­gra­fi­ci altri­men­ti si sca­de nel già visto. Il nostal­gia mar­ke­ting tut­ta­via non è sta­to affat­to uti­liz­za­to nel­la cam­pa­gna pro­mo­zio­na­le del film; nul­la infat­ti face­va pre­sa­gi­re che il trio aves­se inten­zio­ne di riu­ti­liz­za­re sce­ne o bat­tu­te già sen­ti­te e risen­ti­te in pas­sa­to. Eppu­re que­sti inter­mez­zi deli­ca­ti, que­ste rie­vo­ca­zio­ni e cele­bra­zio­ni dei vec­chi suc­ces­si del trio non pesa­no allo spet­ta­to­re, anzi, in un cer­to sen­so non pote­va che esse­re così. Come già det­to, il trio comi­co sta­va affron­tan­do una fase di decli­no arti­sti­co e tut­to sem­bra­va sug­ge­ri­re che la loro car­rie­ra comi­ca fos­se effet­ti­va­men­te giun­ta al ter­mi­ne, tan­to che i tre ami­ci si era­no dedi­ca­ti a diver­si lavo­ri in auto­no­mia, come il pri­mo film in soli­ta­ria di Aldo, ossia “Scap­po a casa”.

Come tor­na­re alla ribal­ta, come far ride­re di nuo­vo il pub­bli­co in modo da non rici­cla­re vec­chie bat­tu­te? Sem­pli­ce: sen­za sfor­zar­si di far­lo ride­re a tut­ti i costi. Infat­ti Venier inse­ri­sce i per­so­nag­gi in situa­zio­ni del tut­to nor­ma­li e assi­stia­mo ad un’al­ter­nan­za tra umo­ri­smo e sen­ti­men­ti, tra risa­te e improv­vi­si silen­zi; come la sce­na del pazien­te sfre­gia­to di Gia­co­mo: all’i­ni­zio fa ride­re come l’im­pac­cia­to den­ti­sta cer­chi di svi­gnar­se­la da quel­la situa­zio­ne per non far brut­ta figu­ra davan­ti alla moglie e al figlio; ma, ecco, basta una fra­se del pic­co­lo Ludo­vi­co (“Lui non è mio padre”), e il tono del­la sce­na muta com­ple­ta­men­te, entran­do nel­lo stra­nian­te. Effet­ti­va­men­te, quel pazien­te ci ha fat­to fare una gros­sa risa­ta, ma solo que­sto? Pro­ba­bil­men­te no.

E così il film alter­na tut­ti que­sti momen­ti, tra cita­zio­ni e rife­ri­men­ti, e un pas­set­ti­no dopo l’al­tro la sto­ria si avvia len­ta­men­te, cul­mi­nan­do nel­la sce­na del cie­lo stel­la­to ammi­ra­to sul­la spiag­gia da tut­ti i com­po­nen­ti del­le fami­glie, final­men­te riap­pa­ci­fi­ca­ti gli uni con gli altri. Che i tre pro­ta­go­ni­sti, dopo tan­ti anni di suc­ces­si, abbia­no biso­gno di un con­tor­no potrem­mo dire di sup­por­to per poter fun­zio­na­re, è uti­le cita­re anche le due sce­ne distin­te in cui Gio­van­ni pri­ma e Gia­co­mo poi, si sie­do­no a con­ver­sa­re con due per­so­nag­gi inven­ta­ti appo­si­ta­men­te per il film: l’a­mi­co di vec­chia data di Gio­van­ni e il padre del­la fidan­za­ti­na dane­se di Ludo­vi­co. Entram­be le discus­sio­ni vola­no tra il serio­so e il leg­ge­ro, come Venier ci ha ben abi­tua­ti e dan­no occa­sio­ne ai due atto­ri di mostra­re anco­ra una vol­ta le loro doti.

Il film dunque è un ritorno in grande stile di Aldo, Giovanni e Giacomo.

Sta pia­cen­do agli spet­ta­to­ri ed è apprez­za­to dal­la cri­ti­ca. La colon­na sono­ra cura­ta dal cosen­ti­no Bru­no­ri Sas, l’ot­ti­ma inter­pre­ta­zio­ne di Miche­le Pla­ci­do nei pan­ni del mare­scial­lo di pro­vin­cia, la carat­te­riz­za­zio­ne pre­ci­sa e cre­di­bi­le dei per­so­nag­gi, le bat­tu­te mai for­za­te del trio (come era­no in “Fuga da Reu­ma Park”), le allu­sio­ni ai lavo­ri pre­ce­den­ti, il fina­le altret­tan­to ama­ro tipi­co del­le pri­me pro­du­zio­ni; un sen­ti­men­to gene­ra­le di malin­co­nia e di leg­ge­rez­za; ecco­li, tut­ti gli ingre­dien­ti pla­sma­ti e tenu­ti per­fet­ta­men­te insie­me. Un film da guar­da­re: non vuol far ride­re per for­za e nean­che far com­muo­ve­re, ma ine­vi­ta­bil­men­te, e con spon­ta­nei­tà, lo farà.

Con­di­vi­di:
Francesco Gallo
Mi arric­cio la bar­ba, affon­do nei pen­sie­ri, a vol­te par­lo con iro­nia. E nel frat­tem­po stu­dio filosofia.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.