On Dem Road. Sanders vince, Buttigieg convince

Questa rubrica accompagna i lettori di Vulcano lungo il cammino delle primarie dei Democratici per la scelta del candidato da opporre a Trump il prossimo novembre. Esce ogni due giovedì.


Dopo l’Iowa il New Hamp­shi­re. Il secon­do sta­to ogget­to del­le pri­ma­rie demo­cra­ti­che dove­va rista­bi­li­re chia­rez­za in uno sce­na­rio col­pi­to dura­men­te dal pesan­te flop orga­niz­za­ti­vo dei cau­cus in Iowa, e se dal mero pun­to di vista dei risul­ta­ti così è sta­to, quan­to a chia­rez­za elet­to­ra­le c’è ben poco da festeggiare.

Bernie Sanders ha vinto. Ma se pensate che ciò voglia dire che ha battuto i suoi avversari è chiaro che non è così.

Nel­lo Sta­to che nel 2016 gli ave­va per­mes­so di dop­pia­re qua­si Hil­la­ry Clin­ton quest’anno la bat­ta­glia elet­to­ra­le è sta­ta mol­to più agguer­ri­ta, e per Ber­nie il risul­ta­to è sta­to tut­to som­ma­to delu­den­te. Il 25,7 per cen­to di quest’anno infat­ti supe­ra solo di un mise­ro 1,3 per cen­to il risul­ta­to di But­ti­gieg, che a con­ti fat­ti può tran­quil­la­men­te festeg­gia­re i 9 dele­ga­ti con cui lascia il New Hamp­shi­re, tan­ti quan­ti San­ders. Mayor Pete, come lo chia­ma­no in patria colo­ro i qua­li anco­ra fati­ca­no a capi­re come pro­nun­ciar­ne il cogno­me, ha infat­ti stu­pi­to tut­ti colo­ro che rite­ne­va­no l’exploit in Iowa nient’altro che un risul­ta­to di cir­co­stan­za, più dovu­to ai vari ricon­teg­gi che non a suoi meri­ti. Vero è che il New Hamp­shi­re non pro­po­ne­va alla sua can­di­da­tu­ra gros­si osta­co­li, con un baci­no di elet­to­ri con­for­me a quel­lo cui la sua cam­pa­gna si rivol­ge (soprat­tut­to bian­chi mode­ra­ti), ma ad oggi stu­pi­sce la sua capa­ci­tà di riu­sci­re a con­vo­glia­re un così gran nume­ro di elet­to­ri su un can­di­da­to outsi­der, con una scar­sa pre­pa­ra­zio­ne ed espe­rien­za poli­ti­ca, for­se aiu­ta­to dal­la sua gio­vi­nez­za e sti­le rispet­to ai suoi mag­gio­ri com­pe­ti­tors, tut­ti sopra i settant’anni, ad ecce­zio­ne di Amy Klo­bu­char.

Klo­bu­char appun­to. Se voles­si­mo ragio­na­re in ter­mi­ni di meri­to met­ten­do un atti­mo da par­te i nume­ri, la sena­tri­ce di Ply­mouth è sta­ta la vera vin­ci­tri­ce del­le pri­ma­rie in New Hamp­shi­re. Con il 19,8 per cen­to di voti e 6 dele­ga­ti è sta­ta di fat­to lei la gran­de sor­pre­sa del­la set­ti­ma­na. La sua can­di­da­tu­ra è ogget­ti­va­men­te la più debo­le di tut­te e que­sto risul­ta­to potreb­be facil­men­te rien­tra­re nel “cas­set­to degli exploit”, ma l’impresa rima­ne e non è solo reto­ri­ca. Amy in que­sto Sta­to è riu­sci­ta a ricu­ci­re un distac­co incre­di­bi­le, soprat­tut­to ha vin­to il dibat­ti­to tele­vi­si­vo pre-voto sopra­van­zan­do can­di­da­ti ben più quo­ta­ti come Biden e la War­ren, che nei son­dag­gi nazio­na­li la supe­ra­no in media di una deci­na di punti.

Già, Biden e Warren. Due dei maggiori candidati di queste primarie in New Hampshire sono andati male, molto male.

Se per la War­ren il risul­ta­to era comun­que pre­ve­di­bi­le, già da tem­po comin­cia­va a per­de­re ter­re­no e il medio risul­ta­to in Iowa non l’ha aiu­ta­ta, al con­tra­rio per Biden que­ste pri­ma­rie sono sta­te dav­ve­ro un incu­bo. Pren­de­re l’8,4 per cen­to sareb­be sta­to un risul­ta­to inco­rag­gian­te per Andrew Yang (riti­ra­to­si), ma quan­do ti chia­mi Joe Biden e sei sta­to per otto anni vice­pre­si­den­te non arri­va­re nean­che al 10 per cen­to è in pra­ti­ca un fal­li­men­to. Ok, il New Hamp­shi­re non era il suo Sta­to, e vale per lui il discor­so oppo­sto a quan­to det­to per But­ti­gieg, ma qui par­lia­mo di un poli­ti­co che a ini­zio cam­pa­gna era dato per vin­ci­to­re e che inve­ce dopo due sta­ti al voto si ritro­va con solo 6 dele­ga­ti nazio­na­li, con­tro i 23 di But­ti­gieg ed i 21 di San­ders. Poco, trop­po poco.

Il con­teg­gio dei dele­ga­ti dopo il New Hamp­shi­re. Fon­te: https://twitter.com/2020delegates

Che dire­zio­ne stan­no pren­den­do le pri­ma­rie? Sicu­ra­men­te Ber­nie San­ders è il can­di­da­to che più sta rac­co­glien­do favo­ri. Secon­do Five­Thir­tyEight Ber­nie è, dopo il New Hamp­shi­re, il vero front-run­ner di que­ste pri­ma­rie, ma cre­sco­no espo­nen­zial­men­te le pos­si­bi­li­tà di assi­ste­re ad una con­ven­tion com­bat­tu­ta e soprat­tut­to sen­za un vin­ci­to­re nazio­na­le. Il moti­vo che sta alla base di ciò è sen­za dub­bio il van­tag­gio di San­ders, che sta dimo­stran­do di poter dire la sua un po’ ovun­que (anche se biso­gne­rà aspet­ta­re la pro­va del fuo­co in South Caro­li­na, dove un elet­to­ra­to mag­gior­men­te diver­si­fi­ca­to potrà dire mol­to sul­le rea­li aspet­ta­ti­ve in vista del Super Tue­sday), e il sovraf­fol­la­men­to di can­di­da­ti di posi­zio­ni mode­ra­te “cen­tri­ste”, Biden, But­ti­gieg, Klo­bu­char e Bloomberg.

Bloomberg? Esatto, dopo qualche settimana in molti si erano quasi dimenticati che nella lotta per le primarie ci fosse anche l’ex sindaco di New York.

Sce­glien­do una tat­ti­ca mol­to poco orto­dos­sa il miliar­da­rio di Boston ha deci­so di non cor­re­re nei pri­mi sta­ti pre­sen­tan­do­si agli elet­to­ri solo ora in Neva­da, con vista sul Super Tue­sday. L’o­biet­ti­vo? Spen­de­re milio­ni di dol­la­ri in pub­bli­ci­tà, spot e social net­work su sca­la nazio­na­le entran­do già nel­le case di elet­to­ri in Sta­ti nei qua­li gli altri can­di­da­ti non arri­ve­ran­no pri­ma di set­ti­ma­ne o addi­rit­tu­ra mesi. Il suo bud­get pri­va­to infat­ti sem­bra esse­re tal­men­te illi­mi­ta­to da poter spen­de­re addi­rit­tu­ra un milio­ne di dol­la­ri al gior­no in pub­bli­ci­tà su Face­book. Tale scel­ta, di per sé azzar­da­ta, sem­bra tut­ta­via stia facen­do mol­to bene a Bloom­berg, che nei son­dag­gi nazio­na­li è dato addi­rit­tu­ra tra il ter­zo ed il secon­do posto, tra San­ders e Biden, con un crol­lo ver­ti­gi­no­so di quest’ultimo.

Intan­to, gli altri can­di­da­ti si pre­pa­ra­no per la pros­si­ma tap­pa: il Neva­da, dove si vote­rà tra due gior­ni. San­ders è anco­ra una vol­ta pre­sen­ta­to come pro­ba­bi­le vin­ci­to­re, avan­ti di diver­si pun­ti rispet­to agli altri can­di­da­ti. Si trat­ta di son­dag­gi poco rap­pre­sen­ta­ti­vi data la natu­ra del siste­ma elet­to­ra­le (cau­cus con voto anti­ci­pa­to), ma But­ti­gieg (abba­stan­za indie­tro fuo­ri dal­le comu­ni­tà di bian­chi) non sem­bra inten­zio­na­to a mol­la­re il ter­re­no fin qui fati­co­sa­men­te con­qui­sta­to, e negli ulti­mi gior­ni ha fat­to cir­co­la­re un video in cui espo­ne, inte­ra­men­te in spa­gno­lo, il suo pro­gram­ma. Un modo sen­za dub­bio ori­gi­na­le per far sen­ti­re la pro­pria vici­nan­za, alme­no lin­gui­sti­ca, alla comu­ni­tà ispa­no-ame­ri­ca­na con la qua­le deve neces­sa­ria­men­te gua­da­gna­re pun­ti in otti­ca Super Tuesday.

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Riccardo Sozzi
Da buon scien­zia­to poli­ti­co mi fac­cio sem­pre tan­te doman­de, trop­pe for­se. Scri­vo di tut­to e di più, per­ché ogni sto­ria meri­ta di esse­re rac­con­ta­ta. γνῶθι σαυτόν
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